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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mar, dic 2, 2014  Marco Brezza

Terremoto sul pianeta scuola: è proprio della scorsa settimana il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea che spalanca le porte della scuola a migliaia di insegnanti e personale Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) utilizzati per anni con contratti a tempo determinato.

 

Precari scuola

Fonte: pixabay.com

Precari della scuola: la sentenza della Corte di Giustizia Europea

 

Una battaglia legale durata cinque anni: alla fine la Corte di Giustizia Europea ha deciso per la stabilizzazione del personale precario della scuola in Italia che abbia svolto almeno 36 mesi di servizio. A parere della suprema Corte del Lussemburgo l’Italia ha per oltre dieci anni violato la Direttiva CE del 1999 imponendo il rinnovo di contratti a tempo determinato per provvedere alla copertura di posti vacanti d’insegnamento, in assenza di congrue ragioni oggettive. Bisogna dire che il progetto di riforma del Governo Renzi negli scorsi mesi aveva già implicitamente accolto tale istanza: il piano denominato icasticamente “La Buona scuola” (presentato integralmente lo scorso 3 settembre dal presidente del Consiglio) prevede infatti già l’assunzione di tutti i 140mila inclusi nelle liste provinciali dei precari, una cifra che si avvicina però soltanto ala metà di quanto statuito dal principale organo giurisdizionale europeo. E questo non basta, soprattutto se si ascoltano le sirene dei sindacati.

 

Il parere della Gilda insegnanti

 

Questi ultimi non rimangono infatti con le mani in mano: la Gilda degli insegnanti ha prontamente annunciato che invierà subito una diffida al Governo e poi, entro il mese di dicembre, darà il via in tutta Italia ad iniziative di stampo giudiziario per la stabilizzazione dei precari. Nella diffida indirizzata a Palazzo Chigi e al ministero dell’Istruzione verrà fissato un termine breve entro cui dare esecuzione alla sentenza emessa dai giudici europe: “Vogliamo sapere quando e come l’Esecutivo intenderà provvedere alla stabilizzazione dei precari della scuola – spiega l’avvocato Tommaso De Grandis, legale rappresentante della Gilda nella causa presso la suprema Corte comunitaria -. In seconda istanza, entro il mese di dicembre, verranno impartite istruzioni operative a tutte le nostre sedi provinciali per intraprendere iniziative, anche giudiziarie, volte alla stabilizzazione del precariato pubblico”.

 

Ma quanti sono davvero gli insegnanti precari?

 

Ma l’interrogativo è d’uopo: quanti tra i 140mila insegnanti inclusi nelle graduatorie ad esaurimento possono definirsi precari? Il governo in questo momento ci sta ragionando e potrebbe decidere di apportare qualche modifica al Piano che prevede di svuotare le graduatorie e cancellare il precariato della scuola in un unico colpo. Il tema è delicato e le contraddizioni non mancano di certo. Per fare un esempio di quanti insegnanti rientrino a tutti gli effetti nella sentenza pronunciata settimana scorsa basta scorrere alcune graduatorie. Nella lista della scuola dell’infanzia di Palermo, un terzo dei 2251 aspiranti all’assunzione col piano Renzi hanno meno di sei punti di servizio, che equivalgono a un anno di lavoro in una scuola privata prima del 2000 o a tre mesi di servizio nella scuola statale o paritaria. In provincia di Milano solo 173 dei 583 presenti nella graduatoria di Italiano alla scuola media (una quota vicina al 30%) hanno al massimo 6 punti di servizio. Dati che non consentono pertanto la regolarizzazione statuita dalla Corte europea.

 

Fonti: orizzontescuola.it. repubblica.it, lastampa.it

 

Marco Brezza

 

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mar, mar 14, 2017  Valentina
Fonte: skuola.net

Fonte: skuola.net

Certezza ancora non c’è. Ma l’ipotesi sta facendosi largo da qualche giorno e più se ne parla più sembra vera. Parliamo di un nuovo concorso riservato per i precari che ancora non hanno trovato la cattedra attraverso il piano straordinario di assunzioni della buona scuola.

