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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, mar 27, 2017  Valentina

Ormai è ufficiale. Ogni dubbio è fugato: la famigerata omogeneizzazione in termini di trattamento economico che dona agli ufficiali con 13 anni di servizio lo stipendio di Colonnello e al raggiungimento del 23° anno, quello del Generale, indipendentemente dal grado di servizio in corso, ha generato un conflitto interno tra Dipartimento della Funzione Pubblica ed i vertici della Difesa e della Polizia di Stato.

riordino-carriere-militari-2017

 

 

Il nocciolo della discordia lo riassume bene l’articolo uscito poche ora fa su grnet.it: “se la Funzione Pubblica vorrebbe cacciare dalla porta l’omogeneizzazione, i vertici della Difesa e della Polizia di Stato la farebbero rientrare dalla finestra, abbassando addirittura la soglia minima per assumere la qualifica (e le attribuzioni economiche) di dirigente: attualmente infatti si diventa “dirigenti” solo dal grado di Colonnello in poi (Primo dirigente per la Polizia); se passasse questo modello di riforma invece, basterebbe indossare il grado di Maggiore (Vice questore aggiunto) per entrare nella dirigenza”.

 

 

Detto in parole più semplici la maggior parte delle risorse finanziarie previste dal decreto del riordino delle carriere militari 2017  troverebbe come ultima destinazione proprio l’omogeneizzazione dei dirigenti.

 

A questo si aggiunge che il decreto legislativo in questione, se approvato, vedrebbe un’ulteriore agevolazione per i gradi di maggiore e tenente colonnello; se fino ad ora, queste qualifiche dovevano dimostrare di meritare l’accesso al F.E.S.I. – Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali -, con le nuove disposizioni coloro che passano alla qualifica di dirigenti vedranno inglobare questo fondo direttamente nella retribuzione mensile, senza alcuna differenza in termini di efficienza di servizio.

 

 

 

Riordino carriere militari 2017. E se il decreto non passa?

 

 

 

 

La maggior parte delle persone coinvolte direttamente nel riordino delle carriere militari del comparto sicurezza è preoccupato o addirittura contrario a tale decreto. Ma quale scenario si aprirebbe se questo decreto non venisse approvato? La prima conseguenza incisiva sarebbe la perdita per tutte le forze dell’ordine, a partire dal 2018, del bonus di 80 euro.

 

 

Ma le perdite sarebbero molte e su fronti diversi. Proviamo a elencarle insieme. Prima di tutto rimarrebbe stabile la sperequazione tra ruolo direttivo ordinario e speciale; non ci sarà alcun innalzamento del livello culturale, dal momento che rimarrà l’obbligo del solo diploma di scuola media superiore.

 

 

Anche le prospettive di carriera avrebbero delle ripercussioni non trascurabili. Ad oggi ad esempio un agente dopo 15 anni di servizio impeccabile ha raggiunto l‘apice della sua carriera. Se passa il decreto invece, verrebbe introdotta una nuova qualifica per chi superato i 20 anni di servizio.

 

 

Il dilemma a questo punto non è semplice da sciogliere. Il riordino carriere militari ha senza dubbio delle lacune.

Ma lo stato attuale è davvero meglio? Rimanere in questo stallo produrrà davvero meno danni del riordino? È una domanda che dobbiamo iniziare a porci in modo concreto, basando la risposta su dati oggettivi e riflessioni precise, senza inquinamenti politici.

 

 

 

 

Fonte: grnet / agenpress

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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gio, dic 29, 2016  Valentina
Fonte: mpnazionale.it

Fonte: mpnazionale.it

La bufera del risultato referendario dello scorso 4 dicembre non poteva non avere ripercussione, tra gli altri, anche nell’ambito del riordino delle forze armate.

 

 

Il nuovo governo infatti si troverà anche a dover decidere rispetto alla legge di stabilità e quindi all’articolo 52, il quale prevede, allo stato delle cose, un fondo da destinare al finanziamento di diversi interventi per il pubblico impiego, tra i quali anche il riordino delle carriere previsto dalla legge delega n°124 del 2015.

