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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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ven, giu 16, 2017  Valentina
Fonte: statoquotidiano.it

Fonte: statoquotidiano.it

Il 203 imo anniversario della fondazione dell’arma dei carabinieri è stato come ogni anno un solenne momento di festeggiamenti ma anche un momento di raccolta e riflessione.

 

Quest’anno la riflessione è stata più profonda e pungente del solito. Almeno per la città di Cosenza, nella quale, a parlare è stato il colonnello Fabio Ottaviani, le cui parole oltre a rispecchiare il pensiero e l’amarezza di molti suoi colleghi a ogni livello, ha toccato un nervo scoperto per i vertici stessi dell’arma e per il rapporto complesso tra quest’ultima e la magistratura.

 

 

 

 

Carabinieri. L’eterna sfida con la magistratura

 

 

 

 

“La maggior parte dei nostri interventi si conclude con l’immediata rimessione in libertà dei soggetti e questa ha un effetto devastante nella percezione di sicurezza del cittadino. È devastante vedere la vittima che rimane in caserma con i carabinieri a compilare tonnellate di atti e il delinquente che se ne torna a casa. Come può il cittadino fondare la sua fiducia nello stato quando accade tutto questo?”.

 

 

E il punto è proprio qui. Garantire la legalità significa oggi purtroppo in troppi casi abbassare la testa di fronte alla cieca giustizia che spesso, non riconoscendo i propri limiti, vanifica il lavoro degli agenti firmando un decreto di rimessa in libertà.

 

 

Nelle parole del colonnello Ottaviani non traspare però né polemica né rabbia. Solo amarezza, una commovente amarezza di chi non si vuole arrendere nonostante sappia che il buon esito non dipende da lui.

 

 

 

 

 Un’iniziativa da prendere da esempio

 

 

 

 

Ma il rapporto con i cittadini deve rimanere in primo piano anche se l’esito degli interventi spesso non è quello che la società si aspetterebbe. La fiducia nell’arma e in generale nelle forze dell’ordine va tenuta alta.

 

 

Lo sanno bene nel mantovano, dove, sotto la guida del colonnello Federici, sono stati organizzati una serie di incontri proprio con la cittadinanza per affrontare e confrontarsi su tematiche di interesse comune, come il cyberbullismo, le truffe agli anziani, la detenzione delle armi da fuoco, etc.

Tutti gli incontri hanno visto una partecipazione importante della cittadinanza, la quale ha auspicato il proseguimento di questa iniziativa.

 

 

Una goccia nel mare, certo. Ma pur sempre un ottimo metodo per avvicinare la società civile alle forze armate, nella speranza di recuperare un rapporto di fiducia incondizionata che da anni ormai, per colpa della politica e deli sensazionalismi mediatici, si è incrinato e va rimesso in piedi.

 

 

 

 

 

Fonte: ilgiornale / gazzettadimantova

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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lun, mag 30, 2016  Valentina
Fonte: adnkronos.com

Fonte: adnkronos.com

Definirla una vittoria, oltre a essere del tutto fuori luogo non sarebbe neanche la verità.

 

Certamente lo è per Girone, che finalmente ha rivisto il suo paese, dopo anni di prolungata assenza forzata. Certamente non lo è per lo stato italiano. Nonostante l’accoglienza in pompa magna, infatti, il suo ritorno è legato a una sentenza della corte suprema indiana che gli ha consentito di lasciare l’India accompagnato dall’ambasciatore Lorenzo Angeloni, rendendo immediatamente esecutivo l’ordine del tribunale arbitrale internazionale dell’Aja.

 

 

Caso Marò. Le istituzioni si dicono soddisfatte

 

 

Secondo quanto dichiarato in diverse note ufficiali della farnesina, Italia e India “hanno cooperato nelle ultime settimane per definire le condizioni e le modalità del rientro e della permanenza nel nostro Paese del marò, in pendenza della procedura arbitrale sul caso della Enrica Lexie”.