 

Si intravede all’orizzonte infatti un’altra sanatoria per i precari che hanno già maturato una parte almeno dei requisiti fino ad oggi richiesti per entrare in ruolo ovvero laurea, concorso e tre anni di tirocinio di cui due in classe.

 

Scuola. Tutto in mano al ministro Fedeli

 

 

Nell’audizione in parlamento il ministro Fedeli ha annunciato che i docenti abilitati entreranno in ruolo con un esame orale, mentre i non abilitati con 36 mesi di servizio entreranno in ruolo partecipando a un concorso semplificato con un solo scritto, anziché due, e svolgendo un tirocinio ridotto rispetto ai nuovi laureati.

 

 

Da qui la possibilità poi di un concorsino per stabilizzare anche i precari abilitati di II fascia delle graduatorie d’istituto e quelli di III fascia che abbiano fatto 36 mesi di supplenze almeno.
Tutti questi progetti e tutte queste ipotesi non avranno di certo una partenza veloce, poiché per il prossimo anno scolastico, verranno assunti ancora i vincitori del concorso dello scorso anno.

 

 

Quindi conti alla mano, se i supplenti sono circa 80 mila e i posti in organico circa 45 mila questi progetti di stabilizzazione riguardano indicativamente 35 mila soggetti.

 

Scuola. Poco Entusiasmo Anche Per L’aumento

 

E intanto nessuno si sente soddisfatto della firma apposta dal ministero in termini di aumento stipendiale per il comparto scuola.

 

A spiegare la posizione delle associazioni a tutela dei dipendenti del settore è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti: “delle risorse necessarie per raggiungere i miseri 85 euro lordi di aumento promessi ad oggi risulta stanziata meno della metà. Inoltre, per quanto concerne la parte normativa, va sottolineato che non si è concluso l’iter di revisione del Testo Unico nel quale sono ancora presenti ambiguità su quale sia la sfera riservata alla contrattazione (…) Come è stato evidenziato anche dai recenti dati della Tesoreria dello Stato sugli stipendi degli statali, la scuola resta fanalino di coda del settore pubblico. Chiediamo dunque al Governo di reperire le risorse per recuperare il potere di acquisto dei docenti, cioè almeno 150 euro mensili”.
Vediamo gli sviluppi delle prossime settimane. Certamente la situazione rimane incandescente su tutti i fronti. E non si vedono prospettivi di miglioramento a breve termine.

 

 

 

 

 

Fonte: corriere / orizzontescuola / scuolainforma

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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gio, gen 26, 2017  Valentina
Fonte: giurdanella.it

Fonte: giurdanella.it

È di pochi giorni fa l’approvazione da parte del consiglio dei ministri di 8 decreti facenti parte della riforma passata alle cronache come Buona Scuola, in tema di precariato.

 

 

Secondo le nuove regole cambieranno le condizioni per poter diventare docente all’interno degli istituti di primo e secondo grado. E’ stata infatti inserita la laurea come requisito obbligatorio, oltre al fatto di dover essere vincitori di un concorso.

 

 

La professione di docente però, anche in presenza di questi requisiti, non sarà immediata; ci sarà infatti un percorso formativo della durata di 3 anni, dei quali, i primi due si svolgeranno obbligatoriamente all’interno della scuola. Allo scoccare del terzo anno ci sarà l’immissione in ruolo a tempo indeterminato.

 

 

 

Scuola. Possibile riapertura Gae

 

 

 

Che cosa ne sarà dei dicenti precari inseriti nelle graduatorie d’istituto? Secondo quanto previsto dalla normativa dovranno attraversare una fase intermedia e non si esclude che possano essere inseriti in coda nelle graduatorie a esaurimento.

