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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mar, feb 25, 2014  Patrizia Caroli

I ruoli tecnici Carabinieri, che riguardano gli ufficiali in servizio permanente, sono articolati in comparti. I comparti sono quello amministrativo, quello tecnico-scientifico e psicologico, e quello sanitario. Ogni comparto, a sua volta, è suddiviso in specialità così come indica la legge. Per quanto riguarda il comparto amministrativo sono previste le specialità Amministrazione e Commissariato. Le specialità Investigazioni Scientifiche, Telematica, Genio e Psicologia fanno invece riferimento al comparto tecnico- scientifico e psicologico. Il comparto sanitario, invece, si divide nella specialità Sanità (medicina/ farmacia) e nella specialità Veterinaria.

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Ai ruoli tecnici Carabinieri si accede tramite concorso. I vincitori dei concorsi sono nominati Tenenti in servizio permanente effettivo del Ruolo Tecnico-Logistico dell’Arma dei Carabinieri. Successivamente dovranno frequentare un corso formativo della durata di almeno sei mesi alla Scuola Ufficiali Carabinieri dopo il quale saranno nominati Capitani conseguiranno la nomina a Capitano. E’ previsto un obbligo di ferma di 7 anni.

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A seconda del ruolo, il concorso si svolge in diverse modalità, di norma c’è una prova di preselezione, consistente in un test a risposta multipla predeterminata di cultura generale e/o tecnico-professionale. Successivamente ci svolgono due prove scritte concernenti la specialità scelta, la valutazione dei titoli, prove di efficienza fisica, una prova orale e una prova facoltativa di lingua straniera. Tutti i bandi relativi ai ruoli tecnici Carabinieri vengono pubblicati sul sito relativo insieme ai moduli per poter fare la domanda di partecipazione. Il numero dei posti disponibili varia di anno in anno. Il piano assunzioni fino al 2016, che riguarda tutti i ruoli (non solo quelli tecnici), prevede per il 2014 un numero pari al 50% delle cessazioni dal servizio, per il 2015 un numero pari al 70% e per il 2016 un numero di assunzioni pari al 100%.

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ruoli-tecnici-carabinieri

Ruoli Tecnici: i requisiti richiesti per gli appartenenti all’Arma

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I requisiti di accesso per i ruoli tecnici Carabinieri variano a seconda della provenienza o meno dall’Arma. Gli Ufficiali in ferma prefissata dei Carabinieri possono usufruire della riserva dell’80% dei posti disponibili se hanno prestato almeno 18 mesi di servizio senza demerito e non hanno superato il 34 esimo anno di età alla data indicata nel bando di concorso.

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Per quanto riguarda i Marescialli dei Carabinieri i requisiti richiesti sono un’età non superiore ai 40 anni ed essere in possesso di diploma di laurea richiesto dal bando in relazione alla specialità per cui si concorre. Inoltre, devono avere una statura non inferiore a metri 1,70 se di sesso maschile, a metri 1,65 se di sesso femminile e aver riportato una qualifica non inferiore a “superiore alla media” nell’ultimo biennio.

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Ruoli Tecnici Carabinieri: i requisiti richiesti per gli altri aspiranti

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I bandi di concorso per i ruoli tecnici Carabinieri sono aperti anche a tutti gli altri aspiranti. Oltre ai normali requisiti richiesti per tutti i concorsi pubblici, quelli principali sono: non avere superato i 32 anni di età, essere in possesso di una della lauree magistrali previste dal bando, possedere uno specifico profilo attitudinale e non aver prestato servizio civile sostitutivo in qualità di obiettori di coscienza, salvo espressa rinuncia a tale status.

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Sono previste riserve di posti, sempre salvo il possesso dei requisiti richiesti, anche per i coniugi ed i figli superstiti ovvero i parenti in linea collaterale di secondo grado qualora unici superstiti del personale delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri e delle Forze di polizia, deceduto in servizio e per causa di servizio.

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 Patrizia Caroli

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lun, dic 2, 2013  Valentina

L’arma dei carabinieri è strutturata su diversi settori, tra cui dal 15 ottobre 1962 anche 37 Nuclei Antisofisticazioni e Sanità conosciuti nel gergo comune con la sigla di NAS.

 

NAS Carabinieri: Caratteristiche Principali

 

Foto: Interno28

La caratteristica primaria del nucleo NAS è che dipendono dal ministero della salute; i militari appartenenti ai Nas infatti hanno i medesimi poteri degli ispettori sanitari. Esattamente come loro i NAS  svolgono azioni investigative e ispezioni igienico sanitarie sull’intera filiera produttiva, di vendita e di somministrazione degli alimenti e delle bevande.

