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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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ven, lug 7, 2017  Roberta Buscherini

 

Quando si parla di rimborso spese sanitarie InpDap, intanto va precisato che questo ente è stato inglobato all’interno dell’INPS, dunque è quest’ultimo che si occupa tra le altre cose anche di questo tema.    

Si tratta in concreto di un vero e proprio rimborso economico per le spese di carattere sanitario sostenute dall’iscritto.

rimborso-spese-sanitarie-inpdap

 

 

 

 

Chi può accedere alle prestazioni per rimborso spese sanitarie Inpdap

 

 

 

 

 

 

Va precisato che coloro che fanno richiesta di rimborso spese sanitare Inpdap devono possedere i requisiti richiesti al momento della spesa sanitaria della quale si intende chiedere il rimborso.   

Il rimborso spese sanitarie Inpdap può essere richiesto dalle seguenti categorie:

-          Coniugi di dipendenti Inpdap

-          Figli, genitori o fratelli di dipendenti Inpdap inabili al lavoro

-          Vedovi di dipendenti Inpdap senza lavoro e a carico del lavoratore al momento del decesso

-          Orfani anche se titolari di quota parte della pensione di reversibilità

-           le sorelle e i fratelli maggiori d’età, conviventi e a carico, totalmente e permanentemente inabili al lavoro

 

Quando far richiesta di rimborso spese sanitarie

 

 

 

 

 

La richiesta di rimborso per le spese sanitarie riguardante i dipendenti Inpdap è ammesso quando si tratta di spese mediche, di qualsiasi tipo (anche la fecondazione assistita), tranne le spese per questioni puramente estetiche.   

Nello specifico, sono ammesse i documenti relativi a spese per:

-          Cure e protesi odontoiatriche

-          Protesi ortopediche

-          Protesi acustiche

-          Protesi oculari

-          Occhiali da vista e lenti

-          Visite allo specialista medico

-          Farmaci

-          Trattamenti terapeutici

-          Trattamenti di riabilitazione

-          Cure termali

-          Interventi chirurgici non estetici

-          Fecondazione assistita

Per ottenere le prestazioni è necessario presentare la domanda entro i primi dodici mesi dal momento in cui sono state realizzati gli interventi in questione o sostenute le spese mediche.

 

 

 

Presentazione di Domande di Rimborso Spese Sanitarie

 

 

 

 

Le spese per le quali si possono richiedere rimborsi devono essere state sostenute nei 12 mesi precedenti l’inoltro della domanda di assistenza sanitaria. L’altro requisito imprescindibile è il decorrere di almeno 12 mesi dall’inoltro delle precedente domanda di assistenza sanitaria.

 

 

 

Per ottenere le prestazioni di rimborso spese sanitarie, i dipendenti pubblici interessati devono compilare il modulo apposito (che riportiamo in fondo al presente articolo) e presentarlo, allegando la pertinente documentazione sulle spese mediche, alla sede provinciale dell’Inpdap, attualmente Inps.

Inoltre, è necessario allegare alla domanda una copia di:

-          Ultima busta paga

-          Carta d’identità

-          Certificazione comprovante handicap superiori al 66 %

-          Certificazione per attestare la permanente incapacità al lavoro di fratelli/sorelle;

-          Autocertificazione per documentare che il vedovo/a al momento della scomparsa del dipendente pubblico in questione era a suo carico.

 

 

Bisogna precisare poi che non sono ammessi documenti che attestino una spesa medica inferiore ai 20,00 euro; infine sulla documentazione per spese mediche di importo superiore a 78,00 è necessario applicare la marca sanitaria da 1,81 euro.

La domanda deve essere inoltrata dall’iscritto alla Gestione Assistenza Magistrale, dal coniuge/unito civilmente, dai vedovi, dai figli maggiorenni, dal tutore o altro genitore del figlio dell’iscritto nel caso questi sia decaduto dalla responsabilità genitoriale.
La documentazione a corredo deve essere invece consegnata o inviata tramite raccomandata A/R alla sede INPS competente entro 30 giorni dalla presentazione della domanda. Se ciò  non avviene la pratica di rimborso non può andare avanti.

 

 

Scarica ora il modulo con il regolamento per il rimborso spese sanitarie: Modulo A.S

 

 

 

In caso di dubbi o problemi con il sistema è possibile contattare l’Inps, gestione ex Inpdap, al numero verde gratuito: 803 164 e premere il tasto 4 per parlare direttamente con un operatore dell’ente.

