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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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lun, set 5, 2016  Valentina

La spending review ci sta consentendo di fare una grande verifica sui conti pubblici, trovare gli sprechi e gli eccessi proprio per questo siamo sempre più convinti che occorra andare avanti con il riordino delle Province, che sarà la base per riorganizzare il nuovo assetto dello Stato“. A dirlo è il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi. È su queste basi che si provvede a tagli e ridimensionamenti.
Questa delega al Governo per modificare la macchina amministrativa con lo scopo di migliorare in termini di risparmio ed efficienza si sta rivelando ogni giorno di più un boomerang fatale.

riforma-pa

 

 

 

Dopo la prima fase della legge Madia, si aprirà adesso la seconda parte, che ha messo nel mirino l’amministrazione dello stato e i suoi dipendenti. Più in dettaglio i prossimi provvedimenti riguarderanno: i ministeri e la loro organizzazione, i poteri del primo ministro sugli altri ministeri, il controllo sulle agenzie fiscali e la riorganizzazione delle amministrazioni statali sul territorio.

 

Riforma PA. Cancellati i doppioni amministrativi

 

 

 

Il primo obiettivo di questa riforma in tema di riorganizzazione delle amministrazioni statali è quello di eliminare i doppioni e accorpare o addirittura eliminare alcuni enti pubblici.  Negli anni scorsi, per alleggerire il lavoro dei ministeri infatti era stata partorita la nascita dei cosiddetti “authority”, ovvero dipartimenti composti da 4 o 5 tecnici teoricamente indipendenti, ma nella pratica legati a doppio filo alla politica.
Con questa riforma questi authorities, che di fatto sono dei veri e propri doppioni, dovrebbero scomparire.
Il passaggio di risorse dovrà essere, negli intenti del legislatore, veloce e dovrebbe rendere maggiormente efficace il dicastero superstite.

 

Riforma PA. Via anche le prefetture

 

 

 

Le prefetture, tra gli enti statali, saranno quelli che subiranno la maggiore decurtazione in termini di unità, seguendo lo stesso schema utilizzato per le Camere di Commercio. In termini numerici si dovrebbe passare da 105 a 80.
Questo ente però, a differenza di altri, la cui incidenza sulla quotidianità cittadina è inferiore, hanno un impatto forte sulla società. Sono infatti chiamate ad essere garanti di coesione sociale, sicurezza e legalità.
Un filo conduttore della riforma è quello di accentrare il potere decisionale sulla presidenza del consiglio, diminuendo di fatto l’autonomia dei singoli dicasteri anche in termini di nomine. Una modalità di azione che spaventa molti.
In questo contesto, più volte palesato, la cancellazione di molte prefetture ha un sapore molto più amaro di quanto ci si aspettasse.
Fonte:  Repubblica – La Stampa
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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mer, mag 4, 2016  Patrizia Caroli

La Riforma della Pubblica Amministrazione (Riforma Madia) reca al suo interno un importante stralcio dedicato alla lotta contro i cosiddetti “furbetti del cartellino”. Le misure anti-assenteismo non mancano infatti all’interno del bouquet di decreti attuativi (in questo momento fase di definizione) del disegno di riforma che coinvolge anche il Pubblico Impiego. Su 11 schemi di provvedimento che il governo ha approvato in via preliminare nel gennaio scorso per attuare la riforma (legge 124/2015), solo un provvedimento ha terminato in Parlamento l’iter per il parere definitivo, con altri 8 in fase di calendarizzazione presso le Commissioni Parlamentari.

 

riforma pa

Riforma Pubblica Amministrazione: le misure anti-assenteismo

 

All’interno del primo pacchetto di interventi relativi alla Riforma della Pubblica Amministrazione affiora rilevante il provvedimento c.d. “Anti-assenteismo“: sorto all’indomani del caso endemico del Comune di Sanremo il testo si focalizza sulla falsa attestazione della presenza e stailisce la sospensione da lavoro e stipendio nel raggio temporale di 48 ore.
Ricordiamo che il singolo provvedimento (che lo ricordiamo, porovvede a dare piena eseuzione al grande disegno di riforma della macchina dello Stato) si trova già in fase avanzata, avenfo superato il parere del Consiglio di Stato. Al suo interno sono inoltre previsti tempi più brevi per il procedimento disciplinare e il reato di omissione di atti d’ufficio per i dirigenti.

