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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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ven, mag 6, 2016  Roberta Buscherini

Aria di terremoto in materia pensionistica nel nostro Paese. Tra annunci epocali di Matteo Renzi e crisi congiunturale che tocca inevitabilmente la materia previdenziale, la situazione è in assoluto divenire. Nel frattempo risulta interessante analizzare in che modo si struttura la Cassa trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) con specifico riferimento ai dipendenti pubblici impiegati presso il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico. Per comprenderlo in maniera più accurata è necessario analizzare “Porte Aperte”.

 

Comparto difesa

 

Il trattamento pensionistico per il comparto difesa

 

Che cos’è concretamente “Porte Aperte”? Si tratta della cassa dedicata ai trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) istituita nel 1996, in applicazione della legge 8 agosto 1995, n. 335, alla stregua di gestione separata dell’INPDAP. Successivamente, a partire dall’anno 2012, si è concretizzata la soppressione dell’INPDAP che ha determinato il trasferimento dei Fondi gestiti dall’ex INPDAP all’INPS. Alla cassa CTPS sono iscritti i dipendenti dello Stato, della scuola, dell’università e le forze armate: nel complesso si giunge ad un totale di oltre 1 milione e mezzo di iscritti alla cassa previdenziale (per la precisione 1.581.000 iscritti). All’interno di questa nutrita mole ci sono gli iscritti al Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (Vigili del Fuoco, Corpi di Polizia, Forze Armate, Carriera Prefettizia, Carriera Penitenziaria) che giungono a circa 536mila unità.

 

Pensioni comparto difesa: Il diritto alla pensione di anzianità

 

Coloro che sono impiegati presso il comparto sicurezza (ovverosia Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo nazionale dei vigili e Corpo Forestale dello Stato) in che momento maturano il diritto alla pensione di anzianità? La risposta: a 57 anni e tre mesi con 35 anni di anzianità contributiva. In alternativa (a prescindere dall’età anagrafica) al raggiungimento dei 40 anni e 3 mesi di contributi. Esiste un’eccezione: coloro i quali, alla data del 31 dicembre 2011, abbiano già raggiunto la massima anzianità contributiva prevista (cioè aliquota massima di pensione pari all’80% della retribuzione pensionabile), possono accedere alla pensione di anzianità all’età di 53 anni e tre mesi.

 

Novità Renzi e pensione ausiliaria comparto difesa

 

Nel frattempo, in materia pensionistica si stanno concretizzando diversi cambiamenti di non poco rilievo: è proprio di questi giorni l’annuncio da parte del premier Matteo Renzi della possibile istituzione dell’APE (il nuovo Anticipo Pensionistico) che potrebbe permettere nei prossimi anni ai nati tra il 1951 e il 1953 di andare in pensione prima del tempo debito. Ma tale novità sarà applicabile al Pubblico Impiego. Ancora non è chiaro, nei prossimi giorni forniremo informazioni in merito.
Tornando ad analizzare da vicino la materia delle pensioni per i dipendenti pubblici, risulta utile effettuare un rapido focus sull’istituto della pensione ausiliaria: quest’ultimo si applica in maniera esclusiva al personale militare (e quindi Forze Armate, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza). Il collocamento in ausiliaria si concretizza nella possibilità, al raggiungimento dell’età pensionabile, di essere congedati dal servizio attivo, con la disponibilità ad un eventuale richiamo in servizio per un periodo massimo di 5 anni. Al dipendente collocato in ausiliaria, a decorrere dal mese di gennaio 2015, spetta, a complemento del trattamento di quiescenza, una indennità annua lorda, uguale al 50% della differenza tra il trattamento di quiescenza percepito e il trattamento economico che spetta al pari grado collocato in servizio.

 

Fonte: inps.it

 

Roberta Buscherini

 

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mer, apr 6, 2016  Patrizia Caroli

Come si configurano i requisiti per la pensione di vecchiaia nel 2016 per i dipendenti del settore difesa, sicurezza e soccorso pubblico? Poiché il regolamento di armonizzazione adottato in attuazione della legge Fornero (riversatasi nel Decreto Presidente della Repubblica 157/2013) tale categoria di lavoratori non è stata presa in considerazione per mancanza di “accordo” in merito ai nuovi requisiti da applicare nei confronti del personale appartenente a Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato, Polizia penitenziaria, Guarda di Finanza e Vigili del Fuoco. Pertanto per tali categorie continuano a trovare applicazione i requisiti vigenti fino alla data del 31 dicembre 2011.