 

 

 

 

Fonte: inps

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mer, ott 21, 2015  Roberta Buscherini

Tempi di tagli ufficiali alla sanità italiana: ma l’azione delle forbici del Governo per rientrare all’interno dei margini (risicati) della manovra 2016 (con la Legge di Stabilità varata da pochi giorni) andrà toccare anche i dipendenti impiegati nel settore? La domanda è d’obbligo. Per dare una risposta occorre capire gli effetti che la manovra provocherà sul comparto.

 

Legge di Stabilità 2016

Legge di Stabilità 2016: cosa accade con la sanità pubblica?

 

La cifra ufficiale era stata annunciata già da diverso tempo: il fondo sanitario per il 2016 sarà dunque di 111 miliardi. Dopo due anni senza incrementi, con lo stanziamento destinato a pagare l’assistenza ai cittadini da parte delle Regioni rimasto intorno a 110 miliardi sia nel 2014 che nel 2015, arriva una crescita inferiore a quanto pattuito in precedenza. Un vero e proprio taglio al fondo rispetto alle programmazioni degli scorsi anni. Per il premier Matteo Renzi è tuttavia una crescita: “Ci sono più soldi in sanità rispetto all’anno scorso”. Non dello stesso avviso i presidenti delle Regioni, che non cascano nel trabocchetto “relativista” di Renzi: questa settimana, ha annunciato il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, i governatori si riuniranno, leggeranno il testo della manovra e diranno la loro. Difficile però che il premier Renzi cambi idea alla luce di tali pareri.

 

Fondo sanitario 2016: come incide sui dipendenti statali del settore?

 

Il rissultato di questa “spending review”? Le Regioni avranno poco denaro in più, con inoltre 800 milioni di fondo vincolati per coprire in nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza che devono essere assicurati su tutto il territorio nazionale). L’unico punto su cui le Regioni possono respirare è quello relativo al rinnovo dei contratti dei lavoratori della sanità, un rinnovo che non andrà a gravare sul fondo: una buona notizia, quindi, anche per i dipendenti impiegati nel settore sanità.

 

Tagli e recupero delle risorse: punti di vista e previsioni

 

I tagli operati tramite la Legge di Stabilità si vanno a sommare con le recenti sforbiciate derivanti dall’approvazione del decreto sugli Enti locali al Senato: 2,3 miliardi “sfoltiti” all’interno del settore sanità. Il ministro della Salute Lorenzin indora la pillola parlando di “risparmi” che verranno dallo stop a visite e analisi considerate inutili e dall’avvio della centrale unica di acquisti. Ma le polemiche non si attenuano: “Sono oltre 2 miliardi da recuperare in pochi mesi – affermano i parlamentari del Movimento 5 Stelle – con la necessità di rinegoziare i contratti in essere che darà vita a contenziosi. Ci aspettiamo quindi inevitabilmente dei tagli ai servizi”.
Come si è potuto chiaramente capire in questi giorni, la stretta riguarderà le prestazioni specialistiche considerate non necessarie. Ulteriori risorse dovranno essere recuperate mediante la rinegoziazione dei contratti di acquisto di beni e servizi e in particolare dei dispositivi medici.
Ma tali risorse recuperate dal comparto sanità saranno reinvestite sul servizio sanitario (come auspicano gli enti regionali) o verranno destinate anche al taglio delle tasse a livello generale e spalmate a beneficio di altri comparti? La risposta definitva per adesso non c’è. Non resta che attendere.

 

Fonte: Sole 24 Ore, Repubblica

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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mar, set 8, 2015  Patrizia Caroli

La spending review sanitàDati, numeri, tabelle: si avvicina ad ampie falcate il momento definitivo relativo alla redazione completa della Legge di Stabilità 2016. Un momento-chiave in vista degli obiettivi concretamente perseguibili nell’anno 2016, un’annata che secondo le stime di Palazzo Chigi dovrebbe vedere l’Italia ripartire sulla strada della crescita. Crescita che tuttavia dovrà farsi strada all’interno di un percorso virtuoso a livello di revisione di spesa anche nel settore sanità.

 

 

Spending review sanità: le priorità

 

Nelle intenzioni del Governo dalla Legge di Stabilità 2016 dovrà giungere un chiaro segnale sul taglio delle tasse, certo: ma il punto focale attorno a cui si gioca la partita decisiva è quella della riduzione della spesa. I principali stralci di quella che è stata ribattezzata “spending review 2.0” saranno quattro: centralizzazione degli acquisti, attuazione effettiva della Riforma della Pubblica Amministrazione a partire dalla partecipate, razionalizzazione di immobili pubblici e “tax expenditures” (ovverosia gli incentivi tramite detrazioni fiscali).
Al lavoro sulla complessa misura ci sono il commissario alla spending review Yoram Gutgeld e Roberto Perotti: l’operazione toccherà questa volta in maniera più rilevante le Regioni e gli Enti Locali con una ricaduta trasversale sul settore della sanità. Attualmente la spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione ammonta a 87 miliardi di euro l’anno. I maggiori costi arrivano dagli Enti territoriali (41,4% della spesa) e dal Servizio Sanitario Nazionale (33,3%), mentre il restante 25,2% della spesa è ripartito tra amministrazioni dello Stato (17 miliardi) e ad altri enti (5 miliardi circa).

