Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, giu 20, 2016  Valentina

Necessario. Su questo sono tutti d’accordo. Non solo per rispettare la Legge Madia, ma anche e soprattutto per adeguarsi alla situazione geopolitica attuale e alle sue nuove sfide in termini di sicurezza.

 

riordino-carrierePer questo i sindacati del Comparto Sicurezza e i COCER delle Forze di Polizia ad ordinamento militare e del Comparto Difesa (Esercito, Marina, Aeronautica) si sono riuniti per fare il unto sul riordino delle forze armate così come legiferato dal governo in carica. Perché di fatto, quando si prospetta più che migliorare l’assetto delle forze armate all’interno di un nuovo contesto nazionale e internazionale, pare diventare ogni giorno di più uno strumento politico al servizio delle amministrazioni.

 

 

 

 

Riordino carriere comparto sicurezza. L’Opinione dei diretti interessati

 

 

 

La tangibile paura dei sindacati di categoria è ben espressa in una nota ufficiale: questo riordino “sta diventando l’ennesimo tentativo degli apparati per aumentare le alte gerarchie delle Forze di Polizia a competenza generale e per negare una specificità lavorativa riconosciuta per legge e massificare le donne e gli uomini in uniforme che, nonostante tutto, ancora oggi continuano con spirito di abnegazione a garantire la difesa dei confini, la pace, la sicurezza dei cittadini e la democrazia nelle istituzioni repubblicane“.

 

Senza entrare troppo nel merito della riforma delle forze armate così come studiata dal governo, la necessità dei sindacati, in maniera concertata è evidente e anche legittima: “aprire un confronto con i rappresentanti del personale (…) affinché si giunga ad una riforma che, garantendo un sistema più moderno ed efficace, dia anche risposte alle legittime aspettative dei cittadini e delle donne e degli uomini oggi in servizio in queste amministrazioni. Il tutto attraverso processi meritocratici che valorizzino le professionalità acquisite e garantiscano le necessarie opportunità ai giovani che scelgono di servire il Paese in queste amministrazioni“.

 

 

Comparto sicurezza e il riordino delle carriere. Dubbio più grande sui Forestali

 

 

Non si può certo negare che nell’ambito del riordino delle carriere, una delle modifiche più incidive riguardo il corpo forestale dello stato che verrà di fatto militarizzato.

 

Anche questo punto i sindacati di categoria hanno espresso il loto parere negativo in maniera concertata. Le parole del capo della polizia Franco Gabrielli in proposito racchiudono tutte le perplessità su una scelta che andrà chiaramente rispettata, nonostante ignori che “la forza del nostro sistema sia la diversità”.

 

 

 

 

Fonte:  infodifesa / iltempo

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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gio, apr 14, 2016  Roberta Buscherini

Riordino dei profili di carriera Forze Armate: è necessaria (ed auspicabile) una riforma in questo senso? La risposta sembrerebbe di sì, analizzando il punto di vista della Commissione Interforze di categoria “C” Sergenti e Brigadieri del Cocer. A parere di quest’ultima, risulta, in questa direzione, necessario prendere in considerazione tutti i ruoli, i nuovi scenari operativi, i nuovi assetti, i nuovi sistemi d’arma e le legittime aspettative del personale militare, sempre più professionale e sempre più specializzato. Tutto ciò, ovviamente “in pieno coordinamento con le forze di Polizia ad ordinamento civile, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito, Marina, Aeronautica, Stato Maggiore Difesa, Ministero dell’Interno, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ragioneria dello Stato e sindacati”.

 

Riordino carriere Forze Armate

Riordino carriere Forze Armate: la carriera aperta

 

Ma cerchiamo di capirne di più. L’idea è quella di dire sì alla carriera aperta: mediante trasparenza negli avanzamenti e nelle valutazioni, possibilità oggettive di crescita e valorizzazione delle professionalità, titoli, esperienza sul campo. Il tutto dovrà concretizzarsi mediante uno schema di “osmosi” che consenta di partire dal ruolo più basso fino a giungere al ruolo più alto valorizzando quel concetto virtuoso chiamato “meritocrazia“. Questo è quello che la Commissione auspica avvenga nella formazione del prossimo progetto di riordino (progetto in linea con quanto indicato nel libro bianco in materia).

