Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community
 
mar, mag 9, 2017  Roberta Buscherini

Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco, già in una delicata situazione di sovraindebitamento, era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata.

 

 

 

 

Associazione di Difesa dei Consumatori . E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

 

Chi fa parte dell’organico professionale di staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

 

 

 

 

 

Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica,  tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

 

 

 

 

 

Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come  speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra   e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato  ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega  li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite , l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2016/2017 e di €5 (cinque).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web:

Grazie presidente per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

 

 

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mar, set 26, 2017  Marco Brezza

Oggi i sa arrivare a fine mese è un problema diffuso. Per questo molti, anche i dipendenti pubblici, da sempre considerati categoria “privilegiata”, quando possono cercano di arrotondare lo stipendio fisso con altre entrate che permettano di condurre una vita tranquilla.

Dunque anche chi possiede un’occupazione all’interno del pubblico impiego può relazionarsi con altre forme di lavoro di diversa tipologia.  vediamo allora insieme quali ulteriori contratti di lavoro possono essere stipulati e iniziamo a introdurre la questione relativa al  dipendente pubblico prestazione occasionale.

 

Dipendente pubblico prestazione occasionale: è possibile?

Dipendente pubblico prestazione occasionale: ecco 2 cose da sapere

 

In via introduttiva va detto che in Italia vige il principio dell’esclusività del rapporto di lavoro pubblico: il dipendente statale è tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (un principio di rilievo costituzionale) dedicandosi completamente al proprio lavoro presso l’ufficio cui è destinato, senza distrarre le proprie energie lavorative verso attività diverse e non inerenti a quelle che hanno che fare con le sue precipue mansioni presso la Pubblica Amministrazione.
Entrando nello specifico della questione inerente al dipendente pubblico prestazione occasionale, bisogna in primo luogo definire che cos’è una prestazione occasionale: si tratta di una forma di rapporto di lavoro spesso utilizzata da giovani e lavoratori dipendenti che hanno una possibilità di guadagno extra sfruttando le proprie competenze in altri ambiti. Nella sua definizione normativa comprende qualsiasi attività di lavoro che non abbia abitualità, professionalità, continuità e coordinazione. occasionale appunto. Questa tipologia di lavoro nasce con la famosa Legge Biagi nel 2003 3 ha subito nel corso degli anni alcune modifiche sostanziali.

 

Prestazione occasionale: la disciplina normativa

 

Attraverso la prestazione occasionale si ha la possibilità di lavorare in modo indipendente senza aprire partita IVA.

Proprio negli ultimi mesi, con la cancellazione del voucher, questo ambito ha subito molte modifiche; il 5 luglio scorso proprio l’INPS ha emanato una circolare esplicativa sulle nuove metodologie di regolamentazione del lavoro occasionale. E’ infatti proprio l’ente previdenziale appena citato che gestisce la parte economica.

 

 

Esistono due strumenti previsti dalla legge per poter eseguire lavori occasionali.

 

Il primo è il libretto famiglia per privati; il secondo è il contratto di prestazioni occasionali  CPO; per entrambi questi strumenti è stato fissato un limite massimo di retribuzione a 5 mila euro netti annui.

Oltre a quello economico esiste anche un limite di carattere dimensionale che riguarda le aziende. per poter usufruire delle prestazioni di lavoro occasionale, il datore di lavoro non può avere oltre i 5 dipendenti con contratto a tempo indeterminato.

Fatti salvi i due limiti appena esplicitati, possono prestare lavoro occasionale i professionisti, i lavoratori autonomi, gli imprenditori, le associazioni, le fondazioni ed altri enti.

 

Ciò che più interessa ai fini di questo articolo però è che questa tipologia di prestazione lavorativa non può però essere utilizzata da talune categorie di lavoratori: tra queste vi sono i dipendenti pubblici.

 

Dipendente pubblico prestazione occasionale: l’eccezione

 

Tra le altre categorie di lavoratori esclusi dalla possibilità di effettuare la prestazione occasionale vi sono gli iscritti agli albi, coloro che appartengono a commissioni e ad organi di amministrazione e coloro che lavorano presso enti sportivi legalmente riconosciuti.
Ecco pertanto chiarita la questione relativa al tema del dipendente pubblico prestazione occasionale. È confermato quindi quel principio direttivo centrale nell’ordinamento italiano che citavamo in apertura. L’obiettivo sotteso a questo assunto è chiaramente legato al tentativo di evitare conflitti di interessi fra Amministrazione Pubblica e dipendenti statali.

Viene certamente da chiedersi se ha ancora senso oggi, nel momento di massima recrudescenza della crisi economica, il perdurare di questo divieto.

 

È comunque evidente che vale la regola per cui il dipendente pubblico che lavora part-time può effettuare delle prestazioni occasionali: a patto però che le stesse non cagionino un pregiudizio al corretto espletamento dei compiti che il dipendente è chiamato a svolgere all’interno dell’Amministrazione: insomma per quanto riguarda la questione dipendente pubblico prestazione occasionale, quest’ultima non deve in alcun modo contrastare con gli obblighi e i doveri istituzionali, o comunque riferibili a settori coincidenti con quelli demandati per legge alla propria amministrazione.