 

Focus sulla sanità

 

La spending review sanità :Interessanti in tale direzione sono le dichiarazioni rilasciate dal direttore esecutivo del Fmi (ed ex commissario alla spending review) Carlo Cottarelli. A suo modo di vedere “la spesa per la sanità in Italia è aumentata negli ultimi trenta anni, anche se meno di quanto non sia avvenuto in altri Paesi, e che il sistema italiano è abbastanza virtuoso rispetto anche alla Germania”. Cottarelli ha evidenziato che “il sistema sanitario nazionale funziona, ma ci sono risparmi da fare soprattutto perchè l’efficienza è molto diversa tra le varie regioni ed anche all’interno di ciascuna di esse. Una cifra possibile di risparmi con la cosi dettaspending review della sanità  senza stravolgere il sistema è tra i 3 ed i 5 miliardi di ulteriori risparmi rispetto a quanto è stato fatto. Ci sono margini importanti. L’importate è procedere con un intervento mirato”.

 

La spending review nel comparto sanità. Obiettivo: equilibrare la gestione economica

 

“Abbiamo ospedali gestiti bene ed altri meno bene – ha, dal canto suo, spiegato Yoram Gutgeld in un’intervista rilasciata poche settimane fa al quotidiano Repubblica -, noi crediamo che sia giusto prevedere che questi ospedali facciano uno sforzo per equilibrare la gestione economica nell’arco di un determinato numero di anni“. Il commissario alla spending review sanità ha inoltre spiegato che ad essere sotto esame sono “differenze importanti tra Regioni e all’interno di singole regioni nelle prescrizioni di esami clinici. Uno dei motivi è la cosiddetta medicina difensiva, esami prescritti per non incorrere nel rischio di cause legali dei pazienti”.
“Non faremo scelte da ragionieri – ha comunque affermato Gutgeld – ma ci preoccupa migliorare l’operatività e i servizi dello Stato”.

 

Fonti: sole24ore.it, repubblica.it

 

Patrizia Caroli

 

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gio, apr 16, 2015  Marco Brezza

Sanità: il vitello da squartare per far quadrare i conti dello Stato? Oppure il settore giusto dove effettuare degli sfoltimenti della spesa pubblica? La domanda si pone con irruenza nei giorni dei tagli, alla luce anche delle parole del premier Matteo Renzi, con specifico riferimento alle Aziende sanitari locali (Asl): “Ma vi sembra normale che ci siano regioni con 7 provincie e 22 Asl? È una esagerazione. Se c’è accordo con le Regioni, perché tocca a loro intervenire, possiamo essere in condizione di ridurre le poltrone dei manager delle Asl e applicare i costi standard”.

 

tagli alle Asl

Sanità: arrivano i tagli alle Asl?

 

La possibile mannaia dei tagli potrebbe pertanto colpire i vertici delle Aziende sanitarie locali: o così par di capire analizzando le parole di Matteo Renzi in merito alla annosa questione dei risparmi da ottenere nella sanità. Pronta è stata la replica del governatore del Veneto Luca Zaia: “Siamo allibiti: prendo atto che il Presidente del Consiglio dello Stato italiano – dice Zaia – sfrutta la sua veste istituzionale per fare campagna elettorale, è gravissimo, ma lo avevamo già intuito. Ed è ancor più grave che lo faccia dicendo stupidaggini. Intanto – aggiunge – informo il disinformato Renzi che in quella Regione, cioè il Veneto, le Asl sono 21 e non 22″. Il presidente di Regione si è dilungato poi nella spiegazione relativa la fatto che “il Veneto ha i conti della sanità in attivo da 5 anni, senza introdurre mai addizionali Irpef regionali (unico in Italia) e senza mettere ticket se non quelli imposti da leggi nazionali”.

