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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mer, giu 29, 2016  Roberta Buscherini

Sblocco retribuzioni e contratti dei dipendenti del Pubblico Impiego: non è più un pensiero impossibile. Sembra infatti palesarsi il sospirato momento dell’agognato sblocco delle retribuzioni impantanate nelle sabbie mobili dall’ormai lontano (sì, il tempo passa) 2009. La notizia, filtrata da indiscrezioni di palazzo convergenti sul ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, parla infatti in concreto di un vero e proprio sblocco stipendi per i dipendenti pubblici che possiedono un reddito inferiore ai 26mila euro annuali. Un concetto che ha tuttavia scatenato alcune velate polemiche dei sindacati.

 

Sblocco stipendi PA

Sblocco stipendi PA: a chi spetta nel triennio 2016-2018?

“Mai detto aumenti solo a chi sta sotto i 26mila euro – afferma il ministro Madia rispondendo via Twitter a indiscrezioni pubblicate da Repubblica, sul tema dei rinnovi contrattuali nel pubblico impegno. -, ho detto che chi ne guadagna 200mila può aspettare”. Nelle ultime dichiarazioni in materia, rilasciate dal ministro della Pubblica Amministrazione la scorsa settimana, si ribadiva infatti la necessità di “sostenere prima i lavoratori che hanno subito di più la crisi” mentre, appunto, “chi guadagna 200 mila euro l’anno può aspettare”. Nell’atto di indirizzo che il ministero della Pubblica Amministrazione invierà all’Aran dopo la ratifica in Consiglio dei ministri dell’accordo sui comparti non prenderà alloggio un’indicazione su alcun tipo di soglia ma solo il principio per cui occorre prima occuparsi di chi ha uno stipendio più basso. Saranno successivamente le parti (ARAN per la PA e i sindacati per i dipendenti pubblici) ad individuare le modalità specifiche attraverso cui distribuire le risorse ai 3,2 milioni di dipendenti pubblici al lavoro nel nostro Paese.

 

Sblocco contratti nella pubblica amministrazione: le novità dal Ministero

 

Per comprendere le modalità che caratterizzeranno lo sblocco dei contratti sarà necessario tuttavia attendere gli stanziamenti che saranno messi insieme nella prossima Legge di Stabilità: in questa direzione va sottolineato come il rinnovo sarà valido per il triennio 2016-2018. L’ipotesi palesata in apertura di articolo si plasma attorno al modello “Federmeccanica” dove gli aumenti salariali a livello nazionale sono stati decisi solo per gli operai che si trovano al di sotto dei minimi salariali. Uno degli artifici più probabili per implementare lo sblocco a favore dei dipendenti pubblici potrebbe essere quello del ricorso ad una distribuzione proporzionale delle risorse, secondo una formula capace di modulare gli aumenti in misura inversa rispetto al reddito.

 

E le pensioni per gli statali? Arriva l’Ape

 

Nel frattempo anche la riforma delle pensioni 2016 mette in evidenza possibili novità di rilievo per coloro che sono impiegati nella Pubblica Amministrazione. Nel tavolo di confronto con i sindacati in questi giorni si discuterà infatti di pensionamenti anticipati, con specifico riferimento alla possibilità di estensione dell’Ape anche ai dipendenti pubblici: il cosiddetto piano Ape elaborato dal Governo Renzi potrebbe infatti recuperare le coperture per mandare in pensione anticipata anche i dipendenti del pubblico impiego. Ricordiamo che l’Ape (Anticipo pensionistico) consente agli over 63 di andare in pensione in anticipo prevedendo un taglio tra l’1 e il 3% per ogni anno di anticipo, in connessione con un prestito che sarà garantito dalle banche (sotto forma di cessione di prestito individuale) con un’assicurazione sui rischi collegati al processo di restituzione.

 

Fonti: blastingnews.com

Roberta Buscherini

 

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mar, ott 28, 2014  Valentina

 

Su questo non dovrebbero esserci più dubbio: il Governo Renzi a gennaio 2015 sbloccherà definitivamente gli stipendi per l’Arma dei Carabinieri e per il comparto sicurezza in generale.

blocco stipendi ccNotizia certamente positiva, ma che lascia dietro di sé una scia di dubbi e perplessità che non fanno dormire sonni tranquilli ai nostri uomini in divisa.

Ad esempio: a dove salteranno fuori i soldi per far fronte allo sblocco stipendiale? Perché, affinché questa azione abbia davvero un effetto positivo sul comparto sicurezza è necessario che avvenga senza esercitare ulteriori tagli in termini di risorse umane e strumentali.

