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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mar, apr 26, 2016  Valentina

pol-penNelle ultime settimane si è spesso parlato di problematiche legate al carcere, ai detenuti, al terrorismo e a tutte quelle questioni che rendono stressante e pericolosa l’attività professionale della polizia penitenziaria, molto più del necessario e del dovuto.

 

Ma così come è giusto conoscere cosa stride e cosa va cambiato, è altrettanto giusto conoscere tutti quegli aspetti che invece non solo vanno bene, ma fungono da esempio e da spinta per un futuro professionalmente migliore e non solo per i baschi blu.

 

Il riferimento è al cosiddetto sistema umanizzato delle carceri della Regione Marche, sul quale il Garante dei diritti, Andrea Nobili, ha speso parole importanti: “se il nostro sistema carcerario è riuscito ad umanizzarsi lo si deve anche alla polizia penitenziaria. Il lavoro degli agenti è fondamentale, impegnativo, difficile e usurante”.

 

 

Polizia Penitenziaria. Nuove regole per il porto d’Armi

 

 

È in pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, la modifica al decreto del ministro della sanità datato 28 aprile 1998 che riporta il titolo “Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d’armi per uso difesa personali”.

 

È del 5 aprile scorso infatti l’ufficializzazione di questa modifica che consentirà a tutto il personale in servizio attivo di dimostrare la propria idoneità psicofisica, attraverso un attestato di servizio che sarà la stessa amministrazione di appartenenza a rilasciare, senza quindi che il soggetto debba farsi carico degli oneri di certificazione medica.

 

 

Polizia Penitenziaria. Torna il comitato pari opportunità

 

 

Dopo un lungo periodo di inattività è tornato a riunirsi finalmente il comitato delle pari opportunità.

Alla sua guida ora c’è un nuovo presidente, la dott.ssa Paloscia, alla quale sono arrivati da più parti gli auguri di buon lavoro, carichi di aspettativi e di risultati, come si legge in una nota del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe: “apprezziamo il saluto che il Presidente in sede di insediamento ha volto alle organizzazioni sindacali, ma parimenti sollecitiamo la promozione di ogni idonea iniziativa per l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne, chiedendo che si relazioni alle OO.SS. sull’operato del Comitato, nonché sulle condizioni oggettive in cui si trovano le donne del Corpo rispetto alle attribuzioni, alle mansioni, alla partecipazione ai corsi di formazione e aggiornamento”.

 

 

 

 

Fonte: consap / alsippe / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, apr 5, 2016  Valentina
Fonte: sappebasilicata.it

Fonte: sappebasilicata.it

Se l’amministrazione si gongola per idee e progetti che, a loro dire, dovrebbero migliorare le condizioni di lavoro all’interno delle carceri, la realtà delle cose è ben diversa per coloro che la vivono sulla propria pelle.

 

Negli ultimi giorni, da nord a sud gli episodi di violenza e aggressione ai danni degli agenti di polizia penitenziaria hanno fatto registrare u pauroso e costante aumento che rende ancora più fallimentare quella manciata di provvedimenti presi dall’amministrazione e che già sapevamo essere del tutto irrilevanti in termini di miglioramento delle condizioni di lavoro.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Secco No al corpo di giustizia

 

 

L’ultima idea in termini di tempi, già boccata da tutti i sindacati di categoria, è la creazione di un Corpo di Giustizia.

Le motivazioni di questa forte opposizione è ben spiegata in un comunicato stampa del sindacato autonomo Si.N.A.P.Pe.: “i buoni propositi dell’ampliamento (…) delle competenze esterne della Polizia Penitenziaria non hanno bisogno di riforme legislative per essere attuati, essendo le stesse (…) prerogative insite nei dettami del codice di procedura civile, stante l’attribuzione al Corpo (dal lontano 1990) delle funzioni di polizia. Allargare le maglie fino a ricomprendere sotto una medesima uniforme figure professionali che di polizia non hanno nulla (si pensi agli assistenti sociali piuttosto che agli educatori) non crea delle specializzazioni nel Corpo, ma spersonalizza i 38 mila poliziotti penitenziari che dovrebbero davvero rinunciare alla propria identità”.

 

 

Polizia Penitenziaria. Si scende in piazza

 

 

Anche per questa pseudo riforma del corpo, il 18 e il 19 aprile prossimi si scenderà in piazza a Roma, proprio davanti al carcere di Rebibbia, luogo in cui, è già stato annunciato, si terrà l’ufficializzazione del fine lavori degli Stati Generali dell’esecuzione della pena, alla presenza delle maggiori cariche istituzionali.

 

La manifestazione non sarà contro il capo di stato, presente all’evento, ma avrà lo scopo di “portare l’ira e le urla di rabbia di chi ogni giorno rischia di essere aggredito e ferito perché rappresenta lo Stato nella prima linea delle sezioni detentive, gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria”.

 

Oltre all’istituzione del corpo di giustizia, i motivi della protesta sono molteplici. Non ultimo, come già detto, l’aumento senza controllo degli episodi di violenza e aggressione ai danni degli agenti in servizio.