 

Le risorse economiche necessarie

 

L’obiettivo sotteso a tale piano è quello di elaborare un piano definito e nitido da condurre e discutere dinnanzi al Governo: il problema, come sempre, è quello delle risorse e delle coperture economiche. Sono al momento disponibili risorse per effettuare tale riordino? Questo il nodo che dovrà essere chiarito. Una ipotesi più che valida, su cui la Commissione ha già deliberato, potrebbe essere quella di rendere disponibili per il 2017 i 510 milioni di euro utilizzati per il “bonus 80 euro” attualmente erogato al personale. Idea interessante, da tracciare in maniera compiuta, che deve ora essere presentata concretamente sul campo.

 

La polemica

 

In tale direzione non può non essere citata una polemica affiorata negli scorsi giorni: il Cocer della Guardia di Finanza lo scorso 6 aprile ha infatti deliberato sul tema del riordino delle carriere, mediante un documento di 16 pagine. All’interno si può leggere la seguente frase: “Il rispetto del principio di equiordinazione della carriera e di sostanziale omogeneizzazione dei trattamenti economici solo tra il personale delle Forze di Polizia, escludendo, il personale del comparto difesa, al contrario di quanto stabilito nella precedente delega di cui all’art. 3 della legge 216 del 1991″ . Il portale sergenti.it ha analizzato criticamente tale assunto, ricordando che il riordino delle carriere per le forze di polizia è stato previsto dalla legge 7 agosto 2015, n. 124 (cosiddetto “decreto Madia“). Solo dopo mesi di battaglie, richieste, comunicati e pressioni alla politica da parte dei Cocer delle Forze Armate, il Parlamento ha approvato la legge 22 gennaio 2016, n. 9 rimarcando e garantendo il principio di equiordinazione tra forze armate e forze di polizia in tema di carriere. Ma è giusto escludere il personale del comparto difesa dalle operazioni di riordino?

 

Fonte: sergenti.it

 

Patrizia Caroli

 

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lun, mar 7, 2016  Valentina

Fonte: direttissimaonline2.blogspot.com

 

Mentre si attendono gli esiti della riunione già una volta rimandata per un confronto sulla revisione degli ordinamenti e dei ruoli delle forze di polizia, trapelano alcune indiscrezioni su quanto verrà sottoposto al tavolo tecnico del ministero dell’interno.

 

Sebbene non ci sia alcuna ufficialità, analizziamole insieme per avere un’idea generale più chiara.

 

 

 

 

 

Polizia Penitenzia. I dettagli distinti per ruolo

 

 

Iniziamo questo excursus analizzando i ruoli, uno per uno.

Per ciò che riguarda gli agenti si parla dell’introduzione del diploma di scuola secondaria di secondo grado per accedere alla qualifica iniziale.

 

Sull’inquadramento degli assistenti capo invece nel ruolo di sovrintendenti dovrebbe esserci una semplificazione delle modalità e una permanenza nella sessa sede almeno nella fase di transizione. A coloro poi che hanno maturato almeno 13 anni in questa qualifica dovrebbe venire riconosciuto un assegno di responsabilità e la qualifica di sostituto sovrintendente.

 

Ragionamento simile anche per i sovrintendenti che conosceranno la semplificazione delle procedure e l’assegnazione di un assegno, insieme alla qualifica di sostituto ispettore. Anche per gli ispettori vale lo steso trattamento: semplificazione, assegno e qualifica di sostituto commissario.

 

Per ciò che riguarda invece la revisione della carriera dei funzionari, andrebbe prevista in un unico ruolo, il cui diritto di accesso sarebbe vincolato al possesso di una laurea specialistica, corso biennale e master. Si parla poi dell’introduzione dell’accesso per metà dall’interno e per l’altra metà con concorso pubblico, senza distinzioni di ruoli e funzioni.

 

Per i dirigenti la situazione rimane legata alle modalità di accesso con laurea triennale o specialistica, con l’unico scopo di valorizzare la progressione della carriera.

