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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mer, mag 14, 2014  Patrizia Caroli

Allattamento dipendenti pubblici: la normativa;

bebefacile.it

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I riposi giornalieri per allattamento sono disciplinati dall’art. 39 del d.lgs. n. 151/2001. I permessi devono essere considerati come ordinarie ore di servizio e, quindi, normalmente retribuiti.;

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Riposo per allattamento dipendenti pubblici: La madre

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La madre lavoratrice dipendente può usufruire del riposo per allattamento dipendenti pubblici durante il primo anno di vita del bambino o, nel caso in cui prenda in adozione o affidamento un bambino/a, durante il periodo di ingresso in famiglia. Possono usufruire del riposo senza riduzione dell’assegno anche le madri LSU, LPU e ASU impegnate a tempo pieno in attività socialmente utili. Il riposo per allattamento dipendenti pubblici può essere goduto anche durante i periodi di aspettativa sindacale non retribuita; in questo lasso di tempo la lavoratrice mantiene il diritto alle indennità per riposi giornalieri che va calcolata in base alla retribuzione che la lavoratrice avrebbe maturato se fosse rimasta in servizio. Il riposo è valido anche durante il congedo parentale del padre.

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DURATA del riposo per allattamento dipendenti pubblici

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Le madri lavoratrici, durante il primo anno di vita del bambino, possono usufruire di due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata o di un solo riposo, nel caso in cui l’orario giornaliero sia inferiore alle sei ore. La durata di ogni permesso è di un’ora, ammenochè la lavoratrice non disponga di un asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dall’amministrazione all’interno o nelle  vicinanze del posto di lavoro.

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Le ore di riposo per allattamento possono essere sommate alle ore di recupero (quelle accumulate con il sistema della ” banca ore “) e la madre lavoratrice ha diritto ad assentarsi per tutta la giornata dal lavoro se la somma delle ore di recupero e delle ore di allattamento esauriscono l’intero orario giornaliero.
Il regime di part-time orizzontale impegna la dipendente ad una sola ora di lavoro nell’arco di tutta giornata; la madre lavoratrice può far coincidere questa ora con il riposo giornaliero, astenendosi così dal servizio.

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I riposi allattamento dipendenti pubblici possono essere raddoppiati quando vengono adottati o presi in affido due o più bambini anche in periodi diversi o se la madre ha un parto gemellare o plurimo
La madre non ha diritto ai riposi per allattamento se è una lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata, libera professionista) o se è una lavoratrice a domicilio (colf, badante etc.)
Durante il congedo di maternità la madre non ha diritto a fruire dei riposi orari per allattamento mentre può usufruirne durante il congedo parentale del padre.

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Allattamento dipendenti pubblici: Il padre

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Il padre dipendente può usufruire del riposo per allattamento dipendenti pubblici calcolando il numero di ore di riposo in rapporto al suo orario giornaliero di lavoro. Normalmente la fruizione dei riposi può iniziare dopo tre mesi dalla nascita del bambino, ma può essere anticipata o adottata durante l’eventuale congedo parentale della madre solo per le ore aggiuntive.

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Il padre dipendente può usufruire del riposo quando il figlio è affidato solo a lui o quando la madre lavoratrice scelga di non usufruirne o, ancora, quando la genitrice non possa usufruirne perché appartenente alle categorie che non ne hanno diritto come, per esempi, la colf. È possibile beneficiare del riposo, inoltre, qualora la madre sia una lavoratrice autonoma avente però, diritto ad un trattamento di maternità dall’Inps o da un altro Ente previdenziale. In quest’ultimo caso, se la madre ha un parto plurimo, il padre lavoratore dipendente ha diritto al raddoppio dei periodi di riposo giornaliero.

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Il padre dipendente può usufruire del riposo per allattamento dipendenti pubblici qualora la madre sia casalinga o oggettivamente incapace di accudire il bambino. In caso di morte o di grave infermità della madre, infine, il padre dipendente può usufruire del riposo per allattamento riservato ai dipendenti pubblici.

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Il padre non ha diritto ai riposi quando la madre lavoratrice dipendente si trova in astensione obbligatoria o facoltativa o qualora la madre decida di non avvalersi dei riposi perché assente dal lavoro per aspettativa o permessi non retribuiti o, ancora, pause lavorative per part-time verticale. Infine, il padre non ha diritto ai riposi quando la madre lavoratrice autonoma fruisce delle indennità per congedo di maternità.