Diversamente  sarebbe come versare acqua in un bicchiere rotto.

 

 

Carabinieri. Care, Carissime Medaglie

 

 

Se da un lato il Governo è continuamente sotto tiro, nella speranza che possa mettere in atto gli strumenti per risollevare la situazione precaria del comparto sicurezza., dall’altro lato ci sono i militari e i loro vertici che dovrebbero fare altrettanto nei limiti delle loro competenze e potenzialità.

 

L’associazione militari Assodipro ha però sottolineato nei giorni scorsi, come questo spirito di sacrificio, non venga avvertito davvero fino in fondo.

Questo si traduce in oltre un milione e 200 mila euro che lo stato spenderà in medaglie d’oro, irrinunciabili riconoscimenti per il servizio e la dedizione verso la patria, istituite da Carlo Alberto nel lontanissimo 1839, quando lo stato italiano esisteva da pochi anni ed era ancora con le casse piene.

 

Ma le rappresentanze militari continuano a dirsi soddisfatte dei traguardi raggiunti con il governo: “finalmente, dopo quattro anni il personale vede riconosciuta per la prima la specificità. È un grande segnale di svolta per l’intero comparto e per la rappresentanza militare (…) tutti coloro che hanno avuto voci stipendiali bloccate durante il quadriennio, dal 1 gennaio 2015, riceveranno il salario previsto per grado e anzianità rivestiti, adeguato alle responsabilità e agli oneri” dichiara il generale Paolo Gerometta, presidente del Consiglio centrale di rappresentanza (Cocer) sezione Esercito.

 

Ma la strada prima di essere contenti e orgogliosi è ancora lunga, molto lunga.

 

 

 

I Sacrifici Toccheranno Nuovamente alle divise

 

 

Se da un lato il blocco degli stipendi è una realtà positiva, non è certo sufficiente per cantare vittoria.

I tagli previsti infatti per i prossimi mesi vedono una riduzione del personale di circa 140 mila unità. Le modalità non sono ancora chiare però, dal momento che il licenziamento è escluso e gli incentivi al pensionamento non hanno avuto molta presa.

Restano quindi la mobilità volontaria con il trasferimento presso altre amministrazioni.

 

A questo si aggiunge anche la volontà già più volte espressa dal premier di ridurre il numero dei corpi di polizia, con un notevole risparmio per le casse statali.

Anche per questo tema si attende la legge di stabilità, ormai manca poco. E capiremo se lo sblocco è solo una palliativo oppure, come ci auguriamo, il primo passo verso scelte più razionali e competenti, che non mettano definitivamente in ginocchio un reparto già allo stremo.

 

 

 

Fonte: militariassodipro / grnet / ilvelino / pianetacobar

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mar, set 23, 2014  Valentina

 

La situazione è talmente grave che per la prima volta nella storia Cocer e sindacati di categoria  delle Forze di Polizia, delle Forze Armate e del Soccorso Pubblico si sono uniti in un’unica voce per gridare al presidente del Consiglio Renzi in modo compatto e deciso più che mai che sarebbe ora di sbloccare l’annata questione degli stipendi fermi da 4 anni.

 

blocco stipendi

blocco stipendi sicurezza

E il verbo “sbloccare” non è un verbo a caso: è diventato negli anni un termine tecnico, ma in realtà è un modo gentile per indicare i tagli agli stipendi in virtù dell’aumento di tasse nazionali e locali, beni, tariffe e servizi.

 

Il settore sicurezza, per le sue caratteristiche e le sue dinamiche, ha risentito della compressione degli stipendi più degli altri ambiti del Pubblico Impiego, sebbene la scure della spending review abbia colpito indistintamente tutti i comparti pubblici. All’interno del settore sicurezza poi è innegabile che vi siano categoria a cui spetterebbe una maggiore tutela, considerate le condizioni di lavoro a cui sono costretti: gli agenti di polizia penitenziaria.

 

Blocco Stipendi Sicurezza. Un Incontro Decisivo

 

 

Le rappresentanze di categoria hanno tenuto a precisare in maniera chiara e senza sconti che l’auspicato anticipo dello sblocco degli stipendi per gli ultimi mesi del 2014, in vista del ripristino delle retribuzioni nel 2015 già stabilite dal D.E.F., è finanziato interamente con risorse interne delle Amministrazioni già destinate al personale dei Comparti e senza nessuna ulteriore spesa per la finanza pubblica.

 

Come a dire, in termini un po’ più maccheronici: evitiamo di trovare altre scuse, perché i soldi ci sono.

