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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese ottobre, 2017

mer, ott 11, 2017  Valentina
Dimissione dipendente pubblico e TFR
5 (100%) 4 Vota Questo Articolo

dimissioni-dipendenti-pubblici-tfrUn aspetto accomuna tutti i posti di lavoro, sia nel settore privato che in quello pubblico. È la possibilità di porre fine al rapporto di lavoro per precisa scelta del dipendente o del datore di lavoro, previa comunicazione del preavviso all’altro attore.

 

Questa possibilità è stata regolamentata e prevista nella Legge 28 giugno 2012, n. 92, conosciuta come Riforma del mercato del lavoro. Con l’entrata in vigore del famoso Job’s Act, effettivo dal 12 marzo 2016, è stato sancito che sia le dimissioni che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro vanno effettuate “esclusivamente con modalità telematiche”, compilando i moduli che si trovano sul sito www.lavoro.gov.it del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 

 

Il TFR trattamento di fine rapporto dipendenti pubblici è un’indennità che spetta ai lavoratori della pubblica amministrazione assunti dal 31 maggio 2000 se dipendenti a tempo determinato e a partire dal 31 dicembre 2000 per quelli a tempo indeterminato.

 

Come si calcola l’importo del TFS?

 

Come pubblicato sul sito INPS la somma finale prevista in caso di erogazione del TFR è determinata in base dall’accantonamento di una quota pari al 6,91% della retribuzione annua e dalle relative rivalutazioni, per ogni anno di servizio o frazione di anno. Se l’anno non è completo, l’importo viene ridotto in proporzione, tenendo presente che si considera mese intero la frazione uguale o superiori ai 15 giorni.

 

 

La tempistica di preavviso varia in base alla tipologia di contratto in caso di dimissione dipendente pubblico e tfr. Chiaramente anche l’anzianità di servizio ha un suo peso e viene però intesa come prestazione di servizio presso il medesimo datore di lavoro in modo continuativo, Cosa succede se il preavviso non viene rispettato? Se a sbagliare è il datore di lavoro, lo stesso dovrà corrispondere al dipendente un’indennità pari ai giorni di preavviso non comunicati. Se è invece il dipendente a non aver rispettati i termini del preavviso previsti dal contratto l’importo che gli sarebbe spettato in tale periodo verrà trattenuto dalla sua liquidazione.

 

 

 

 

Dimissione del dipendente pubblico e TFR. Tempi di erogazione

 

 

 

 

Il preavviso, come abbiamo visto, è certamente uno dei perni che definiscono il rapporto tra dimissione dipendente pubblico e tfr. L’altro perno fondamentali in questo contestato è il trattamento di fine rapporto, il TFR. Dimissioni dipendente pubblico e TFR sono temi delicati, in quanto, a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro e dalla sua natura, il dipendente ha sempre diritto a una liquidazione.

 

 

I tipi di indennità previsti per i dipendenti pubblici sono trattamento di fine rapporto, TFR e trattamento di fine servizio, TFS e vengono sempre riconosciuti, a prescindere dalla natura della cessazione del rapporto di lavoro.  Quello che cambia nella sostanza è la tempistica di liquidazione, la quale va invece di pari passo con la tipologia del contratto di lavoro.

 

 

In generale possiamo dire che il TFR viene liquidato in un arco di tempo che va dai 105 giorni ai 24 mesi e ha un importo che è pari al 6,91% dell’imponibile annuo. A tale importo però, fatta eccezione per quello relativo all’anno in corso, va applicata la rivalutazione Istat, quindi viene applicato un tasso pari all’1,5% e una variabile pari al 75% dell’aumento rispetto al mese di dicembre precedente, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertato dall’ISTAT.

 

Vale la pena sottolineare che per la categoria degli insegnanti, la data di cessazione del servizio è sempre il 31 agosto a prescindere dalla data di inoltro della domanda.

 

 

La circolare INPS n. 154 del 17 settembre 2017 detta le modalità di erogazione in tema di dimissioni dipendente pubblico e TFR, nel caso si sia raggiunto il requisito della pensione, fino al 31 dicembre 2017:

 

• Unica soluzione se il TFR non supera i 50.000 euro.

 

• 2 rate annuali se m’importo è tra i 50.000 e i 100 mila euro.

 

• 3 rate annuali, di cui le prime due da 50 mila euro, se il TFR totale supera i 100.000 euro. Tra l’erogazione della prima e della seconda rata passano 6 mesi. La terza rata sarà pari all’importo residuo.

 

 

I casi di dimissione dipendente pubblico e TFR prevedono la liquidazione dell’importo tramite accredito bancario o postale o con altre modalità di pagamento, purché di carattere elettronico.

