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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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ven, nov 8, 2013  Valentina

 

Il passaggio dal calcolo del trattamento di fine servizio a quello di fine rapporto ha a suo tempo equiparato i dipendenti pubblici a quelli del settore privato, esonerandoli dal pagamento della quota a loro carico che invece gli enti fino ad ora hanno continuato ad addebitare in busta paga per una cifra pari al 2.5 % che in totale ha passato i mille euro annui.

Trattenuta Illegittima Tfr; Questa sorta di furto legalizzato ha avuto fine con la sentenza della corte costituzionale che ha dato ragione a quei dipendenti che hanno avanzato ricorsi, decretando quindi la restituzione della cifra per quanto riguarda le buste paga dal 2011 ad oggi.

 

Come farsi rimborsare la Trattenuta Illegittima Tfr

 

trattenuta illegittima tfr dipendenti stataliAndiamo con ordine. Il primo gennaio 2011 il sistema di calcolo utilizzato all’interno degli enti pubblici nel caso d’interruzione del lavoro dipendente passa dal trattamento di fine servizio a quello di fine rapporto – Tfr – esattamente come i dipendenti privati, quindi senza l’applicazione della ritenuta del 2,5% trattenuta in busta paga che invece per i dipendenti pubblici ha continuato a essere presente, dando vita a ricorsi e condanne a più livelli, fino a quella della corte costituzionale.

 

 

Modalità e Termini Per Il Rimborso per recuperare la Trattenuta Illegittima Tfr

 

Il ricorso legale tramite tribunali e tar è senza dubbio un metodo efficace per riavere i propri soldi, ma non è l’unico.

Esistono infatti delle procedure meno invasive e comunque formali per avanzare la richiesta di restituzione di quanto indebitamente trattenuto dall’ente pubblico che hanno un costo moderato e che hanno comunque la funzione fondamentale di interrompere la prescrizione. Va chiarito infatti che il dipendente ha 5 anni di tempo a partire da gennaio 2011 per rivendicare il proprio credito nei confronti dell’ente.

Uno di questi metodi è una semplice raccomandata con ricevuta di ritorno e non necessariamente tramite avvocato, con la quale l’ente datore di lavoro viene diffidato e obbligato alla cessazione immediata della trattenuta del 2,50% sull’80 per cento della retribuzione lorda oltre al rimborso di quanto trattenuto nel biennio 2011-2012 entro un termine temporale di 30 giorni per l’attuazione di quanto richiesto.

Qualunque sia il mezzo con il quale si intende comunicare al proprio datore di lavoro il rimborso a cui si vuole arrivare, è necessario quantificare in maniera esatta l’importo. Questa cifra è indicata nella parte bassa del cedolino o la parte relativa ai calcoli previdenziali, come abbiamo già precisato prima; nel caso in cui non si riesca autonomamente a identificare questo importo, ci si può rivolgere a un esperto del settore, come un consulente del lavoro, portando con sé tutte le buste paga dal gennaio 2011.

Trattenuta Illegittima Tfr; Cosa si fa se l’ente non rispetta la diffida al rimborso che abbiamo avanzato? A quel punto non ci resta che intraprendere la via legale attraverso il tribunale, con relativi costi per il proprio legale a cui si aggiungono anche costi relativi al contributo unificato, che per le controversie di lavoro è ridotto del 50% ma pur sempre 18,50 euro fino a 1.100 euro, mentre per le controversie oltre 1.100 euro è pari a 42,50 euro.

 

Una Sentenza Storica sulla Trattenuta Illegittima Tfr

 

Prima della corte costituzionale anche i tribunali locali avevano emesso sentenza a favore dei dipendenti pubblici obbligando l’ente datore di lavoro alla restituzione della somma indebitamente trattenuta.

Trattenuta Illegittima Tfr; La sentenza della corte costituzione però ha una valenza del tutto diversa e certamente maggiore nel dichiarare l’illegittimità dell’articolo 12, comma 10, del Decreto Legge n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032.

Il danno economico riconosciuto con questa sentenza varia in base al livello di inquadramento del dipendente e al totale della retribuzione mensile. Per sapere a quanto ammonta esattamente, basta guardare nella parte inferiore della propria busta paga, dove vengono riportati anche i calcoli previdenziali.

L’entità del danno a carico dei lavoratori per la Trattenuta Illegittima Tfr ammonta a milioni di euro ed è per questo che anche il governo è intervenuto con un Decreto Legge del 26 ottobre 2012 ripristinando il trattamento di fine servizio, al posto del Tfr ed estinguendo tutti i processi pendenti a carico degli enti pubblici.

 

 

Fonte: aetnanet / job.fanpage

 

 

Valentina Stipa

 

 

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lun, nov 5, 2012  Roberta Buscherini

TFS Dipendenti Pubblici

Il decreto legge num. 185 del 29 ottobre 2012 dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici”, pubblicato sul numero 254 della Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre, dà attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale num. 223, la quale stabilisce che “I trattamenti di fine servizio (…) liquidati in base alla predetta disposizione prima della data di entrata in vigore del presente decreto sono riliquidati d’ufficio entro un anno secondo la disciplina vigente prima dell’entrata in vigore dell’articolo 12, comma 10, e, in ogni caso, non si provvede al recupero a carico del dipendente delle eventuali somme già erogate in eccedenza ”.