Questo blocco stipendiale, che doveva essere straordinario quindi temporaneo, ma che invece si sta perpetuando negli anni, sta lentamente distruggendo  l’operatività di un settore fondamentale per la sicurezza interna del paese, in termini di democrazia e libertà e anche in termini di dignità del lavoro, per ciò che riguarda ad esempio la polizia penitenziaria.

 

 

Blocco Stipendi Sicurezza. Terreno Fertile Per Sindacati

 

 

Sarebbe un bel segnale politico se, nell’ambito della riforma della rappresentanza Militare attualmente in discussione presso la Commissione Difesa della camera, arrivasse il riconoscimento delle libertà Associative/sindacali anche agli appartenenti alle Forze Armate, recependo quanto sancito da convenzioni europee e carta dei Diritti “.

Parole di Gianna Fracassi, segretaria confederale della CGIL nell’ambito della conferenza stampa di presentazione del Dossier CGIl e SILP su “le condizioni di vita e di lavoro degli operatori di Polizia tra Spending-Review e domanda di sicurezza”.

 

Secondo questo studio, la situazione del comparto sicurezza è davvero allo stremo: ogni anno il personale diminuisce di circa 350 unità; in sette anni, dal 2006 al 2013, il totale delle forze in servizio è passato da 103mila a 95mila con un calo del 10% e gli stipendi hanno subito una riduzione mensile di circa 300 EURO lordi.

 

In una condizione di questo genere il desiderio di un’assistenza di carattere sindacale per un comparto che ne è escluso diventa sempre più forte, nella speranza che in futuro non si ripeta mai più un serie di provvedimenti di questo tipo che hanno minato alla base l’intero settore e dai quali riprendersi sarà davvero dura.

 

 

 

Fonte: forzearmate / militariassodipro / ilnuovogiornaledeimilitari /guidolanzo.blogspot

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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mer, set 10, 2014  Marco Brezza

Prosegue la forte ondata di protesta sollevata dalla conferma della stabilizzazione anche per il prossimo anno del blocco dei contratti dei dipendenti pubblici. Per comprendere meglio la reale configurazione della situazione andiamo rapidamente a ripercorrere le varie tappe che hanno condotto all’esplosione della protesta delle forze di polizia e delle forze dell’ordine avvenuta la scorsa settimana.

 

Blocco stipendi statali, rabbia dalle forze dell'ordine

 

Blocco stipendi statali, riassunto del 2014

 

Nel Documento di economia e finanza messo a punto in aprile dal Governo Renzi si leggeva che la spesa per gli statali tornerà a crescere solo dal 2018: si tratta di un vero e proprio annuncio di prosecuzione del blocco stipendi statali. Tale blocco veniva poi (a parole) scongiurato in due differenti momenti (prima ad aprile e poi in agosto) da vari esponenti di Governo. La scorsa settimana giungeva infine la conferma del non rinnovo dei contratti, prima dal sottosegretario Rughetti e successivamente dal Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia: la motivazione? Le risorse per sbloccare gli stipendi dei dipendenti statali al momento proprio non ci sono. E allora. apriti cielo, si sono spalancati i cancelli della protesta: l’esercito dei 3 milioni di dipendenti ha deciso di scendere sul piede di guerra.

 

Il blocco dura da 56 mesi: forze di polizia in sciopero?

 

56 mesi di blocco degli stipendi non bastano? Sembrerebbe di no: il blocco del contratto degli statali è infatti stato inaugurato nel corso del 2010 e la proroga ufficiale per tutto il 2015 è stata confermata definitivamente proprio negli scorsi giorni. L’aria è satura di tensione: “Per la prima volta nella storia della Repubblica siamo costretti a dichiarare lo sciopero generale – vergano in una nota i sindacati di categoria relativi alle forze di polizia – verificata la totale chiusura del Governo ad ascoltare le nostre esigenze per garantire sicurezza, soccorso pubblico e difesa del Paese”. Parole che non danno adito a fraintendimenti sulle reali fattezze della situazione. “Siamo l’unico Paese che ha cinque forze di polizia. Non tocchiamo lo stipendio né il posto di lavoro di nessuno. Ne riparleremo nella legge di Stabilità” afferma invece il presidente del Consiglio Matteo Renzi, cercando di gettare acqua sul fuoco, ma senza disdegnare una frecciata che ha il sapore acre della benzina: “Certo, con il 43% dei giovani disoccupati — insiste Renzi — minacciare lo sciopero è ingiusto”.

