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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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ven, apr 25, 2014  Patrizia Caroli

Esubero nelle forze armate: Le strategie della crisi

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La spending review impone di risparmiare sulla spesa pubblica e, a tal fine, si assiste ad un drastico ridimensionamento di quello che viene definito esubero nelle forze armate. Si sta assistendo ad una riduzione del volume organico complessivo ell’Esercito da raggiungere, in un primo step, entro la fine del 2015 e poi, gradualmente, entro il primo gennaio 2021. Lo scopo è quello di tagliare 27.800 unità delle Forze Armate tra militari, civili e personale dirigente. Diverse le strategie adottate per il raggiungimento di questo obbiettivo, dal ricorso alla mobilità anche per il personale militare al pensionamento anticipato obbligatorio; ma vediamo nel dettaglio quali sono gli interventi messi in campo dalla LEGGE n. 244 del 31 dicembre 2012, con la quale si vuole intervenire sul problema dell’esubero nelle forze armate:

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- Riduzione della dotazione organica delle Forza armate, suddivise per ruolo e grado, in misura non inferiore al 10%.
- Riduzione del numero delle promozioni a scelta, fatta eccezione per il Corpo della Guardia di Finanza, l’Arma dei carabinieri, il Corpo della polizia penitenziaria e il Corpo delle capitanerie di porto.
- Riduzione del personale militare non dirigente facendo ricorso all’istituto del collocamento in aspettativa .
- Collocamento in congedo delle unità in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi richiesti dalla normativa che, sulla base della normativa vigente prima della riforma (articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011), avrebbero determinato la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2014 e, successivamente, l’avvio di processi di mobilità guidata, tesi al ricollocamento del personale presso uffici delle pubbliche amministrazioni che presentino vacanze di organico.
- Processi di mobilità guidata, anche intercompartimentale, tesi alla ricollocazione del personale in esubero presso uffici delle pubbliche amministrazioni che presentino mancanze di organico.

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esercitoitalianoblog.it

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Se non sarà possibile riassorbire l’esubero nelle forze armate partendo dalle soluzioni appena descritte, si potrà ricorrere al collocamento in aspettativa per riduzione quadri.

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In attuazione della Legge n 244, finalizzata al risoluzione del problema dell’esubero nelle forze armate, il Governo ha predisposto:

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• La pianificazione triennale del personale militare finalizzata all’assestamento definitivo degli organici delle Forze armate sulle 170.000 unità, fatta eccezione per il Corpo delle capitanerie di porto e dell’aeronautica militare, entro il 2015.
• La riduzione del 20% per le dotazioni organiche di Generali/Ammiragli (da 443 a 358) e del 10% per le dotazioni organiche di Colonnelli/Capitani di Vascello (da 1957 a 1763). In tal modo si interverrà sul problema dell’ esubero nelle forze armate riducendo entro 10 anni gli organici di Colonnelli/Capitani di Vascello (1566 unità), ed entro 6 anni gli organici di Generali/Ammiragli (310 unità).
• La diminuzione delle dotazioni organiche e della quantità delle promozioni a scelta al grado superiore degli ufficiali dell’Esercito, dell’Aeronautica e della Marina (eccetto il Corpo delle capitanerie di porto).

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La disciplina applicabile al personale in esubero nelle forze armate stabilisce infine che, per il personale militare non dirigente che entro la fine del 2015 non sia stato riassorbito, è disposto il collocamento d’ufficio in aspettativa per riduzione di quadri (ARQ) prendendo in considerazione la maggiore anzianità anagrafica.

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Anche gli ufficiali che abbiano elevati requisiti di anzianità contributiva (dai quaranta anni in su) o anagrafica (non più di cinque anni dal limite di età di pensionamento) e che risultino in esubero nelle forze armate, possono presentare domanda per il collocamento in ARQ (aspettativa per riduzione quadri).

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La disciplina della ARQ può essere applicata anche al personale non dirigente che percepisce il 95% dello stipendio e non può ricevere promozioni in seguito al collocamento nella ARQ. Il personale non dirigente in esubero nelle forze armate può permanere in tale posizione fino alla pensione anticipata o di vecchiaia e può essere collocato in ausiliaria solo in seguito alla cessazione dal servizio per il raggiungimento dei limiti di età o, previa domanda, se si trovasse a non più di cinque anni dal limite di età pensionabile. Il personale non dirigente in esubero nelle forze armate non può essere impiegato, per eventuali esigenze, dal Ministero della difesa o da altri Ministeri.