 

I pro e i contro delle nuove misure contro i furbetti del cartellino

 

Ma quali sono i dubbi che attraversano i contenuti di tale intervento? Li elenchiamo in sintesi di seguito. Secondo i pareri incrociati di Consiglio di Stato e dei tecnici di Camera e Senato, l’introduzione di una nuova norma penale non sarebbe prevista dalla legge delega (la legge cornice che stabilisce i confini entro cui devono mantenersi i decreti attuativi della riforma PA). Lo stesso accadrebbe per la applicazione automatica del danno all’immagine. Inoltre le critiche si sono affollate anche sulla previsione che il danno debba essere proporzionale alla rilevanza mediatica del fatto. In ultima istanza, i nuovi termini per i procedimenti rischiano di essere di non facile applicazione.

 

La Riforma Madia: un percorso ad ampio raggio

 

Nel frattempo il processo di riforma della complessa macchina dello Stato continua: un percorso a lunga gittata partito all’alba del Governo Renzi, correva la primavera 2014 e il neonato Governo aveva pochi mesi di vita e dalla sua un entusiasmo incontenibile. Ora la difficile prova alla realtà dei fatti con i decreti attuativi con le misure di accorpamento del Corpo Forestale, la riduzione da 5 a 4 delle Forze di Polizia e una serie di altri provvedimenti attuativi (11 nel complesso) che toccano molteplici aspetti della vita del Paese. Risulta evidente come per la sua complessità, la riforma della Pubblica Amministrazione, battezzata con il nome del ministro del dicasteri preposto, Marianna Madia (nella foto) sia certamente la sede perfetta per misurare la distanza che esiste fra le molteplici indicazioni della politica e gli articoli chiamati a realizzarle. Un insieme di misure che cela al suo interno rilevanti conseguenze per cittadini italiani (compresi coloro che sono impiegati presso la PA). Un banco di prova importante per un Governo Renzi ultimamente in vistosa difficoltà.

 

Fonte: Il Sole24Ore

Patrizia Caroli

 

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gio, apr 28, 2016  Patrizia Caroli

La Riforma della Pubblica Amministrazione è in pieno svolgimento dopo l’emissione del primo pacchetto di interventi (confluiti negli 11 decreti attuativi approvati dal Consiglio dei Ministri lo scorso 20 gennaio 2015 in attuazione della Legge Madia, legge 7 agosto 2015, n. 124). Ma quali sono gli elementi più rilevanti di questa riforma? E soprattutto quale sarà il prossimo “step” del complesso percorso di riforme che investirà in maniera sempre più pervasiva la PA italiana, con specifico riferimento al Pubblico Impiego? Il nodo, lo anticipiamo, riguarda le modalità di applicazione dell’art.18 ai dipendenti pubblici. Ma ora analizziamo un tema caldo già investito dal primo pacchetto di misure ed un tema che sarà oggetto di un provvedimento nei prossimi mesi.

 

Riforma PA

Riforma Pubblica Amministrazione: la lotta all’assenteismo

 

Il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha rilanciato il provvedimento contro gli assenteisti (anche a causa di alcuni casi concreti poco edificanti), spiegando che con il decreto in vigore per le “assenze di gruppo” non ci sarà assolutamente più spazio. Non mancano tuttavia le obiezioni a questa misura (tra Consiglio di Stato e dossier preparati dai tecnici di Camera e Senato per i pareri parlamentari). Nello specifico non è piaciuta l’idea di comminare la stessa sanzione, il licenziamento, sia al dipendente assenteista sia al dirigente che non lo controlla, con un evidente problema di proporzioni fra il comportamento e la contromisura, e nemmeno quella di calcolare il danno all’immagine, che in caso di condanna l’assenteista deve risarcire, anche sulla base della “rilevanza mediatica” del caso.

 

Il nuovo pacchetto di misure in arrivo

 

Ma mentre il primo pacchetto di decreti ha praticamente già attraversato il percorso legislativo classico (transitando per i pareri di Conferenza Unificata, Consiglio di Stato e Parlamento) si apre già la strada una seconda fase della riforma con alcune misure già sul tavolo dei tecnici del Governo. Tra questi si allinea anche un importante provvedimento: quello che farà nascere il nuovo Testo Unico del Pubblico Impiego.