 

Il parere della Federazione delle aziende sanitarie

 

A far sentire la sua voce è anche la Fiaso, Federazione delle aziende Sanitarie ed ospedaliere, per mezzo del suo presidente Francesco Ripa di Meana: ”Il problema non è quello di ridurre le poltrone dei manager delle Asl, ma di averne bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio. La riduzione delle Asl è in alcuni casi sicuramente necessaria ed è un processo già in atto da tempo in molte Regioni. È bene però ricordare – prosegue il numero uno dellla Fiaso – che gli accorpamenti di servizi e funzioni sono stati portati avanti in questi anni dagli stessi manager alla guida delle Aziende. Ed è sbagliata l’equazione meno manager uguale più risparmio perché oltre ad incidere per lo zero virgola zero e qualcosa sui bilanci aziendali, molti di loro sono in aspettativa in altri enti della pubblica amministrazione, dove a volte erano anche meglio retribuiti. Il problema non è quello di ridurre i manager ma di averne di bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio. Quelli che dagli anni ’90 ad oggi proprio il management delle Aziende sanitarie ha contribuito a centrare, riducendo sensibilmente l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Che come certificato recentemente dall’Ocse è oramai la più bassa d’Europa”.

 

L’esempio della Regione Toscana

 

Un esempio nel senso dell’accorpamento arriva da un’altra realtà regionale, la Toscana: un passagio dalle Asl (istituite nel 1993) alle Super Asl. Sono 3, come afferma la legge regionale approvata un mese fa: nord, sud e centro, ribattezzate aree vaste. Assorbiranno le attuali 16 sorelle più piccole (12 sanitarie e 4 ospedaliere universitarie), a capo di ciascuna sarà collocato un coordinatore. L’assessore alla Salute della Regione Luigi Marroni, ingegnere meccanico, da alto dirigente di Fiat trattori ha gestito due fusioni. L’ultima impresa in un settore diverso lo inorgoglisce addirittura di più: “Quando la riforma entrerà a regime risparmieremo almeno il 5-6% del fondo totale. Avevamo già centralizzato acquisti, informatica e amministrazione del personale, compresi i bandi. Settanta milioni all’anno in meno”.

 

Fonti: metropolisweb.it, corriere.it

 

Marco Brezza

 

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mar, apr 7, 2015  Marco Brezza

Novità in arrivo per la disciplina del riposo compensativo con riferimento al settore della sanità: è stata infatti emessa nelle scorse settimane una sentenza che introduce alcuni cambiamenti a livello di principi complessivi che reggono la materia. Si tratta, in realtà, di una precisazione che però possiede un ampio riflesso su un tema importante, toccando anche aspetti non trascurabili come quelli relativi alla pronta reperibilità del personale.

 

Reperibilità operatori sanitari

Riposo compensativo in sanità: parola alla Cassazione

 

In primo luogo è necessario fornire una definizione condivisa di riposo compensativo: si tratta dell’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale che dà titolo, a richiesta del dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo.
La sezione lavoro della Corte di Cassazione ha affermato, mediante sentenza n. 26723 del 18 dicembre 2014, che il servizio di reperibilità nel giorno festivo non dà diritto ad un riposo compensativo per il prestatore, ma soltanto ad un trattamento economico aggiuntivo. La precisazione fatta dalla suprema corte accoglie il ricorso di un’Asl (Azienda sanitaria locale) contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma che, a conferma della decisione del giudice di primo grado, rigettava l’opposizione dell’azienda sanitaria avverso i decreti ingiuntivi emessi su istanza di alcuni medici ed operatori sanitari a titolo di differenze retributive relative a giorni di riposo non goduto, avendo gli stessi prestato servizio di pronta reperibilità nei giorni festivi.

 

La reperibilità: una prestazione strumentale ed accessoria

 

La Cassazione ha di fatto ribaltato le valutazioni della corte di merito affermando in via preliminare che “la reperibilità prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa; conseguentemente il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, mentre non comporta, salvo specifiche previsioni della contrattazione collettiva, il diritto ad un giorno di riposo compensativo, il cui riconoscimento, attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della disponibilità allo svolgimento della prestazione rispetto al lavoro effettivo, non può trarre origine dall’art. 36 della Costituzione”.

 

La pronta disponibilità

 

Va detto che la disciplina del servizio di pronta disponibilità per gli operatori sanitari prevede che il lavoratore sia immediatamente reperibile e che lo stesso sia obbligato a raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità stabilite in sede di concertazione. Tale servizio può essere svolto soltanto dai dipendenti addetti alle attività operatorie presso le strutture di emergenza, in numero strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali dell’unità e, normalmente, dal personale della stessa unità operativa. Per eccezionali esigenze di funzionalità della struttura può essere svolto anche dal personale tecnico e da operatori appartenenti alla categoria D.

 

Marco Brezza

 

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