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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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dom, giu 10, 2018  Valentina
Fonte: accessclaimssolution.co.uk

Fonte: accessclaimssolution.co.uk

 

Chi lavora, a prescindere dal settore per il quale presta servizio, è possibile che incorra in qualche incidente più o meno grave durante il proprio orario di lavoro. Quando ciò accade si parla di infortunio. In questo articolo ci vogliamo concentrare su tutto ciò che riguarda gli infortuni dipendenti pubblici, quindi per tutti coloro che lavorano nella pubblica amministrazione.
La definizione più opportuna di infortunio è danno imprevedibile dovuto a una causa violenta avvenuto durante l’orario di lavoro o durante il tragitto di andata o ritorno tra il domicilio e la sede presso al quale si presta servizio. Questa ultima ipotesi implica l’assenza di deviazioni o interruzioni rispetto al tragitto più breve d compiere.
Anche per la pubblica amministrazione, l’ente preposto alla gestione e al controllo di tutto ciò che concerne gli infortuni dipendenti pubblici è l’Inail, a cui va fatta tempestiva comunicazione di quanto accaduto da parte del datore di lavoro. Lo stesso deve quindi comunicare all’Inail le condizioni in cui è avvenuto l’infortunio, l’orario e la dinamica e i danni riportati.

 
Gli scenari che si aprono in caso di infortuni dipendenti pubblici dipendono chiaramente dall’entità del danno subito; il dipendente può quindi recarsi al pronto soccorso per farsi refertare oppure dal proprio medico curante o ancora dal medico della propria azienda, qualora esista questa figura all’interno dell’organico.
Una volta che il certificato è stato emesso, deve essere spedito in via telematica, sia al datore di lavoro che all’Inail.

 

 

 

 

Denuncia infortunio sul lavoro pronto soccorso

 

Qual è la prima cosa da fare in caso di infortuni dipendenti pubblici? Il primo passo è quello che obbliga il lavoratore a dare comunicazione immediata al datore di lavoro di quanto accaduto e recarsi subito al pronto soccorso per tutti gli accertamenti necessari.

 

 

Sarà proprio al pronto soccorso infatti che il medico ospedaliero che prenderà in carico il dipendente infortunato, rilascerà il primo certificato. Tale documento dovrà pervenire al datore di lavoro, il quale, una volta ricevuto, dovrà a suo volta esporre denuncia all’ente preposto alla gestione dell’infortunio, cioè l’Inail.

 

 

La trasmissione del certificato all’inail deve avvenire entro 48 ore dall’emissione e in via telematica, tramite un apposito modulo reperibile sul sito dell’ente.
La denuncia da parte del datore di lavoro va effettuata ogni qual volta gli infortuni siano considerati non guaribili entro tre giorni. Nel caso estremo in cui l’infortunio abbia causato la morte del dipendente, o che il pericolo di decesso sia tangibile, la segnalazione all’inail deve arrivare entro 24 ore.

 

 

 

Quanto può durare un infortunio sul lavoro

 

 

Nei casi di infortuni dipendenti pubblici, il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto per un periodo massimo di 36 mesi.
Le assenze per infortunio non sono soggette al periodo di comporto e non si possono sommare con le assenze per malattia a meno che non lo preveda il contratto di lavoro collettivo nazionale
In caso di infortunio, il dipendente ha diritto alla conservazione del posto di lavoro fino alla completa guarigione, a prescindere dalla durata della pratica. ma questo non significa che non ci siano alcune conseguenze al momento del reintegro.

 

 

Infortunio sul lavoro retribuzione

 

 

 

Nel caso di infortuni dipendenti pubblici, al lavoratore spetta l’intera retribuzione comprensiva del trattamento accessorio come determinato nelle tabelle allegate ai contratti.

 

 

Per i primi 4 giorni di assenza, compreso quello nel quale è avvenuto l’infortunio, la retribuzione è in capo al datore di lavoro e ha un importo pari al 100 %.  Per i successivi 3 giorni, chiamati periodo di carenza, il lavoratore percepirà il 60% della retribuzione.
Dal 5 giorno in avanti, fino alla chiusura dell’infortunio, il lavoratore percepirà la sua retribuzione dall’Inail, suddivisa in questa percentuale:

• al 60% della retribuzione fino al 90° giorno.