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Esubero nelle forze armate: Il parcheggio delle “seconde aliquote”

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Merita un cenno, infine, anche la questione delle “seconde aliquote”che si inscrive sempre nel problema dell’ esubero nelle forze armate. Ma chi sono le seconde aliquote? Si tratta di giovani vincitori di concorsi nella Polizia di Stato che sono impiegati, però, come militari. Secondo l’art. 16, comma 4, della legge 23 Agosto 2004 n. 226, infatti, “dei concorrenti giudicati idonei e utilmente collocati nella graduatoria, di cui al comma 3, il 55% (prima aliquota, n.d.r) è immesso direttamente nelle carriere iniziali del ruolo degli agenti ed assistenti della Polizia di Stato e il restante 45% (seconda aliquota, n.d.r.) è immesso nel medesimo ruolo, dopo aver prestato servizio nelle Forze Armate in qualità di volontario in ferma prefissata quadriennale”. Una decisione ingiusta secondo i volontari in ferma prefissata quadriennale (Vfp4), in quanto renderebbe precari più di 1550 ragazzi, dato che alla fine dei quattro anni verranno congedati-licenziati in attesa della chiamata in Polizia e, nel caso in cui apportassero un danno fisico durante i 4 anni di servizio militare, perderebbero anche l’idoneità per l’assunzione in Polizia.

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Patrizia Caroli

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mer, gen 15, 2014  Marco Brezza

Pensionamenti scuola per docenti e personale Ata: cosa riserva il neonato 2014 per queste categorie professionali nell’ambito pubblico? La tematica è molto folta e riveste grande importanza; le difficoltà presentate dall’avvento della crisi economica e la conseguente la scure dei tagli della “spending review” hanno fatto divenire il tema delle pensioni, ed in particolare quello dei pensionamenti scuola 2014 un punto di alta tensione per quanto riguarda le rivendicazioni ed i propositi di insegnati e relativi sindacati.

Fonte: online-news.it

Fonte: online-news.it

Pensionamenti scuola 2014: requisiti pensione di anzianità

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Va ricordato che per quanto riguarda la pensione di anzianità i requisiti per il 2014 sono i seguenti: età non inferiore a 60 anni e 36 anni di contribuzione oppure 61 di età e 35 di contribuzione, oppure 40 anni di anzianità a prescindere dall’età anagrafica entro il 31 dicembre 2011. A tal proposito ha rivestito notevole importanza l’incontro tenutosi lo scorso 13 dicembre al MIUR, in cui si è discusso del tema delle cessazioni dal servizio e dei pensionamenti docenti a partire dalla data del 1° settembre 2014. L’Amministrazione ha reso noto ai sindacati riuniti una bozza di nota che riecheggia a grandi linee quella, analoga, rilasciata lo scorso anno, comunicando poi che si trova in fase di approvazione il Decreto che prevede come termine di presentazione delle domande di pensionamento (per ciò che riguarda il personale docente e ATA) la data del 27 gennaio 2014.

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Assenze e servizio effettivo: alcune novità sui pensionamenti docenti 2014

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È stata presentata poi la richiesta di precisare esplicitamente come definire le assenze valutabili come servizio effettivo, le quali consentono ai lavoratori che accedono al pensionamento anticipato con una età inferiore ai 62 anni di non incorrere in penalizzazioni. In questo senso è risultata interessante la sottolineatura dell’importanza dell’art. 4-bis del Decreto Legge 101/2013 (convertito dalla Legge 125/2013) il quale ricomprende all’interno dell’anzianità contributiva da considerare alla stregua di prestazione lavorativa effettiva anche i periodi di contribuzione figurativa inerenti a donazioni di sangue e congedo parentale (o astensione facoltativa): queste fattispecie vanno ad allinearsi insieme alle altre tipologie di periodo disciplinate dal  Decreto Legge 216/2011, tra cui la maternità, il servizio militare, malattie ed infortuni e cassa integrazione. All’interno del serrato incontro riguardante i pensionamenti docenti 2014 è stata poi innalzata la proposta, proveniente da un coro all’unisono di tutte le organizzazioni sindacali, di prorogare il termine ai primi sette giorni di febbraio, anche al fine di agevolare l’accesso ai Patronati per ottemperare alla presentazione telematica delle domande.

