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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mar, mag 7, 2013  Valentina

Il consiglio d’Europa ha reso pubblica una fotografia della situazione carceraria nei 47 stati membri. Ma quanto descritto, secondo le associazioni di categoria non rispecchia affatto la realtà dei fatti con la quale tutti i giorni i poliziotti della polizia penitenziaria devono fare i conti.

 

Il segretario nazionale dell’Ugl Polizia Penitenziaria, Giuseppe Moretti è stato tra i primi a sottolineare l’imprecisione dei dati divulgati partendo dal presupposto che non si è tenuto conto del fatto che la polizia penitenziaria svolge quotidianamente compiti aggiuntivi alle mansioni contrattuali e che riguardano l’organizzazione diretta della detenzione, come i percorsi per il recupero del condannato.

 

Carceri Italiane. Numeri Che Spaventano

 

Polizia-penitenziaria

 

Non va mai dimenticato che un agente di polizia penitenziaria si rapporta mediamente  con  90/100 detenuti in un turno lavorativo che raggiunge spesso le otto ore continuative.

 

Il fatto che il sovraffollamento delle carceri riguardi altre all’Italia anche altri 19 stati membri, non rende la situazione meno drammatica. Dopo Serbia e Grecia, l’italia riveste secondo il rapporto europeo il terzo posto con 147 detenuti ogni 100 posti disponibili.

 

Drammatici anche i dati riguardanti i detenuti in attesa di giudizio: 14.140 unità  su un totale di 67.104 carcerati, che corrisponde al 21,1%. L’Italia sale invece al secondo posto, alle spalle della Spagna, in termini di numero di detenuti con pene definitive per reati connessi alla droga: 14.868 su 37.622, cioè quasi il 40%.

 

Agente Penitenziario. Un Lavoro Ad Alto Rischio

 

Ma il vero problema annoso in tema di carceri italiane riguarda la professione degli agenti penitenziari che sono sottodimensionati rispetto al volume di detenuti che si trovano a gestire; si parla di una guardia carceraria ogni 1,9 detenuti.

 

È la ciliegina sulla torta di una situazione ben oltre il limite della tolleranza” commenta così Donato Capece, segretario generale del Sappe, l’ultimo episodio di violenza ai danno di un agente penitenziario avvenuto nel carcere di Salerno per mano di un detenuto con conclamati problemi psichici. L’agente è stato colpito con estrema violenza dal detenuto, con calci, pugni e graffi e si è resa necessaria una prognosi di 10 giorni.

 

Paradossalmente poi dalla giustizia italiana arrivano anche degli schiaffi morali forti come quello del Tar Toscano che ha respinto il ricorso di 60 agenti di polizia penitenziaria che avevano avanzato allo stato la richiesta di tutela del diritto alla salute e il diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e biologici subiti, per via delle difficili condizioni di lavoro all’interno del carcere di Prato. “Pur riconoscendo la sussistenza della situazione ambientale denunciata dai ricorrenti, ha assolto l’Amministrazione Penitenziaria perché, ha ritenuto preminente l’interesse pubblico su quanto vantato dai poliziotti penitenziari”. Come dire avete ragione, ma non essendoci alternative, dovete sopportare in silenzio.

 

Punire con pene esemplari, anche sotto il profilo disciplinare coloro che commettono atti violenti contro gli agenti per evitare il sorgere di pericolosi effetti emulativi è certamente una delle priorità delle associazioni di categoria che tutelano gli agenti di polizia penitenziaria, ma è in controtendenza rispetto alle decisioni prese a livello normativo come la sottoscrizione del patto di responsabilità che di fatto indebolisce il ruolo degli agenti e il loro potere all’interno delle mura carcerarie.

Con l’insediamento del nuovo governo e del nuovo ministro Cancellieri, si apre uno spiraglio di luce e di speranza.