La meticolosità dei metodi investigativi impiegati dai NAS risponde ai medesimi requisiti previsti per le tecniche di investigazione impiegate dalla polizia giudiziaria.

Tra i compiti dei NAS carabinieri una delle attività più importanti è quella di contrasto al traffico e alla distribuzione illegale di medicinali e alla loro contraffazione oltre al controllo sull’uso illegale di anabolizzanti e altre sostanze farmacologicamente attive negli allevamenti di animali.

Proprio per la peculiarità del lavoro che svolgono, i NAS  sono periodicamente richiamati a svolgere corsi di formazioni e aggiornamento

 

Come si diventa NAS carabinieri

 

Come abbiamo detto, i NAS appartengono all’Arma e come tale rispondono per l’accesso ai medesimi requisiti.

Gli ufficiali e gli ispettori NAS vengono quindi selezionati all’interno del corpo sulla base di un adeguato titolo di studio tecnico e di esperienze investigative pregresse e la loro entrata nel nucleo è vincolata al superamento di un corso di formazione della durata di due mesi.

Il corso per diventare NAS  prevede lezioni ed esercitazioni svolte direttamente dai funzionari del Ministero della Salute, da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e da Ufficiali del Comando.

Si può anche diventare carabinieri dei NAS partecipando al concorso per sottufficiali Marescialli che viene pubblicato con cadenza annuale. In questo caso basta possedere un diploma di maturità. Una volta superate le selezioni, si aprirà un anno alla scuola allievi Marescialli e Brigadieri di Velletri (RM); successivamente ci sarà un altro anno di formazione a Firenze. Una volta diventato effettivo, verrà assegnata una destinazione con la possibilità di entrare Nucleo. 

 

Dove si trovano e come agiscono

 

Inizialmente i NAS carabinieri erano dislocati nei 20 capoluoghi di regione a cui si aggiungeva Trento; a seguito della maggiore industrializzazione e dalla presenza di allevamenti zootecnici intensivi, i NAS sono stati inseriti anche in diversi capoluoghi di regione.

Questa tessitura capillare dei NAS carabinieri - oltre 4.600 Stazioni distribuite sull’intero territorio nazionale- li rende particolarmente efficaci nello svolgimento dei compiti di ispezione all’interno ad esempio di ospedali, case di cura private e strutture ricettive per anziani, dove vengono verificate le legittimità dell’esercizio delle professioni mediche, sanitarie e ausiliarie

 

 

 

Valentina Stipa

 

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mer, ott 14, 2015  Patrizia Caroli

Impiego pubblico, non è un comparto per giovani. Oppure, dipendenti pubblici: un regno precluso ai giovani. Sono due dei titoli (un po’) altisonanti che potremmo dare a questo articolo ai dati messi in fila la scorsa settimana dal Corriere della Sera.

 

Impiego pubblico

Fonte: liberta.it

 

Impiego pubblico: i giovani dove sono?

 

Spending review, blocco delle assunzioni, elevazione del termine a cui andare in pensione: sono solo 3 delle cause, tra loro chiaramente concatenate alla luce della grande crisi che attraversa il paese dal 2008 ad oggi, che ci consegnano l’anagrafe di un pubblico impiego sempre più anziano nelle sue risorse umane. Un luogo precluso ai giovani, un terreno apparentemente idilliaco su cui i ragazzi che hanno meno di 35 anni non riescono a mettere piede.
Sono poco più di 100mila dipendenti pubblici (su 3,2 milioni complessivi) che oggi hanno meno di trent’anni. Fra i dipendenti pubblici in questo paese i giovani fra i 20 e i 29 anni sono appena il 3,2% del totale, mentre nel “civil service” britannico, per fare un esempio a livello comparatistico, sfiorano il 9%. “Poco a poco, lo Stato italiano sta rimanendo senza giovani: ha sempre meno addetti che si trovino nella parte ascendente della vita, quando l’energia, la capacità di imparare, innovare e risolvere problemi crescono ogni mese” si legge nell’interessante articolo del Corriere. Lunghi anni di blocco dei concorsi e dei nuovi contratti, volti al controllo della spesa, hanno impresso alla struttura del pubblico impiego una curva enorme: la base rappresentata dalle nuove leve si è paurosamente ristretta, il vertice dei meno giovani e di coloro che si avviano a uscire dal lavoro ha, al contrario, continuato a espandersi senza sosta. Risultato: uno squilibrio esagerato che segna la differenza abissale tra generazioni.