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Il padre lavoratore dipendente non può usufruire dei riposi per allattamento dipendenti pubblici per lo stesso bambino, nello medesimo periodo in cui la madre fruisce del congedo di maternità e/o parentale. Viceversa, nel stesso periodo in cui la madre fruisce del congedo di maternità e/o parentale per un altro figlio, il padre lavoratore dipendente può beneficiare dei riposi per allattamento dipendenti pubblici. Il padre può utilizzare le ore aggiuntive, in caso di parto plurimo , anche durante il congedo di maternità parentale della madre lavoratrice dipendente.

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Patrizia Caroli

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mer, mag 31, 2017  Roberta Buscherini

Maternità Dipendenti Pubblici: permessi, congedi e diritti.

Per le lavoratrici appartenenti alla pubblica amministrazione, la legge contempla il diritto a non fare certi lavori che possano mettere a rischio la propria salute o quella del bambino. Nel caso in cui, il lavoro svolto o la propria gravidanza siano a rischio, è possibile richiedere l’astensione anticipata dal lavoro per maternità dipendenti pubblici e quindi, assentarsi dal lavoro mantenendo il 100 % della retribuzione.

 

Astensione Obbligatoria per Maternità Dipendenti Pubblici

 

maternità-dipendenti-pubbliciLa legge prevede un’astensione obbligatoria dal lavoro di cinque mesi per maternità dipendenti pubblici. Nello specifico quest’assenza è prevista al compimento del settimo mese di gravidanza fino a che il bambino non avrà tre mesi.  Nel caso di mansioni che non rappresentino nessun rischio, è possibile posticipare l’astensione obbligatoria all’ottavo mese (presentando un certificato medico di supporto). In questo modo il rientro sarà previsto al compimento del quarto mese del bambino (5 mesi in tutto).

Durante questo periodo, di maternità dipendenti pubblici, non è possibile realizzare nessuna attività lavorativa.

Prima dell’astensione obbligatoria per maternità dipendenti pubblici è necessario presentare un certificato medico per attestare la data presunta della nascita. Inoltre, entro il primo mese del parto bisogna presentare all’amministrazione di appartenenza il certificato di nascita. Se si tratta di un parto prematuro, la lavoratrice ha il diritto a recuperare i giorni non goduti e sommarli al periodo di congedo obbligatorio per maternità dipendenti pubblici.

 

Astensione Facoltativa Maternità Dipendenti Pubblici

 

L’astensione facoltativa è il diritto dei dipendenti pubblici ad altri sei mesi di permesso per maternità. Questi devono essere utilizzati entro gli otto anni del bambino, in modo continuativo oppure frazionato. Per utilizzare l’astensione facoltativa è necessario presentare il modulo corrispondente indicando la durata del periodo di assenza, all’amministrazione di appartenenza, 15 giorni prima.

 

Scarica e compila QUI il modulo per l’astenzione facoltativa

 

Trattamento Economico per Maternità Dipendenti Pubblici

 

Diritti durante l’astensione obbligatoria:

-          100% dello stipendio

-          Mantenimento del posto di lavoro

-          Maturazione delle ferie

-          Tredicesima

-          Anzianità

Per quel che riguarda le ferie corrispondenti all’anno in questione, non possono essere usufruite durante l’astensione obbligatoria. Normalmente vengono attaccate subito dopo i permessi.

 

Diritti durante l’astensione facoltativa

 

-          100 % della retribuzione durante i primi 30 giorni se viene utilizzata entro i tre primi anni del bambino

-          30% della retribuzione i restanti 5 mesi, se viene utilizzata entro i tre primi anni del bambino

-          Nel caso di astensione facoltativa dopo il terzo anno del bambino, è necessario consultare le condizioni economiche con la propria amministrazione di appartenenza perché anche se, esiste il diritto all’astensione, il diritto all’indennizzo è previsto solo in determinate condizioni.

-          L’astensione facoltativa vale alla fine della maturazione di anzianità

-          No alle ferie

-          No alla tredicesima

 

Maternità Dipendenti PA: Permessi

 

Allattamento

La legge prevede il diritto di due ore al giorno di riposo (su un full time di 8 ore) per allattamento entro il primo anno di vita del bambino. Se si tratta di gemelli, la legge contempla quattro ore.

 

 Malattia del Figlio

Le legge contempla 30 giorni di astensione retribuita all’anno fino ai tre anni di età del bambino. Dal terzo al ottavo anno, è previsto il diritto a cinque giorni non retribuiti.

 

 

Maternità Dipendenti Pubblici: Altri Diritti

 

 

-          E’ vietato destinare la lavoratrice a turni notturni fino a che il bambino non avrà almeno un anno.  Dopodiché, può essere destinata ma non obbligata. In ogni caso, ha il diritto di rifiutarsi fino che il bambino non avrà almeno 3 anni.

-          E’ vietato il contatto con sostanze chimiche, pericolose o dannose fino al termine del periodo di allattamento.

