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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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gio, giu 29, 2017  Valentina

Che l’assenteismo nel settore del pubblico impiego sia una piaga ancora lontana dall’essere debellata, lo sappiamo bene. la faccenda dei “permessi” per malattia dipendenti statali, vicende di cronaca, trasmissioni televisive e perfino servizi tg non mancano di ricordarci come esista purtroppo una fetta di dipendenti statali che approfittano dei loro privilegi e del loro posto sicuro a loro uso e consumo e non per il regolare svolgimento della loro professione.

 

malattia-dipendenti-paChe servissero azioni forti da parte dello stato per arginare questo vergognoso fenomeno è altrettanto risaputo. Ma colpire indistintamente il settore forse non è la mossa corretta.
Ci riferiamo all’atto di indirizzo generale predisposto dal ministro della di indirizzo generale predisposto dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, il quale prevede un tetto massimo di assenze fruibili per malattia nell’arco dell’anno, anche per gravi patologie che richiedano una terapia salvavita.

È doveroso anche precisare che i cosiddetti fannulloni sono, se non il frutto, certamente una conseguenza indiretta, della situazione di stagno del pubblico impiego, che vede stipendi fermi, precari senza garanzie, riduzioni di organico indiscriminate.

 

 

 

Malattia Dipendenti Statali. Inps e Aran organi di controllo

Il compito di controllare permessi assenze e malattie sarà dell’INPS, come previsto dal nuovo testo unico del pubblico impiego; ma la conta dei giorni di terapia spetterà all’Aran, l’agenzia governativa che si occupa della contrattazione per il pubblico impiego, la quale effettuerà la negoziazione sulla base appunto delle terapie salvavita, si legge, “anche se non coincidenti con i giorni di terapia e a condizione che si determinino effetti comportanti incapacità lavorativa”.
Se non fosse abbastanza chiaro, precisiamo che il decreto trova applicazione anche “in caso di gravi patologie che richiedono terapie salvavita quali chemioterapia ed emodialisi”.
Detto in maniera più chiara. Se sei un malato di tumore sottoposto a cicli di chemioterapia – decisi peraltro dall’ospedale che ti ha in cura – se superi il tetto dei giorni stabilita dall’Aran, sei passibile di licenziamento. Cornuto e mazziato.
Ve lo riuscite a immaginare? Sindacati e funzionari riuniti intorno a un tavolo per decidere quanto pesa la malattia e quanto pesa il risparmio statale. Fa abbastanza pena soltanto pensare a questo quadretto. Come è possibile pensare che un tema strettamente medico possa essere delegato a sindacati e governo? Farebbe ridere, se non ci fossero in ballo vite di persone malate.

 

 

 

 

 Un atto a discapito di troppi

 

 

La parte che abbiamo appena trattato è certamente la più grave dell’intero atto di indirizzo del ministro Madia. Ma non è l’unica purtroppo. C’è un capitolo infatti dedicato a permessi brevi a recupero o per motivi familiari e riposi connessi alla ‘banca delle ore’ indicata come “base di partenza per ulteriori avanzamenti nella direzione di una maggiore conciliazione e tra tempi di vita e di lavoro”.
Come specificato in precedenza il controllo su i permessi per malattia dipendenti statali questo fronte sarà dell’Inps, il quale si troverà a dover far fronte a un numero spropositato di visite fiscali, ben oltre quanto possibile con gli attuali medici in essere. Ogni assenza dovrà essere giustificata con la presentazione di un certificato medico, privato o pubblico e trasmesso all’amministrazione.
Insomma per chi si è preso la briga di leggere attentamente questo atto di indirizzo ha capito fin dalle prime righe che si tratta di un’esagerazione su tutti fronti, che non andrà a colpire solo i furbetti, ma che penalizzerà chi seriamente lavora e nei momenti di maggiore necessità.

 

 

 

Fonte: adnkronos / contropiano
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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mar, set 20, 2016  Patrizia Caroli

Mancano poco meno di 20 giorni alla stesura definitiva della Manovra 2017, ovverosia la Legge di Stabilità all’interno della quale verranno definite e ripartite le risorse per stimolare la crescita nel nostro Paese per l’anno prossimo. Al centro di gravità del provvedimento ovviamente sono posizionate le questioni che interessano da vicino il Pubblico Impiego: i contratti pubblici ed il loro rinnovo, uno dei grandi temi che ci sta accompagnando in questa fine di estate, hanno infatti una rilevanza amplissima. Ma cosa accadrà?

