Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mar, mag 9, 2017  Roberta Buscherini

Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. rimborso cessione quintoDa questo studio è emerso che la gran parte dei contratti di cessione del quinto o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco, già in una delicata situazione di sovraindebitamento, era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori ADICONFI. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ADICONFI ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata. Qui di seguito ho voluto riportarvi l’intervista al presidente di ADICONFI il sig Alessandro Lega per aiutare tutti coloro che si trovano in situazioni simili a quella del sig Franco.  

 

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Presidente Lega; cos’è ADICONFI e a chi si rivolge?

 

alessandro lega presidente ADICONFI

Alessandro Lega; Presidente di ADICONFI – Associazione Difesa Consumatori Finanziari

Adiconfi è una Associazione di Difesa dei Consumatori di servizi Finanziari. E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

Chi fa parte dell’organico professionale di ADICONFI?

 

Il nostro staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ADICONFI?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se ADICONFI può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

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Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad ADICONFI  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica, ADICONFI tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

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Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come ADICONFI speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra ADICONFI  e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato ADICONFI, ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

Presidente Lega; quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega ADICONFI li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

 

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Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede i rimborsi che li spettano tramite ADICONFI?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa ADICONFI con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite ADICONFI, l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Presidente per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ad ADICONFI?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2016/2017 e di €5 (cinque).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ADICONFI?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web: http://www.adiconfi.it/richiesta-rimborsi-cessione-del-quinto-rinegoziate/

 

Grazie presidente Lega per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

Roberta Buscherini

 

 

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mar, set 26, 2017  Marco Brezza

Oggi i sa arrivare a fine mese è un problema diffuso. Per questo molti, anche i dipendenti pubblici, da sempre considerati categoria “privilegiata”, quando possono cercano di arrotondare lo stipendio fisso con altre entrate che permettano di condurre una vita tranquilla.

Dunque anche chi possiede un’occupazione all’interno del pubblico impiego può relazionarsi con altre forme di lavoro di diversa tipologia.  vediamo allora insieme quali ulteriori contratti di lavoro possono essere stipulati e iniziamo a introdurre la questione relativa al  dipendente pubblico prestazione occasionale.

 

Dipendente pubblico prestazione occasionale: è possibile?

Dipendente pubblico prestazione occasionale: ecco 2 cose da sapere

 

In via introduttiva va detto che in Italia vige il principio dell’esclusività del rapporto di lavoro pubblico: il dipendente statale è tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (un principio di rilievo costituzionale) dedicandosi completamente al proprio lavoro presso l’ufficio cui è destinato, senza distrarre le proprie energie lavorative verso attività diverse e non inerenti a quelle che hanno che fare con le sue precipue mansioni presso la Pubblica Amministrazione.
Entrando nello specifico della questione inerente al dipendente pubblico prestazione occasionale, bisogna in primo luogo definire che cos’è una prestazione occasionale: si tratta di una forma di rapporto di lavoro spesso utilizzata da giovani e lavoratori dipendenti che hanno una possibilità di guadagno extra sfruttando le proprie competenze in altri ambiti. Nella sua definizione normativa comprende qualsiasi attività di lavoro che non abbia abitualità, professionalità, continuità e coordinazione. occasionale appunto. Questa tipologia di lavoro nasce con la famosa Legge Biagi nel 2003 3 ha subito nel corso degli anni alcune modifiche sostanziali.

 

Prestazione occasionale: la disciplina normativa

 

Attraverso la prestazione occasionale si ha la possibilità di lavorare in modo indipendente senza aprire partita IVA.

Proprio negli ultimi mesi, con la cancellazione del voucher, questo ambito ha subito molte modifiche; il 5 luglio scorso proprio l’INPS ha emanato una circolare esplicativa sulle nuove metodologie di regolamentazione del lavoro occasionale. E’ infatti proprio l’ente previdenziale appena citato che gestisce la parte economica.

 

 

Esistono due strumenti previsti dalla legge per poter eseguire lavori occasionali.

 

Il primo è il libretto famiglia per privati; il secondo è il contratto di prestazioni occasionali  CPO; per entrambi questi strumenti è stato fissato un limite massimo di retribuzione a 5 mila euro netti annui.

Oltre a quello economico esiste anche un limite di carattere dimensionale che riguarda le aziende. per poter usufruire delle prestazioni di lavoro occasionale, il datore di lavoro non può avere oltre i 5 dipendenti con contratto a tempo indeterminato.