 

Rispetto alla decisione dell’immediato rientro di Girone, la Farnesina dichiara che si tratta di “un risultato importante che riconosce l’impegno intrapreso dal governo italiano con il ricorso all’arbitrato internazionale per far valere le ragioni dei nostri due fucilieri di Marina. Con lo stesso impegno l’Italia si presenterà ai prossimi passaggi previsti dal procedimento arbitrale”.

 

La soddisfazione però finisce quando si va a leggere le condizioni di questo rientro. La corte suprema infatti ha richiesto e ottenuto delle condizioni chiare per concedere il rientro al nostro fuciliere: ha richiesto di depositare una garanzia scritta in cui l’Italia si impegna a far rientrare in India il Marò entro un mese dall’eventuale decisione favorevole all’India sulla giurisdizione da parte del tribunale dell’Aja.

 

 

Caso Marò. Anche nella gioia, la nota stonata non manca mai

 

 

Poteva andare tutto per il verso giusto almeno nel rientro in patria? Ovviamente no, perché, come si dice, piove sempre sul bagnato.

 

E allora ecco che il ritorno in Italia per Girone ha avuto un sapore amaro perché ha dovuto lasciare in India il suo Cane, un Golden Retriever che da diversi mesi gli faceva compagnia.

 

Per il Sergente Argo infatti non erano ancora pronti i documenti di espatrio e quindi si è deciso di trattenerlo e farlo partire in un secondo momento. Poca cosa rispetto al grande passo che il fuciliere si è visto concedere, ma certamente una nota amara che si poteva anche evitare, tutto sommato.

 

 

 

 

Fonte: repubblica / ansa

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

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lun, dic 14, 2015  Valentina
Fonte: huffingtonpost.it

Fonte: huffingtonpost.it

Qualche superficialone ha subito commentato la notizia tacciando l’imprenditore di razzismo. In verità dietro a questa provocazione c’è ben altro. C’è la voglia di smuovere animi e coscienze di coloro che sembrano essersi dimenticati dei nostri fucilieri.

 

L’iniziativa tanto discussa è stata presa da un’agenzia di collocamento di una città del nord Italia, Lecco, ed è stata trascritta in un cartello che campeggia all’ingresso e lascia poco spazio a dubbi: “questa azienda non assumerà personale di nazionalità indiana finché i nostri soldati non verranno liberati”. Lecco non è nuova a iniziative forti per riportare l’attenzione su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Già un anno fa infatti l’allora governatore della provincia Daniele Nava si era opposto alla la richiesta di una casa di produzione cinematografica indiana di Bollywood di ambientare a Villa Monastero di Varenna alcune scene di un nuovo film, giustificando tale presa di posizione con la convinzione che “un uomo delle istituzioni non potesse avallare una richiesta del genere”.

Di fatto l’imprenditore dovrà rispondere all’Ispettorato del lavoro per questo cartello, definito discriminatorio anche dal sindaco della città coinvolta. Il messaggio comunque è arrivato forte e chiaro.

 

 

 

Marò. Iniziano a Uscire I Primi Scheletri Politici

 

 

 

Se noi non dimostriamo una chiarezza di convincimento sulla loro assoluta innocenza ed estraneità ai fatti, se non manifestiamo in modo sufficientemente vigoroso la posizione dell’ Italia, e diamo la sensazione che qualsiasi cosa ci va bene, se continuiamo a mantenere un profilo bassissimo su questa vicenda di cui più nessuno sta parlando, ho grossi timori su quello che i giudici arbitrali potranno decidere”. Una dichiarazione forte dell’ex ministro degli esteri Giulio Terzi. Ma nulla a confronto del resto confidato ai microfoni di Radio radicale.