 

La sfida dei prossimi 10 anni per tornare in equilibrio

 

Un disequibrio che verrà messo alla prova (che oseremmo definire decisiva) nei prossimi 10 anni: da qui al 2025 infatti circa un quarto degli attuali dipendenti dello Stato andrà in pensione. Circa un milione di persone usciranno dal mondo del lavoro per godersi il meritato riposo (all’interno di questi circa la circa la metà dei dirigenti e degli alti funzionari attuali). Un problema, afferma il Corriere, che può però in questo lasso di tempo trasformarsi in opportunità grandiosa (se ben sfruttata): ovverosia, la possibilità di salire sull’onda del passaggio epocale di generazione accelerando il ricambio fra le generazioni, con l’obiettivo virtuoso di rimodellare e modernizzare le burocrazie.

 

Pubblico impiego: prospettive per un futuro possibile

 

Recentemente la Danimarca e negli anni scorsi l’Irlanda o la Finlandia hanno mostrato alcuni modelli di intelligente “gestione delle età”, tramite uscite incentivate, nuovi ingressi, nuove funzioni e un’organizzazione completamente rivista, fresca ed aggiornata. Una realtà possibile che è oggi ben presente nei tavoli di lavoro che vedono all’opera i tecnici di Palazzo Chigi, proprio ora che la compagine governativa guidata da Matteo Renzi è chiamata a tradurre in pratica la legge delega di riforma del grande apparato della Pubblica Amministrazione. Un auspicio che necessariamente dovrà tradursi in realtà, per far fronte alle esigenze del futuro e dare una possibilità alle nuove generazioni di divenire finalmente protagoniste ed adulte.

 

Fonte: corriere.it

 

Patrizia Caroli

 

 

 

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gio, apr 9, 2015  Marco Brezza

Spending review, dopo un lungo silenzio durante oltre 6 mesi si torna a parlare del lavoro portato avanti tra il 2013 e il 2014 dal team di lavoro di Carlo Cottarelli (ex commissario sulla spending review): sono stati infatti pubblicati dal Governo i dossier redatti dai vari gruppi di lavoro afferenti al team centrale sulla spending review in merito al grande lavoro di falce, lima e cesello per sfoltire e rendere più razionale ed efficiente la spesa pubblica.

 

tagli polizia

tagli polizia

Spending review forze di polizia: 1 miliardo di risparmio?

 

19 rapporti nel complesso all’interno dei quali ci si occupa di Pubblica Amministrazione, lavoro, Enti locali e costi della politica. Particolare interesse rivestono i tagli ipotizzati per le forze di polizia: all’interno dei rapporti di lavoro sopra menzionati si parla di circa 1 miliardo di risparmi possibili per il settore afferente ad ordine pubblico e sicurezza. Più precisamente, nelle pieghe del rapporto si può leggere che pur ipotizzando che solo il 75% dell’attività dei carabinieri sia dedicato a funzioni di ordine pubblico e sicurezza, il valore complessivo delle risorse impegnate dai corpi di polizia, al netto della funzione di soccorso antincendio del corpo forestale dello stato, raggiunge i 16 miliardi di euro. Ora, se la sovrapposizione funzionale fosse stimabile, in via cautelativa, nell’ordine del 5% delle attività complessive dei vari corpi, diviene ragionevole ritenere che circa un miliardo di euro potrebbe essere risparmiato (si intende a regime) mediante un migliore e più efficiente coordinamento degli stessi.

 

Gli obiettivi generali

 

La spending review portata avanti dal commissario Cottarelli e sbandierata in maniera evidente a livello mediatico nel corso dei primi mesi del 2014 vedeva un coinvolgimento diretto da parte delle Pubbliche Amministrazioni e puntava ad istituzionalizzare il processo di revisione della spesa pubblica all’interno del bilancio dello Stato e della Pubblica Amministrazione, con obiettivi di risparmi lordi massimi cumulati pari a 7 miliardi per il 2014, 18 per il 2015 e 34 per il 2016. Poi un improvviso silenzio è calato attorno al tema. Ora la pubblicazione dei dossier di revisione di spesa riconduce l’attenzione su uno dei temi più spinosi e complessi che possano esistere in un periodo di difficoltà per i conti pubblici. In questo senso l’accorpamento delle forze di polizia rimane un tema di rilievo posto sul tavolo delle scelte: cosa accadrà a riguardo nei prossimi mesi? Il punto interrogativo è d’obbligo.

 

Dossier sulla spending review liberamente consultabili sul web

 

Va ricordato in ultima istanza che sul sito revisionedellaspesa.gov.it possono essere consultate le analisi dei tecnici coordinati Cottarelli, come pure la ventina di rapporti che ne avevano ispirato il lavoro, con riferimento a ogni settore della spesa pubblica, con il dettaglio dei costi e i possibili tagli da effettuare. Alcune di queste proposte sono rimaste solo sulla carta, mentre altre sono state approvate dal team di lavoro e sono state utilizzate come piattaforma per l’azione legislativa (centrali d’acquisto, riforma dell’utilizzo degli immobili pubblici e demanio, per non parlare della mobilità e la razionalizzazione dei corpi di polizia su cui si sta discutendo nella delega per la riforma della PA).