 

Fonte: Ggilfo / Cgil

 

Roberta Buscherini

 

Per scaricare on line il tuo cedolino segue questo link: Stipendi Pa

 

 

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gio, feb 27, 2014  Roberta Buscherini

imagesCA1160WDIl riposo compensativo dipendenti pubblici è un giorno non lavorativo che  compensa la mancata fruizione di un giorno ordinario di riposo quale può essere il sabato (nella settimana corta), la domenica o un qualsiasi giorno festivo in cui il dipendente, per esigenze aziendali, sia stato costretto a lavorare. Per fare un esempio pratico, se un dipendente pubblico lavora sette giorni di seguito,  inclusa la domenica, nei giorni successivi  dovrebbe usufruire di una pausa dalla sua attività. Il riposo compensativo dipendenti pubblici ha anche la funzione di compensare la gravosità di un determinato lavoro che, per esempio, costringe il dipendente a sostenere dei  turni notturni fuori dall’ordinario orario d’ufficio o lo espone a condizioni di lavoro logoranti. Per quanto riguarda il lavoratore turnista che, di norma, può prestare la propria attività di notte o in un giorno festivo, il riposo compensativo dipendenti pubblici  trova applicazione quando i dipendenti pubblici vengono chiamati a lavorare nella propria giornata di riposo. Infine, quando il lavoratore presta più volte la propria attività oltre il normale orario giornaliero, al posto della retribuzione, può chiedere il recupero delle ore sotto forma di riposo compensativo utilizzando l’accorpamento delle ore di straordinario per il recupero dell’intera giornata.

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La normativa italiana sul “Riposo compensativo dipendenti pubblici”

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Così recita l’art.24 comma 1 in tema di disciplina del lavoro: “Al dipendente che, per particolari esigenze di servizio, non usufruisce del giorno di riposo settimanale, deve essere corrisposta la retribuzione giornaliera di cui all’art.52, comma 2, lett. b) maggiorata del 50%, con diritto al riposo compensativo da fruire di regola entro 15 giorni e comunque non oltre il bimestre successivo”. Il secondo comma recita così: “L’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo  o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo”. La normativa spiega chiaramente che il giorno di pausa compensativa deve essere goduto entro 15 giorni o non oltre il bimestre successivo al giorno di riposo di cui il dipendente pubblico non aveva potuto beneficiare. Inoltre, il dipendente ha diritto ad un pagamento maggiorato del 50%, rispetto alla retribuzione ordinaria, per aver lavorato in un giorno che gli spettava di riposo. Il lavoratore, infine,  può scegliere di non godere della pausa compensativa  per richiedere, in alternativa, il pagamento di uno straordinario maggiorato  laddove avesse lavorato in un giorno festivo.

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Riposo compensativo dipendenti pubblici: Riposo allattamento

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Sempre secondo  le norme vigenti, i riposi per allattamento e i riposi compensativi possono essere cumulati nella medesima giornata lavorativa. Le lavoratrici madri, dunque, durante il primo anno di vita del bambino, possono beneficiare di due periodi di riposo cumulabili durante la giornata; ciò andrà fatto tenendo conto, da un lato, delle necessità della dipendente e, dall’altro, delle esigenze organizzative dell’amministrazione. Se l’orario giornaliero è inferiore alla sei ore però, le dipendenti hanno diritto a un solo riposo.

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Permessi elettorali e il diritto al riposo compensativo nel pubblico impiego

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Possono usufruire del riposo compensativo dipendenti pubblici o, in alternativa di una retribuzione aggiuntiva, anche coloro che nei giorni non lavorativi (ad esempio il sabato nella settimana corta) e festivi sono impegnati nei seggi elettorali; questo accade perché i giorni passati al seggio come scrutatore, segretario, presidente, rappresentante di lista o di gruppo, vengono considerati dalla legge come giorni di lavoro e, conseguentemente, sono retribuiti come se il dipendente avesse prestato la propria attività presso la propria pubblica amministrazione .

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riposo-compensativo-pubblico impiegoMancata fruizione protrattasi nel tempo del riposo compensativo

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Il riposo compensativo è irrinunciabile; è quanto si evince dalla sentenza numero 7/2013 del Consiglio di Stato, in relazione ad una richiesta di risarcimento presentata da alcuni dipendenti preposti al servizio pubblico di trasporto locale. Secondo la sentenza, il dipendente pubblico che ha lavorato per un periodo temporalmente lungo senza usufruire del riposo compensativo, ha diritto ad un risarcimento.  Il lavoratore, infatti, può considerarsi leso nella sua integrità psicofisica, in quanto stressato dal troppo lavoro e impossibilitato a  recuperare le proprie energie. Il soggetto risulta danneggiato anche sul piano esistenziale, dato che la mancanza prolungata nel tempo di riposi compensativi determina un condizionamento negativo delle proprie abitudini, delle relazioni interpersonali e dello stile di vita in generale. Il Consiglio di Stato ha chiarito che un dipendente che richieda un risarcimento per il danno subito a causa della sua ininterrotta prestazione lavorativa, può provare, tramite documenti come buste paga, istanze o diffide verso la pubblica amministrazione di appartenenza, la mancata fruizione del riposo compensativo a causa della cattiva gestione aziendale.