 

 

Fonte: uglpoliziapenitenziaria / lettera43 / notiziediprato / ilmattino / clandestinoweb

 

Valentina Stipa

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mer, apr 13, 2016  Valentina
Fonte: businessonline.it

Fonte: businessonline.it

È fresco di questi giorni la firma della convenzione quadro tra il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Commissario straordinario di Roma Capitale Francesco Paolo Tronca per “realizzare e promuovere progetti di lavoro di pubblica utilità e di altre attività gratuite a favore della collettività finalizzati a favorire il reinserimento e l’integrazione sociale del detenuto (…) È una convenzione di impianto che immagina un percorso per il reinserimento dei detenuti nella parte più viva della società romana, il decoro della città, la sua manutenzione, il lavoro, insomma le dinamiche più importanti”.

 

Una decisione incisiva quella presa che per molti detenuti e anche per molti baschi blu cambierà il quotidiano in maniera radicale, se non altro per il numero inferiore di detenuti da sorvegliare.

 

Non nascondiamoci però dietro a un dito. Questa iniziativa giova maggiormente ai detenuti e alla città di Roma, che ha un bisogno viscerale di donare nuovamente decoro a un panorama urbano ogni giorno sempre più deteriorato. E in questo in realtà non c’è nulla di male.

 

 

Polizia Penitenziaria. Sicuri che siano la soluzione?

 

 

Quanto appena affermato è tanto più vero se si pensa che le aggressioni ai danni degli agenti di polizia penitenziaria non accennano certo a diminuire.

 

È notizia di pochi giorni di un episodio all’interno delle mura del penitenziario di Pisa, dove un detenuto, apparentemente senza motivo, quando è stato riaccompagnato in cella, ha iniziato a distruggere tutto quanto trovasse a sua portata, compreso l’agente, che ci ha guadagnato 7 giorni di prognosi. E poi ancora dentro al carcere di Monza, a seguito della negazione di un permesso per cambiare cella, un detenuto croato di 40 anni ha aggredito due agenti, finiti entrambi in ospedale per cure mediche ed accertamenti.

 

Insomma una bomba a orologeria quella dei nostri carceri, non c’è dubbio alcuno su questo. Una bomba che va portata all’attenzione delle istituzioni. Ed è proprio quello che succederà il 18 e il 19 aprile prossimi, grazie al coordinamento del sindacato di categoria Sappe. “Le carceri scoppiano: ma solamente per gli Agenti di Polizia Penitenziaria, sempre più al centro di violenze assurde e ingiustificate, favorite anche dal sistema della vigilanza dinamica, che vuole meno ore i detenuti in cella senza però che facciano alcunché”. Si legge in una nota ufficiale del Sappe.

 

 

Fonte: polpen / romait / sappe

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, mar 14, 2016  Valentina
Fonte: vita.it

Fonte: vita.it

Quando un programma televisivo dagli ascolti molto alti e destinato a un target di pubblico di ampio spettro pone l’accento su argomenti delicati e di interesse pubblico è sempre un bene per la società intera.

 

Quando lo fa non dando tutte le informazioni e rimane troppo da un solo lato della barricata rischia invece di fare non solo dell’informazione non corretta ma di mettere in pericolo un’intera categoria di lavoratori come quelli della polizia penitenziaria.

 

Il riferimento è al servizio mandato in onda dal programma “Le Iene”, il quale trattava lo scomodo tema delle violenze in carcere, descrivendo con l’aiuto dei racconti scioccanti di un detenuto e altrettanto forti di un ex agente di polizia penitenziaria, la condotta di una manciata di agenti dalla mano a dir poco pesante all’interno di un istituto penitenziario italiano di Asti tra il 2004 e il 2005.

 

 

Polizia Penitenziaria. La risposta del Sappe

 

 

Come era prevedibile, il sindacato autonomo di categoria Sappe non ha perso tempo, rispondendo con una lettera pubblica direttamente a Matteo Viviani, autore del servizio tv, con alcune precisazioni, tutte volte a non fare di tutta l’erba un fascio: “la responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze anche in relazione all’appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria, che è una Istituzione sana”.

 

Il sindacato poi non manca di ricordare che l’ex agente di polizia penitenziaria intervistato è stato “destituito dalla Polizia Penitenziaria, perché giudicato responsabile di diversi reati tra i quali spaccio di droga, truffa, ricettazione, favoreggiamento e spendita di banconote false”.