 

 

Polizia Penitenziaria. L’aspetto Economico rimane da rifare

 

 

In termini economici, la bozza contiene solo un accenno ai trattamenti dei dirigenti, nel quale si fa riferimento a “l’assorbimento delle risorse dei 13 e dei 23 anni, nonché del compenso del lavoro straordinario e delle altre indennità, da far confluire anche in un apposito Fondo, con la successiva redistribuzione delle stesse per legge (senza oneri aggiuntivi) anche nei confronti del personale già destinatario del predetto meccanismo dei 13-23 anni, e con rinvio ad un successivo DPCM, ovvero con l’eventuale introduzione di un’area negoziale limitata alle sole indennità accessorie e alla parte normativa del rapporto di lavoro”.

 

Come scritto in apertura si tratta solo di una bozza di documento ancora tutto da discutere definire, ma che senza dubbio, mostra le linee guida lungo le quali si dovrà rimanere per elaborare un documento concertato. Quando? Speriamo a breve.

 

 

 

 

Fonte: sappe

 

 

 

 

Valentina stipa

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mer, lug 9, 2014  Marco Brezza

Il riordino carriere personale dell’Arma si inserisce all’interno di un lungo corso che inserisce le sue fondamenta tematiche sui binari della necessità di un cambiamento del sistema e sulla volontà di realizzare una efficace ripartizione della funzione di comando e controllo, mediante definizione dei livelli generali di dipendenza delle articolazioni ordinamentali: con la previsione del ricorso a provvedimenti amministrativi per i conseguenti adeguamenti che si potrebbero rendere necessari. Non va dimenticato che i Carabinieri rappresentano una delle quattro forze armate italiane, con collocazione autonoma nell’ambito del Ministero della Difesa: un corpo di rilievo assoluto nella conformazione complessiva della Difesa e dell’ordinamento nazionale.

 

riordino carriere carabinieri

Fonte: pbol.it

Riordino carriere carabinieri: cambiamenti efficaci?

 

Va in via preliminare affermato che le risorse messe in cantiere per per ottemperare al riordino carriere carabinieri e comparto sicurezza/difesa si assestano sui 120 milioni di euro per quello che riguarda l’anno 2014: in questa direzione paiono meritevoli di interesse gli elementi definitori della bozza di riordino contenuti all’interno della nota emessa dal Ministero dell’Interno nello scorso gennaio. Nell’embrione disciplinare sono racchiusi i seguenti punti di rilievo: unificazione del ruolo agenti e assistenti col ruolo dei sovrintendenti, “dirigenzializzazione” dell’attuale ruolo dei direttivi,  mediante la creazione di un nuovo ruolo dei direttivi articolato in tre gradi (ovverosia vicecommissario, commissario, commissario principale) della consistenza di circa 3mila addetti.

 

Un problema di risorse?

 

È di lapalissiana evidenza come, osservando la materia attraverso uno sguardo d’insieme, bozza di riordino carriere personale dell’Arma sia caratterizzata da forti contraddizioni e dall’assenza di risorse per elaborare un progetto che valorizzi realmente tutti i ruoli.
I chiari di luna poco allegri resi ancora più infausti da una “spending review” complessiva che toglie risorse importanti per il settore non aiutano certo ad impalcare un riordino complessivo dalle reale efficacia: il riordino carriere carabinieri elaborato nel passato, infatti, possedeva eminente dignità, racchiudendo al suo interno un reale moto evolutivo nei confronti di quei processi che caratterizzano la progressione di carriera nei singoli ruoli dell’Arma. Ma è chiaro che in una temperie storica (ed economica) diversa da questa l’entità degli stanziamenti poteva contare su ben altri gradi di importanza ed abbondanza: fatto sta che non si possono edificare pompose nozze con i proverbiali “fichi secchi”. Il riordino ai tempi della “spending review” è anche questo, lacrime e sangue (a profusione).

 

Riordino carriere personale dell’arma, cosa accadrà?

 

Insomma la bozza di riordino carriere personale dell’Arma non racchiude al suo interno peculiari novità che possano condurre il vascello del cambiamenti verso una congrua valorizzazione dei ruoli: e nemmeno ad una reale ed effettiva progressione di carriera per coloro che prestano il loro servizio per il corpo dei Carabinieri. Il rischio effettivo, anzi, è quello che una attuazione del provvedimento di riordino porti nella direzione di disallineamenti ulteriori o addirittura penalizzazioni.
Ciò che emerge sulla questione è senz’altro l’urgente necessità di idee serie per una reale riorganizzazione dei meccanismi e delle dinamiche dell’impiego pubblico nel nostro paese, con particolare attenzione per il comparto difesa, fondamentale settore nella complessiva fisiologia dell’ordinamento italiano.