Fatti salvi i due limiti appena esplicitati, possono prestare lavoro occasionale i professionisti, i lavoratori autonomi, gli imprenditori, le associazioni, le fondazioni ed altri enti.

 

Ciò che più interessa ai fini di questo articolo però è che questa tipologia di prestazione lavorativa non può però essere utilizzata da talune categorie di lavoratori: tra queste vi sono i dipendenti pubblici.

 

Dipendente pubblico prestazione occasionale: l’eccezione

 

Tra le altre categorie di lavoratori esclusi dalla possibilità di effettuare la prestazione occasionale vi sono gli iscritti agli albi, coloro che appartengono a commissioni e ad organi di amministrazione e coloro che lavorano presso enti sportivi legalmente riconosciuti.
Ecco pertanto chiarita la questione relativa al tema del dipendente pubblico prestazione occasionale. È confermato quindi quel principio direttivo centrale nell’ordinamento italiano che citavamo in apertura. L’obiettivo sotteso a questo assunto è chiaramente legato al tentativo di evitare conflitti di interessi fra Amministrazione Pubblica e dipendenti statali.

Viene certamente da chiedersi se ha ancora senso oggi, nel momento di massima recrudescenza della crisi economica, il perdurare di questo divieto.

 

È comunque evidente che vale la regola per cui il dipendente pubblico che lavora part-time può effettuare delle prestazioni occasionali: a patto però che le stesse non cagionino un pregiudizio al corretto espletamento dei compiti che il dipendente è chiamato a svolgere all’interno dell’Amministrazione: insomma per quanto riguarda la questione dipendente pubblico prestazione occasionale, quest’ultima non deve in alcun modo contrastare con gli obblighi e i doveri istituzionali, o comunque riferibili a settori coincidenti con quelli demandati per legge alla propria amministrazione.

 

 

 

 

 

Fonte: arealavoro / fiscoetasse

 

 

 

 

Marco Brezza

 

 

 

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ven, giu 23, 2017  Patrizia Caroli

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Una domanda che oscilla ormai costante nella testa di coloro che lavorano nel pubblico impiego e sono tentati, viste le difficoltà economiche del periodo (con blocchi degli scatti di anzianità ed altri provvedimenti che non permettono l’adeguamento dello stipendio all’aumento del costo della vita) di svolgere un secondo lavoro. Ma vediamo come si delinea la normativa in materia nel nostro ordinamento con il doppio lavoro dei dipendenti pubblici.
Fonte: osct.com[/caption]

dipendente pubblico può svolgere altri lavori

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Ecco cosa accade in Italia

Spesso vige, da parte delle pubbliche amministrazioni, una sorta di implicito oscurantismo nei confronti degli aspetti normativi che regolano le possibilità che legano il dipendente pubblico e il secondo lavoro. Di solito si tende a non pubblicizzare con troppo entusiasmo la modalità inerente alla possibilità di regolarizzare certe posizioni da parte del dipendente pubblico. Oggi la legge italiana disciplina in maniera piuttosto puntuale la questione inerente al dipendente pubblico e il secondo lavoro: infatti tra i principi che reggono il nostro ordinamento vi è infatti quello che tutela l’interesse pubblico, bene primario che deve essere costantemente seguito dalla Pubblica Amministrazione. Tale tipologia di interesse si manifesta anche nella forma del dovere di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è quindi tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (tutelata appunto dall’art. 97 della Costituzione della Repubblica) dedicandosi in maniera totale alla propria attività lavorativa presso l’ufficio cui è destinato, senza indirizzare le proprie energie lavorative verso attività differenti e non inerenti a quelle che vanno a concernere all’amministrazione pubblica.

 

Limiti ed eccezioni

 

Per rispondere alla domanda che apre l’articolo non si può non citare il Decreto Legislativo n. 165 del 30 marzo 2001 il quale disciplina in maniera puntuale e senza tentennamenti di alcun tipo, il generale divieto per i dipendenti statali di svolgere un secondo lavoro. Con il doppio lavoro cosa rischio? Insomma, al netto di alcune deroghe previste dalla normativa e dalle leggi in essa espressamente richiamate (part-time, alcune tipologie di collaborazione ad esempio a giornali, riviste, enciclopedie e simili), è tassativamente escluso che i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica con contratto a tempo pieno possano esercitare un secondo lavoro concernente attività professionali libere, anche nel caso in cui non esista un conflitto di interessi “strictu sensu”.