 

Fonte: huffingtonpost.it

 

Marco Brezza

 

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mer, ago 1, 2012  Roberta Buscherini

La non coincidenza tra parere del comitato e giudizio della C.M.O, non vizia il diniego del riconoscimento della causa di servizio

 

Il principio è statuito nella Sentenza del Consiglio di Stato – Sez. IV – nr. 04049/2012 del 09/07/2012 relativa al ricorso di un appartenente all’Arma dei Carabinieri che impugnava la sentenza con la quale il T.A.R. del Lazio confermava il diniego opposto a una sua istanza di riconoscimento di causa di servizio ed equo indennizzo per patologie insorte durante il periodo di servizio per lungo tempo svolto dall’istante in qualità di “idraulico” e respinte su parere conforme del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, dopo che invece la competente Commissione Medica Ospedaliera si era espressa nel senso della dipendenza delle affezioni dal servizio.

 

Il Consiglio di Stato nel rigettare il ricorso di appello ha statuito il principio che dalla situazione di contrasto fra il parere del Comitato di Verifica e l’opposto avviso in precedenza espresso dalla Commissione Medica Ospedaliera non scaturisce un obbligo motivazionale particolarmente intenso in ordine alla conclusione della ritenuta non dipendenza dal servizio delle patologie accusate.

 

Al contrario, come affermato da una consolidata giurisprudenza in materia, la variegata e qualificatissima estrazione tecnica dei componenti del Comitato, organo nel quale sono presenti professionalità mediche, giuridiche ed amministrative, e la più completa istruttoria da questo esperita, non limitata ai soli aspetti medico-legali, sono garanzia circa l’attendibilità della determinazione assunta; con la conseguenza che l’Amministrazione non ha alcun obbligo di motivare le ragioni della preferenza accordata al parere obbligatorio reso dal Comitato (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. III, 23 novembre 2011, nr. 6180; Cons. Stato, sez. VI, 23 febbraio 2011, nr. 1115; id., 17 ottobre 2008, nr. 5054; Cons. Stato, sez. IV, 10 dicembre 2007, nr. 6333).

 

Ne discende, fra l’altro, che la semplice non coincidenza tra il parere del Comitato e l’avviso espresso dalla C.M.O., proprio in ragione del ben diverso livello di approfondimento rimesso a ciascun organo, è inidonea a configurare un vizio del provvedimento di diniego suscettibile di sindacato da parte del giudice amministrativo.

 

Al riguardo, il Consiglio di Stato ha ribadito il principio che il sindacato giurisdizionale esperibile sulle valutazioni tecniche degli organi medico-legali circa la dipendenza da causa di servizio dell’infermità denunciata dal pubblico dipendente è limitato ai profili di irragionevolezza, illogicità o travisamento dei fatti. Di conseguenza al giudice amministrativo spetta una valutazione esterna di congruità e sufficienza del giudizio di non dipendenza, relativa alla mera esistenza di un collegamento logico tra gli elementi accertati e le conclusioni che da essi si ritiene di trarre, laddove l’accertamento del nesso di causalità tra la patologia insorta ed i fatti di servizio, in cui si sostanzia il giudizio sulla dipendenza o meno dal servizio, rappresenta un tipico esercizio di attività di merito tecnico riservato all’organo di verifica delle cause di servizio (cfr. Cons. Stato, sez. V, 13 aprile 2012, nr. 2093; Cons. Stato, sez. IV, 16 maggio 2011, nr. 2959; id., 6 maggio 2010, nr. 2619).

 

Più in generale, si è affermato che nelle controversie aventi ad oggetto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità sofferte da pubblici dipendenti, anche ai fini della liquidazione dell’equo indennizzo, il sindacato che il giudice della legittimità è autorizzato a compiere sulle determinazioni assunte dagli organi tecnici, ai quali la normativa vigente attribuisce la competenza in materia, deve necessariamente intendersi limitato ai soli casi di travisamento dei fatti e di macroscopica illogicità, nonché alla verifica della regolarità del procedimento (cfr. Cons. Stato, sez. III, 27 gennaio 2012, nr. 404; id., 9 marzo 2010, nr. 3827).

 

Ne discende la mancanza di margini per l’effettuazione di ulteriori attività istruttorie (consulenze tecniche), non essendovi motivo per l’organo giurisdizionale di sovrapporre una propria valutazione medico-legale, espressa per il tramite del C.T.U., a quella riservata all’Amministrazione, esercitando così un non consentito sindacato di merito tout court.

 

(Snalppe Polizia Penitenziaria)

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