Per coloro che volessero calcolare in caso di dimissione dipendente pubblico e TFR, l’importo della loro ipotetica liquidazione, devono fare riferimento all’art. 2120 del codice civile, il quale identifica come variabili utili ai fini del calcolo del TFR stipendio tabellare, indennità integrativa speciale, retribuzione individuale di anzianità, altri emolumenti e voci previsti dalla contrattazione di comparto.

 

 

 

 

TFS Dipendenti Pubblici Pagamento

 

 

 

Il TFS si distingue dal trf per la sua natura. Mentre il TFR ha natura contributiva, il TFS, come sancito dal D.P.R. 29 dicembre 1973, n.1032 ha anche una natura previdenziale, oltre che contributiva.

Il TFS spetta, a prescindere dalla natura della fine del rapporto di lavoro, a tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione con contratto a tempo indeterminato al 31 dicembre 2000 e coloro sono risultati inquadrati sempre con contratto a tempo indeterminato per almeno un anno se hanno versato contributi al fondo di previdenza INPDAP, ente ora defunto.

 

A differenza del TFR, il TFS può essere liquidato anche dopo due anni dal pensionamento del dipendente, come sancito dall’ultima normativa emanata di recente sul tema.

Più nel dettaglio, i tempi di pagamento del TFS possono esser scaglionati così:

 

-  105 giorni, in caso di cessazione dal servizio per decesso o sopravvenuta inabilità del dipendente;

 

-  12 mesi, in caso di conseguimento dei seguenti trattamenti

 

- 24 mesi, in caso di dimissioni volontarie senza diritto a pensione, o di dimissioni volontarie per raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata. Dopo il 2017, il termine di 24 mesi sarà valido per tutti i casi di raggiungimento della pensione anticipata con penalizzazioni, anche se il lavoratore non presenterà dimissioni volontarie

 

 

 

L’importo da corrispondere varia sulla base dell’ultimo stipendio percepito; è infatti pare a un dodicesimo dell’80% della retribuzione annuale lorda alla cessazione dal servizio, compresa la tredicesima, moltiplicata per il numero di anni utili, dove per anni utili si includono anche i periodi riscattati ai fini del servizio, come quelli del percorso accademico di laurea.

 

 

L’erogazione dl TFS può avvenire in diversi modi. Il datore di lavoro può decidere di liquidare in un’unica soluzione se l’importo non supera, al lordo della tassazione, i 90 mila euro. Se l’importo invece non supera i 150 mila euro, verrà erogata una prima rata di 90 mila e una seconda rata del rimanente. Se invece il TFS ha un totale che va oltre i 150 mila euro, le rate diventano 3, la prima di 90, la seconda di 60 e la terza del rimanente importo.

 

 

In generale, la liquidazione non ha alcuna necessità di essere richiesta, ma viene erogata d’ufficio al termine del contratto di lavoro, sia esso per pensionamento, sia esso per dimissioni. Quindi il dipendente non deve presentare alcuna domanda, ma deve solamente firmare la dichiarazione quadro G modello Tfr1 INPS compilato a cura dell’ente o amministrazione di appartenenza.

 

 

 

 

 

Fonte: inps / laleggepertutti

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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mar, ott 10, 2017  Roberta Buscherini
Assegnazione Temporanea Polizia di Stato: Guida ai Diritti
4 (80%) 13 Vota Questo Articolo

 

assegnazione-temporanea-poliziaI congedi parentali, riposi e permessi connessi alla paternità/maternità, nel caso della Polizia di Stato, sono regolati dal D.Lgs. 26 marzo 2001, n.151 del testo unico per la tutela della maternità e paternità.

 

Questo Testo Unico ha l’obiettivo di fornire un concreto sostegno economico alle famiglie, nel pieno rispetto del dettato costituzionale (art. 31 Cost.). Tale documento è stato modificato successivamente modificato specialmente con l’articolo 42 bis, che prevede per gli appartenenti alla Polizia di Stato, e per i dipendenti pubblici in generale, la possibilità di accedere alla mobilità per avvicinarsi a casa, favorendo in questo modo la loro presenza paterna o materna nella fase iniziale di vita del proprio figlio. Ovvero, l’assegnazione temporanea Polizia di Stato.

 

 

Su questo tema è proprio di poche settimane fa una notizia decisamente positiva. Per la prima volta nella storia infatti la domanda di assegnazione temporanea polizia di stato è stata accolta dal corpo in maniera automatica, senza necessità di ricorsi e tribunali. E così, una mamma ha potuto riprendere il naturale rapporto con il proprio figlio, annullando i 700 chilometri di distanza.