 

• al 75% della retribuzione dal 91°giorno e fino alla completa guarigione del lavoratore infortunato.

 

 

 

Dal quinto giorno in poi non si parla più di retribuzione ma di indennizzo, il quale viene liquidato per tutti i giorni, compresi i festivi che cadono nel periodo di astensione dal lavoro.
Precisiamo anche che in caso di infortuni dipendenti pubblici, il lavoratore viene tutelato economicamente dall’INAIL anche per la copertura delle spese per esami diagnostici e terapie riabilitative, se preventivamente prescritte o autorizzate dall’Inail.

 

 

Infortunio sul lavoro controlli

 

 

A differenza di quanto avviene in caso di malattia, per gli infortuni dipendenti pubblici non esiste obbligo di reperibilità in capo al lavoratore; a stabilirlo è il decreto ministeriale n.206 del 18 dicembre 2009, che esonera appunto dall’obbligo di reperibilità per tutte quelle situazioni delle quali sia certa la natura e l’origine dell’assenza; l’infortunio rientra tra queste categorie.
Per gli infortuni sul lavoro l’inail quindi non ha facoltà di eseguire visite fiscali.
Attenzione però, perché il datore di lavoro può comunque richiedere la verifica dello stato di salute del proprio dipendente, rivolgendo la sua richiesta direttamente all’Inps. Tale facoltà è stata sancita dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 15773/2002, nella quale si spiega che il datore di lavoro a sue spese può attivare il servizio a richiesta per l’esecuzione di visite fiscali di controllo a domicilio, non solo sulle assenze dal lavoro per malattia, ma anche nei casi di denuncia di infortunio sul lavoro, per l’intera durata del periodo di prognosi.
La visita di controllo da parte dell’Inail diventa invece obbligatoria per il datore di lavoro prima di poter riprendere regolare servizio. È necessario quindi che si rechi presso gli ambulatori dell’Inail, ottenendo, dopo una visita, il certificato di idoneità che chiude definitivamente l’infortunio.
La completa chiusura della pratica d’infortunio avverrà con l’invio da parte dell’Inail di un questionario che il lavoratore dovrà compilare e restituire, nel quale si chiedono dettagli circa le modalità di svolgimento dell’infortunio.

 

 

Licenziamento dopo infortunio sul lavoro

 

 

 

Come abbiamo già scritto in precedenza il dipendente ha diritto in caso di infortunio alla conservazione del posto per un massimo di 36 mesi.

Cosa accade se al termine di tale periodo il lavoratore non viene riconosciuto abile nella medesima mansione prevista dal suo contratto? In questo caso l’amministrazione può spostare il dipendente in profili professionali diversi ma equivalenti a quello originale oppure, se questo non è possibile, può impiegarlo, con il suo consenso però, in mansioni di qualifica inferiore. Tale cambio di mansione consensuale produrrà chiaramente anche un adeguamento economico in negativo del dipendente.

 

 

Nel caso di superamento del periodo massimo di 36 mesi di assenza senza rientro nella propria mansione si può configurare il licenziamento, appunto, per avvenuto superamento del periodo di assenza dal lavoro.

 

 

Proprio su questo tema è intervenuta la corte di cassazione con la sentenza n.17837/2015, la quale stabilisce che è illegittimo il licenziamento del lavoratore assente per infortunio e che abbia superato il cosiddetto periodo di comporto, qualora la colpa dell’incidente sia da addebitare al datore di lavoro.

 

 

 

 

Fonte: investireoggi / urbanpost /fpcgil / guidafisco

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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gio, ott 12, 2017  Roberta Buscherini

Aspettativa Dipendenti pubblici. Si tratta della possibilità che hanno i dipendenti statali di assentarsi dal lavoro, in casi precisi e per periodi di tempo più o meno lunghi. Una sorta di anno sabbatico dei dipendenti pubblici insomma.