 

manovra-2017-contratti-statali

La Manovra 2017 pone al centro gli statali: visione d’insieme

 

Una visione generale in primo luogo: la Legge di Stabilità 2017 prevederà meno tasse, più investimenti, pensioni minime e ovviamente rinnovo dei contratti pubblici. Il premier Renzi pigia sull’acceleratore della nuova Manovra che dovrebbe essere pronta entro il 12 ottobre. Lo scheletro del provvedimento è da tempo all’attenzione dei tecnici: l’intervento a favore dell’economia sarà di circa 25 miliardi. Le coperture, per circa 10 miliardi, arriveranno da spending review, rientro capitali, lotta all’evasione e risparmi sugli interessi, mentre circa un punto di Pil, pari a 16 miliardi, sarà imputato a deficit.

 

Rinnovo contratti Pubblico Impiego 2017: il rebus delle coperture

 

Come detto in apertura al centro del provvedimento si collocano il pacchetto pensioni, il rinnovo del contratto degli statali e la scuola. Le risorse per il nuovo contratto di lavoro degli statali, fermo da sette mesi, dovrebbero ammontare a circa 2 miliardi. Ma attenzione, due ordini di temi vanno esposti per comprendere appieno cosa accadrà con riferimento a questo importantissimo tema. Infatti le dimensioni della dote aggiuntiva che sarà messa a disposizione dalla legge di bilancio rimane la variabile fondamentale per il rinnovo dei contratti di coloro che sono impiegati nella PA: si tratta della cosiddetta rigidità delle “fasce di merito” introdotte dalle mai attuate norme della riforma Brunetta. Queste imporrebbero di dedicare ai premi individuali la quota prevalente dei fondi decentrati concentrando sul 25% del personale il 50% delle risorse. Inoltre affiorerebbe forte limitazione delle regole contrattuali realizzata fissando per legge una serie di materie prima lasciate alle relazioni sindacali.
Dopo oltre 2 settimane di trattative con l’ARAN, i sindacati hanno lasciato emergere tali nodi: nodi il cui superamento (con conseguente allargamento delle materie da lasciare alle trattative sindacali) è anche un obiettivo del Governo Renzi. Quest’ultimo, mediante le bozze del nuovo Testo Unico del Pubblico Impiego attuativo della riforma Madia, sta elaborando gli strumenti per porre ordine alla disciplina. Il decreto, tuttavia, non giungerà al traguardo prima di giugno e quindi non potrà risolvere una contrattazione chiamata a ripartire da luglio 2015. Permane pertanto l’incognita sull’entità delle coperture di un rinnovo che, qualora non dovessero essere risolti tale problematiche, potrebbero essere ridotte a circa 800 milioni di euro complessivi, meno della metà assicurata tramite gli annunci delle scorse settimane. A tal riguardo maggiori chiarimenti giungeranno dalla riunione collettiva che si terrà nella giornata di domani.

 

Manovra 2017. Insegnanti e pensioni

 

Infine, tornando alla Manovra 2017, l’intervento sulle pensioni dovrebbe configurarsi più snello del previsto e concentrarsi sull’Anticipo pensionistico (Ape), la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro, con, in aggiunta, la cosiddetta quattordicesima per le pensioni inferiori a 750 euro, con un incremento di circa 50 euro al mese. Confermati, in ultima istanza, i circa 350 milioni del bonus per l’aggiornamento professionale degli insegnanti.

 

Fonte: Sole24Ore

 

Patrizia Caroli

 

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mar, set 13, 2016  Roberta Buscherini

Il Governo effettua l’annuncio che non possiede ancora i crismi dell’ufficialità, ma che disegna nell’etere di questo mese di settembre 2016 una certezza: l’Ape, ovverosia l’Anticipo pensionistico creato dalla compagine governativa renziana, diventerà operativo a breve, già a partire dal 2017. E attenzione: sarà applicabile anche ai dipendenti pubblici. Insomma, finalmente si potrà andare in pensione in lieve anticipo, con un piccolo sacrificio in termini economici, graduato tuttavia sulle condizioni del lavoratore. Ma di cosa si tratta, nella sostanza?

 

APE anticipo pensionistico

Anticipo pensionistico (Ape): di cosa si tratta

 

L’Anticipo pensionistico (Ape) è un istituto che consentirà ai nati tra il 1951 e il 1954 di lasciare il lavoro tre anni prima di quanto previsto dalla Legge Fornero. “L’anticipo pensionistico – afferma il sottosegretario alla presidenza del consiglio Tommaso Nannicini, intervistato dal programma di Rai3 “Presadiretta” – è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale. Quindi vale per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata, artigiani, commercianti». Come riporta il Corriere della Sera, nell’intervista Nannicini non cita espressamente i dipendenti pubblici, “ma, dopo qualche oscillazione nelle settimane passate, ormai è certo che la misura riguarderà anche loro”.