 

Prossima tappa: il nuovo Testo Unico del Pubblico Impiego

 

Il Testo Unico del Pubblico Impiego dovrà infatti contribuire a chiarire una serie di dubbi risalenti sull’applicabilità o meno ai dipendenti pubblici dell’articolo 18 nella sua versione “classica”. La problematica è stata riaperta qualche mese fa dalla Corte Cassazione, che tramite la sentenza 24157/2015 ha confermato l’applicazione all’interno della Pubblica Amministrazione della Riforma Fornero, la quale ha limitato il diritto al reintegro nei licenziamenti economici.
Il ragionamento effettuato dalla Cassazione si basa sul richiamo automatico che il Testo Unico del Pubblico Impiego contiene nei confronti delle regole del lavoro privato. E viene ad essere messo in particolare evidenza dalle nuove ed ulteriori modifiche concretizzatesi con il Jobs Act. Tuttavia il dibattito rimane aperto anche nel Governo: il ministro Marianna Madia, in questa direzione, ha spiegato che i nuovi decreti in fase di preparazione confermeranno la “specialità” del Pubblico Impiego. Il dibattito all’interno della compagine governativa continuerà comunque nelle prossime settimane. Quando il testo del decreto attuativo giungerà sarà più chiaro quale sarà l’obiettivo finale del Governo.

 

Fonte: Patrizia Caroli

 

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mer, gen 27, 2016  Patrizia Caroli

L’ufficialità è infine giunta: è infatti avvenuta l’approvazione, la settimana scorsa, degli 11 decreti attuativi che rendono concreta la riforma della Pubblica Amministrazione elaborata dal Governo Renzi nell’arco degli ultimi 20 mesi. Si tratta dei decreti legislativi attuativi della legge 7 agosto 2015 n. 124. Ecco una rapida disamina dei temi investiti dalla riforma che interessano maggiormente ai dipendenti pubblici: accorpamento della Forestale nel corpo dei Carabinieri, stretta in merito ai licenziamenti per i furbetti del cartellino, semplificazione di un cospicuo numero di procedure amministrative (con il Consiglio dei Ministri che potrà attivare procedure accelerate per gli investimenti strategici), razionalizzazione delle funzioni di tutte le forze di polizia. A parere del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia “tutti i provvedimenti danno il segno del cambiamento. Sia questi undici sia gli altri nove che presenteremo entro agosto”. Risulta certo che vi siano alcuni decreti attuativi che rappresentano un sfida di rilievo rispetto al passato, sfida che il Governo Renzi ha deciso di intraprendere. Ma gli strumenti utilizzati per dare forma a questo cambiamento sono realmente corretti?

 

Riforma PA

Razionalizzazione forze di polizia

 

Il decreto che interviene in prima istanza sul corpo forestale stabilisce, in ulteriore battuta, anche la razionalizzazione delle funzioni di tutte le forze di polizia, attribuendo ad ognuna di esse specifici settori di specializzazione. Si profila, inoltre, una ripartizione delle competenze anche sotto il profilo territoriale: da un lato, la Polizia vigilerà sulle grandi aree, dall’altro, i Carabinieri si occuperanno del restante territorio.
Bisogna inoltre annotare che uno specifico articolo all’interno del suddetto decreto attuativo viene riservato al numero unico per le emergenze, che sarà d’ora in avanti il 112. Il pacchetto dei decreti attuativi della riforma Madia comprende anche un decreto relativo al riordino delle autorità portuali che diminuiranno da 24 a 15.

 

Rinnovo contratto dipendenti Pubblica Amministrazione

 

Altro tema rilevante per coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione italiana è quello del rinnovo del contratto di lavoro fermo da sei anni (che i dipendenti pubblici auspicano, anzi reclamano). All’interno della Legge di Stabilità sono stanziati a tal riguardo appena 300 milioni. “Per avviare la trattativa è necessario che i sindacati raggiungano un accordo sulla riduzione a 4 dei comparti, come prevede la legge. Poi se la ripresa dell’economia si consoliderà, i 300 milioni potranno anche crescere” spiega la Madia.

 

“Furbetti”: la questione licenziamenti

 

Infine chiudiamo con un rapido riassunto in merito al tema “bollente” di questa riforma: quello relativo ai licenziamenti per i “furbetti del cartellino”. Il dipendente statale che sarà colto in flagranza a falsificare la sua presenza in servizio sarà punito entro 48 ore con la sospensione dall’incarico e dalla retribuzione. Qualora l’illecito non dovesse essere denunciato il dirigente rischierebbe pesanti sanzioni, fino al licenziamento (al momento al massimo c’è la sospensione). Per i dipendenti che si comportano in questa maniera il decreto stabilisce uno specifico iter accelerato per il licenziamento: entro un mese infatti il procedimento per il licenziamento dovrà chiudersi (con la disciplina, in questo momento vigente, che può invece prolungarsi anche fino a 120 giorni).