 

aspettativa-dipendenti-pubbliciL’aspettativa prevede il congelamento del rapporto di lavoro, in questo modo anche la retribuzione viene sospesa. Questa opportunità è prevista e regolamentata dal contratto collettivo nazionale, il quale prevede diverse tipologie di aspettativa, in base alle motivazioni o alle necessità per cui viene richiesta. ma quali sono i principali motivi che spingono un dipendente pubblico a chiedere un periodo di aspettativa dal proprio lavoro? Vediamo insieme i casi più frequenti.

 

 

 

 

 

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Motivi Familiari

 

 

 

 

 

I dipendenti pubblici, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, hanno il diritto ad accedere all’aspettativa per motivi personali o di famiglia. Durante il periodo di aspettativa non è prevista nessuna retribuzione e questi mesi non vengono calcolati per l’anzianità di servizio.

Va precisato che l’amministrazione si riserva di accordare la sospensione del periodo di aspettativa, nel caso questa sia compatibile con l’organizzazione e le esigenze di servizio. La richiesta deve essere quindi accompagnata da giustificazioni “meritevoli di apprezzamento e tutela secondo il comune consenso, in quanto attinenti al benessere, allo sviluppo ed al progresso del dipendente, come singolo o come membro di una famiglia”. La gravità della giustificazione dunque non è un parametro rilevante ai fini della richiesta di aspettativa per motivi familiari, e soprattutto non vincola il datore di lavoro all’obbligo di concederla, se questa va a incidere sull’operatività dell’amministrazione.

In altre parole, se il datore di lavoro ritiene che l’assenza prolungata del dipendente potrebbe avere ripercussioni sull’efficienza dei servizi, può negare l’aspettativa.

 

 

Altro diritto del datore di lavoro è quello di poter richiamare il dipendente pubblico in aspettativa, qualora le ragioni per le quali è stata concessa non siano più valide. Allo stesso modo, anche il dipendente può riprendere volontariamente il lavoro, senza attendere la scadenza dell’aspettativa richiesta.

Il mancato rientro in servizio comporta per il dipendente pubblico la risoluzione del rapporto di lavoro.

 

 

Se si tratta di aspettativa dipendenti pubblici per assistenza a figli minori di 6 anni, il periodo di aspettativa (fino a 170 giorni) è utile, ai fini della pensione, ai sensi dell’art. 1, comma 40, lett. a) della legge 335/95.

Nel caso di dipendenti statali o parastatali, il periodo massimo di aspettativa dipendenti pubblici per motivi personali è di 12 mesi nell’arco di tre anni. Se invece parliamo di dipendenti di enti locali, il periodo massimo è di 12 mesi in un triennio da utilizzare al massimo in due momenti.

 

 

I dipendenti pubblici non possono sfruttare due periodi di aspettativa, anche per motivi diversi, in modo continuativo ma devono aspettare almeno:

-          4 mesi se dipendenti statali e parastatali

-          6 mesi se dipendenti comunali

La normativa vigente vieta la possibilità di usufruire, in modo contemporaneo, di periodi di aspettativa per motivi di famiglia, per la cooperazione in paesi in via di sviluppo, per i corsi di dottorato e per quelle estere.

Tra una richiesta di aspettativa e l’altra deve trascorrere un periodo di tempo di almeno 6 mesi, nei quali il dipendente deve aver svolto servizio attivo in modo continuativo.

 

 

 

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Vincitori di Concorso

 

 

 

 

I dipendenti pubblici hanno il diritto a varie tipologie di aspettativa per vincere un concorso in amministrazioni, enti o aziende, diverse dalla propria sede di lavoro. Si tratta di assenze per sostenere il periodo di prova nel nuovo lavoro.

L’aspettativa per vincitori di concorso prevede un periodo massimo di 6 mesi.

In questo tipo di aspettative ci sono alcune eccezioni. Infatti, alcuni contratti prevedono che i dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato che abbiano vinto un concorso possano accedere ad un’aspettativa per tutta la durata del contratto di lavoro a termine.