pensioni comparto difesa sicurezza

 

 

Pensioni dipendenti difesa, sicurezza e soccorso pubblico

 

Un tema che in queste settimane sta assumendo ulteriore anche alla luce dei dati pubblicati dall’INPS (Osservatorio delle pensioni) in merito ai dati generali delle pensioni dei lavoratori italiani: il 63,4% degli assegni pensionistici (11,5 milioni di assegni circa) è inferiore a 750 euro, con le donne a rappresentare la netta maggioranza di tale quota (circa il 77%). Una differenziazione di genere piuttosto accentuata.
Va detto, tornando all’età pensionabile per i lavoratori del settore difesa, sicurezza e soccorso pubblico, che questa, per gli effetti combinati del decreto legge 78/2010 e della legge 122/2010, deve essere adeguata in base alla speranza di vita, continuando ad allinearsi con il differimento tra perfezionamento dei requisiti anagrafici (o contributivi) e riscossione del primo assegno pensionistico a causa della finestra mobile (corrispondente ad almeno 12 mesi).

 

La pensione di vecchiaia per il comparto difesa e sicurezza: focus

 

Ma focalizziamoci sulla pensione di vecchiaia per tale categoria. Anche per il 2016 la pensione di vecchiaia per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico si perfeziona al raggiungimento dell’età anagrafica massima per la permanenza in servizio prescritta dai singoli ordinamenti. Si tratta di una caratteristica variabile in funzione della qualifica e del grado: ad esempio viene qui prese in considerazione l’età della permanenza massima in carica. In connessione a ciò viene valutato il requisito contributivo previsto per la generalità dei lavoratori, 20 anni di contributi.
Pensione di vecchiaiaEcco l’elenco dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia per il comparto difesa: 60 anni (ex d.lgs 165/1997). A questo numero devono essere però legate una serie di importantissime eccezioni. Eccole qua elencate:
- 61 anni: per i generali delle Forze armate, di divisione (nell’Esercito) o gradi corrispondenti;
- 62 anni: per i generali di brigata della Guardia di finanza del ruolo aeronavale;
- 63 anni: per i generali delle Forze armate, di corpo d’armata (nell’Esercito) o gradi corrispondenti;
- 65 anni: per alcuni altre tipologie di generali appartenenti alle Forze armate.

 

La variabile “speranza di vita”

 

Attenzione: il requisito anagrafico non viene adeguato agli incrementi della speranza di vita correnti nella specifica ipotesi in cui al compimento di detto limite di età risultino già soddisfatti i requisiti prescritti per il diritto alla pensione di anzianità: stiamo ovviamente parlando dei 35 anni di contributi versati. Diversamente, nel caso in cui il dipendente pubblico impiegato presso il comparto difesa, sicurezza e ordine pubblico, raggiunga il limite di età previsto in relazione alla qualifica (o al grado di appartenenza) e contemporaneamente non abbia (al cadere di tale data) già maturato i requisiti previsti per la pensione di anzianità, allora il requisito anagrafico stabilito per l’accesso al pensionamento di vecchiaia dovrà essere adeguato all’indice della speranza di vita corrente.

 

Fonti: repubblica.it, pensionioggi.it

 

Patrizia Caroli

 

 

 

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sab, apr 25, 2015  Valentina
Fonte: adnkronos.it

Fonte: adnkronos.it

Lo si aspettava per l’anno scorso, ma meglio tardi che mai. È stato finalmente presentato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e approvato Presidente della Repubblica e dal  Consiglio Supremo di Difesa il Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa.

 

Si tratta di 67 pagine nelle quali sono contenute solo le linee guida alle quali lo stato maggiore della difesa dovrà attenersi per stilare un documento di carattere tecnico e dettagliato che vada ad analizzare i singoli aspetti.

 

L’introduzione al libro bianco fotografa una situazione delle nostre forze armate davvero poco incoraggiante: vecchie, troppo rigide e sbilanciate in termini di gerarchie. Nulla di nuovo, in fondo.

I capitoli centrali del libro bianco parlano di aria fritta e poco più.

Nella conclusione del libro bianco si legge un’abdicazione per non prendere decisioni scomode, essendo non competente in materia e delegando a chi competente lo è, la parte decisionale, pur imponendo vincoli di convenienza.

Indubbiamene è un libro bianco. Di nome e di fatto. Bianco. Vuoto.

