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lun, nov 6, 2017  Valentina
Prescrizione riposi compensativi
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43123319 - stop the time conceptQuello al riposo compensativo, a prescindere dalla natura del contratto di lavoro, è un diritto inderogabile per i dipendenti. Ricordiamo infatti che è costituzionalmente previsto dall’articolo 36 e “consente al lavoratore di ricostituire le proprie energie psicofisiche e svolgere attività espressione della propria personalità”.
Si parla dei riposi compensativi intendendo una tipologia di riposo professionale che ha lo scopo di compensare appunto una prestazione lavorativa che è superiore a quella ordinaria prevista e retribuita da contratto.
Proprio perché si tratta di un diritto costituzionalmente riconosciuto, la prescrizione riposi compensativi non esiste, ovvero è un diritto che non va mai in decadenza, ma secondo quanto previsto da alcune sentenze della corte di cassazione, la possibilità di richiedere risarcimento del danno in caso di mancata fruizione ha invece una scadenza precisa.
Di fatto, la legislazione prevede che la durata di questa possibilità sia di 10 anni. Il diritto al riposo compensativo infatti è talmente tanto tutelato che la sua mancata fruizione può dare luogo ad un risarcimento del danno, come stabilito anche dalla sentenza n. 15699 del 2015 della Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione.

 

 

 

 

Origine prescrizione riposi compensativi

 

 

 

La rivoluzione in termini di orario di lavoro e di non lavoro e quindi anche in termini di prescrizione riposi compensativi arriva con  le direttive 93/107/CE e 2000/34/CE, le quali hanno delineato all’interno dell’ordinamento nazionale i limiti temporali delle prestazioni lavorative, al solo scopo di migliorare il rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero, inteso come libero dallo svolgimento di compiti di carattere professionale.
Tra gli articoli più importanti in tema di prescrizione riposi compensativi va senza dubbio menzionato il 5 del D.Lgs. 66/2003, il quale inserisce una novità assoluta, obbligando il datore di lavoro a prevedere maggiorazioni retributive particolari per il lavoro straordinario, che come tale esula dalle competenze ordinarie previste da contratto.

 

 

In questo contesto, alcuni contratti collettivi prevedono, in aggiunta o anche in alternativa a una maggiorazione retributiva, in caso di lavoro straordinario, la possibilità di usufruire di riposi compensativi.

A differenza delle pause periodiche, che possono essere quotidiane o settimanali, i riposi compensativi non mirano a garantire il recupero delle energie fisiche del lavoratore, ma sono delle vere e proprie compensazioni rispetto a giornate di lavoro svolte in momenti che dovrebbe essere di riposo, come festivi o domeniche.

 

 

Quando si può parlare quindi di riposi compensativi? Si matura un riposo compensativo ogni volta che non si usufruisce della giornata di riposo settimanale ovvero di uno stacco di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuativo di 6 giorni.
La copertura della giornata di riposo compensativo avviene con il recupero delle ore lavorate nel giorno festivo e in parte con ore di recupero dello stesso dipendente.

 

 

 

 

Danno per mancato riposo compensativo

 

 

 

 

Esiste poi, come accennato in apertura, la possibilità per i dipendenti pubblici di richiedere un danno per aver prestato attività lavorativa sette giorni su sette, senza usufruire della prescrizione riposi compensativi.

Chiaramente servono dei documenti che dimostrino questa mancata fruizione, come buste paga, statini, istanze e diffide alla pubblica amministrazione di appartenenza, la quale per avere valore deve essersi protratta nel tempo.
È facoltà dell’amministrazione provare poi che le cose sono andate diversamente da quanto dichiarato dal dipendente.
Va precisato però che il danno subito dal mancato riposo compensativo non è necessariamente tangibile, ma per il giudice si intende un danno di carattere esistenziale, che può portare a una situazione di stress psicofisico, il quale a sua volta può avere serie ripercussioni nel quotidiano svolgimento della professione. Questo è tanto più vero quando la professione di cui si parla è delicata e richiede un’attenzione massima.
Si configura così anche la possibilità in caso di riconoscimento del danno, di richiesta di risarcimento per una lesione di natura biologica, accertabile.
Nelle diverse pronunce della corte di cassazione in tema di prescrizione riposi settimanali, di fatto si è dato luogo ad alcune regole non scritte sul calcolo del danno derivante dalla mancata fruizione di questo diretto.
Nella pronuncia 14710/2015, ad esempio, la Cassazione ha stabilito che la misura del risarcimento da usura psicofisica per mancato riposo vada stabilita tramite una valutazione motivata del giudice, il quale deve tenere presente la gravosità delle prestazioni lavorative del soggetto, eventuali strumenti affini della disciplina collettiva e anche le clausole collettive sul risarcimento riconosciuto al lavoratore.
Una serie di altre sentenze della corte di cassazione hanno poi disciplinato tutti quei casi in cui non si può configurare una richiesta di risarcimento del danno: La sentenza 26398/2013, la 14940/2014, la 23624/2010 e infine la decisione 11727/2013 sono andate infatti a fare ordine in tutti quei casi nei quali il lavoratore non viene penalizzato dal mancato riposo compensativo, come ad esempio il lavoro su turnazione o per quelle situazioni nelle quali il lavoratore non è in grado di dimostrare in via inconfutabile la mancata fruizione del riposo compensativo.

 

 

 

 

 

Fonte: diritto24/ilsole24ore / wikilabour / diritto-lavoro

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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