E proprio nell’ottica di aggiornamento delle Gae, l’inserimento dovrà coinvolgere i docenti precari iscritti alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto e anche cloro che si iscriveranno negli elenchi della prossima primavera.

 

 

In effetti la riapertura delle Gae non sarebbe poi una sorpresa. Fin dai suoi primi discorsi il nuovo ministro all’istruzione Valeria Fedeli, ha fatto trapelare la volontà, pur nel rispetto dei principi della riforma, di adattare la stessa almeno ad alcune delle esigenze del corpo docente.

Lo stesso ministro aveva riassunto in 4 punti gli obiettivi del 2017 e il secondo recitava proprio così: “valorizzazione dei docenti, anche tramite il rinnovo del contratto statale“.

 

 

 

 

 

Scuola. Presidi vicini alla protesta

 

 

 

 

L’approvazione di questi 8 decreti attuativi della Buona Scuola non è stata però affatto digerita dai presidi, attori principali per ciò che concerne la pratica della chiamata diretta.

Per il presidente Anp, associazione nazionale presidi e alte professionalità, Giorgio Rembado il quale afferma che “se la riforma della Buona Scuola non va avanti, con la chiamata dagli ambiti territoriali dei docenti e la permanenza triennale nella stessa sede di servizio, salta anche la valutazione dei dirigenti: si sono pregiudicate le condizioni per arrivare a una giusta valutazione del preside”.

 

 

Nonostante i buoni propositi iniziali, si mette male dunque per il neo ministro; è probabile infatti che la povera Fedeli sia costretta a ricorrere alle sue arti diplomatiche per evitare il blocco di attuazione alla riforma. Le prossime settimane saranno senza scampo decisive in questo senso.

 

 

 

 

 

Fonte: blastingnews / tecnicadellascuola

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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mar, gen 17, 2017  Valentina
Fonte: scuolainforma.it

Fonte: scuolainforma.it

Se lo chiederanno in molti. Tutti quelli che hanno creduto davvero nella possibilità di far scomparire una delle peggiori malattie che affligge la scuola italiana di oggi, la supplentite. E invece niente. Nulla è cambiato.

 

E così si parla di Settemila posti in Veneto, seimila in Piemonte, 11 mila in Lombardia, 2 mila rispettivamente in Friuli Venezia Giulia e in Liguria assegnati a insegnanti del sud, immessi in ruolo grazie all’attuazione del piano straordinario della Buona Scuola, nelle sue fase B e C, per pochi giorni.

 

Ed ecco che subito si parla di “furbetti delle cattedre vuote”, come li ha definiti il quotidiano Libero

 

 

 

Scuola. Lo sfogo del Presidente Zaia

 

 

 

 

Si tratta di neoassunti mai neppure arrivati a prendere servizio dalle nostre parti, perché nello scorso anno scolastico è stato consentito loro di continuare a fare i supplenti nelle scuole vicine a casa, mentre per l’anno in corso hanno ottenuto dal giudice il riconoscimento del diritto di rimanere nelle province in cui risiedono anche se non esistono ore di lezione da svolgere tali da giustificare lo stipendio fisso che ricevono”. Lo denuncia il presidente del Veneto, Luca Zaia, ritornando sul tema della drammatica carenza di docenti al nord.

 

Zaia non ne fa solo una questione di risorse umane, ma anche di risorse economiche: i 28mila supplenti che devono sostituire i docenti del Sud assunti al Nord ma che per vari motivi sono rientrati subito su sedi logisticamente meno disagiate chi li pagherà? Con quali entrate? domande senza risposta.

 

 

 

 

Scuola. Mancato uno dei maggiori obbiettivi della Buona Scuola

 

 

 

Lo sfogo del presidente Zaia, anche non volendo entrare nel merito diretto della questione, ricorda a tutti che uno dei maggior scopi della Buona Scuola è stato amaramente mancato, ovvero la cancellazione del precariato tra i docenti.