Non conterà, pertanto, la provenienza della gestione previdenziale. Ma chi potrà accedere all’Ape? Tutti quei lavoratori (350 mila il primo anno, secondo le stime del Governo) cui mancano tre anni e sette mesi alla pensione di vecchiaia. A partire dal 1° gennaio 2017 (a patto che l’accordo venga firmato entro la data tassativa del 21 settembre) potranno andare in pensione, pagando una rata ventennale, i lavoratori con 63 anni di età. Il prestito sarà sperimentato per due anni e la spesa pubblica prevista non dovrebbe superare i 400 milioni di euro. L’anticipo pensionistico si configurerà come una libera scelta del contribuente, consapevole del taglio alla futura pensione di vecchiaia (previsto nell’ordine del 5% dell’assegno lordo per ogni anno che si scelga di anticipare)

 

Anticipo pensionistico APE. Di quanto si riduce la pensione?

 

Sulla pensione anticipata il Corriere della Sera ha effettuato un calcolo riferito alla situazione-tipo di un dipendente pubblico, un docente della scuola in servizio da trentaquattro anni, che al termine di quest’anno scolastico, con il riscatto dei quattro anni della laurea, accumulerà trentotto anni di contributi versati. Nell’ipotesi di non ricorrere alla pensione anticipata, con l’attuale normativa l’insegnante potrà lasciare il posto di lavoro solo a partire dal 1° settembre 2020, con quarantadue anni e tre mesi di contributi totali. Al contrario, con l’anticipo pensionistico coniato dal Governo, il docente potrebbe godere dell’uscita flessibile con decorrenza settembre 2017, tre anni prima della pensione di vecchiaia.

 

APE: Eccezioni e benefici

 

Ovviamente sono al vaglio misure per consentire una flessibilità indolore a determinate categorie di lavoratori: si tratterebbe di agevolazioni per consentire un accesso all’Ape senza costi per i disoccupati, i disabili e i lavoratori privi di ammortizzatori sociali: in tale circostanza l’intera rata di ammortamento andrebbe a carico dello Stato. All’interno di questo novero dovrebbero essere inclusi i lavori particolarmente pesanti (l’ipotesi più probabile è quella che ammette al beneficio i lavoratori dell’edilizia, della scuole di infanzia, macchinisti ed infermieri) purché l’importo della pensione sia inferiore 1.200 euro netti (cioè 1.500 euro lordi).

 

Fonte: corriere.it

 

Roberta Buscherini

 

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ven, gen 9, 2015  Marco Brezza

La curiosa “epidemia” di massa che ha colpito i vigili del Comune di Roma nella notte di Capodanno ha spalancato polemiche ed interrogativi: 83 % di dipendenti a casa per malattia, donazione sangue o legge 104 proprio durante la notte di San Silvestro.

 

Visita fiscale malattia

Assenze per malattia: lo scandalo di Capodanno

 

Sugli oltre mille agenti che inizialmente avevano dato la disponibilità a lavorare, soltanto 165 erano effettivamente reperibili. All’origine delle assenze si delineano questioni contrattuali, soprattutto la mancata equiparazione alle altre forze dell’ordine. Ma la riflessione coinvolge la Pubblica Amministrazione nel suo complesso: che sia giunto il momento di ripensare alla disciplina che sovrintende al tema delle assenze per malattia nel pubblico impiego? La domanda è legittima. Dal Ministro della PA Madia al premier Renzi, sono diverse le voci che spingono verso una cambiamento della disciplina nel lavoro pubblico.
A tal proposito pare interessante effettuare un rapido approfondimento tematico, affrontando una sintetica esplorazione della disciplina delle giustificazioni utilizzabili nel settore dell’impiego pubblico per le assenze durante le ore visite fiscali per malattia.

 

Visite fiscali: le giustificazioni per le assenze

 

I dipendenti pubblici devono garantire la disponibilità ai fini della visita fiscale per malattia 7 giorni su 7, compresi i giorni non lavorativi, festivi, prefestivi (anche i weekend) nelle fasce che vanno al mattino dalle 9 alle 13 e nel pomeriggio dalle 15 alle 18: in tali orari i lavoratori statali sono tenuti a rimanere presso la residenza indicata nella documentazione medica di malattia.
In linea generale l’assenza durante le fasce di reperibilità inerenti alle visite fiscali per malattia potrebbe essere considerata giustificata in presenza di situazioni, documentate in maniera congrua, che abbiano reso imprescindibile e indifferibile la presenza del lavoratore altrove, al fine di evitare gravi conseguenze per sé o per gli altri membri della famiglia. In tal senso un ampliamento del raggio di possibilità di giustificazione a vantaggio del dipendente ospedaliero è fornito dalla sentenza della Cassazione n. 5718 del 9 marzo 2010: nelle motivazioni della pronuncia dei giudici si afferma che il dipendente assente dal lavoro per malattia, qualora deduca un giustificato motivo per la non reperibilità alla visita fiscale domiciliare di controllo, ha l’onere di provare che la causa del suo allontanamento dall’abitazione durante le previste fasce orarie, pur senza necessariamente integrare una causa di forza maggiore, costituisce, al fine del contemperamento con altri interessi di pari grado, una necessità determinata da situazioni comportanti adempimenti non effettuabili in orari diversi da quelli di reperibilità.