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Pensionamenti scuola 2014: un tema bollente

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Per quanto riguarda il corpo dei dirigenti scolastici i termini verranno regolati dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro inerente al comparto Scuola) dell’Area V del 15 luglio 2010: in esso è stabilita la data del 28 febbraio 2014 quale scadenza per le domande di cessazione (ferma sempre restando la possibilità di recesso anche in un momento successivo a tale data).
Come si può ampiamente leggere nel resoconto pubblicato on-line dalla Cisl Scuola inerente ai pensionamenti scuola 2014, all’interno dell’incontro si è anche dialogato a proposito della controversa tematica della “singola finestra di uscita dal servizio” per quanto riguarda il personale scolastico: sulla questione si è celermente suggerito all’Amministrazione di attivare rapide sedi di chiarimento con l’INPS. In questa direzione sindacati e dipendenti hanno posto l’attenzione sulla ineludibile necessità di equiparare alla stregua di servizio effettivo i periodi compresi fra il 1° settembre ed il 31 dicembre, riconosciuti utili per il computo dei requisiti: si ritiene che essi debbano poter avere valore ai fini dell’esclusione da eventuali penalizzazioni.
Tra gli altri temi “caldi” trattati per quanto inerisce la materia dei pensionamenti docenti 2014 si è poi discusso anche di arrotondamento dell’anzianità contributiva e di pensionamenti dei docenti in esubero attraverso strumenti normativi e con requisiti precedenti alla Riforma Fornero. Settori in cui la discussione rimane sempre serrata: insomma, pensioni e personale scolastico rimangono un tema aperto e dinamico, e per sua stessa composita natura ben lungi dall’essere definito una volta per tutte. Ulteriori novità a riguardo si attendono copiose.

 

 

Marco Brezza

 

 

 

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gio, dic 12, 2013  Valentina

 

Mobilità militariBasteranno 10 anni per riformare l‘intero strumento militare in Italia. 10 lunghi anni nei quali dovrà essere creata una nuova struttura in grado di destreggiarsi in maniera equa tra spese del personale, investimenti, le risorse destinate alla difesa.

 

Ad oggi la situazione non è bilanciata con il 70% del costo complessivo impiegato per gli stipendi e il restante 30 investito per gli armamenti. Per portare in equilibrio questi due settori, risorse strumentali e risorse umane, e mantenere il nostro esercito al passo con i tempi e on le ultime tecnologie, bisogna prima di tutto tagliare gli eccessi. Come 18 mila soldati e 10 mila civili.

 

Ed ecco che si inizia a parlare di mobilità anche per il personale militare; coloro che verranno nominati dovranno quindi, senza scelta né alternative, accettare il trasferimento presso un ente pubblico o un ministero oppure, se si è militari, accontentarsi di un pensionamento anticipato obbligatorio percependo l’85% dello stipendio ma mantenendo la possibilità di arrotondare eseguendo lavoretti extra senza incorrere in sanzioni.

 

Se si lavora nel comparto difesa come operatori civili, la possibilità del prepensionamento non esiste e, se si rifiuta la mobilità forzata, rimane solo l’alternativa della “ messa in disponibilità” ovvero una sorta di cassa integrazione.

 

 

Come Vengono Scelti I Candidati Alla Mobilità

 

 

L’introduzione della mobilità all’interno del mondo militare non è stata creto accolta a braccia aperte e in effetti le peculiarità di questo settore non si sposano bene con questa possibilità, come spiega il maresciallo Antonio Ciavarelli: “che vuol dire mobilità per un militare? Le Forze armate hanno una loro specifica identità. Non vorremmo ritrovarci ad assistere al fenomeno di qualche maresciallo o capitano o colonnello che si tramuti in un bidello o in un usciere, senza voler nulla togliere ai bidelli e agli uscieri”.

 

Ovviamente la scelta di coloro che possono essere destinati a operatività di carattere amministrativo deriva dalla creazione di una graduatoria, nella quale vengono inseriti coloro che tra i 45 e i 55 anni non svolgono più un ruolo attivo e il cui spostamento su mansioni civili non comporterebbe alcuna perdita per l’operatività concreta dell’esercito.

 

Grazie anche alle pressioni del Cocer e delle associazioni sindacali di categoria in tema di mobilità nel settore militare non ci sono ancora regole precise e ben definite. Rimane però innegabile che nell’ambito della riforma dello strumento militare questa opzione rappresenta una delle più efficaci per il raggiungimento dell’obbiettivo finale, ovvero l’ottimizzazione delle risorse umani al fine di impiegare maggiori risorse finanziarie sulla spesa per gli armamenti.