 

 

E’ il primo caso noto di applicazione della normativa (…) Speriamo adesso che questa decisione faccia da apripista per le tante mamme poliziotto che in questi anni hanno sacrificato pesantemente la propria vita personale” dichiara il segretario generale del sindacato silp Cgil, Daniele Tissone, che è rimasto al fianco della poliziotta per tutte le fasi di questa vicenda.

 

Assegnazione Temporanea Polizia di Stato – Mobilità

 

 

 

L’applicazione automatica dell’articolo 42 bis, del decreto legislativo 151/2001 per le forze dell’ordine non ha mai trovato accoglimento; le esigenze di servizio infatti sono sempre arrivate prima, penalizzando di fatto coloro per lavorano lontano dai propri cari.

 

Ma vediamo insieme cosa prevede questo articolo, in modo da capire come mai sia così importante la sua applicazione immediata. L’articolo 42 prevede la possibilità per gli appartenenti alla Polizia di Stato con figli minori di tre anni, di essere assegnati per un periodo massimo di tre anni ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia, nella quale si trova la propria famiglia. Tale possibilità è vincolata chiaramente alla presenza di un posto vacante di simile posizione retributiva e previa approvazione delle amministrazioni coinvolte.

 

L’assegnazione temporanea Polizia di Stato non è un vero e proprio diritto soggettivo, si tratta infatti “di un interesse legittimo che trova concreta attuazione solo in seguito al procedimento istruito dall’amministrazione per la verifica dei presupposti e che deve concludersi nell’arco di trenta giorni”, come si legge nella norma.

 

 

 

 

Requisiti per l’assegnazione temporanea

 

 

 

 

A richiedere l’assegnazione temporanea polizia di stato possono essere tutti coloro che prestano servizio all’interno di un reparto del corpo e che hanno figli minori di 3 anni.

La domanda dovrà essere presentata entro il compimento dei 3 anni del minore e, qualora venga accettata, l’assegnazione avrà una durata massima di tre anni, i quali possono essere consecutivi oppure anche frazionati in periodi di almeno 6 mesi. Dalla presentazione della domanda la stessa dovrà trovare una responso in un massimo di 120 giorni.

 

Le condizioni legittimanti che prevede la norma per il riconoscimento all’assegnazione temporanea possiamo quindi riassumerle così:

 

-          Essere un dipendente pubblico

 

-          Essere in possesso della professionalità corrispondente al posto da ricoprire

 

-          Avere un figlio minore di tre anni

 

 

 

Durata dell’assegnazione temporanea Polizia di Stato: Pareri

 

 

 

 

La norma recita esattamente che “il genitore con figli minori fino a tre anni…può essere assegnato…per un periodo complessivamente non superiore a tre anni…”.

Bisogna chiarire che questi tre anni di beneficio sono indipendenti dell’età del bambino. Ad esempio, il genitore appartenente alla Polizia di Stato può richiedere il beneficio dell’assegnazione temporanea quando il proprio figlio ha due anni e comunque, può ottenerlo per un periodo complessivo di tre anni, finché in questo caso il figlio né avrà 5.

 

Dal comparto sicurezza certamente arriva la soddisfazione di una norma positiva per i dipendenti; rimane però il nodo per le qualifiche più specializzate, in quanto per loro sarà molto più complesso trovare un posto vacante da ricoprire e sarà altrettanto difficile lasciare il proprio senza creare un disservizio nell’amministrazione.

 

 

 

 

Fonte: ilmessaggero / sicurezzacgs

 

 

 

 

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lun, ott 9, 2017  Valentina
Anticipo TFS Pubblico impiego
3.3 (65%) 8 Vota Questo Articolo

 

L’articolo 4, commi 4 e 5, del D.L. 185/2008 disciplina l’estensione anche ai dipendenti pubblici dell’anticipo della liquidazione del tfr già regolamentata per il settore privato. Si parla chiaramente di trattamento di fine servizio per la pubblica amministrazione, meglio conosciuto come TFS.

 

L’Anticipo TFS Pubblico Impiego o il trattamento di fine servizio (TFS) altro non è che una indennità corrisposta, alla fine del rapporto di lavoro, ai dipendenti pubblici che sono stati assunti prima del 1º gennaio 2001 come disciplina il D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032.

 

Rispetto al TFR, il TFS ha carattere anche di natura previdenziale. Di fatto quindi nel TFS i contributi previdenziali vengono versati in parte dal datore di lavoro e in parte dal dipendente, infine, il TFS si calcola sulla base dell’ultima retribuzione integralmente percepita, mentre Il TFR non ha alcun vincolo con la retribuzione in essere.

