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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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lun, lug 6, 2015  Valentina
Fonte: metropolisweb.it

Fonte: metropolisweb.it

La notizia ormai non è più fresca. Da diverse settimana è stata infatti approvato il decreto legge sugli enti locali, che tra le altre cose prevede anche il passaggio dei dipendenti che svolgono funzioni di Polizia Provinciale negli enti locali, con svolgimento di funzioni di Polizia Locale.

 

Le polemiche per questo passaggio sempre meno ipotetico sono state furiose fin da subito, in particolare per coloro che hanno fatto e vinto concorsi pubblici per entrare nella polizia provinciale e, nella migliore delle ipotesi si troveranno a svolgere funzioni ci completamente diverse e non in linea con quanto appreso e studiato.

 

Le motivazioni di questa scelta sono da un alto di carattere economico e all’altro di carattere organizzativo.

Sul primo fronte, il collegamento è chiaramente con l’abolizione delle province, quindi con l’eliminazione di tutte quelle spese accessorie, fatto salvo però lo stipendio degli stessi dipendenti.

Sul lato organizzativo invece la questione è strettamente collegata ai comuni, i quali hanno bisogno di avere maggiori direttive per continuare a garantire ai cittadini gli stesi servizi di sempre.

 

 

 

Unione Polizia Provinciale e Locale. Ecco Perché Sarebbe Meglio Di No

 

 

 

Oltre a coloro che hanno vinto un concorso e si troveranno a svolgere mansioni differenti, dei quali abbiamo già parlato, le polemiche rispetto a questa fusione arrivano anche da altri fronti.

 

Il presidente AIPP Augusto Atturo, ad esempio, provocatoriamente afferma che “rischiamo di avere i primi  poliziotti precari della storia della Repubblica”.

 

Non bisogna poi dimenticare che per garantire il passaggio dei provinciali alla polizia locale, è stato previsto un blocco sui concorsi per il personale da destinare allo svolgimento delle funzioni di polizia locale con qualsiasi tipologia contrattuale, fino a quando non vi sarà il totale riassorbimento dei corpi provinciali.

 

Rimane poi l’incognita di chi sorveglierà gli oltre 120.000 chilometri di rete viaria provinciale se non lo faranno più gli agenti di polizia provinciale.

Perché il problema vero non riguarda solo l’accorpamento delle risorse umane, ma anche e forse di più, la suddivisione di competenze che ad oggi appartengono solo agli operatori di polizia provinciale e per le quali al momento non si è ancora parlato di alcun passaggio verso altre polizie.

 

 

 

 

Fonte: comuni / repubblica

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, giu 30, 2015  Valentina
Fonte: Wikipedia.org

Fonte: Wikipedia.org

Con questa novella della cancellazione delle provincie si sono innescati una serie di processi che stanno complicando la vita a molti soggetti pubblici. La polizia provinciale certamente è tra questi soggetti.

Secondo quanto prevede il decreto legislativo approvato dal governo Renzi infatti il personale della polizia provinciale dovrebbe passare ai comuni, con il compito di svolgere funzioni di polizia municipale.

 

Questo per i sindaci si traduce di un bel vincolo operativo. Non potranno infatti assumere alcun elemento per la polizia municipale fino al completo assorbimento degli agenti di polizia provinciale.

A questo proposito si è svolto 25 giugno scorso uno sciopero su scala nazionale delle associazioni sindacali maggiori, Cgil, Cisl e Uil.

 

 

Polizia Provinciale. Molte Ancora Le Voci Contrarie Al Suo Futuro

 

 

Che il decreto del governo non accontentasse tutti era chiaro fin dai suoi albori. Ma oggi, che l’attuazione è sempre più concreta, le voci di protesta di alzano fuori dal coro.

Prima tra tutte quella del SULPL, sindacato autonomo maggiormente rappresentativo della Polizia Locale che in una nota ufficiale rimprovera al governo di non aver tenuto conto “delle necessarie integrazioni e modificazioni all’ art. 7 volute a gran voce dal nostro sindacato in cui si evidenziavano i particolari compiti svolti dagli appartenenti alla Polizia provinciale che rappresentano un baluardo fondamentale per la tutela e la vigilanza ambientale (…) Eliminare le Polizie Provinciali vorrebbe dire ridurre drasticamente la vigilanza ed il controllo sull’ambiente, cancellando le politiche positive di interventi sul territorio di competenza, caratteristiche che hanno dato lustro a questa categoria di Lavoratori a beneficio delle Comunità”.