Tale escalation è legata, secondo il Sappe, altro sindacato autonomo di categoria, al regime di vigilanza dinamica, che ha modificato lo stare in carcere per i detenuti, a danno dei baschi blu, i quali sono carenti in termini di risorse umane e per questo non possono vigilare come dovrebbero in questo nuovo regime.

 

Non solo, ma le stesse istituzioni hanno anche bocciato un emendamento, proposto nella legge di stabilità, che avrebbe previsto l’inserimento di altri 800 agenti, a partire dagli idonei non vincitori dei precedenti concorsi.

 

 

Fonte: sinappe / sappe

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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mer, mar 23, 2016  Valentina

polizia-penitenziariaLa prova scritta per il posto di 643 nuovi ispettori del corpo di polizia penitenziaria – 608 uomini e 35 donne – in calendario per oggi 23 marzo alle ore 7.30, non avverrà più presso la sede di Roma come annunciato a febbraio, bensì presso l’Hotel & Conference Center ERGIFE.

 

Si potrà pensare che al di là di una semplice comunicazione di servizio, questa notizia non sia particolarmente interessante.

In realtà però non è così. Da febbraio, ovvero dalla prima comunicazione ufficiale, i partecipanti provenienti da tutta Italia si sono organizzati, prenotando alloggi vicino alla Fiera, evitandosi per quel giorno problematiche legate al traffico endemico di Roma, aggravato dallo svolgimento del Giubileo.

 

Il punto non è solo lo spostamento della sede della prova scritta del concorso, ma anche il fatto che il nuovo sito scelto non è certo vicino alla fiera: la distanza tra i due luoghi implica diversi cambi e oltre un’ora sui mezzi pubblici.

 

Non dimentichiamo poi che la partecipazione al concorso è vincolata all’uniforme, la quale dovrà essere indossata fin da subito, non essendoci possibilità di un cambio sul luogo dell’esame. Vi lascio immaginare come si possa affrontare serenamente più di un’ora di viaggio sui mezzi pubblici della Capitale, in perfetta uniforme di prima mattina e con il pensiero di un esame da affrontare.

 

 

Polizia Penitenziaria. Non tutto il male viene per nuocere

 

 

Questo cambio repentino e poco puntale del luogo di svolgimento della prova scritta per il posto di ispettore di polizia penitenziaria ha chiaramente scatenato polemiche tra i sindacati di categoria, Sinappe in testa, il quale lamenta una frettolosa organizzazione del concorso che non ha valutato correttamente tutti gli aspetti, mettendo in difficoltà i partecipanti.

 

Anche il sindacato autonomo Sappe interviene sul tema con una lettera ufficiale all’amministrazione, nella quale si chiede uno slittamento dell’orario di presentazione dei candidati dalle 7.30 alle 8.30 per “garantire correttezza nell’accesso e consentire l’effettiva presenza degli interessati”.

 

Alla luce di una nota proprio del sindacato Sinappe, il DAp ha prontamente risposto prendendo atto del problema e impegnandosi ad agevolare gli spostamenti dei partecipanti al prossimo concorso interno per la qualifica di vice ispettore.

 

 

 

Fonte: sinappe / sappe

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, mar 14, 2016  Valentina
Fonte: vita.it

Fonte: vita.it

Quando un programma televisivo dagli ascolti molto alti e destinato a un target di pubblico di ampio spettro pone l’accento su argomenti delicati e di interesse pubblico è sempre un bene per la società intera.

 

Quando lo fa non dando tutte le informazioni e rimane troppo da un solo lato della barricata rischia invece di fare non solo dell’informazione non corretta ma di mettere in pericolo un’intera categoria di lavoratori come quelli della polizia penitenziaria.

 

Il riferimento è al servizio mandato in onda dal programma “Le Iene”, il quale trattava lo scomodo tema delle violenze in carcere, descrivendo con l’aiuto dei racconti scioccanti di un detenuto e altrettanto forti di un ex agente di polizia penitenziaria, la condotta di una manciata di agenti dalla mano a dir poco pesante all’interno di un istituto penitenziario italiano di Asti tra il 2004 e il 2005.

 

 

Polizia Penitenziaria. La risposta del Sappe

 

 

Come era prevedibile, il sindacato autonomo di categoria Sappe non ha perso tempo, rispondendo con una lettera pubblica direttamente a Matteo Viviani, autore del servizio tv, con alcune precisazioni, tutte volte a non fare di tutta l’erba un fascio: “la responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze anche in relazione all’appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria, che è una Istituzione sana”.

 

Il sindacato poi non manca di ricordare che l’ex agente di polizia penitenziaria intervistato è stato “destituito dalla Polizia Penitenziaria, perché giudicato responsabile di diversi reati tra i quali spaccio di droga, truffa, ricettazione, favoreggiamento e spendita di banconote false”.

Dunque oltre ad avere dubbia attendibilità non è certo stato un agente modello.