 

 

Libro Bianco Difesa. Cosa Cambierà…MA Cambierà?

 

Analizziamo insieme cosa cambierà di fatto nelle principali aree di criticità delle forze armate.

Prima di tutto si punterà ad avere una forza più giovane, numericamente flessibile e preparata professionalmente; si dovrà quindi prevedere un orientamento maggiore alla formazione e all’addestramento anche di carattere internazionale, accompagnato da una maggiore interazione con la società.

Rimane però chiaro l’obiettivo di arrivare ad avere 150.000 militari nel 2024 come previsto dalla Riforma Di Paola.

 

Poi la ripartizione di gradi e compiti dovrà essere più snella e proporzionata tra gradi, ruoli e specialità tenendo conto anche del personale in servizio permanente e a tempo determinato.

In questa ottica anche i percorsi di carriera e il sistema degli arruolamenti per la truppa e i sottufficiali saranno unificati e lo sviluppo delle carriere e delle relative retribuzioni sarà direttamente collegato al progredire nei gradi, alla crescita professionale e alle funzioni.

Il libro bianco poi vuole avere più personale in ferma prefissata, quindi con contratti “a termine”, più giovani arruolati e con maggiori tutele al momento del congedo; non si è dimenticato infatti che gli stipendi sono bassi e le  indennità di missione alte.

 

Leggete per caso qualcosa di concreto e nuovo? Tutte queste rivoluzioni che ci si attendeva dove sono finite? Dov’è che si parla ad esempio del diritto di associazione per i militari?

 

 

Libro Bianco Difesa. Le Reazioni

 

Se da un lato c’è chi come l’ammiraglio Binelli, si scaglia contro il documento perché, secondo lui, privilegia l’esercito a discapito di Marina militare e Aeronautica, dall’altro rimane sempre il personale operativo con i soliti problemi e le solite questioni irrisolte che, con questo libro bianco sono semplicemente passate dalle mani del ministro a quello dello stato maggiore.

Mani più sicure? Difficile crederlo. Ad oggi tutto rimane aleatorio.

 

 

 

 

Fonte: analisidifesa / sindacatosupu / militariassodipro

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, set 18, 2014  Valentina

 

Le spese militari sono un tema molto complicato. Quando fai delle spese che sono inutili solo per il gusto di buttare via soldi, e purtroppo ci sono anche queste realtà, ti senti piangere il cuore pensando che la più grande spesa militare che puoi fare è investire in educazione. La più grande arma per costruire la pace non è l`F35 o l`Eurofighter, è la scuola.”

Parole di Renzi, il premier delle armi ai Curdi.

 

istituzioni e libro biancoDurante un’intervista all’Agesci, il primo ministro ha poi ampliato il suo concetto,  parlando dell’importanza per le forze armate della ricerca scientifica a discapito di inutili strumenti bellici.

Il premier della conferma degli F 25.

 

Parole senza dubbio contrastanti con le azioni dello stesso governo e che poco tengono in considerazione la drammatica situazione dell’esercito italiano e delle forze armate in generale, in termini finanziari e professionali.

 

Parole contrastanti anche con le linee guida del Libro Bianco, elaborate dal Ministro Pinotti, sulla strategia evolutiva delle forze armate per i prossimi 15 anni che dovrebbero portare alla creazione di “uno strumento militare che costituisca componente attiva e qualificante della politica multidisciplinare e interministeriale del Governo per la sicurezza e la difesa, in grado di concorrere efficacemente alla salvaguardia delle direttrici di sviluppo economico e sociale del Paese nel contesto internazionale” ovvero “con diversificate capacità operative, che possano essere impiegate a livello nazionale o in coalizione in ogni fase di un conflitto e per un protratto periodo di tempo”.

 

 

Difesa: Ottobre, Il Mese Della Verità

 

 

 

progetti normativi difesaTutti questi nodi verranno comunque al pettine il prossimo ottobre, con l’approvazione della Legge di Stabilità 2015, la quale riporterà a chiare lettere gli interventi che interesseranno il dicastero della Difesa e la quantità dei nuovi tagli al bilancio delle Forze Armate.

 

Entro dicembre poi ci sarà la presentazione del Libro Bianco in parlamento che dovrebbe dare una scadenza temporale alla revisione dello strumento militare.

 

Non dimentichiamo poi che proprio al libro bianco possono contribuire tutti, dicendo la propria o dando suggerimenti utili inviando una mail all’indirizzo librobianco@difesa.it.