 

 

 

Aspettativa per corsi di dottorato

 

 

 

 

Coloro che vengono ammessi a corsi di dottorato possono richiedere un’aspettativa dipendenti pubblici per motivi di studio, senza retribuzione, per l’intera durata del corso. Questo periodo è utile ai fini dell’anzianità di servizio e ai fini pensionistici.

Questa possibilità vale non solo per i dipendenti pubblici, ma anche per quelli privati, che abbiano maturato 5 anni di servizio continuativi presso la medesima azienda o ente.

 

 

 

Aspettativa per Avviare un’attività

 

 

 

 

 

La legge prevede la possibilità, per dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato, di assentarsi dal lavoro, senza retribuzioni e per un massimo di 12 mesi, per avviare un’attività imprenditoriale. Questo periodo non è utile per l’anzianità di servizio.

L’aspettativa per avviare un’attività non è un diritto, ma è la propria amministrazione a decidere se accettare le richieste oppure no. In caso di diniego però, deve motivare la decisione.

L’assenza massima che può essere richiesta in questo caso è di 12 mesi nell’intera vita lavorativa. Questo tipo di aspettativa è frazionabile e supera i limiti previsti per i pubblici dipendenti allo svolgimento di una seconda attività, poiché il dipendente rinuncia al suo stipendio per l’intero periodo.

 

 

 

Aspettativa per coniuge o convivente all’estero

 

 

I dipendenti pubblici con un coniuge che lavora all’estero possono chiedere un’aspettativa non retribuita per una durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata. Essa può essere revocata in qualunque momento dal datore di lavoro per imprevedibili ed eccezionali ragioni di servizio, con preavviso di almeno quindici giorni.

Questa è una possibilità prevista solo per i dipendenti pubblici ed è vincolata all’impossibilità dell’amministrazione di trasferire il proprio dipendente nella stessa località di residenza del coniuge.

 

 

 

Aspettativa per cooperazione o attività solidarie

 

 

 

La legge prevede periodi superiori a 4 mesi  e inferiori a 4 anni per  progetti di  Cooperazione allo sviluppi; durante questo periodo di aspettativa, i dipendenti pubblici percepiscono gli assegni fissi e continuativi, ad eccezione delle quote di aggiunta di famiglia, della indennità integrativa speciale, delle indennità inerenti a specifiche funzioni ed incarichi ovvero connesse a determinate condizioni ambientali, e comunque degli emolumenti legati all’effettiva prestazione del servizio in Italia.

Anche questa possibilità non riguarda in via esclusiva i dipendenti pubblici, ma può essere estesa anche ai privati.

I dipendenti volontari possono richiedere:

– fino a 30 giorni di assenza di seguito per un totale massimo di 90 giorni all’anno, da investire in attività di soccorso e assistenza in catastrofi e calamità; il limite dei 90 giorni può essere aumentato fino a 180, qualora venga dichiarato uno stato di emergenza nazionale;

– fino a un massimo di 10 giorni di seguito e 30 giorni all’anno, per le attività formative, di pianificazione e di simulazione delle emergenze.

 

 

 

Aspettative per Dipendenti con condizioni psicofisiche particolari

 

 

 

E’ una tipologia di aspettativa riservata a dipendenti con problemi di droghe, alcol cronico o debilitazioni. Inoltre, i dipendenti pubblici con familiari, entro il terzo grado ovvero conviventi stabili, che hanno iniziato il progetto di riabilitazione, hanno diritto ad un’aspettativa non retribuita (per motivi di famiglia) per tutta la durata del progetto. Il rientro in servizio deve avvenire entro 15 giorni dalla conclusione del progetto.

 

 

 

 

 

Fonti: FpcGil / Diritti Sindacali / mobilitapubblicoimpiego

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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ven, set 29, 2017  Patrizia Caroli

Domanda Mobilità Dipendenti Pubblici: Vuoi essere trasferito? Stai cercando il modulo per fare domanda mobilità? Non sai dove presentare le domande? In questo articolo troverai alcune risorse e spiegazioni sulle procedure di mobilità dipendenti pubblici e su come presentare domanda mobilità.