 

 TFS Dipendenti Pubblici VS Dipendenti Privati

 

TFS dipendenti pubbliciPer capire bene l’importanza di questa sentenza della Corte costituzionale, riguardo il TFS dipendenti pubblici, facciamo una piccola premessa confrontando sul tema la posizione dei dipendenti pubblici e di quelli privati: con il trattamento di fine rapporto nel settore privato il prelievo è completamente a carico del datore di lavoro e ammonta al 6.91% della retribuzione utile. Nel settore pubblico invece il versamento contributivo è del 9,6% sull’80% della retribuzione lorda, di cui il 7.10% a carico del datore di lavoro, mentre il restante 2.5% a carico del dipendente .
Dunque la rivalsa del 2,5% sul TFR dei dipendenti pubblici stabilita dall’allora Ministro Tremonti sotto governo Berlusconi con il Decreto 78 del 2010, è stata giudicata incostituzionale; contemporaneamente però è stato ripristinato il Trattamento di Fine servizio (TFS dipendenti pubblici).
In termini monetari, i costi che lo stato dovrà sostenere per questa operazione di TFS dipendenti pubblici ammontano a 21 milioni di euro da 2012 al 2015. Questa restituzione peserà soprattutto sulle spalle dei piccoli comuni che rischiano il collasso; dal presidente dell’Anci Graziano Delrio arriva infatti a gran voce la richiesta di  modalità applicative della sentenza che non creino squilibri nei già precari conti delle amministrazioni locali.
In effetti lo spirito con cui la corte costituzionale si è espressa, riguardo il TFS dipendenti pubblici, si muove nella direzione di ridurre i costi statali, ritenendo il trattamento di fine servizio meno oneroso di quello di fine rapporto per le tasche statali. E le critiche più aspre a questa sentenza arrivano proprio in questa direzione, come espresso chiaramente dai sindacati di categoria: “la marcia indietro del Governo contiene in sè la misura dell’incapacità di questo esecutivo di dare risposte corrette alle eccezioni sollevate dai Tribunali e confermate dalla suprema Corte in tema di giustizia ed equità”. Si è confermata ancora una volta la predisposizione del Governo dei tecnici ad assumere decisioni non in base al principio di legalità ma sulla base di mere considerazioni ragionieristiche .
Per i dipendenti statali questa vittoria vale più di un rinnovo contrattuale in quanto, tornando al regime pre-trattenuta, la retribuzione mensile aumenterà fin dal prossimo mese di 300€ circa annue per un impiegato medio, che passano i 1000 nel caso dei dirigenti.
Questa sentenza annulla di diritto anche tutti i procedimenti processuali attivati dai dipendenti per ottenere il rimborso del contributo previdenziale, fatta eccezione per quelli le cui sentenze sono già passare in giudicato. Coloro che non abbiamo aderito ad alcun ricorso avranno comunque diritto d’ufficio alla restituzione degli arretrati senza dover intraprendere alcuna azione giudiziaria.

 

Fonti: Il Sole 24 ore / La Stampa / Uilpa.it

 

Roberta Buscherini

 

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ven, ott 26, 2012  Roberta Buscherini

La corte costituzionale, in sentenza n.223 del 2012,  ha dichiarato illegittima la trattenuta del 2,5% del TFR, dal 1 gennaio 2011, nel caso dei dipendenti pubblici, ora questi hanno diritto ad un rimborso. Si tratta di trattenute dai 30 agli 80 euro al mese negli ultimi due anni. Infatti, ad inizio del 2011 c’è stato il passaggio dal TFS al TFR per i trattamenti di fine servizio o rapporto dei dipendenti pubblici.

Da quel momento, è stata addebitata la quota mensile del 2,5% dalla busta paga dei dipendenti statali, nonostante il passaggio di sistema che ora prevede, l’equiparazione del trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici a quello dei dipendenti privati. E invece gli enti finora hanno continuato ad addebitare in busta paga un 2,5% a loro carico.

Ora la Corte Costituzionale ha parlato e ha dato ragione ai lavoratori dello Stato e gli enti pubblici che hanno diritto alla restituzione del 2% dello stipendio lordo (base contributiva), una cifra che per molti dipendenti statali è vicina ai 40-50 euro mensili, che in due anni significano oltre 1.000 euro.

 

Come fare per avere il rimborso della ritenuta del 2,5% su TFR o TFS

 

Questo diritto dei lavoratori pubblici non è un problema da poco in quanto in Italia ci sono milioni di dipendenti statali e tutti hanno il diritto ad essere rimborsati. Il Governo no ha ancora detto niente e non ha spiegato come intende procedere per effettuare i pagamenti. Il processo sarà lento, quello sicuramente, ma la via legale tramite un ricorso in tribunale dovrebbe essere l’ultima delle strade, soprattutto perché una volta emessa la sentenza della Corte, il diritto dei dipendenti è riconosciuto e quindi, il governo prima o poi deve pagare. Inoltre, ci sono altre soluzioni meno impegnative e più economiche per richiedere la restituzione in modo formale.