 

Un modo senza dubbio originale per coinvolgere i cittadini nella strategia evolutiva delle forze armate per i prossimi 15 anni almeno. Una differenza epocale rispetto al primo libro bianco di Spadolini nel 1985, dettato dallo sfumare dello scontro tra est e ovest e anche al precedente dell’on. Martino nel 2002, legato alla tragedia dell’11 settembre.

 

Chissà se anche questo terzo Libro Bianco farà storia oppure farà solo più confusione.

 

 

 

 

Fonte: analisidifesa / forzearmate / leggioggi / internazionale

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mer, lug 30, 2014  Marco Brezza

Parliamo di esuberi forze armate 2014: La bozza di spending review elaborata dal commissario Cottarelli sta per giungere sul tavolo della compagine governativa capitanata da Matteo Renzi: la somma complessiva dei tagli spaventa, e non poco, il comparto pubblico (con i sindacati già in fibrillazione e pronti alla protesta). È altresì vero che una sorta di “cura antibiotica” pare essere necessaria per un’Italia in seria difficoltà sul piano dei conti dello Stato, per non parlare della crisi economica e di una ripresa che pare non essere ancora sul punto di cominciare realmente.

 

esuberi forze armate 2014

Fonte: forzearmate.org

Esuberi forze armate 2014: il piano di revisione di spesa

 

Nel complessivo piano di revisione della spesa entrano, senza ombra di dubbio, i settori di sicurezza e difesa: e il tema rappresentato dagli esuberi forze armate 2014 si configura certamente come denso di criticità e spigoli acuminati. Le forze armate dovranno essere “colpite” da una sforbiciata di personale che dovrebbe assestarsi sulla riduzione di 20mila militari da attuare entro il prossimo decennio: lo sfoltimento riguarderà poi circa 7800 dipendenti civili afferenti al Ministero della Difesa. Le forze armate scenderanno pertanto ad una consistenza numerica di 150mila unità (tra tutte e tre le Armi, Esercito, Marina ed Aeronautica) dalle circa 170mila attualmente in servizio. Per ciò che riguarda il personale civile della Difesa in esubero sarà prevista una mobilità verso altre amministrazioni dello Stato.

 

Come ridurre il personale delle forze armate?

 

La dinamica procedurale scelta per ottemperare alla riduzione del personale, con contestuale edificazione di esuberi forze armate 2014, si definisce attraverso gli strumenti della mobilità e dell’aspettativa per riduzione quadri. Non vi saranno violente misure espulsive nei confronti del personale dipendente: ed inoltre saranno stabilite per i militari in esubero riserve di posti nei concorsi pubblici e altre misure di favore per il transito nei ruoli di altre amministrazioni dello Stato. I numeri stabiliti dal commissario Carlo Cottarelli si assestano su una crescita dei tagli nel corso del prossimo triennio. Si comincia con 100 milioni di riduzione nel 2014. In questo senso non va poi dimenticato che le misure di risparmio includono la riduzione delle missioni all’estero, il cui costo di rientro sarebbe da coprire attraverso risorse “una tantum”.

 

Esuberi forze armate 2014, un cambiamento epocale?

 

Sempre con attento riferimento agli esuberi forze armate 2014, va poi detto che il piano generale di revisione complessiva della spesa afferente alle forze armate stesse transita anche per l’accorpamento e la rimodulazione di decine e decine di uffici. A parere Andrea Margelletti, presidente del Cesi (Centro Studi Internazionali), la riforma, se correttamente implementata, costituirebbe una grande rivoluzione per il settore, quasi un cambiamento epocale: “La rimodulazione dei fondi permetterà di avere una Difesa più snella e meno onerosa per il cittadino ma ancora più capace di affrontare nuove sfide. A beneficiarne non saranno solo le missioni all’estero ma anche gli interventi in occasione di disastri naturali che hanno portato tanto dolore al nostro Paese”.
Come a dire: trarre la linfa positiva da un periodo di difficoltà, trasformare i momenti difficili in importanti occasioni per rivedere, riorganizzare e conferire maggiore efficienza allo strumento della Difesa italiana, mutare la questione degli esuberi forze armate 2014 in nuove ed inedite possibilità. Potrebbe essere il modo corretto di fare buon viso al “cattivo gioco” dei tagli?

 

Fonti: ilmessaggero.it, forzearmate.org

 

Marco Brezza

 

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