 

Negli anni è stata a volte denigrata questa possibilità da parte delle amministrazioni pubbliche, ma di fatto non rappresenta per loro una perdita. Anzi. E’ un modo per coniugare esigenze personali del dipendente con quelle professionali del datore di lavoro. ma andiamo ad analizzare meglio di cosa si tratta in concreto e come poterne usufruire.

 

 

 

 

Mobilità Dipendenti Pubblici : Tipologie domanda mobilità

 

 

 

I dipendenti pubblici e statali hanno la possibilità di richiedere lo scambio del proprio posto di lavoro con altri lavoratori dipendenti dallo Stato interessati, oppure di passare direttamente ad un’altra amministrazione pubblica diversa.

Esistono varie tipologie di mobilità in base ai criteri utilizzati per la distinzione. iniziamo dalla mobilità compensativa, la quale consente lo scambio di dipendenti, con lo stesso profilo professionale, dietro l’accordo tra due amministrazioni. Per poterne usufruire è necessario compiere una serie di azioni che andiamo a riassumere qui di seguito.

 

1. Trovare una persona di pari qualifica e profilo professionale interessata all’interscambio, che abbia quindi la nostra stessa necessità.

 

2. Spedire entrambi e contemporaneamente una lettera all’ente in cui si desidera trasferirsi, nella quale si chiede la possibilità di usufruire del trasferimento tramite mobilità e si dichiara di essere a conoscenza che l’altra persona ha a sua volta presentato analoga domanda .

 

3. La lettera sopra descritta va spedita per conoscenza anche al proprio ente di appartenenza

 

 

Compiuti questi passi, la pratica passa in mano all’ente che ha ricevuto le domande, il quale deve rilasciare il nullaosta al trasferimento. i rispettivi enti coinvolti devono vicendevolmente rilasciare l’ok ai trasferimenti con mobilità compensativa.

 

Esiste anche un tipo di mobilità che si chiama mobilità volontaria per la quale la normativa indica una parità di qualifica, e non di profilo professionale, dunque può verificarsi per ruoli relativi alla stessa area, all’interno del medesimo comparto, indipendentemente dalla situazione retributiva dei singoli soggetti coinvolti.

 

Negli ultimi anni poi  con la riforma della pubblica amministrazione è stata introdotta anche la forma della mobilità obbligatoria, la quale implica per i dipendenti pubblici il trasferimento all’interno della stessa amministrazione, in altra sede collocata nel medesimo territorio dello stesso Comune oppure entro un circondario che non superi i  50 chilometri dalla sede cui sono adibiti.
Unico vincolo alla messa in pratica della mobilità obbligatoria è l’accordo preventivo tra le due amministrazioni; la volontà del lavoratore  non è affatto rilevante.

 

 

 

 

 

Moduli domanda mobilità

 

 

 

 

Per fare richiesta di domanda mobilità volontaria, è necessario scaricare e compilare i moduli allegati nella parte inferiore dell’articolo e inviarla al proprio ente di appartenenza.

 

Domanda di Mobilità Modello A – Mobilità Volontaria tra direzioni regionali diverse

 

Domanda di Mobilità Modello B – Mobilità tra direzioni regionali diverse a seguito di graduatoria

 

Domanda di Mobilità Modello F – Richiesta di trasferimento presso altra amministrazione

 

 

Inoltre, per la domanda di mobilità per dipendenti pubblici, è possibile accedere all’Impi. Un sito che offre un servizio per la mobilità dipendenti pubblici tramite un contenitore di richieste di mobilità per interscambio di mansioni dentro la pubblica amministrazione. Il servizio è gratuito. Per inserire il tuo avviso segui le indicazioni descritte nella guida del proprio sito (“Inserzioni”, “Inserisci nuova”).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: fpcgil

 

 

 

 

Patrizia Caroli

 

 

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ven, lug 7, 2017  Roberta Buscherini

 

Quando si parla di rimborso spese sanitarie InpDap, intanto va precisato che questo ente è stato inglobato all’interno dell’INPS, dunque è quest’ultimo che si occupa tra le altre cose anche di questo tema.    