 

 

Arriva anche la precisazione del Dap

 

 

A riprova del fatto che non corrisponde al vero che i 5 agenti incriminati non abbiano subito provvedimenti, proprio a seguito della messa in onda del servizio, il dipartimento di amministrazione penitenziaria si è affrettato a chiarire subito che “ha intrapreso le azioni disciplinari non essendo ostative le pronunce giudiziarie e ha adottato due provvedimenti di destituzione dal servizio e due provvedimenti di sospensione dal servizio”.

 

Questo, nonostante la sentenza 78 del febbraio 2012 pronunciata dal tribunale di Asti assolveva uno degli agenti per non aver commesso il fatto, dichiarava di non doversi procedere per difetto di querela nei confronti di altri due agenti e il non doversi procedere nei confronti degli ultimi due a seguito del decorso del termine prescrizionale per il reato di cui all’art. 608 c.p.

 

Questa dichiarazione del Dap ha il solo intento di controbilanciare quanto divulgato nel servizio tv e a precisare ancora una volta con forza che i “singoli condannabili episodi, (…) non devono e non possono minimamente ledere l’onore e il prestigio dei singoli appartenenti e del Corpo nel suo insieme, cui va tributato il riconoscimento per il difficile compito al quale sono chiamati quotidianamente per la tutela dei diritti e delle garanzie dei principi costituzionali”.

 

 

 

 

Fonte: polpen / peoplexpress / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mer, mar 2, 2016  Valentina

E come li vogliamo chiamare se non problemi di famiglia, le continue incomprensioni tra il DAP e le associazioni di categoria della polizia penitenziaria? In fondo, seppure in modi e con strumenti diversi, entrambi dovrebbero tutelare gli appartenenti al corpo.

Di fatto però si fa un passo avanti e due indietro e le manifestazioni di piazza sembrano essere sempre più vicine.

 

 

Polizia Penitenziaria. Il Passo Avanti

 

 

Fonte: ilsecoloxix.it

Fonte: ilsecoloxix.it

Il passo avanti è avvento in pochi giorni fa, quando il DAP durante un incontro ad hoc presso la sua sede, al quale hanno partecipato anche il Vice Capo Dipartimento e il Direttore Generale del Personale oltre al capo del DAP stesso e alle associazioni sindacali di polizia penitenziaria, del Comparto Ministeri e della Dirigenza Penitenziaria, ha annunciato che non vi sono altre chiusure di istituti oltre a quelle di  Sala Consilina e Savona e che “è intenzione dell’Amministrazione orientarsi su percorsi agevolati con parametri guida al fine di conciliare interessi bilaterali tra A.P. e Personale”.

 

Va precisato subito che questo incontro non è nulla di concreto, ma solo una specie di tavolo di consultazione per raccogliere pareri in vista della stesura di un documento condiviso che vada a disciplinare in maniera compiuta la materia della ricollocazione e del reimpiego del personale in forza ad istituti che hanno già conosciuto o potrebbero a breve conoscere la dismissione.

 

Ad oggi dunque non esiste ancora una data di inizio lavori, ma va apprezzato lo sforzo verso il confronto che in altri casi non c’è stato.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Il passo indietro

 

 

Pochi giorni dopo l’incontro di cui abbiamo appena parlato, il DAP ne ha organizzato un altro dal titolo “Le dotazioni organiche del Corpo di Polizia Penitenziaria”.

 

Prima di questo incontro lo stesso DAP aveva inviato una comunicazione preventiva che in termini numerici ripartiva le nuove dotazioni organiche del corpo.

Era logico aspettarsi da parte delle associazioni sindacali, proprio alla luce di questa comunicazione informativa pre incontro, che durante lo stesso il DAP avrebbe argomentato quei numeri e spiegato e logiche di ripartizione.

Niente di tutto questo è accaduto.

 

L’incipit all’incontro è stato che “avrebbe avuto natura interlocutoria e che l’unico scopo della riunione era il raggiungimento di una intesa di massima per destinare un cospicuo numero di personale alla Giustizia Minorile e di Comunità, onde permettere a quel dipartimento di cominciare ad organizzarsi per i propri obiettivi istituzionali”.

 

Di fatto quindi l’incontro altro non è stato che la ratificazione di una decisione già presa da parte del DAP.

Dunque il confronto di pochi giorni prima è andato a farsi friggere? Tutte le associazioni sindacati hanno espresso l’amarezza e la rabbia per questo atteggiamento. Tanto più questi sentimenti negativi sono aspri, se si pensa, ed è lecito farlo, che in occasione del giubileo, le altre forze di polizia hanno avuto l’ok per l’assunzione di 2500 uomini, mentre per la polizia penitenziaria è stato bocciato l’emendamento che ne avrebbe fatti assumere 800.

 

Corpo di serie B? i più fiduciosi possono anche continuare a non pensarlo, ma la schiera di coloro che pensano che sia così è sempre più numerosa.

 

 

 

 

Fonte: sappe / sinappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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