 

 

 

Riordino Carriere FFA. La situazione non è affatto rosea…

 

Se entriamo nel dettaglio del primo comma dell’articolo 52 appena citato, si legge che per finanziare quanto previsto dai commi 2,3,4,5  – rinnovo del contratto per il personale della Pubblica Amministrazione; nuove assunzioni per carabinieri, Vigili del Fuoco e delle altre Forze armate; nuove risorse per le amministrazioni dello Stato; riordino delle carriere -  saranno stanziati 1,92 miliardi di euro per il 2017 e 2,63 miliardi per il 2018.
Se analizziamo solo l’ultimo punto in questione ovvero il riordino, il problema è molto semplice: a cosa si rinuncia? Al riordino o alla proroga degli 80€ promesso dall’ormai defunto governo Renzi? In ogni caso, considerando che la paghetta di Renzi ha avuto una proroga solo per il 2017, nel caso in cui il riordino non ci sarà, le forze armate dal 2018, non solo perderanno gli 80€ ma anche la tanto agognata e sudata possibilità di riordino delle carriere attesa da più di 16 anni.
Questa analisi è stata fatta dal sito Forzearmate.org, il quale sottolinea anche senza mezzi termini che la bozza di riordino oltre a mirare a un aumento concreto di retribuzione, avrebbe innalzato la qualifica per tutti i gradi con notevoli ripercussioni positive anche sul sistema previdenziale.

 

Riordino Carriere FFA. Incognita sul futuro

 

Cosa accadrà nel prossimi giorni nessuno lo sa. Molti, i più pessimisti, credono che il nuovo esecutivo sarà solo un altro modo per non affrontare questioni spinose, tra le quali il riordino e i fondi necessari per affrontarlo la fanno da padrone.

C’è chi invece ancora un po’ di speranza ce l’ha e attende fiducioso che arrivino conferme da fonti ufficiali.

Di fatto, la situazione al momento è di nuovo in stallo e quello che sembrava delinearsi come un Natale all’insegna della serenità, si preannuncia invece molto, ma molto incerto.
Fonte: forexinfo / forzearmate

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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mer, nov 30, 2016  Valentina
Fonte: nps-polizia.it

Fonte: nps-polizia.it

Lo stato maggiore della Difesa ha presentato pochi giorni fa al Co.Ce.R Interforze la bozza in tema di riordino carriere all’interno delle forze armate.

Una bozza frutto di 8 mesi ininterrotti di lavoro, con l’unica priorità di non commettere gli errori di 20 anni fa e di non perdere di vista il vero scopo del riordino, quindi l’interesse del singolo ruolo e dell’amministrazione intera.

 

Con queste premesse, capite bene che le aspettative per questa bozza erano altissime da parte dei diretti interessati. Ecco perché anche la delusione è stata altrettanto cocente nello scoprire che quella bozza, altro non era che un magrissimo premio di consolazione, ben al di sotto della più misera delle aspettative che il più pessimista avrebbe potuto fare.

 

 

Riordino Carriere FFA. Poco confronto e molta confusione

 

 

 

Rispetto a 20 anni fa il mondo delle forze armate è cambiato anche nella sostanza. È composto oggi di laureati e diplomati, con una prospettiva di pensione lunghissima, un turn over assente che in poco tempo ha fatto invecchiare difesa e sicurezza come mai era successo prima.

 

La base per una qualunque proposta di riforma del comparto può partire solo e soltanto da qui per essere efficace. Serve una base solida che riesca a sostenere una struttura piramidale determinata e coerente, senza eccessi.

Il nodo certamente più annoso da sciogliere riguarda il ruolo dei marescialli, ma per farlo serve un confronto diretto e capillare sul tema, onde evitare sovrapposizioni di ruolo e competenze che avrebbero l’effetto contrario di quello che invece si vuole ottenere con questo riordino.

 

Le Amministrazioni delle Forze di Polizia e della Difesa, nel corso di questi mesi, si sono riunite più volte. In diversi incontri istituzionali e politici ho chiesto con forza di far partecipare a tali incontri anche le Rappresentanza militari, proprio nel luogo naturale del confronto, che dovrebbe essere il Ministero della Funzione Pubblica. Solo cosi ci sarebbe stata trasparenza e si sarebbero evitate sorprese”. A dirlo è l’esponente del Cocer interforze, il Maresciallo della Guardia Costiera Antonello Ciavarelli. Così però non è andata e i risultati anche solo di questa parziale riforma non sono soddisfacenti per nessuno.

 

 

 

 

Riordino Carriere FFA. La parte economica

 

 

 

E in termini economici cosa accade? Se si sommano insieme rinnovo, riordino e bonus di 80€, l’aumento stipendiale pro capite dovrebbe aggirarsi intorno ai 100 €.

 

Questo però in teoria, perché la pratica passa dall’approvazione della legge di stabilità. Per ora quindi ci si può affidare solo alle dichiarazioni idi intenti di parlamentari e sindacati. E permettetemi, non è una bella prospettiva.

 

 

 

 

Fonte:  nonsolomarescialli

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mer, ago 3, 2016  Valentina

Forse il disastro compiuto dal Governo Dini in termini di avanzamento e riordino carriere nelle forze armate potrebbe trovare una soluzione a breve.