 

 

 

 

 

Fonte: arealavoro / fiscoetasse

 

 

 

 

Marco Brezza

 

 

 

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ven, giu 23, 2017  Patrizia Caroli

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Una domanda che oscilla ormai costante nella testa di coloro che lavorano nel pubblico impiego e sono tentati, viste le difficoltà economiche del periodo (con blocchi degli scatti di anzianità ed altri provvedimenti che non permettono l’adeguamento dello stipendio all’aumento del costo della vita) di svolgere un secondo lavoro. Ma vediamo come si delinea la normativa in materia nel nostro ordinamento con il doppio lavoro dei dipendenti pubblici.
Fonte: osct.com[/caption]

dipendente pubblico può svolgere altri lavori

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? Ecco cosa accade in Italia

Spesso vige, da parte delle pubbliche amministrazioni, una sorta di implicito oscurantismo nei confronti degli aspetti normativi che regolano le possibilità che legano il dipendente pubblico e il secondo lavoro. Di solito si tende a non pubblicizzare con troppo entusiasmo la modalità inerente alla possibilità di regolarizzare certe posizioni da parte del dipendente pubblico. Oggi la legge italiana disciplina in maniera piuttosto puntuale la questione inerente al dipendente pubblico e il secondo lavoro: infatti tra i principi che reggono il nostro ordinamento vi è infatti quello che tutela l’interesse pubblico, bene primario che deve essere costantemente seguito dalla Pubblica Amministrazione. Tale tipologia di interesse si manifesta anche nella forma del dovere di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è quindi tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (tutelata appunto dall’art. 97 della Costituzione della Repubblica) dedicandosi in maniera totale alla propria attività lavorativa presso l’ufficio cui è destinato, senza indirizzare le proprie energie lavorative verso attività differenti e non inerenti a quelle che vanno a concernere all’amministrazione pubblica.

 

Limiti ed eccezioni

 

Per rispondere alla domanda che apre l’articolo non si può non citare il Decreto Legislativo n. 165 del 30 marzo 2001 il quale disciplina in maniera puntuale e senza tentennamenti di alcun tipo, il generale divieto per i dipendenti statali di svolgere un secondo lavoro. Con il doppio lavoro cosa rischio? Insomma, al netto di alcune deroghe previste dalla normativa e dalle leggi in essa espressamente richiamate (part-time, alcune tipologie di collaborazione ad esempio a giornali, riviste, enciclopedie e simili), è tassativamente escluso che i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica con contratto a tempo pieno possano esercitare un secondo lavoro concernente attività professionali libere, anche nel caso in cui non esista un conflitto di interessi “strictu sensu”.

 

Il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? La cruda realtà

 

Ma nella realtà concreta delle cose, il dipendente pubblico può svolgere altri lavori? L’attuale stato dell’arte della materia sembrerebbe propendere per una risposta negativa. Tuttavia nella pratica e nella contingenza di un presente condizionato gravemente da una crisi economica che non accenna ad alleggerirsi, il dipendente pubblico spesso si confronta con una seconda occupazione. Quest’ultima si configura senza dubbio al di fuori dei confini normativi posti dalla legge italiana. A questo riguardo c’è un dato che fa molto riflettere: nel corso del 2012 la Guardia di Finanza ha puntato la sua lente di ingrandimento su 879 casi nei quali il dipendente pubblico e il secondo lavoro si vanno a combinare nell’inevitabile categoria del lavoro nero.

 

 

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mer, dic 31, 2014  Valentina

 

Fonte: informaromanord.it

Fonte: informaromanord.it

Nell’immaginario comune da molti anni e soprattutto in Italia, avere un posto di lavoro nel pubblico impiego è una fortuna non da poco.

Il lavoro del dipendente statale, sia comunale o statale, è da sempre visto che una professione privilegiata, anche se con le ultime riforme e i continui tagli non si può certo dire che il mondo statale sia un paradiso come qualche decina di anni fa.

 

Nell’ambito comunale le figure di riferimento non solo soggetti amministrativi ma anche e soprattutto professionisti di settore, come geometri, ingegneri, assistenti sociali ad esempio.

 

 

 

Dipendente Comunale. Ecco Come Lo Si Diventa

 

 

 

Come per tutti i ruoli all’interno del settore statale, anche per diventare dipendente comunale serve la partecipazione e il superamento di un concorso pubblico. Per trovare il concorso che ci interessa, un ottimo modo è quello di consultare spesso la Gazzetta Ufficiale, nella sezione che riguarda i bollettini ufficiali delle regioni, che al suo interno pubblicano anche i concorsi per Province, Comuni, Aziende municipalizzate, Enti pubblici e Aziende Sanitarie Locali.

 

All’interno del bando del concorso viene riportato anche il numero di posti disponibili, i requisiti richiesti e anche tutta a documentazione e le modalità di presentazione della domanda, inclusa anche la data di scadenza del concorso e indicazioni sul contratto di assunzione, se a tempo determinato o indeterminato ad esempio.