Dunque la supplentite non solo non è stata sconfitta, ma rimane un problema forte, spinoso e a quanto pare molto lontano dall’essere debellato.

 

 

 

 

Fonte: tencicadellascuola / blastingnews

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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lun, mar 9, 2015  Marco Brezza

L’apertura della riforma della scuola targata Governo Renzi è alle porte: ormai da mesi si susseguono le indiscrezioni e le anticipazioni in merito ai contenuti dei provvedimenti che dovrebbero essere posti alla base della attesa riforma. Ma ancora non esistono certezze assolute. Anzi una serie di rinvii in queste settimane fanno riflettere su un effettivo stato di indecisione della compagine governativa nel tracciare le linee di un cambiamento a questo punto fondamentale nell’ambito della scuola pubblica.
Ma ecco che cosa ad oggi si sa in merito alle novità che giungeranno (ma è forse meglio usare il condizionale visto i numerosi “stop and go” di questi giorni) nelle prossime settimane in materia di scuola.

 

Riforma scuola

10 marzo: il giorno-chiave per la riforma della scuola

 

Domani è il giorno-chiave per la discussione sulla riforma della Scuola in Consiglio dei ministri: l’originario piano concernente la presentazione congiunta di un disegno di legge e di un decreto sembrerebbe saltato. Tutto, dunque, è stato rinviato ma il premier Renzi e il ministro dell’Istruzione Giannini hanno assicurato che le assunzioni in programma per il prossimo mese di settembre 2015 non slitteranno, assicurando anche che ci sono le risorse necessarie per la loro stabilizzazione.

 

Insegnanti Quota 96, un caso aperto

 

Ma c’è un altro argomento che turba i sonni degli insegnanti (in particolare quelli prossimi alla pensione): il tema “sanguinoso” dei Quota 96 della scuola. Per quello che riguarda questa categoria di insegnanti si rende infatti necessaria un’azione in materia di riforma pensioni: esiste tuttora infatti un problema di mancanza di risorse per la soluzione definitiva del caso dei Quota 96. In questo caso occorrerà aspettare per capire tempi e possibilità di soluzione.
Nel frattempo si sovrappongono le voci polemiche delle confederazioni sindacali: “Come sindacato dei lavoratori della scuola e del pubblico impiego – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – non possiamo accettare questo modo di fare politica, rimandando decisioni su danni legislativi che stanno distruggendo la vita di migliaia di famiglia. È un modo di procedere che non è più tollerabile. Le opportunità per risolvere la questione dei 4mila Quota 96, in prevalenza docenti che avevano iniziato l’anno scolastico 2011/12 sapendo di andare in pensione e rimasti bloccati sino ad oggi, ci sono state. In lungo e largo”.
Pacifico prosegue affermando: “È esemplare, quanto accaduto in estate, quando, trovato l’accordo delle Camere, ci ha pensato il Governo, con quattro emendamenti approvati dalla commissione Affari costituzionali del Senato al decreto di riforma, a bloccare il via libera ai Quota 96”.

 

Un corpo docente mediamente troppo anziano?

 

Insomma, per la scuola italiana la situazione è da allarme rosso: l’anno scorso si è assistito al dimezzamento dei pensionamenti, dovuto proprio agli effetti nefasti della riforma Fornero. In attesa di avere i dati certi sui prossimi pensionati, la certezza è che da tanti anni in Italia l’unico criterio che è prevalso nel modificare le norme sull’accesso alla pensione è stato quello della salvaguardia dei conti pubblici. La speranza di vita cresce, così, parallelamente, si eleva l’asticella dell’età pensionabile. Ma a soffrirne è chiaramente la qualità della didattica, con un corpo docente che mediamente è troppo anziano. Qual è la soluzione concreta al problema?

 

Fonti: orizzontescuola.it, businessonline.it

 

Marco Brezza

 

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