 

Fonte: ilnuovogiornaledeimilitari.it, difesa.it

 

 

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ven, apr 4, 2014  Marco Brezza

Una sonora bocciatura: è proprio questo che è accaduto al tentativo di riordino per ciò che riguarda le carriere dei dipendenti di Esercito e Polizia di Stato nel nostro paese. Il progetto predisposto dal Ministro degli Interni Angelino Alfano (NCD) e da Mario Mauro (Scelta Civica) ha infatti ricevuto parere negativo, perentorio (ed anche molto severo) da parte della Ragioneria generale dello Stato.

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Fonte. controlacrisi.org

Fonte. controlacrisi.org

Riordino Carriere Comparto Sicurezza e Difesa: Una sonora bocciatura da parte della Ragioneria di Stato

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L’ipotesi presentata dai due rappresentanti del precedente Governo (anche se la posizione di Alfano è rimasta immutata nel trapasso tra i due esecutivi avvenuto nel mese di febbraio) a proposito della complessiva riorganizzazione del sistema della carriere per quello che riguarda i dipendenti pubblici impiegati presso le forze armate e di polizia non ha incontrato l’approvazione del dipartimento preposto alla rendicontazione generale dello Stato: automatico avanzamento di grado e unificazione verso l’alto dei ruoli direttivi erano i due punti-cardine dell’embrione di riforma presentato da Alfano e Mauro già a partire dalla scorsa estate. A parere della Ragioneria di Stato “la politica di riduzione delle dotazioni organiche dirigenziali del pubblico impiego, non avrebbe costi completamente sostenibili”: insomma, il sistema non avrebbe una corretta estrinsecazione operativa. Quello che si verrebbe a concretizzare con questo riordino strategico avrebbe infatti, sempre secondo la Ragioneria (che è un organo afferente al Ministero dell’Economia) l’effetto di consentire un indiscriminato avanzamento di grado e un ampliamento della dirigenza: tutto ciò non farebbe altro che assestare un evidente contraccolpo di tipo economico idoneo a creare squilibri con il resto del personale. Per non parlare di un chiaro incentivo ad una vera e propria “corsa all’oro” verso gli aumenti salariali. Come afferma la Ragioneria “l’unificazione verso l’alto dei ruoli direttivi e dei dirigenti si pone in netto contrasto con la politica di riduzione delle dotazioni organiche dirigenziali perseguita per tutto il pubblico impiego”.

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Un percorso tormentato che si è chiuso in questi giorni

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E pensare che lo scorso 8 di agosto il riordino pareva fatto (con cospicua soddisfazione dei movimenti sindacali): in quel giorno veniva infatti annunciato un disegno di legge preparatorio che si apprestava a stanziare 24 milioni per il 2014 e 119 per il 2015 con la prospettiva di far diventare, ad esempio, i commissari di Polizia e i maggiori dell’Esercito automaticamente dirigenti pubblici. Ma il percorso legislativo avrebbe subito poco dopo una battuta d’arresto: costi troppo elevati, mancata sostenibilità economica dell’operazione complessiva le cause dell’interruzione dell’iter legislativo. Ora la bocciatura definitiva ad opera dell’organo ministeriale che si occupa della tenuta della contabilità generale dello Stato italiano.

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Riordino carriere: costi non sostenibili

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La Ragioneria non lascia spazio a dubbi a riguardo: “Il disegno di legge proposto si pone in netto contrasto con la politica di revisione della spesa pubblica”. E non è mancato un neppure troppo celato richiamo alla serietà. Insomma, un piano in evidente contrasto con le politiche di “spending review” che lo Stato italiano in difficoltà sta portando avanti per trascinare l’Italia fuori dalle sabbie mobili della crisi economica più grave dal secondo dopoguerra ad oggi. È tempo di riflessioni. E di ricerca di idee per riorganizzare la macchina ed i meccanismi dell’impiego pubblico italiano in maniera più efficiente.

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Fonte: La Stampa

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Marco Brezza

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