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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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gio, giu 5, 2014  Patrizia Caroli

L’articolo 24, comma 18, del D.L. 201/2011 ha previsto l’adozione di un regolamento su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, per l’armonizzazione dei requisiti di accesso ai regimi pensionistici e alle gestioni pensionistiche per cui siano previsti requisiti diversi da quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria, compresi quelli relativi ai personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, di cui al D. Lgs. 195/1995.

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Infatti, le recenti riforme del sistema pensionistico non hanno trovato applicazione nei confronti del personale appartenente al comparto difesa e sicurezza.

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I requisiti vigenti sono quelli stabiliti dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, che comunque prevedeva un graduale adeguamento ed omogeneizzazione dei requisiti ai fini dell’ottenimento delle pensioni militari.

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Il regolamento prevede, per le pensioni militari e in particolare per le pensioni esercito, che restino invariati i 5 anni di contributi figurativi che, in sostanza,  trasformano i 35 anni di contributi effettivi in 40.

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pensioni-militari

Pensioni militari: invariato il sistema delle quote

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Rimane invariato anche il sistema delle quote che gradualmente, nei prossimi 5 anni, verrà fissata a 99. Per fare un esempio, nel 2019, potranno godere delle pensioni militari chi avrà compiuto 61 anni di età e avrà raggiunto 38 anni di contribuzione.

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Gli aumenti del periodo di servizio non possono eccedere complessivamente i 2 anni e 6 mesi. Unica nota positiva del regolarmente di armonizzazione delle pensioni militari riguarda la non applicabilità del criterio sull’aspettativa di vita che avrebbe ulteriormente aumentato la soglia prevista per l’accesso alla pensione degli appartenenti al comparto sicurezza.

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Il canale di uscita anticipata per la pensione è stato mantenuto unico per gli uomini e per le donne ed è stato fissato dallo scorso 1 gennaio 2013 in 42 anni e tre mesi di anzianità contributiva, requisiti leggermente inferiore rispetto a quello previsto per la generalità dei lavoratori.

Come per tutti i dipendenti pubblici, anche i militari che vogliono presentare domanda per la pensione lo devono fare per via telematica accedendo al sito Inps oppure telefonicamente attraverso il numero verde 803164.

Nell’area del sito INPS riservata alle pensioni dei militari sono riportate tutte le modalità operative per procedere alla presentazione della domanda di accesso.

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Pensioni militari di vecchiaia

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Per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia il quadro normativo di riferimento è quello dell’articolo 924, comma 1, del D. Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (recante il Codice dell’ordinamento militare),  che dice che: “i militari cessano dal servizio permanente al raggiungimento del 60 esimo anno di età, salvo le diverse disposizioni contenute nello stesso provvedimento”. Diverse disposizioni che a seconda del grado e del ruolo ricoperto rimandano ad una forbice di età che va dai 60 ai 65 anni. Per fare un esempio, per i gradi che vanno da Sottotenente al Tenente Colonnello, per qualsiasi ruolo ricoperto, il limite di età per la cessazione dal servizio rimane a 60 anni, mentre arriva fino ai 65 anni il limite di età per il Generale di Corpo d’Armata. Per i gradi che vanno da Colonnello al Generale di Divisione, a seconda poi del ruolo ricoperto, la forbice del limite di età varia da 61 ai 63 anni.

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Inoltre, ai sensi dell’articolo 1840, comma 1, il personale militare è collocato a riposo al compimento del 60° anno di età, fatti salvi gli speciali limiti di età previsti per gli ufficiali delle Forze armate dagli articoli da 925 a 928 e, per gli ufficiali del Corpo della Guardia di finanza, dal D.Lgs 69/2001.

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Ai sensi del successivo comma 2, il personale menzionato è collocato a riposo, con diritto a pensione, al raggiungimento del limite di età, se in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 20 anni.

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Patrizia Caroli

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mer, set 26, 2012  Roberta Buscherini

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha inviato una nota riassuntiva riguardo all’incontro del 21 settembre tra governo e sindacati rappresentanti da Militari, Forze dell’Ordine e Vigili del Fuoco.

L’argomento: armonizzazione del sistema pensionistico.
Lo schema di regolamento, in base all’articolo 24, comma 18 del D.L. 201/2011, conv. L.214/2011, prevede:

 

 

1. Pensione di Vecchiaia Difesa e Sicurezza

 

Personale di truppa, Marescialli e Sergenti

Oggi A decorrere dal 2018*
60 anni 62 anni

Resto del Personale

Oggi Dal 2018
60 anni Dai 63 ai 66 anni e sette mesi*

*Ferma restando l’applicazione degli incrementi per speranza di vita.

 

 

2.    Pensione Anticipata Difesa e Sicurezza

 

-    Il pensionamento anticipato nel caso di appartenenti alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate sarà consentito con 42 anni e tre mesi di contribuzione (ad oggi 40 anni più un anno di finestra mobile) con applicazioni progressive per età, a regime, inferiori a 59 anni.
-    Si prevede che sulla quota retributiva di trattamento relativa ai contributi maturati entro l’1 gennaio 2012, è applicata una riduzione percentuale dell’1 % per ogni anno di anticipo rispetto all’età di 58 anni fino al 31 dicembre 2018; e rispetto ai 59 anni dal 1 gennaio 2019. Tale percentuale è elevata al 2 % per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni.
-    Previsto il mantenimento del canale di pensionamento con il sistema delle c.d.”quote”, che salgono fino a raggiungere, a decorrere dal 2019, “quota 99”.
-    Prevista la limitazione a complessivi due anni e sei mesi delle maggiorazioni del periodo di servizio.

