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400 MILIONI PER LA SCUOLA…Ma NON un euro per gli aumenti contrattuali



400 MILIONI PER LA SCUOLA…Ma NON un euro per gli aumenti contrattuali
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scuola-aumenti-contrattualiNel la seduta del Consiglio dei Ministri del 9 settembre 2013, il governo ha finalmente stanziato un po’ di soldi per la scuola prevedendo soldi un po’ per ogni ambito del comparto ma non per gli aumenti contrattuali almeno così sembra.

Ad onor del vero diciamo che il decreto legislativo n°104 appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per diventare legge dello stato deve ovviamente passare all’esame del parlamento e quindi questo significato che il medesimo decreto legislativo potrebbe subire anche delle modifiche .

Ma non vogliamo essere ottimisti perché i tempi ovviamente non consentono alcun ottimismo

Una buona notizia sembra tuttavia evidenziarsi all’orizzonte. Si prevederebbe a far data dal 2014 una riduzione del cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente questo secondo i primi calcoli comporterebbe mediamente un aumento di cento euro pro-capire nella busta paga di ciascun pubblico dipendente.

 

Ma non corriamo troppo in avanti non serve.

 

Visto i precedenti le docce fredde sono sempre più che probabili. Ma ad oggi circola insistentemente questa voce anche perché è lo stesso governo ad aver paventato questa possibilità con l’intento di ovviare all’incredibile diminuzione del potere di acquisto degli stipendi a seguito dei blocchi contrattuali ormai esistenti dal 2010.

Ricordo che è volontà del Governo evidentemente dietro quest’apertura sul cuneo fiscale, improntare con il sindacato un discorso sulle modifiche alla parte normativa dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Ovviamente i sindacati di categoria si sono già opposti a questa eventualità ritenendo giustamente che una cosa è intervenire sul cuneo fiscale per diminuire le trattenute sugli stipendi altra cosa è rinnovare i contratti e non solo nella parte normativa ma anche in quella retributiva al fine di dare un po’ di respiro alle migliaia di famiglia che vivono con i soli stipendi e che hanno visto negli ultimi anni ridursi sensibilmente le opportunità di spesa.

Stringere da anni la cinghia come stanno facendo da anni i lavoratori italiani è decisamente deleterio per l’economia italiana. Il pubblico impiego consta di circa tre milioni di lavoratori. Non consentire a costoro di spendere significa non far girare l’economia. 

 

Il governo deve fare delle scelte.

Non può più provarci con il dipendente pubblico. Richiedere altri sacrifici e soprattutto non rinnovare i contratti potrebbe anche portare a importanti tensioni sociali. Il governo ha il dovere di intervenire laddove i privilegi sono sotto gli occhi di tutti, limitando sensibilmente la possibilità di spesa e di costruzione di costoro della propria ricchezza offrendo la possibilità anche ad altri cittadini di poter respirare.

Ma questo come dicevo è una scelta tutta e sola del Governo del paese che deve e non può ancora ignorare le tanti richieste di aiuto che provengono dal basso. Togliere il superfluo ai ricchissimi per dare un po’ di respiro ai poverissimi è quello che dovrebbe normalmente rientrare tra i primi compiti dei nostri governanti.

Questi devono avere un po’ di coraggio a prendere decisioni che possono apparire impopolari ma in effetti non lo sono perché sarebbero di sollievo a milioni di famiglie che ricchissime non sono.

Ma ahimè purtroppo le ambizioni politiche di tanti cozzano con le tante belle parole che si spendono durante le campagne elettorali ragion per cui…sarebbe forse consigliabile prevedere un ulteriore foro alla già strettissima cinghia.

 

GIANCARLO RANALLI

 

 

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