 

Fu il Governo Monti a fare pressione per far ripartire i nostri marò verso l’India, dopo la licenza natalizia gentilmente concessa dalle autorità indiane a quanto confessa l’ex ministro. Sulle motivazioni, ad oggi solo illazioni in attesa di conferma. Ma che non possono far pensare. “Io non vedo nessun motivo se non quello di coprire alcuni scheletri nell’armadio di personalità politiche e di governo che hanno voluto rimandare i nostri fucilieri di marina in India per considerazioni che sono intuibili, legate agli affari e agli interessi economici ma che non appartengono a una buona conduzione della politica estera e di sicurezza del nostro Paese”. Un’accusa pesante che non potrà non avere conseguenze. O forse sì, se risultasse vera.

 

 

 

Marò. Tra Politica e Gossip, C’è Chi Li Prende Ad Esempio

 

 

 

Un esempio di “disciplina, serenità e dignità di noi militari” li ha definiti il capo di stato maggiore della Difesa Claudio Graziano durante la cerimonia di giuramento  dei 104 allievi ufficiali dell’Accademia Navale di Livorno.

Un pensiero a quei due fucilieri che, nello svolgere un compito di stato, si son trovati invischiati in una vicenda che ha sempre più un sapore politico e sempre meno di cronaca. “Voi avrete il privilegio di rappresentare la nostra Marina e la Nazione – ha aggiunto il capo di stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi   – siatene sempre degni. Ricordatevi che in Marina non si abbandona mai la nave e non si lascia nessuno in mare”.

 

Già, non si lascia nessuno in mare, caro stato. Nessuno.

 

 

 

 

 

Fonte: ilgiorno /imolaoggi /lanazione

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mar, ott 20, 2015  Valentina
Fonte: lettera43.it

Fonte: lettera43.it

Che la manifestazione del 15 ottobre sarebbe stata un successo in termini di partecipazione c’era da aspettarselo. Che qualche membro rappresentante delle istituzioni sarebbe stato contestato anche era prevedibile.

 

È successo all’on. Laura Ravetto che non ha preso bene la contestazione, dichiarando che non difenderà mai più questa categoria. Parole al vetriolo che hanno scatenato la prevedibile reazione dei vertici del sindacato dei vigili del fuoco: “un politico, seppur provato dalle contestazioni, seppur incalzato da chi vive una situazione di disagio lavorativo, non puo’ comportarsi cosi verso un intero corpo per ripicca delle contestazioni ricevute dai singoli (…) Piuttosto chieda scusa ai valorosi vigili del fuoco (…)Noi come sindacato autonomo dei vigili del fuoco ci dissociamo dai fischi di natura politica perché siamo aperti al dialogo con tutti i partiti, ma comprendiamo i fischi dovuti alla esasperazione dei vigili del fuoco, trattati come corpo di serie B ma il cui valore per la sicurezza pubblica è ben racchiuso nelle parole della preghiera di Santa Barbara: ‘ove tutti fuggono io vado”.

 

 

Vigili Del Fuoco. Ecco I Prossimi Obiettivi

 

 

Il successo della manifestazione non ha certo fermato le attività dei sindacati.

Il Conapo in particolare non molla la presa e ha partecipato attivamente alla riunione sulle indennità erogate al personale specializza elicotterista, nautico e sommozzatore in relazione alle recenti disposizioni in materia di decurtazione salariale in caso di assenza dal servizio o impiego in corsi di formazioni.

 

I protocolli emanati dall’amministrazione 10131 e 10237 delle scorse settimane hanno specificato che l’erogazione delle indennità a personale appartenente alle categorie appena citate è vincolata all’effettiva presenza e all’effettivo svolgimento delle attività specialistiche su base mensile.

Coloro quindi che saranno assenti per malattia, anche per causa di servizio, o per corsi di formazione o aggiornamento non pertinenti alla specializzazione che si possiede, non potranno ricevere alcuna indennità.

 

L’opinione del sindacato Conapo in merito è molto chiara; il loro segretario Antonio Brizzi parla di “salvaguardia degli interessi dell’amministrazione a pregiudizio del personale”.