Dunque oltre ad avere dubbia attendibilità non è certo stato un agente modello.

 

 

Arriva anche la precisazione del Dap

 

 

A riprova del fatto che non corrisponde al vero che i 5 agenti incriminati non abbiano subito provvedimenti, proprio a seguito della messa in onda del servizio, il dipartimento di amministrazione penitenziaria si è affrettato a chiarire subito che “ha intrapreso le azioni disciplinari non essendo ostative le pronunce giudiziarie e ha adottato due provvedimenti di destituzione dal servizio e due provvedimenti di sospensione dal servizio”.

 

Questo, nonostante la sentenza 78 del febbraio 2012 pronunciata dal tribunale di Asti assolveva uno degli agenti per non aver commesso il fatto, dichiarava di non doversi procedere per difetto di querela nei confronti di altri due agenti e il non doversi procedere nei confronti degli ultimi due a seguito del decorso del termine prescrizionale per il reato di cui all’art. 608 c.p.

 

Questa dichiarazione del Dap ha il solo intento di controbilanciare quanto divulgato nel servizio tv e a precisare ancora una volta con forza che i “singoli condannabili episodi, (…) non devono e non possono minimamente ledere l’onore e il prestigio dei singoli appartenenti e del Corpo nel suo insieme, cui va tributato il riconoscimento per il difficile compito al quale sono chiamati quotidianamente per la tutela dei diritti e delle garanzie dei principi costituzionali”.

 

 

 

 

Fonte: polpen / peoplexpress / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, gen 12, 2016  Valentina
Fonte: ilnazionale.it

Fonte: ilnazionale.it

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha tempestivamente avviato tutte le procedure per la bonifica dell’impianto idrico della casa circondariale di Alba, dove recentemente si sono verificati alcuni casi di affezioni respiratorie da legionellosi.

 

A tutela della salute del personale penitenziario e della popolazione detenuta il provveditorato regionale e la direzione generale detenuti e trattamento  in queste ore stanno provvedendo al trasferimento dei detenuti presso gli istituti penitenziari del Piemonte, nel pieno rispetto del principio della territorialità della pena.

 

Il personale penitenziario sarà temporaneamente reimpiegato presso altre strutture nel rispetto delle vigenti procedure. Gli interventi di bonifica dell’impianto idrico sono stati disposti dal locale Servizio di Igiene e Sanità pubblica”.
Questa la dichiarazione del Dap a seguito dell’ennesimo caso di Legionellosi nel carcere di Alba.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Non basta la tempestivi d’intervento a danno avvenuto

 

 

 

Il carcere di Alba non è purtroppo nuovo a questi casi e in passato già un agente di polizia penitenziaria e un detenuto erano stati colpiti da questi batteri.

Per questo si sta procedendo allo sfollamento degli attuali 122 detenuti, di cui 22 collaboratori di giustizia a cui si aggiungono 112 agenti di polizia penitenziaria.
Ci complimentiamo per la tempestività e ci auguriamo che la stessa sensibilità venga applicata individuando destinazioni provvisorie idonee per detenuti e agenti: che questi ultimi siano collocati non distanti dalla sede di provenienza e comunque su base volontaria”. A dirlo è il segretario generale Osapp, Leo Beneduci.
I sindacati di categoria della polizia di penitenziaria cavalcano legittimamente l’onda della notizia ricordando come secondo una recente indagine “almeno una patologia infettiva è presente nel 60-80% dei detenuti nelle carceri italiane. Questo significa che almeno due persone su tre sono malate. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti”.  A questo dato del segretario generale del Sappe Donato Capece, si aggiunge la dichiarazione del segretario regionale del Piemonte Vicente Santilli che chiede l’immediata messa in sicurezza della casa di reclusione “garantendo al personale di polizia penitenziaria e agli altri detenuti del carcere una adeguata opera di prevenzione e bonifica”.
Come riportato in apertura con la dichiarazione del DAP, in effetti è quello che sta avvenendo in queste ore.
Nel frattempo non rimane che sperare che le condizioni di chi è stato colpito da questi batteri e che attualmente è in coma farmacologico migliorino.