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Il riposo compensativo dipendenti pubblici , dunque, è un diritto del dipendente pubblico, fondamentale non solo per permettergli una buona prestazione lavorativa, ma anche e, soprattutto, per tutelare la sua integrità psico-fisica .

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Roberta Buscherini

 

Articoli correlati: Riposo compensativo scuola: Tutto quello che devi sapere su questa legge per poter usufruirne. Per insegnanti e collaboratori scolastici.

 

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ven, giu 28, 2013  Ranalli

Interdizione anticipata per maternità dipendenti pubblici: quando si può chiedere e come fare per ottenerla.

Fino a qualche anno l’interdizione anticipata per maternità era regolata da una precisa norma : la legge 1204/71. Una legge che per la sua importanza era un pilastro della nostra legislazione.

Nello scorrere degli anni ed a seguito dell’evolversi delle esigenze delle donne lavoratrici in stato di gravidanza, la normativa necessariamente si è dovuta adeguare agli eventi . Oggi la vecchia legge 1204/71 è stata abrogata e sostituita dalla legge sui congedi parentali in vigore dal 2000 legge n°53.

 

Interdizione anticipata per maternità: Nuova legge

interdizione anticipata per maternità dipendenti pubbliciInizialmente la tutela delle lavoratrici madri avveniva sostanzialmente con l’obbligo per le stesse di lasciare il servizio due mesi prima del parto ( pre-partum ) e tre mesi dopo il parto  ( post-partum ).

A questi mesi si potevano aggiungere sei mesi di astensione facoltativa post – partum e due ore di allattamento fino al compimento del primo anno di vita del bambino. Ulteriore agevolazione era la possibilità di assentarsi per trenta giorni dal servizio per malattia del bambino fino ad un anno di vita.

 

Interdizione ancipata per maternità: diritti

La retribuzione era erogata per intero per i cinque mesi obbligatori ( ad eccezione di particolare categorie per i quali era prevista la retribuzione all’80% ) mentre per quanto concerne l’astensione facoltativa il primo mese veniva erogato per intero i successivi mesi al 30%. L’allattamento era retribuito per intero, così come anche la malattia del bambino.

 

Parlavo prima dell’evoluzione della normativa legata sicuramente alle necessità lavorative della nostra società. Ad oggi a seguito della legge 53/00 le donne in stato di gravidanza hanno la possibilità di lasciare il lavoro anche in prossimità del parto senza necessariamente essere obbligati al rispetto dei due mesi prima del parto mentre sono obbligate al rispetto invece del periodo post-partum.  La legge 53/00 ha altresì esteso la possibilità di assentarsi dal servizio per motivi legati alla malattia del bambino fino al compimento del terzo anno di vita ed in situazioni particolari fino all’ottavo anno di vita.

 

Recenti sentenze dei giudici hanno esteso l’obbligo alla retribuzione al 100% per tutte le lavoratrici madri indipendentemente dal loro status giuridico. Molte lavoratrici che hanno subito in passato decurtazioni improprie delle retribuzioni possono se vogliono adire alle vie legali per vedere soddisfatte questo loro diritto.

 

Tra le novità proposte dal Governo Tecnico c’è ne è una molto negativa che riguarda appunto le donne che chiedono l’astensione facoltativa post-partum. Infatti tra le righe del decreto salvaitalia è stato stabilito che a partire dal 1 gennaio 2013 le astensioni facoltative post partum verranno retribuite al 30% già dal primo mese. C’è da giurarci che le migliaia di dipendenti pubblici madri adiranno ed anche giustamente ogni via legale per modificare ed annullare questa disposizione che appare un vero e proprio sopruso. Infatti non è così che si aiuta la natalità se prima non si aiutano le donne a svolgere  al meglio questa loro dote naturale.

 

Auspico per il futuro un’ulteriore miglioramento della legge 53/00 nel senso che ogni vincolo che possa creare problemi alle dipendenti pubblici e statali madri venga definitivamente risolto perché solo così si aiuta la natalità e quel tanto auspicato aumento demografico.

 

 Giancarlo Ranalli

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