 

 

La richiesta di anticipo TFS pubblico impiego è la procedura che consente ai lavoratori dipendenti della PA da almeno 8 anni di poter chiedere un’anticipazione appunto, del trattamento di fine rapporto fino a un massimo del 70% per un giustificato motivo.

 

 

La liquidazione dell’anticipo prevede un importo pari a quanto avrebbero percepito il lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro per qualunque causa. La domanda di richiesta anticipo TFS pubblico impiego deve essere presentata al datore di lavoro che procede alla verifica dei requisiti richiesti e può erogare una somma fino al 70% di quanto accantonato dal dipendente fino a quel momento.

 

 

 

  Anticipo TFS Pubblico Impiego. Tutte le difficoltà

 

 

Nel concreto però va prima di tutto chiarita una differenza sostanziale in tema di anticipo TFS tra gli stessi dipendenti del settore pubblico appartenenti a comparti diversi.

Nella fattispecie il personale militare può richiedere la liquidazione del TFS al raggiungimento del limite di età, anche qualora rimanga in servizio. In questo caso, al momento dell’effettiva cessazione della professione, la liquidazione del TFS sarà dell’importo rimanente, tolto l’anticipo già ricevuto e detratti gli interessi (4,25%) calcolati dal giorno di erogazione del TFS.

 

 

Per il personale civile invece di fatto la legge impone la liquidazione del TFs solamente al momento della cessazione dal servizio o richiamo.

Sebbene l’articolo 26 del DPR 1032/1973 non consenta alcuna anticipazione del TFS, la legge numero 53 dell’8 marzo 2000, ha iniziato ad aprire la strada alle cosiddette indennità equipollenti, rimandando di fatto la patata bollente al ministero della funzione pubblica, il quale al momento non si è ancora espresso.

 

 

La strada per arrivare alla possibilità di questa liquidazione anticipata anche per i dipendenti del settore pubblico civile non è quindi ancora spianata. Bisogna però citare una sentenza della corte di cassazione, la numero 24474 del 2011, con la quale viene riconosciuto anche a due dipendenti pubblici l’anticipo del proprio TFS con lo scopo di acquistare la prima casa.

 

 

Questa sentenza è chiaramente storica e dalla portata rivoluzionaria, poiché apre la strada a una possibilità di cui potrebbero aver bisogno migliaia di dipendenti pubblici.

 

 

Quando si può richiedere anticipo TFS

 

 

Di fatto quindi, grazie a questa sentenza, oggi l’anticipo TFS pubblico impiego può essere richiesto in casi circoscritti e giustificati che andiamo ad elencare di seguito, ma non esiste una legge ad oggi che prevede questa possibilità per il personale soggetto al Pubblico Impiego.

Il primo requisiti, al di là delle motivazioni della richiesta, che il lavoratore deve avere per poter richiedere un anticipo del proprio tfs è la maturazione di almeno 8 anni di anzianità professionale.

Le motivazioni per le quali il datore di lavoro o amministrazione può accettare una richiesta di anticipo della liquidazione possono essere riassunte così:

  1. Acquisto prima casa per sé o un proprio figlio
  2. Spese sanitarie sostenute o da sostenere per il dipendente o familiare a carico; questo è l’unico caso per il quale un dipendente può avanzare richiesta di anticipo tfs pubblico impiego più di una volta.
  3. Spese per lavori condominiali straordinari sulla prima casa, lavori di ristrutturazione. 
  4. Spese da sostenere nei periodi di congedo parentale.

 

In questo contesto si inserisce anche il marketing bancario. Diversi istituti infatti ormai, cavalcando l’onda del gap normativo in tema di anticipo TFS pubblico impiego, hanno studiato e proposto dei prodotti bancari che altro non sono che forme di risparmio con a garanzia il proprio TFS.

 

 

Va infatti tenuto conto che per la pubblica amministrazione, oltre a non essere prevista dal punto di vista legislativo, la possibilità di anticipo del TFS, la liquidazione a fine servizio non avviene in un’unica soluzione, ma sulla base dell’importo, in due o tre rate. Questo può in qualche caso mettere in difficoltà il lavoratore che voglia investire la propria liquidità in progetti dagli importi elevati.

 

 

Le banche quindi propongono di beneficiare in una soluzione unica della buonuscita attraverso l’erogazione di un finanziamento, solitamente a tasso fisso, il quale permette di fatto di azzerare il gap delle rate e di disporre della propria liquidazione in maniera immediata e completa.