 

Il Ministero chiarisce nella nota che è consentito ai soggetti, in possesso dei requisiti prescritti, il collocamento a riposo d’ufficio se raggiungeranno il limite previsto alla data di entrata in vigore del regolamento stesso, in relazione al grado e la qualifica.

 

Altre Proposte del MEF

 

- l’inserimento nel testo dell’applicazione dell’incremento della speranza di vita per i dipendenti che maturino i requisiti pensionistici entro il 2012
- la limitazione della permanenza in ausiliaria a 67 anni per i dipendenti che cessano dal servizio ai 62 anni.

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mar, set 11, 2012  Roberta Buscherini

Rappresentanti dei militari e i poliziotti si riuniranno il prossimo 18 settembre con responsabili del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, presso la sede ministeriale, per trovare un punto d’incontro riguardo l’armonizzazione dei requisiti per l’accesso alla pensione del personale del comparto Difesa – Sicurezza e Vigili del Fuoco.
La questione più polemica è l’alzata prevista per il governo dell’età per andare in pensione.
È prevista la presenza di due rappresentanti per ogni organizzazione sindacale.

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lun, set 3, 2012  Roberta Buscherini

Foto: Wikipedia

Ancora tanti dubbi sul taglio alle pensioni del personale militare. Poliziotti e soldati si chiedono, giustamente, cosa succederà con le loro pensioni in quanto la scadenza per l’applicazione delle riduzioni era fissata per il 31 luglio e ora, è stata rimandata a fine ottobre.
La Ministra Fornero difende ancora un SI, rispetto a questi tagli, ma necessita convincere l’opposizione al senato, contraria alle riduzioni.

 
Il decreto Salva Italia presentato dal Governo di Monti proponeva un taglio alle pensioni che coinvolgerebbe 400mila persone, tra militari e poliziotti, la cui età pensionabile verrebbe aumentata. Queste persone infatti, vedrebbero il passaggio in anticipo dal sistema retributivo al sistema contributivo.

 

 

Niente benefici per i Militari

 

 

Il sistema previdenziale dei militari inoltre, gode di alcuni meccanismi che consentono di fare salire il loro valore. Ad esempio, lo scivolo di 5 anni o il bonus del 10 % nel caso di “ridotte attitudini”. Questo bonus scatterebbe nel 90 % dei casi. Con l’applicazione della riforma, tali meccanismi sarebbero distrutti.
Inoltre, la riforma prevede una riduzione da 190 mila a 150 mila unità in 10 anni.
Ma non è facile la questione in quanto tutti i partiti dell’opposizione hanno detto NO. Infatti il Senato ha approvato una mozione per obbligare il governo a rispettare la “specificità” della categoria e che, per il momento, blocca il governo.
La questione che hanno sempre difeso tanto l’opposizione al governo come i principali sindacati dei militari, è la particolarità del lavoro di poliziotto e di militare. Non è lo stesso infatti, essere in ufficio fino a 70 anni dietro la scrivania che correre per la strada fino a 70 anni cercando di difendere la sicurezza dei cittadini. Non è lo stesso. Per questo motivo bisogna considerare tutte le particolarità prima di decidere sull’applicazione di un aumento dell’età pensionistica che avrebbe, conseguenze negative non solo per il personale in questione ma anche per tutta la società italiana.
Fonte: BlitzQuotidiano

 

 

 

 

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lun, mag 28, 2012  Roberta Buscherini

Foto: oltrelostretto

La specificità del lavoro dei cittadini in divisa non potrà non essere considerata nel conteggio del trattamento previdenziale. È quanto ha decretato il governo attraverso una mozione ad hoc presentata dall’Italia dei Valori.

 

Dunque dopo mesi di proteste e incertezze legate al decreto salvavita e alle pensioni, finalmente per i militari una buona notizia. Che indossare la divisa fino a 65 anni fosse una cosa piuttosto bizzarra, definita dalle ali più estreme delle rappresentanze militari addirittura una follia, è intuitivo.
I capi di stato maggiore di Aeronautica, Esercito e Marina concordano su quali siano i punti da dover prendere in seria considerazione per ottenere gli obbiettivi governativi con il minimo sacrificio per i militari, ovvero “personale altamente qualificato e specializzato; individuare provvedimenti che siano davvero equi per favorire l’uscita anticipata; evitare situazioni che vadano a penalizzare il personale militare che per la sua specificità è certamente diverso da quello appartenente ad altri settori del pubblico impiego ”.

 

È ancora da definire, e verrà fatto nei prossimi giorni, il peso che questa mozione avrà concretamente sul trattamento previdenziale dei militari; è comunque una buona notizie per gli appartenenti alla categoria che dopo mesi di proteste vedono il riconoscimento della specificità del proprio ruolo professionale.
Rimane invece valido l’obbiettivo del governo Monti che entro il 2024 vuole fare scendere l’organico delle forze armate dagli attuali 190 mila ai 150 mila unità, con un risparmio per le tasche dello stato di oltre due miliardi di euro annui.

 

Il contraltare però è dato, sottolineano i vertici delle forze armate, dalla minore sicurezza per i cittadini; stesso risultato si potrebbe ottenere diminuendo le missioni estere piuttosto che il numero dei militari interni… a discapito di una minore presenza sui palcoscenici europei e mondiali, chiaramente. Prezzo però che il nostro governo non è ancora disposto a pagare. Ma questa è tutta un’altra storia.

 

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