 

 

Polizia Provinciale. Ritardi nella Ricollocazione E Ripercussioni Sullo Stipendio

 

 

Questa riforma Delrio che avrebbe dovuto trovare applicazione già dal marzo scorso è ancora in alto mare e il pericolo, per il governo infondato, è che non ci siano più risorse per il pagamento degli stipendi delle risorse in esubero da giugno in poi, considerati anche i tagli previsti dalla legge di stabilità e l’enorme ritardo nell’applicazione di questa riforma degli enti locali.

 

 

Fonte: ilmessaggero / riviera24 / sulpm / repubblica

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, mar 20, 2017  Valentina

 

Fonte: gonews.it

Fonte: gonews.it

Finalmente una buona notizia. Ha visto la luce l’emendamento del Governo al decreto sicurezza che prevede l’allargamento dei benefici anche alle forze di Polizia Locale. Si inizia dunque a sentire l’odore di equo indennizzo e rimborso spese di degenza per causa di servizio.

 

 

Manca ancora l’approvazione del senato, quindi tecnicamente non si può ancora cantare vittoria, ma siamo sulla buona strada.

 

 

 

 

 

Polizia Locale. Cosa Cambia

 

 

 

 

 

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta esattamente.

Partiamo dall’equo indennizzo. È una somma corrisposta una tantum dall’Amministrazione al dipendente che abbia subito un’invalidità permanente dovuta a cause di servizio, a prescindere dalla diretta responsabilità o meno della Pubblica Amministrazione; tale invalidità deve consistere in una menomazione dell’integrità psico-fisica riconducibile alle tabelle A e B allegate al DPR 30.12.1981, n. 834.

 

 

L’ammontare dell’indennizzo viene calcolata in funzione della gravità dell’invalidità ed è in percentuale rispetto all’importo dello stipendio tabellare registrato al momento della data di presentazione della domanda. Dalla cifra della retribuzione vanno però escluse le altre voci retributive a carattere fisso e continuativo, come la tredicesima ad esempio.

Questa estensione di diritti verso la polizia locale non include le pensioni privilegiate, come stabilito dalla Riforma Fornero, che pertanto non ne godrà.

 

 

Gli stessi sindacati poi sottolineano l’importanza della possibilità da parte degli peratori di “di avere accesso alle banche dati in uso alle altre forze di polizia, al fine di rafforzare e dare concreta attuazione alla collaborazione e al rapporto sinergico tra i diversi corpi”.

Altra nota non certo di secondaria importanza è lo sblocco del turn over, che permetterà un intervento incisivo sugli organici in essere al fine di “garantire servizi adeguati e sicurezza ai cittadini”.

 

 

 

 

Polizia Locale. È Un Passo Avanti, Ma Non è Abbastanza

 

 

 

 

 

La soddisfazione da parte delle sigle sindacali è inanime da tutti i fronti chiaramente; di fatto questo emendamento, purché venga approvato anche dal senato, porrà finalmente fine a una discriminazione nei confronti della polizia locale rispetto agli altri corpi del comparto sicurezza che dura da troppi anni ormai.

 

 

Continueremo a monitorare l’iter di questa legge, che ora dovrà passare al vaglio del Senato, chiedendo anche il riconoscimento dell’istituto della pensione privilegiata e l’estensione dei benefici dell’equo indennizzo e della causa di servizio anche al personale della polizia provinciale che rivendica su questo stesso fronte uguali diritti. Dobbiamo dare attuazione alle giuste rivendicazioni dei sessantamila operatori che sino ad oggi hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con serietà e abnegazione nonostante le condizioni di estrema precarietà e la mancanza di adeguati riconoscimenti normativi e giuridici“. È la promessa delle sigle Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

 

 

 

 

 

 

Fonte: bari.zon / pensionioggi /ansa

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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mer, giu 22, 2016  Valentina
Fonte: padova24ore.it

Fonte: padova24ore.it

Se vi è capitato di assistere a un incidente stradale, anche di poca cosa, oppure di transitare da un luogo dove ne era appena avvenuto uno, potete confermarlo.

Molto spesso a intervenire è la polizia di stato. Ma come mai? Ben inteso: l’intervento dei poliziotti in casi di sinistri stradali è cosa assodata e del tutto lecita.

 

Ma siamo così certi che in un momento sociale come questo, in cui il pericolo si nasconde davvero in mezzo a noi e in cui i tagli al comparto sicurezza hanno visti picchi al ribasso come mai prima d’ora, che l’impiego della polizia di stato sia proprio la cosa giusta? In fondo non bastano i vigili urbani?

 

 

 

Polizia di stato. Il conflitto vero è nella normativa

 

 

 

E dire che non più tardi di qualche mese fa, proprio Alessandro Pansa, direttore generale della pubblica sicurezza, aveva esortato, con particolare attenzione alle ore serali, a non fai intervenire la polizia in caso di sinistri stradali, poiché questo modus operandi “sta determinando importanti riflessi in termini di distoglimento dai primari compiti istituzionali, allorquando la competenza, in via prioritaria, dei predetti servizi è affidata alla polizia locale”.