 

 

Si tratta di soluzioni bancarie da valutare caso per caso, ma certamente sono un ottimo palliativo in attesa che lo stato si decida a legiferare e chiarire questo tema, tanto caro a migliaia di dipendenti della pubblica amministrazione.

Fonte: guidafisco / ilpuntopensionielavoro

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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gio, ott 5, 2017  Ranalli
Vacanze Studio INPDAP – INPSieme – Tutto quello che ti serve sapere
4.5 (90.82%) 196 Vota Questo Articolo

Fonte: inpdap.biz

Fonte: inpdap.biz

Le vacanze studio INPDAP rappresentano una possibilità per quanti sono iscritti a questa gestione previdenziale. A fronte della cancellazione dell’Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica, applicata dal primo gennaio 2012, questo servizio viene ora gestito dall’Inps e prende il nome di INPSieme  

 

 

La vacanza studio INPSieme nasce come una possibilità per premiare i figli dei dipendenti statali. Ovviamente l’iscrizione a detta forma di previdenza è elemento fondamentale ma non garantisce assolutamente la concessione del beneficio.  Infatti i posti messi a disposizione per le vacanze studio  in Italia che all’Estero sono a numero limitato e come ogni concorso si stila una graduatoria.

 

 

Queste borse di studio sono finanziate tramite il Fondo Credito e hanno lo scopo di rimborsare in modo parziale o totale le spese dei soggiorni vacanza in Italia o dei soggiorni studio all’estero degli studenti figli degli iscritti ex INPDAP.

Le vacanze studio INPSieme possono essere di una o due settimane in Italia o di due o quattro settimane in Europa. Esiste ed è consultabile un Catalogo delle Opportunità, nel quale sono riportate destinazioni e strutture convenzionate con questo progetto.

 

 

 

Vacanze studio INPDAP – INPSieme : Come Si Partecipa

 

 

 

Innanzitutto bisogna aspettare l’indizione del concorso da parte dell’Inps che in genere avviene all’inizio dell’anno solare.

La domanda viene prodotta on line e non più in forma cartacea.

All’uopo ogni iscritto o figlio maggiorenne dovrà dotarsi di apposito codice pin dispositivo  e inviare la domanda unitamente agli allegati entro la data prevista. Il codice pin deve essere dispositivo per poter operare direttamente l’invio telematico. Fatta questa operazione si attende l’esito del concorso  che in genere si conosce nel giro di qualche mese.

La graduatoria che viene stilata è il risultato del possesso o meno di vari requisiti per il diritto alle vacanze studio Estate INPSieme.

 

 

Per il 2017 è possibile presentare la domanda dal 16 febbraio al 16 marzo 2017 e i soggiorni si svolgono poi nei mesi di giugno, luglio e agosto 2017.

 

 

 

 

 

Requisiti per accedere alle vacanze studio INPSieme

 

 

 

 

 

 

Vediamoli. Innanzitutto essere iscritto all’Ente Previdenziale (in genere tutti i dipendenti appartenenti al pubblico impiego e cioè ministeriali , ospedalieri, dipendenti autonomie locali, dipendenti regionali e provinciali. Si tiene conto poi dell’ISEE di ciascun iscritto.

 

 

Più basso è l’ISEE più alte sono le possibilità di essere utilmente collocati in graduatoria. L’inps non concede più la possibilità di partecipare ai possessori di ISEE che supera un limiti già prestabilito e indicato nel bando di concorso.

 

 

Si tiene conto ancora se il nucleo familiare e monoparentale ( questa è giustamente prioritaria ), se il nucleo familiare è composto solo da figli, se nel nucleo familiare vi sono persone in stato di handicap.

 

 

Quindi tutte queste situazioni determineranno l’esito della graduatoria per le vacanze studio INPSieme che sarà provvisoria; una volta acquisiti eventuali ricorsi per errori materiali o titoli non valutati diverrà definitiva.

 

 

Nella domanda di partecipazione al concorso verrà indicata quale località si sceglie per la vacanza studio e il periodo prescelto. Dal momento in cui la graduatoria è definitiva si dovrà procedere a fare il versamento della quota a carico del vincitore.

 

 

Fatta questa operazione il candidato verrà contattato quanto prima da una delle società incaricate dall’Inps  per la gestione del periodo della vacanza studio che in genere dura quindici giorni di calendario. Una volta in loco i ragazzi oltre a conoscere la bellezza dei posti attraverso opportune sortite e a qualche momento di spensieratezza, dovranno impegnarsi per la loro formazione che è poi alla base del progetto  delle vacanze studio.

 

 

 

 

Fonte: inpdap / inps

 

 

 

 

 

 

 

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