 

Visite fiscali malattia, la legittima giustificazione secondo la Cassazione

 

Le sanzioni per la mancata presenza belle fasce di reperibilità oscillano tra la decurtazione dello stipendio e la sanzione disciplinare vera e propria che viene comminata in alcuni casi. In linea teorica la legge prevederebbe anche il licenziamento in caso di reiterazione continuativa della violazione di tali doveri, ma nell’applicazione reale ciò non accade praticamente mai.
Ma la questione della legittima giustificazione all’assenza alle visite fiscali per malattia si scinde in molteplici rivoli: la casistica normativa e giurisprudenziale inerente alla materia delle giustificazioni da parte del dipendente è quanto mai ampia. Per esempio è legittimo considerare giustificato motivo di assenza non solo lo stato di necessità o di forza maggiore, bensì anche una “seria e valida ragione socialmente apprezzabile”, afferma sempre la Cassazione (6 aprile 2006 n. 8012): l’onere della dimostrazione di questa ragione grava sempre sul lavoratore dipendente.

 

Marco Brezza

 

 

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gio, nov 20, 2014  Marco Brezza

Come si configura in questa fine di 2014 la questione della retribuzione dei dipendenti statali? E quali sono le prospettive per il 2015? In primo luogo va citata la circolare n. 3 del 18 marzo (la cui rubrica reca la dicitura “Nuove disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici”.

 

Retribuzione dipendenti statali:

Retribuzione dipendenti statali: il tetto salariale

 

Questa circolare indica alle amministrazioni pubbliche di chiedere ai propri dipendenti e ai soggetti cui conferiscono incarichi tutte le informazioni sulla retribuzione complessiva percepita, anche se proveniente in parte da gestioni previdenziali di tipo pubblico. Questa azione è volta a verificare attentamente il non superamento dello sbarramento raffigurato dal tetto al trattamento economico individuale. Il tetto salariale che può pertanto essere raggiunto dal trattamento economico individuale relativo ad un individuo impiegato a qualsiasi titolo nel settore pubblico è costituito da una cifra equivalente a quella ricevuta dal primo presidente della Corte di Cassazione: una cifra che, per l’anno in corso, si assesta sulla quota di 311mila euro.
Tra le novità in materia di retribuzioni dei dipendenti statali contenute all’interno della Legge di Stabilità sono confermate le promozioni e gli scatti di stipendio legati all’anzianità di servizio per militari e Forze di Polizia. Rimane tuttavia confermato il blocco di stipendi e contratti per tutti gli altri dipendenti del pubblico impiego, per cui, però, dovrebbe ripartire la dinamica legata alla carriera permettendo agli stipendi di aumentare qualora siano previsti scatti automatici o nel casi di promozioni di carriera. Inoltre viene rinviato anche il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2018.

 

Il blocco stipendi permane

 

Nel frattempo, nonostante le proteste e le manifestazioni, il presidente del governo Matteo Renzi ha appena confermato il blocco degli stipendi per ciò che riguarda la Pubblica Amministrazione per tutto il 2015, aprendo alla possibilità di un eventuale sblocco a partire 2016 ma solo se l’Italia uscirà della recessione e le condizioni economiche lo consentiranno. Di primo acchito, contemplando i chiari di luna del periodo e rielaborando le parole del premier, le sensazioni non sono buonissime.
Dall’altro lato il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia spiega: “Stiamo chiudendo le tabelle di equiparazione che serviranno per capire come inquadrare il lavoratore e la retribuzione da corrispondere in base all’inquadramento”. Le tabelle sono in via di progressiva definizione e sono riportate in un decreto già pronto e per cui si aspettano solo le ultime sistemazioni.

 

Prospettive 2015: focus sulle Forze di Polizia

 

Per ciò che concerne il discorso mobilità, il ministro Madia chiarisce che, qualora spostato, “il lavoratore guadagnerà quanto guadagnava” rimanendo confermata la possibilità di spostamento obbligatorio del dipendente nel raggio dei 50 chilometri.
In ultima istanza, tra le altre novità contenute nella bozza della Legge di Stabilità c’è anche la previsione di revisione dell’Accordo Quadro di amministrazione delle Forze di Polizia ad Ordinamento Civile, che partirà nel mese di aprile 2015. Tramite tale previsione la compagine governativa si propone l’obiettivo concreto di rinnovare l’accordo (risalente al 2009) mediante il quale sono definiti orari di servizio (turni, lavoro straordinario ecc.) e procedure per la contrattazione decentrata del personale della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

 

Fonte: businessonline.it

 

Marco Brezza

 

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