Il forse è d’obbligo ma di fatto l’onorevole Andrea Causin, in commissione Difesa, ha depositato finalmente una risoluzione affinché il governo assuma formale impegno di sanare gli squilibri creati con il decreto legislativo 196/95 sul riordino delle carriere.

Riordino carriere FF AA

 

Riordino Carriere FF AA. Le continue delusioni del passato

 

 

A causa di quello sciagurato atto normativo, da ormai 21 anni il ridimensionamento del ruolo di marescialli e ispettori assomiglia più a una barzelletta che all’azione mirata di un governo legittimo. Il ruolo di maresciallo e ispettore infatti è rimasto l’unico che per avanzare al grado superiore necessita di una valutazione a scelta e di una previsione proporzionale sulla base delle esigenze delle amministrazioni coinvolte e di coloro che già appartengono a questo ruolo.

 

Trasformare questo atto in numeri significa, oltre a quelli delle Forze Armate e della polizia di stato, coinvolgere 13500 marescialli dei carabinieri che ad oggi vedono la loro carriera bloccata, senza possibilità di avanzamento al grado di primo Maresciallo, nonostante non si registrino demeriti di alcun genere.

 

Più o meno ogni governo che si è succeduto a quello di Dini ha presentato disegni di legge più o meno sensati per mettere fine a questo scempio, ma di fatto nessuno di questi ha mai avuto esito positivo e tutti si sono tradotti in archiviazione, costruendo uno stallo professionale intorno a queste figure.

 

 

Riordino Carriere Forze armate. La speranza è forte

 

 

Le organizzazioni sindacali di categoria, così come anche i diretti interessati, soprattutto a seguito di questa risoluzione appena presentata sono molto fiduciosi.

Però questa volta dovrebbe essere diverso? I più scettici certamente se lo chiederanno. E la risposta è banale. Questo governo ha dimostrato di avere, a torto o a ragione, molto coraggio, nel proporre atti normativi fuori standard, come ad esempio la riforma costituzione. Questo ostentato coraggio fan be sperare anche i più scettici per ora.

 

 

 

Fonte: sergenti.it/lastampa

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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lun, giu 20, 2016  Valentina

Necessario. Su questo sono tutti d’accordo. Non solo per rispettare la Legge Madia, ma anche e soprattutto per adeguarsi alla situazione geopolitica attuale e alle sue nuove sfide in termini di sicurezza.

 

riordino-carrierePer questo i sindacati del Comparto Sicurezza e i COCER delle Forze di Polizia ad ordinamento militare e del Comparto Difesa (Esercito, Marina, Aeronautica) si sono riuniti per fare il unto sul riordino delle forze armate così come legiferato dal governo in carica. Perché di fatto, quando si prospetta più che migliorare l’assetto delle forze armate all’interno di un nuovo contesto nazionale e internazionale, pare diventare ogni giorno di più uno strumento politico al servizio delle amministrazioni.

 

 

 

 

Riordino carriere comparto sicurezza. L’Opinione dei diretti interessati

 

 

 

La tangibile paura dei sindacati di categoria è ben espressa in una nota ufficiale: questo riordino “sta diventando l’ennesimo tentativo degli apparati per aumentare le alte gerarchie delle Forze di Polizia a competenza generale e per negare una specificità lavorativa riconosciuta per legge e massificare le donne e gli uomini in uniforme che, nonostante tutto, ancora oggi continuano con spirito di abnegazione a garantire la difesa dei confini, la pace, la sicurezza dei cittadini e la democrazia nelle istituzioni repubblicane“.

 

Senza entrare troppo nel merito della riforma delle forze armate così come studiata dal governo, la necessità dei sindacati, in maniera concertata è evidente e anche legittima: “aprire un confronto con i rappresentanti del personale (…) affinché si giunga ad una riforma che, garantendo un sistema più moderno ed efficace, dia anche risposte alle legittime aspettative dei cittadini e delle donne e degli uomini oggi in servizio in queste amministrazioni. Il tutto attraverso processi meritocratici che valorizzino le professionalità acquisite e garantiscano le necessarie opportunità ai giovani che scelgono di servire il Paese in queste amministrazioni“.

 

 

Comparto sicurezza e il riordino delle carriere. Dubbio più grande sui Forestali

 

 

Non si può certo negare che nell’ambito del riordino delle carriere, una delle modifiche più incidive riguardo il corpo forestale dello stato che verrà di fatto militarizzato.

 

Anche questo punto i sindacati di categoria hanno espresso il loto parere negativo in maniera concertata. Le parole del capo della polizia Franco Gabrielli in proposito racchiudono tutte le perplessità su una scelta che andrà chiaramente rispettata, nonostante ignori che “la forza del nostro sistema sia la diversità”.

 

 

 

 

Fonte:  infodifesa / iltempo

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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