Inutile dire che sembra davvero poco coerente applicare una tale limitazione e che in ogni caso sembra corretto che, qualora si decida di procedere su questa direzione, si debba mettere mano ai termini contrattuali modificando le norme di disciplina delle singole specializzazioni, in modo da creare un sistema chiaro e non sottoposto a libera interpretazione.

 

 

Alla vicenda dell’erogazione delle indennità si lega inevitabilmente anche il loro valore monetario. Non va dimenticato infatti che per i vigili del fuoco gli importi sono fermi a molti anni fa e non hanno mai subìto delle rivalutazioni.

Sarà quindi indispensabile, con la prossima scadenza contrattuale aggiornare anche le cifre spettanti tramite indennità e non ultimo riconoscere alla categoria anche l’indennità di trascinamento, già in essere per tutti gli altri corpi, tranne che per quello dei vigili del fuoco.

 

 

 

 

Fonte: conapo / italpress / labitalia

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, ago 31, 2015  Valentina

 

Fonte: bosco.eldi.it

Fonte: bosco.eldi.it

Vi scrivo a nome di tutti gli italiani indignati, arrabbiati e stanchi. Di coloro che credono nello stato e nella giustizia. Di chi non sopporta più di sapervi lontani dai vostri affetti, privati della libertà e ingiustamente usati come merce di scambio da un paese, che del vostro lavoro beneficia da anni.
L’ultima umiliazione in ordine di tempo? 15 favorevoli. 6 contrari. Un giudizio a maggioranza, quello del tribunale di Amburgo che ha respinto le richieste italiane di sospensione delle misure cautelari per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, il primo trattenuto in Inda da 3 anni e mezzo, il secondo rientrato temporaneamente per motivi di salute, ma che rischia di dover tornare oltreoceano a breve.  Il primo che pochi giorni fa è stato colpito dalla febbre Dengue e ha dovuto farsi ricoverare all’ospedale di New Dehli.
La giustificazione data a questa decisione è del tutto fuori luogo: nella sentenza si legge infatti che “non considera appropriato prescrivere misure provvisorie riguardo la situazione dei due marine italiani poiché questo toccherebbe questioni legate appunto al merito del caso”.

 

 

Caso Marò. L’Italia Non Sa Più Che Pesci Prendere

 

 

I vertici del nostro bel paese sono ormai talmente in confusione che non si trovano d’accordo neanche sulla positività o meno della sentenza dell’arbitrato internazionale.
Se da un lato il ministro Graziano Delrio confessa che l’italia si aspettava ben altre decisioni e si limita a prendere atto di quanto deciso in attesa di una presa di posizione da parte del premier Renzi, dall’altro lato c’è l’Italia rappresentata ad Amburgo da Francesco Azzarello che ammette la delusione per la mancata sospensione delle misure cautelari verso i marò, ma si aggrappa al barlume di positività dettato dallo stop del tribunale del mare alla giurisdizione indiana.
L’unico dato certo è che la prossima udienza, salvo rinvii, sarà il 13 gennaio 2016 e che entro il 24 settembre prossimo sia l’Italia che l’India dovranno presentare al tribunale internazione una rapporto su quanto accaduro nel febbraio 2012, quando due pescatori nello stato del Kerala, persero la vita.

 

 

Caso Marò. Quando La realtà Supera La Fantasia

 

 

È emblematico pensare che la vicenda dei nostri marinai abbia ispirato un videogame di grande successo.

È proprio così. due giovani sviluppatori italiani, Antonio Del Maestro ed Emiliano Negri  hanno sviluppato marò slug, un videogame che gioca a riportare a casa i due marò, facendoli evadere da una prigione indiana, il tutto sullo sfondo di un cartello attaccato a un sottomarino che riporta la scritta RIDATECELI, sulle note dell’inno di Mameli.
Molto più di un videogioco. Un appello. Una supplica che in 4 giorni ha radunato qualcosa come 300 mila giocatori.

 

 

Fonte: ansa / corriere della sera / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

Valentina Stipa

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