 

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? La cruda realtà

 

Ma nella realtà concreta delle cose, il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? L’attuale stato dell’arte della materia sembrerebbe propendere per una risposta negativa. Tuttavia nella pratica e nella contingenza di un presente condizionato gravemente da una crisi economica che non accenna ad alleggerirsi, il dipendente pubblico spesso si confronta con una seconda occupazione. Quest’ultima si configura senza dubbio al di fuori dei confini normativi posti dalla legge italiana. A questo riguardo c’è un dato che fa molto riflettere: nel corso del 2012 la Guardia di Finanza ha puntato la sua lente di ingrandimento su 879 casi nei quali il dipendente pubblico e il secondo lavoro si vanno a combinare nell’inevitabile categoria del lavoro nero.

 

Patrizia Caroli

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mer, dic 31, 2014  Valentina

 

Fonte: informaromanord.it

Fonte: informaromanord.it

Nell’immaginario comune da molti anni e soprattutto in Italia, avere un posto di lavoro nel pubblico impiego è una fortuna non da poco.

Il lavoro del dipendente statale, sia comunale o statale, è da sempre visto che una professione privilegiata, anche se con le ultime riforme e i continui tagli non si può certo dire che il mondo statale sia un paradiso come qualche decina di anni fa.

 

Nell’ambito comunale le figure di riferimento non solo soggetti amministrativi ma anche e soprattutto professionisti di settore, come geometri, ingegneri, assistenti sociali ad esempio.

 

 

 

Dipendente Comunale. Ecco Come Lo Si Diventa

 

 

 

Come per tutti i ruoli all’interno del settore statale, anche per diventare dipendente comunale serve la partecipazione e il superamento di un concorso pubblico. Per trovare il concorso che ci interessa, un ottimo modo è quello di consultare spesso la Gazzetta Ufficiale, nella sezione che riguarda i bollettini ufficiali delle regioni, che al suo interno pubblicano anche i concorsi per Province, Comuni, Aziende municipalizzate, Enti pubblici e Aziende Sanitarie Locali.

 

All’interno del bando del concorso viene riportato anche il numero di posti disponibili, i requisiti richiesti e anche tutta a documentazione e le modalità di presentazione della domanda, inclusa anche la data di scadenza del concorso e indicazioni sul contratto di assunzione, se a tempo determinato o indeterminato ad esempio.

 

 

 

 

Dipendente Comunale. L’Avviamento A Selezione

 

 

 

Oltre al concorso pubblico esiste anche un altro modo per entrare a far parte della schiera dei dipendenti statali all’interno del proprio comune. È quello dell’avviamento a selezione che si svolge nei centri per l’impiego e ha lo scopo di assumere personale in basse qualifiche. Invece del concorso, requisiti e modalità vengono comunicati dall’amministrazione comunale direttamente al centro per l’impiego. I candidati in possesso dei requisiti richiesti devono poi riempire un modulo e in questa maniera entreranno a far parte di una graduatoria. Tale graduatoria viene poi trasmessa dal Centro per l’impiego all’amministrazione, la quale convocherà poi i candidati per le prove di idoneità, che possono consistere in prove pratiche o in sperimentazione di carattere lavorativo.

 

Esiste anche un terzo metodo di reclutamento per i dipendenti comunali con situazioni personali difficili, come ad esempio gli invalidi o le categorie protette. Si tratta della chiamata numerica; non è un concorso pubblico anche se è comunque prevista una prova di idoneità e un percorso di inserimento lavorativo che si conclude con l’assunzione.

 

 

 

 

Fonte: mondolavoro / concorsipubblici / inforomanord

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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ven, giu 8, 2018  Valentina

enam-rimborso-spese-medichePer capire come poter attivare la procedura di rimborso delle spese mediche all’Enam, cioè all’ente nazionale di assistenza magistrale, bisogna spendere due parole proprio su questo organo. Si tratta infatti di un ente pubblico a tutti gli effetti, che detiene personalità giuridica e risponde delle proprie azioni al ministero dell’istruzione.

Il suo scopo primario è quello di occuparsi di sussidi, sovvenzioni, borse di studio e assistenza scolastica e sanitaria dei propri iscritti.

 

 

 

E chi sono gli iscritti all’enam? Sono i dipendenti delle scuole elementari e materne statali, senza distinzione di servizio, cioè siano essi in pensione oppure ancora in ruolo. Tanto per dare un’idea numerica di quello di cui stiamo parlando oggi ci sono oltre 320 mila insegnanti in ruolo tra scuole primarie e dell’infanzia, a cui si aggiunge tutta la schiera dei pensionati del settore che conservano il diritto alle prestazioni grazie ai versamenti effettuati quando erano in servizio. Il versamento di cui parliamo è di 150 euro annue in media.