 

Raccomandata con Ricevuta di Ritorno

 

Uno dei modi migliori per fare la richiesta formale e legalmente è l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno per esigere l’immediata cessazione della trattenuta del 2,5 % sullo stipendio e il rimborso di quanto trattenuto negli ultimi due anni. In questo modo si sta dando 30 giorni di tempo all’ente pubblici di appartenenza per l’erogazione dell’importo. Andrà indicata nell’atto di diffida e messa in mora, della raccomandata, anche l’interruzione della prescrizione, che è di cinque anni.

Se l’amministrazione non rimborsa quanto dovuto dopo i 30 giorni, è possibile intraprendere le vie legali, in tribunale. In questo caso però, bisogna considerare che ci sono le spese per il proprio avvocato ma non solo.

Ci sono anche i costi relativi al contributo unificato, che per le controversie di lavoro è ridotto del 50% ma pur sempre 18,50 euro per le controversie fino a 1.100 euro (oltre dicembre 2012 molti supereranno questa cifra), mentre per le controversie oltre 1.100 euro è pari a 42,50 euro. A questa cifra bisogna aggiungere il compenso dell’avvocato e una marca  da bollo di 8 euro.

 

Fonte: jobfanpage

 

 

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lun, nov 7, 2016  Patrizia Caroli

A partire dall’anno prossimo (2017) i lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 di contributi potranno smettere di lavorare fino a 3 anni e 7 mesi prima rispetto al raggiungimento della pensione di vecchiaia? Questo quello che affiora dal disegno di Legge di Bilancio 2017 presentato dal Governo il 29 ottobre scorso. Il testo transiterà all’esame delle commissioni della Camera in questo mese di novembre e poi al Senato per l’approvazione finale da ottenere (dopo la necessaria pausa per il referendum costituzionale del 4 dicembre) entro Natale. Ma cerchiamo di capire meglio come dovrebbe essere applicato l’istituto dell’anticipo pensionistico (APE, che esisterà in 3 tipologie, volontario, aziendale e social) o anticipazione pensionistica ai lavoratori del Pubblico Impiego. Una novità molto importante presente nelle bozze di quella che fino all’anno scorso era denominata Legge di Stabilità.

 

Pensioni Pubblico Impiego: APE

APE; L’Anticipo pensionistico nella Legge di Bilancio: cosa sappiamo

 

Già nello scorso mese di luglio uno dei nodi più rilevanti delle mosse programmatiche del Governo Renzi in vista della Manovra d’autunno era rappresentato dal progetto dell’APE e dalla sua potenziale estensione anche al Pubblico Impiego. L’ipotesi era quella della composizione di un pacchetto specifico per coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione: anche a questi ultimi si punta pertanto a garantire l’APE, tenendo conto delle leggere differenze che attualmente sopravvivono in parte sulle “uscite” e in toto sulle liquidazioni, accantonate figurativamente nel pubblico impiego sotto forma di Tfs.

 

Come fruire dell’APE

 

L’art. 25 della attuale bozza della Legge di Bilancio, recante rubrica “Anticipo Finanziario a garanzia pensionistica – APE sociale” disciplina infatti la possibilità di accedere alla pensione in via anticipata a decorrere dal 1 maggio 2017 e fino al 31 dicembre 2018, attraverso l’attivazione dell’istituto di un prestito finanziario fino alla maturazione della pensione di vecchiaia. I requisiti per poter accedere a tale istituto sono i così enumerati: è necessario essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla gestione separata, aver una età anagrafica minima di 63 anni, aver maturano il diritto ad una pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi ed essere in possesso del requisito contributivo minimo di 20 anni. Per accedervi non si può già essere già titolari di un trattamento pensionistico diretto.
Qualora si sia in possesso dei requisiti richiesti, i soggetti sono tenuti ad inoltrare domanda direttamente o tramite un intermediario autorizzato all’INPS, tramite il suo portale. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, una volta verificati i requisiti, sarà in grado di comunicare al soggetto richiedente l’importo minimo e l’importo massimo dell’APE ottenibile. Importante sottolineare come l’eventuale domanda di APE e di pensione non sono revocabili.

 

L’esito della domanda di accesso all’Anticipo pensionistico

 

Inoltre nella domanda prestata dal soggetto richiedente, deve essere assolutamente indicato il finanziatore cui richiedere l’APE, oltre all’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. Nel caso di esito positivo, l’INPS avrà il compito di trattenere successivamente sulla pensione mensile l’importo della rata per il rimborso del finanziamento riversandolo al finanziatore tempestivamente e comunque non oltre 180 giorni dalla data di scadenza della medesima rata.

 

Fonte: IlSole24Ore

 

Patrizia Caroli

 

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