 

 

 

 

Dipendente Comunale. L’Avviamento A Selezione

 

 

 

Oltre al concorso pubblico esiste anche un altro modo per entrare a far parte della schiera dei dipendenti statali all’interno del proprio comune. È quello dell’avviamento a selezione che si svolge nei centri per l’impiego e ha lo scopo di assumere personale in basse qualifiche. Invece del concorso, requisiti e modalità vengono comunicati dall’amministrazione comunale direttamente al centro per l’impiego. I candidati in possesso dei requisiti richiesti devono poi riempire un modulo e in questa maniera entreranno a far parte di una graduatoria. Tale graduatoria viene poi trasmessa dal Centro per l’impiego all’amministrazione, la quale convocherà poi i candidati per le prove di idoneità, che possono consistere in prove pratiche o in sperimentazione di carattere lavorativo.

 

Esiste anche un terzo metodo di reclutamento per i dipendenti comunali con situazioni personali difficili, come ad esempio gli invalidi o le categorie protette. Si tratta della chiamata numerica; non è un concorso pubblico anche se è comunque prevista una prova di idoneità e un percorso di inserimento lavorativo che si conclude con l’assunzione.

 

 

 

 

 

 

 

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ven, ott 28, 2016  Roberta Buscherini

Prosegue senza sosta il “braccio di ferro” tra Governo ed Unione Europea in merito ai contenuti della Manovra 2017 (Legge di Bilancio 2017, già Legge di Stabilità): i tecnici di Bruxelles stanno controllando in maniera meticolosa il testo, sanzionando ciò che non è in linea con i cardini europei, mentre Matteo Renzi ostenta fermezza affermando che il testo non cambierà. Lo scambio di lettere fra il Governo e la Commissione europea lascia affiorare un sottile margine di trattativa: sembra infatti ormai inevitabile una modifica del testo della Legge di Bilancio in più parti. Insomma ciò che era stato affermato negli scorsi giorni sembrerebbe destinato ad andare incontro a cambiamento. ma cerchiamo di comprendere quali potrebbero essere gli sviluppi più probabili per il rinnovo dei contratti di coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione italiana.

 

Manovra 2017

Sblocco contratti dipendenti pubblici; le risorse stanziate dalla Legge di Bilancio 2017

 

Sul combattuto fronte del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici si profilano gli estremo di un ulteriore scontro tra Governo Renzi e sindacati: lo stanziamento prospettato nella legge di Bilancio 2017 volto ad aumentare gli stipendi degli statali, pari a 900 milioni di euro (ma su questo dato non vigono ancora certezze, e per comprenderlo consigliamo di proseguire nella lettura dell’articolo), viene infatti giudicato eccessivamente insufficiente, al di là delle modalità di distribuzione di questa cifra. La situazione è talmente delicata che le organizzazioni sindacali parlano esplicitamente di “dare battaglia per un contratto vero e innovativo”. Come conseguenza di tale situazione è già stata proclamata per la giornata del 12 novembre a Roma la maratona del lavoro pubblico.
Si tratterebbe soltanto della prima tappa di un “tour” di contestazioni di rilevanti dimensioni: le organizzazioni sindacali parrebbero pronte ad andare avanti con ogni forma di mobilitazione, fino alla firma di un contratto “che investa nelle persone e nella partecipazione dei cittadini al cambiamento dei servizi pubblici per il Paese”.

 

Dipendenti pubblici: radiografia delle risorse disponibili

 

Ma la situazione è molto più complessa: gli stanziamenti previsti dalla Manovra si inseriscono in una questione, quella dello sblocco e del rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego, molto delicata. Lo sblocco infatti, pur imposto dalla sentenza della Corte costituzionale 178/2015, non sembrerebbe così vicino, a sentire il parere degli esperti. Ad impedire una reale riapertura delle trattative affiora un grande problema. La concreta scarsità delle risorse utilizzabili. Nella bozza per ora dichiarata della Legge di Stabilità le risorse davvero previste ammonterebbero a 600 milioni, che si aggiungerebbero ai circa 300 già stanziati lo scorso anno con la legge 298/2015. A questi devono messere aggiunti i circa 400 milioni a carico di Regioni ed Enti locali: ammonterebbe pertanto a 1,3 miliardi la cifra deputata a innescare lo sblocco per il triennio a venire.

 

Cifre che consentono uno sblocco solo parziale

 

Con tale cifra complessiva gli incrementi sullo stipendio pro capite di un dipendente statale si configurerebbero in 35 euro in più al mese, non idoneo a recuperare la perdita di salario accumulatasi dal 2009 (momento del congelamento degli stipendi causa recessione) ad oggi. Inoltre un incremento contrattuale di tal guisa metterebbe a repentaglio i redditi che si aggirano intorno ai 26mila euro annui: per i soggetti il cui stipendio si aggira intorno a questa soglia, il rischio reale è quello di oltrepassare lo sbarramento oltre cui si perde la possibilità di fruire del bonus 80 euro garantito dal Governo. Con il risultato finale di ritrovarsi con un incremento contrattuale neutro, o, nel peggiore de casi, negativo.

 

 

 

 

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