 

 

 

 

Fonte: polpen /lastampa / repubblica

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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ven, set 4, 2015  Valentina
Fonte: poliziapenitenziaria.it

Fonte: poliziapenitenziaria.it

Quanti fatti di cronaca punta il dito contro i baschi blu e i loro modi che nell’immaginario collettivo sono da Gestapo? Troppi. Quanti di questi racconta la verità? Non lo sapremo mai.

 

Che le mele marce siano in ogni ambiente è fuori discussione. Che in alcuni ambiti facciamo più danni che in altri è altrettanto vero. Ma non si può colpevolizzare una categoria intera per pochi imbecilli.

 

Il concetto di base in realtà potrebbe essere esteso a tutti gli uomini in divisa; molto spesso anche carabinieri e polizia sono stati accusati di eccesso di violenza. Ma per ciò che riguarda gli agenti di polizia penitenziaria, per la delicatezza dell’ambiente di lavoro e per il rapporto di forza più incisivo rispetto ai detenuti, gli episodi, vero o meno non importa, indignano maggiormente.
Proprio per arginare questa credenza comune l’amministrazione penitenziaria ha svolto un’indagine i cui risultati sono stati resi noti pochi giorni fa.

 

Polizia Penitenziaria. Numeri da Spavento

 

 

I risultati del monitoraggio del primo semestre all’interno delle carceri italiane hanno certamente evidenziato un miglioramento delle condizioni dei detenuti, grazie anche alla sentenza Torreggiani. Non si può dire lo stesso però per gli agenti di polizia penitenziaria.
Proprio il segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Donato Capece ha evidenziato nelle pagine del Quotidiano Di Sicilia oltre che in un comunicato stampa ufficiale, che “ le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e sugli uomini del corpo di polizia penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare (..) le violenze che  avvengono  nelle nostre carceri che vedono spesso i nostri agenti, sovrintendenti, ispettori, picchiati e  feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili”.
Questo è purtroppo il rovescio della medaglia. I detenuti in quanto tali non possono sentirsi maggiormente tutelati dello stato, poiché quando questo avviene si innesca un meccanismo tale per cui i cattivi diventano buoni e viceversa. Ed è proprio quello che sta accadendo.
Tanto per dare dei numeri dal 1 gennaio al, 30 giugno 2015 nei 198 istituti penitenziari presenti sul territorio italiano si sono verificati 19 suicidi di detenuti, due di agenti di polizia penitenziaria, 34 decessi per cause naturali in cella, 465 sventati suicidi e la bellezza di 2095 colluttazioni con 449 ferimenti ai danni degli agenti. Qualcuno ne ha sentito parlare sui mass media?

 

Polizia Penitenziaria. Sindacati E Dap Su Posizioni Diverse

 

 

L’amarezza dei sindacati di categoria per le dichiarazioni dell’amministrazione penitenziaria circa il miglioramento delle condizioni di detenzione è scontata. Senza nulla togliere ai detenuti ai quali deve essere civilmente garantito uno standard di vita degno di questo nome, inizia a sentirsi sempre di più la necessità di tutelare anche i nostri agenti e non lo si può fare solo migliorando le condizioni dei detenuti, perché se si agisce solo su questo fronte, si rischia un ribaltamento di ruoli e di potere.
Qualcuno potrebbe pensare che il ferimento di un agente rientri nel rischio del mestiere, dunque vada in qualche modo messo in conto. Probabilmente saranno le stesse persone che credono di non dover migliorare le condizioni dei detenuti, che in quanto tali, sono “in punizione”.
La sintesi di questa ultima provocazione è che un’amministrazione penitenziaria, come una brava mamma, deve pensare a tutti, in egual misura, non solo a color che fanno più scalpore. Perché limitare l’indignazione europea a discapito dell’incolumità dei nostri agenti è davvero penoso.

 

 

 

 

 

Fonte: sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

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