Se sommiamo insegnanti in servizio, pensionati, vedovi e orfani si parla di mezzo milione di persone.

 

 

Enam modulistica rimborso spese mediche insegnanti.

 

 

 

Precisiamo che enam rimborso spese mediche insegnanti riguarda solo i costi superiori ai 20 euro; a questa regala fanno eccezione tutti i medicinali utilizzati per la cura di malattie croniche, per i quali non viene indicato un limite di prezzo.

 

 

La domanda di richiesta enam rimborso spese mediche insegnanti deve essere compilata solamente in stampatello e presentata o al comitato provinciale o alla sede centrale dell’inps. Il primo caso vale per una spesa complessiva che non superi i 3000 euro. Per gli importi maggiori invece la domanda deve arrivare direttamente alla sede centrale di Trastevere.

 

 

La domanda può essere presentata sia dall’iscritto che anche da alcuni familiari, tra cui i conviventi a carico fiscale, coniuge non legalmente separato, figli purché non siano sposati, genitori, fratelli o sorelle maggiorenni e abili al lavoro, vedovo non risposato a patto che, al momento dl decesso, risultasse a carico dell’iscritto, e gli orfani.

Le spese incluse in questa domanda devono essere state effettuate non prima di un anno dalla data della domanda e devono essere tutte accompagnante dalle fatture del medico curante e intestate all’iscritto o al familiare a carico.

La documentazione deve essere sempre consegnata all’enam in originale. Qualora si voglia invece utilizzare delle copie, queste devono essere autenticate presso il proprio comitato provinciale, il quale verifica gli originali e autorizzerà un autocertificazione nella quale si dichiara appunto l’autenticità dei documenti.

Se la documentazione o parte di essa è avvenuta fuori dai confini italiani, va consegnata nella lingua originale e va accompagnata da una traduzione.

 

 

Oltre alla documentazione attestante la parte medica, la domanda di rimborso spese mediche insegnanti deve essere accompagnata anche da una copia del documento di identità e dell’ultimo cedolino dello stipendio; qualora sia il caso dalle certificazioni che attestino la presenza di un’invalidità o di una malattia grave cronica.

 

 

Rimborso sanitario ENAM e 730

 

 

Il rimborso che l’iscritto ottiene con questa domanda deve poi essere riportato nella denuncia dei redditi in maniera da poter ottenere la detrazione.

 

 

La percentuale di contribuzione per enam rimborso spese mediche insegnanti varia in base alla fascia di appartenenza ISEE del beneficiario della prestazione. Tanto per essere maggiormente esplicativi, sul sito dell’Inps è stata pubblicata una tabella  che indica le fasce in base al reddito Isee

 

 

 

Enam e insegnanti. Un rapporto difficile

 

 

 

Al di là della parte amministrativa e burocratica, gli appartenenti al settore e diretti interessati al tema, cioè gli insegnanti non sembrano essere particolarmente soddisfatti dell’operato enam. La trattenuta infatti, nasceva come un vero e proprio contributo da parte del comparto scuola al fine di garantire servizi e opportunità legate alla professione.  Una specie di assicurazione parallela insomma.

 

 

Con l’esproprio però dell’enam da parte dell’inps, le prestazioni prima garantite sono diminuite in qualità e quantità. Questo almeno è quanto denuncia il settore scuola. Dall’altra parte le istituzione e l’Inps sottolineano con forza come questo cambio di ente non abbia in alcun modo inciso sull’erogazione dei servizi.

 

 

 

Vogliamo infine ricordare a questo proposito che con cadenza annuale, l’enam organizza due bandi di concorso, che riguardano Soggiorni invernali e Soggiorni primaverili presso le case del maestro. I bandi vengono pubblicati sul sito sotto nella parte di Iniziative Welfare, assistenza e mutualità.

All’interno del bando vengono indicate tutte le informazioni sia sulle strutture ospitanti che anche sulle modalità di compilazione della domanda.

 

 

A fronte del cambio enam/inps per poter accedere ai servizi riservati agli iscritti all’ente defunto, una volta entrati nel sito dell’inps, è necessario avere il proprio pin personale, cliccando in alto verso il centro pagina e poi seguire le istruzioni.

Una volta entrati nella sezione corretta, per poter prendere visione delle offerte di assistenza, vi consigliamo di utilizzare il tasto “cerca” posizionato in alto a destra e scrivere “ex enam”. Vi si aprirà in questo modo una pagina con tutte le informazioni sia su enam rimborso spese mediche insegnanti, che su tutte le altre iniziative e bandi previsti.

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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