 

Fonte: corriere.it

 

Patrizia Caroli

 

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mer, gen 13, 2016  Roberta Buscherini

Riordino carriere e accorpamento delle Forze dell’ordine: due temi di grande rilievo che si stanno intersecando negli ultimi mesi, tra spending review e riorganizzazione complessiva della Pubblica Amministrazione.
In questa direzione va premesso che negli scorsi mesi sono state messe in moto alcune importanti pianificazioni per razionlizzare il corpus complessivo delle forze dell’ordine: unificazione del ruolo agenti e assistenti col ruolo dei sovrintendenti, “dirigenzializzazione” dell’attuale ruolo dei direttivi mediante la creazione di un nuovo ruolo dei direttivi articolato in 3 gradi. Ma è davvero efficace tale strategia? Nel frattempo, la “spending review” ha contribuito a togliere risorse importanti per il settore: ciò non aiuta di certo ad edificare un riordino complessivo dalle reale efficacia.

 

Forze dell'ordine

Forze dell’ordine: la riforma targata Madia

 

Ma il punto centrale va ricercato in quello che viene affermato nello specifico all’interno della legge n. 145/2015 (c.d. legge Madia), la quale delega il Governo a revisionare le carriere del personale delle Forze di Polizia (art. 8. Riorganizzazione dell’amministrazione dello Stato): “Il Governo è delegato ad adottare […] razionalizzazione e potenziamento dell’efficacia delle funzioni di polizia […] conseguenti modificazioni agli ordinamenti del personale delle Forze di polizia di cui all’articolo 16 della legge 1º aprile 1981, n. 121, in aderenza al nuovo assetto funzionale e organizzativo, anche attraverso: […] 1) la revisione della disciplina in materia di reclutamento, di stato giuridico e di progressione in carriera, tenendo conto del merito e delle professionalità, nell’ottica della semplificazione delle relative procedure, prevedendo l’eventuale unificazione, soppressione ovvero istituzione di ruoli, gradi e qualifiche e la rideterminazione delle relative dotazioni organiche, comprese quelle complessive di ciascuna Forza di polizia, in ragione delle esigenze di funzionalità e della consistenza effettiva alla data di entrata in vigore della presente legge, ferme restando le facoltà assunzionali previste alla medesima data, nonché assicurando il mantenimento della sostanziale equiordinazione del personale delle Forze di polizia e dei connessi trattamenti economici”.

 

L’opinione del SAP

 

Ecco, in proposito di questa stesura della legge, uno stralcio di un documento emesso nelle scorse settimane dal SAP (Sindacato autonomo di Polizia): “Certamente l’Amministrazione ha già le idee chiare sia su quali sono gli uffici da chiudere per finanziare parte del riordino ma anche e soprattutto quali sono i numeri previsti per i nuovi ruoli, le nuove qualifiche le nuove piante organiche. È imprescindibile che senza questi dati un confronto serio e trasparente non possa proseguire. Se si vuole realizzare un riordino delle carriere serio gli strumenti ci sono, basta la volontà. Ad oggi però ci pare ancora che la chiusura degli uffici di polizia e il Riordino delle carriere siano ben lontani dal raggiungimento di obbiettivi di razionalizzazione ed efficentamento. Per ora solo tagli e percorsi professionali penalizzanti. Che non possiamo accettare”. Il documento si riferisce alla definizione embrionale dei tagli e della riorganizzazione predisposta dalla Riforma della Pubblica Amministrazione targata Governo Renzi.

 

Novità dalla Legge di Stabilità: il bonus

 

Con riferimento invece alle novità 2016 per coloro che sono impiegati presso le Forze dell’ordine, va segnalata la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 dicembre della Legge di Stabilità 2016: all’interno di essa viene infatti previsto un bonus di 80 euro al mese per chi opera nelle forze dell’ordine. Si tratta di un incentivo attribuito dalla compagine governativa a tutti coloro che tutti i giorni operano al fine di garantire la nostra sicurezza. Tale bonus non va a cumularsi fiscalmente con lo stipendio ordinario del soggetto che opera nelle forze dell’ordine: pertanto dal punto di fiscale non si configura come uno svantaggio poiché non deve essere dichiarato in sede di determinazione di tasse da pagare sullo stipendio.

Fonte: www.sap-nazionale.org

 

Roberta Buscherini

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