 

 

 

Fonte: blitzquotidiano / grnet / repubblica

 

 

Valentina Stipa

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mer, set 26, 2012  Roberta Buscherini

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha inviato una nota riassuntiva riguardo all’incontro del 21 settembre tra governo e sindacati rappresentanti da Militari, Forze dell’Ordine e Vigili del Fuoco.

L’argomento: armonizzazione del sistema pensionistico.
Lo schema di regolamento, in base all’articolo 24, comma 18 del D.L. 201/2011, conv. L.214/2011, prevede:

 

 

1. Pensione di Vecchiaia Difesa e Sicurezza

 

Personale di truppa, Marescialli e Sergenti

Oggi A decorrere dal 2018*
60 anni 62 anni

Resto del Personale

Oggi Dal 2018
60 anni Dai 63 ai 66 anni e sette mesi*

*Ferma restando l’applicazione degli incrementi per speranza di vita.

 

 

2.    Pensione Anticipata Difesa e Sicurezza

 

-    Il pensionamento anticipato nel caso di appartenenti alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate sarà consentito con 42 anni e tre mesi di contribuzione (ad oggi 40 anni più un anno di finestra mobile) con applicazioni progressive per età, a regime, inferiori a 59 anni.
-    Si prevede che sulla quota retributiva di trattamento relativa ai contributi maturati entro l’1 gennaio 2012, è applicata una riduzione percentuale dell’1 % per ogni anno di anticipo rispetto all’età di 58 anni fino al 31 dicembre 2018; e rispetto ai 59 anni dal 1 gennaio 2019. Tale percentuale è elevata al 2 % per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni.
-    Previsto il mantenimento del canale di pensionamento con il sistema delle c.d.”quote”, che salgono fino a raggiungere, a decorrere dal 2019, “quota 99”.
-    Prevista la limitazione a complessivi due anni e sei mesi delle maggiorazioni del periodo di servizio.

 

Il Ministero chiarisce nella nota che è consentito ai soggetti, in possesso dei requisiti prescritti, il collocamento a riposo d’ufficio se raggiungeranno il limite previsto alla data di entrata in vigore del regolamento stesso, in relazione al grado e la qualifica.

 

Altre Proposte del MEF

 

- l’inserimento nel testo dell’applicazione dell’incremento della speranza di vita per i dipendenti che maturino i requisiti pensionistici entro il 2012
- la limitazione della permanenza in ausiliaria a 67 anni per i dipendenti che cessano dal servizio ai 62 anni.

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mar, apr 24, 2012  Roberta Buscherini

Il Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha realizzato dichiarazioni preoccupanti, nel Corriere della Sera, per quel che riguarda i tagli previsti per il comparto di sicurezza e le amministrazioni pubbliche in generale. ”Vorrei ridurre del 10 per cento i dipendenti civili del ministero, grazie a uno scivolo, un pensionamento anticipato, senza traumi. Se il governo mi dà l’ok, io vado dai sindacati”.

 

A queste parole, ha aggiunto che ”Dopodiché’, invece di riassumere una quota pari al 30 per cento del personale -spiega Cancellieri- come potremmo fare in astratto con la cifra risparmiata, ne riassumeremmo solo il 10 per cento. Il resto dei soldi verrebbe accantonato. Io sono pronta”. In questo senso parla di un risparmio di 17 milioni di euro.
Secondo il ministro, questi tagli saranno positivi per ringiovanire il Ministero e “ne ha tanto bisogno”. Inoltre, considera che favoriranno la mobilità all’esterno: “chi vuole andare a lavorare in altri settori dello Stato, può farlo”.

 

Il primo passaggio da fare è l’accorpamento dei dipartimenti del Viminale e la soppressione di alcune direzioni centrali, un’operazione che risparmierà un milione di euro, secondo Cancellieri. Il prossimo venerdì, il ministro presenterà in Consiglio, un progetto che prevede tra l’altro l’eliminazione del 20, 25% delle prefetture oltre alla creazione di un unico ufficio per tutte le rappresentanze locali dello Stato.

 

Tagli e Risparmio in tempi di crisi
Nei prossimi due anni, è prevista una caduta della spesa dei ministeri di 13 miliardi. Così ha detto il ministro dei Rapporti col Parlamento, Piero Giarda, in dichiarazioni al ‘Messaggero’.

 

  • 2012: la spesa scenderà di 10 miliardi (da 352 a 342 miliardi)
  • 2013: la spesa scenderà a quota di 339 miliardi.

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