 

Blocco stipendiale forze dell’ordine: le parole di Alfano

 

Apparentemente schierato dalla parte delle forze dell’ordine c’è il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, il quale ha affermato: “Sono convinto comunque che ci sono le condizioni per affrontare con serenità il problema e risolverlo. I protagonisti della sicurezza – afferma il numero uno del Viminale – sono gli uomini e le donne in divisa. Agli operatori di polizia è riconosciuta la specificità e noi lavoreremo perché sia assicurata nei mesi prossimi”. “Stiamo lavorando – ha continuato Alfano – non per il rinnovo del contratto, che non è stato richiesto, ma per eliminare i blocchi salariali e speriamo che questo sforzo non venga complicato dai toni eccessivi del comunicato di ieri. Sono convinto che ci siano le condizioni per affrontare con serenità, da tutte le parti in causa, il problema e risolverlo”. Toni concilianti che si contrappongono certamente ai toni usati dal premier Renzi in questi giorni. Come si risolverà la questione del blocco degli stipendi?

 

Fonte: Repubblica

 

Marco Brezza

 

 

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lun, set 8, 2014  Marco Brezza

Una possibile (e virtuosa) rivoluzione copernicana in ambito scolastico: ne avevamo già parlato nelle scorse settimane come di una interessante idea formulata dal team di lavoro capitanato dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Stiamo parlando degli scatti stipendiali in base al merito, ovverosia un incentivo destinato ai docenti della scuola pubblica che dimostrano, attraverso il proprio lavoro, di meritare un aumento di stipendio.

 

Stipendi insegnanti

Stipendi insegnanti: il possibile meccanismo degli scatti basati sul merito

 

Una prospettiva inizialmente lanciata come provocazione costruttiva nel dibattito inerente alla necessaria riforma della scuola: ma che ora assume fattezze di concreta applicabilità nel disegno complessivo delineato dalle linee guida emesse dal Governo Renzi. All’interno del documento contenente le suddette linee guida affiora infatti un sistema che scandisce per gli insegnanti un raddoppio degli scatti stipendiali rispetto al vecchio sistema: il sistema riformato comprende infatti ben 12 scatti, ognuno caratterizzato da un valore di 60 euro netti al mese.
Come fare per raggiungere gli agognati aumenti di stipendio? Sarà necessario dimostrare di essere degli ottimi insegnanti. La valutazione complessiva per definire ciò sarà data dai risultati raggiunti con gli alunni, dal conseguimento di attestati e certificati ed attraverso una costante opera di lavoro ed attività per la scuola nel suo complesso. Il tutto sarà certificato e definito tramite un valore rappresentato nella fattispecie da un vero e proprio credito idoneo a far scattare l’aumento di stipendio. In tutto questo processo di modifica verrebbero di fatto eliminati gli scatti stipendiali per anzianità di servizio, definiti, qualche settimana fa dal Ministro Stefania Giannini come “il frutto di un mancato coraggio politico del passato”.

 

Riforma Renzi: quale futuro?

 

Qualora la proposta di riforma dovesse andare a regime nelle tempistiche prestabilite dal Governo, il primo scatto fondato sul nuovo sistema potrà essere attribuito nel 2018, al termine del primo triennio dell’assunzione dei 150mila precari. Al contrario, tra il 2015 ed il 2018 non vi sarà la possibilità per gli insegnanti della scuola pubblica di vedersi attribuiti gli scatti.
Ma ecco le modalità attraverso le quali gli scatti dovrebbero prendere forma: per gli insegnanti che sono arrivati a 33 anni di servizio prestati e a cui mancano meno di 3 anni per il pensionamento continuerà ad applicarsi l’attuale ed ordinario sistema di scatti di anzianità. Per ciò che riguarda invece i docenti immessi in ruolo dopo l’entrata in vigore del piano sarà possibile il riconoscimento degli scatti stipendiali (ovviamente solo se utilmente maturati) fino al 1 settembre 2015 e applicazione del nuovo regime a partire dalla data di immissione in ruolo.

 

Blocco stipendi insegnanti fino a quando?

 

Nel frattempo lo tsunami della prosecuzione del blocco stipendi per i dipendenti pubblici ha ovviamente colpito anche la categoria insegnanti: con i sindacati che ovviamente hanno dissotterrato l’ascia di guerra, promettendo mobilitazioni. Bonanni (segretario CISL) ha accusato il Governo di usare “guanti bianchi per le municipalizzate e la mannaia sui dipendenti pubblici” e la Camusso (vertice CGIL) che ha sommessamente affermato: “Si chiede ai soliti noti (ndr, i dipendenti pubblici) per non toccare altri interessi che invece produrrebbero molte risorse”. Nel frattempo il premier Renzi non si fa intimidire e prosegue per la sua strada. Solo il tempo ci dirà chi l’avrà vinta.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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