 

È ciò che si legge nella circolare del ministero dell’Interno, datata 18 gennaio 2016. Questa circolare però riprende quanto stabiliva già un’altra circolare nel lontano 2007.

 

Dunque un annoso problema che va avanti da diverso tempo, senza alcun cambiamento concreto. Questo ritardo di allineamento tra realtà e circolari del ministero è dettato di fatto da un’incongruenza normativa.

 

Se da un lato queste circolari prevedrebbero l’allontanamento della polizia dall’ambito dei sinistri stradali, dall’altro esiste anche l’articolo 11 del nuovo codice della strada che stabilisce come le rilevazioni degli incidenti stradali rientri nei compiti della polizia stradale, ovvero della polizia di stato.

 

È evidente che ci sia una base legislativa che non rende le cose facili. Di fatto non si può negare che le polizia locali collaborino per quanto possibile alla gestione dei sinistri stradali. Ma lo fanno nel più ampio spirito di collaborazione appunto, non all’interno di un cotesto strutturato in modo assegnare compiti precisi e limiti di competenza altrettanto chiari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

 

 

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lun, ott 26, 2015  Valentina
Fonte: imolaoggi.it

Fonte: imolaoggi.it

Otto volte di più della media nazionale. 600 solo nell’ultima decade. Sono i numeri, spaventosi, che descrivono il fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti alle forze dell’ordine, in particolare tra gli agenti della polizia penitenziaria.

 

Questo è stato il fulcro dei un convegno organizzato dal Sindacato di Polizia Consap, in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo, e che si è svolto all’interno della Sala Lanza dell’Orto Botanico di Palermo.

 

 

Suicidi Polizia. Ai Baschi Blu Il Tragico Primato

 

 

Seppure questo dramma è diffuso tra tutte le forze armate, certamente i baschi blu sono quelli che detengono il triste primato, come spiegano in una nota dal sindacato Consap: “la Polizia Penitenziaria, è quella più colpita da questo disagio. Dal 2000 al 2013 si sono tolti la vita più di 100 poliziotti della penitenziaria, a fronte di un organico di quasi 1/3 dei Carabinieri, 9 nel 2014, tra le proteste e le rivendicazioni dei sindacati di categoria. (…)  il tasso di suicidi tra Poliziotti, Carabinieri e Finanzieri arriva ad essere circa tre volte più alto rispetto alla media nazionale, mentre quello della Polizia Penitenziaria è quasi 8 volte superiore”.

 

Se i baschi blu sono in prima fila in termini di numeri, gli altri agenti in divisa non sono da meno e rispetto anche alle medie europee il fenomeno sta raggiungendo picchi davvero preoccupanti: nel decennio 2003-2013 tra i carabinieri si sono contati 149 suicidi; 92 invece sono stati quelli tra Esercito, Marina e Aeronautica.

 

 

Suicidi Polizia. Cosa Devono Fare Le Istituzioni

 

 

Lo scopo di questo convegno, che agli occhi dimolti è risultato impopolare, è stato spiegato dallo stesso Segretario Provinciale della Consap Igor Gelarda e può essere suddiviso in tre obiettivi: informare la gente dell’entità e della gravità di questo fenomeno; divulgare indicazioni tecniche su possibili soluzioni operative per ridurlo; sensibilizzare la Politica e il Ministero dell’Interno affinché prenda a cuore il problema e metta a disposizione le proprie capacità e i propri mezzi per ridurlo.

 

Collegato a questo ultimo obiettivo, va ricordato come nel 2013 venne promulgata una circolare  interna dal comando generale della guardia di finanza, la quale prevedeva un supporto psicologico, affidato a personale civile, per limitare il numero dei suicidi che stava raggiungendo livelli preoccupanti.

 

Va anche ricordato però come a distanza di un anno, i sindacati di categoria e richiedessero completa applicazione, a riprova del fatto che non ci fu una traduzione infatti di tale circolare.

 

 

Come mai di questo fenomeno non si parla? La risposta ce la dà ancora una volta il Consap: “la verità è che accettare il coinvolgimento, seppur in senso lato, delle Istituzioni nei suicidi dei propri dipendenti è difficile e impopolare, sia da un punto di vista delle responsabilità, che dalle misure di prevenzione che andrebbero adottate. Tale imbarazzo cresce ancor di più se ad essere le protagoniste di questo triste fenomeno sono le forze dell’Ordine”.

 

 

Fonte: poliziapenitenziaria / lagazzettapalermitata

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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