Si tratta in concreto di un vero e proprio rimborso economico per le spese di carattere sanitario sostenute dall’iscritto.

rimborso-spese-sanitarie-inpdap

 

 

 

 

Chi può accedere alle prestazioni per rimborso spese sanitarie Inpdap

 

 

 

 

 

 

Va precisato che coloro che fanno richiesta di rimborso spese sanitare Inpdap devono possedere i requisiti richiesti al momento della spesa sanitaria della quale si intende chiedere il rimborso.   

Il rimborso spese sanitarie Inpdap può essere richiesto dalle seguenti categorie:

-          Coniugi di dipendenti Inpdap

-          Figli, genitori o fratelli di dipendenti Inpdap inabili al lavoro

-          Vedovi di dipendenti Inpdap senza lavoro e a carico del lavoratore al momento del decesso

-          Orfani anche se titolari di quota parte della pensione di reversibilità

-           le sorelle e i fratelli maggiori d’età, conviventi e a carico, totalmente e permanentemente inabili al lavoro

 

Quando far richiesta di rimborso spese sanitarie

 

 

 

 

 

La richiesta di rimborso per le spese sanitarie riguardante i dipendenti Inpdap è ammesso quando si tratta di spese mediche, di qualsiasi tipo (anche la fecondazione assistita), tranne le spese per questioni puramente estetiche.   

Nello specifico, sono ammesse i documenti relativi a spese per:

-          Cure e protesi odontoiatriche

-          Protesi ortopediche

-          Protesi acustiche

-          Protesi oculari

-          Occhiali da vista e lenti

-          Visite allo specialista medico

-          Farmaci

-          Trattamenti terapeutici

-          Trattamenti di riabilitazione

-          Cure termali

-          Interventi chirurgici non estetici

-          Fecondazione assistita

Per ottenere le prestazioni è necessario presentare la domanda entro i primi dodici mesi dal momento in cui sono state realizzati gli interventi in questione o sostenute le spese mediche.

 

 

 

Presentazione di Domande di Rimborso Spese Sanitarie

 

 

 

 

Le spese per le quali si possono richiedere rimborsi devono essere state sostenute nei 12 mesi precedenti l’inoltro della domanda di assistenza sanitaria. L’altro requisito imprescindibile è il decorrere di almeno 12 mesi dall’inoltro delle precedente domanda di assistenza sanitaria.

 

 

 

Per ottenere le prestazioni di rimborso spese sanitarie, i dipendenti pubblici interessati devono compilare il modulo apposito (che riportiamo in fondo al presente articolo) e presentarlo, allegando la pertinente documentazione sulle spese mediche, alla sede provinciale dell’Inpdap, attualmente Inps.

Inoltre, è necessario allegare alla domanda una copia di:

-          Ultima busta paga

-          Carta d’identità

-          Certificazione comprovante handicap superiori al 66 %

-          Certificazione per attestare la permanente incapacità al lavoro di fratelli/sorelle;

-          Autocertificazione per documentare che il vedovo/a al momento della scomparsa del dipendente pubblico in questione era a suo carico.

 

 

Bisogna precisare poi che non sono ammessi documenti che attestino una spesa medica inferiore ai 20,00 euro; infine sulla documentazione per spese mediche di importo superiore a 78,00 è necessario applicare la marca sanitaria da 1,81 euro.

La domanda deve essere inoltrata dall’iscritto alla Gestione Assistenza Magistrale, dal coniuge/unito civilmente, dai vedovi, dai figli maggiorenni, dal tutore o altro genitore del figlio dell’iscritto nel caso questi sia decaduto dalla responsabilità genitoriale.
La documentazione a corredo deve essere invece consegnata o inviata tramite raccomandata A/R alla sede INPS competente entro 30 giorni dalla presentazione della domanda. Se ciò  non avviene la pratica di rimborso non può andare avanti.

 

 

Scarica ora il modulo con il regolamento per il rimborso spese sanitarie: Modulo A.S

 

 

 

In caso di dubbi o problemi con il sistema è possibile contattare l’Inps, gestione ex Inpdap, al numero verde gratuito: 803 164 e premere il tasto 4 per parlare direttamente con un operatore dell’ente.

 

 

 

 

Fonte: inps

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, giu 12, 2017  Patrizia Caroli

Come si configura il ruolo dei dipendenti pubblici categoria b all’interno del corpo complessivo della Pubblica Amministrazione italiana? Vediamo i punti più importanti:

 Innanzitutto va affermato che, all’interno dei profili professionali inerenti all’impiego pubblico nel nostro paese, la categoria b riveste un ruolo di non esigua importanza. Infatti appartengono a questa categoria i lavoratori dipendenti pubblici che rivestono posizioni di lavoro per le quali sono richieste conoscenze teoriche di base inerenti allo svolgimento dei compiti assegnati, oltre a capacità manuali e tecniche specifiche riferite alle proprie qualificazioni e specializzazioni professionali, oltre ovviamente ai requisiti dell’autonomia e della responsabilità nell’ambito delle funzioni di rilievo amministrativo.

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dipendenti pubblici categoria b

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Dipendenti pubblici categoria b, radiografia della Pubblica Amministrazione

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In questo senso è possibile eseguire una scansione (a mo’ di radiografia) delle categorie di impiegati afferenti alla Pubblica Amministrazione, effettuando una pratica suddivisione sulla base del comparto amministrativo di appartenenza. Per ciò che riguarda le amministrazioni centrali dello Stato, il contratto collettivo di comparto per i Ministeri e gli Enti pubblici non economici prevede tre aree (denominate a, b e c) fornite di declaratorie che descrivono l’insieme di requisiti indispensabili per l’inquadramento nell’area, corrispondenti a livelli omogenei di competenze. Ovviamente la descrizione degli appartenenti all’area fa anche riferimenti ad attività rimesse all’ambito operativo e gestionale del dipendente. Ogni settore ed area riunisce molteplici posizioni economiche, prevalentemente coincidenti con le ex qualifiche funzionali, in una prospettiva di nuovo inquadramento del personale già in servizio. La scansione di profili (compresi quelli afferenti ai dipendenti pubblici categoria b) sono elencati esaustivamente dal contratto collettivo, in modo tale da impedire ad ogni singola Amministrazione di intervenire effettuando integrazioni o modifiche sull’elencazione tassativa.

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Requisiti ed esperienza necessari

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Fra i dipendenti pubblici categoria b sono presenti coloro che sono in possesso del requisito basilare della scuola dell’obbligo, tendenzialmente cumulato con la frequenza di corsi di formazione specialistici uniti ad una buona esperienza nelle attività caratterizzanti la categoria. Sempre per ciò che riguarda i requisiti per la categoria b, vanno menzionate alcune specifiche abilitazioni: mentre le relazioni interne sono contraddistinte dal carattere di una forma diretta.

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Dipendenti pubblici categoria b: quali lavoratori vi appartengono?

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Il contenuto di stampo operativo della attività eseguita dai dipendenti pubblici categoria b si delinea in questioni di discreta complessità ed ampiezza delle soluzioni da sviluppare. Effettuando qualche esemplificazione relativa al profilo di dipendente di categoria b si può menzionare la figura di riferimento del lavoratore che, nel settore amministrativo, provvede alla redazione di atti e provvedimenti utilizzando software grafici, fogli elettronici e sistemi di videoscrittura, collaborando alla gestione degli archivi e degli schedari e all’organizzazione di viaggi e riunioni. Sempre afferente al settore dei dipendenti pubblici di categoria b è la figura del lavoratore che compie interventi di tipo risolutivo sull’intera gamma di apparecchiature degli impianti, elaborando diagnosi, impostazione, preparazione dei lavori in fattispecie di discreta complessità.

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Sono inoltre inseriti all’interno della cornice di questa categoria, ad esempio, i profili inerenti al lavoratore addetto alla cucina, all’addetto all’archivio, operaio professionale o conduttore di macchine complesse (ovvero scuolabus o macchine operatrici che richiedono particolari licenze).

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Patrizia Caroli

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