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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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ven, ago 15, 2014  Patrizia Caroli

Pensioni e Carabinieri: il legame tra questi due concetti (la categoria ed il trattamento pensionistico) assume molteplici forme e differenti coloriture a seconda dell’angolo prospettico da cui lo si contempla: interessante in tal senso è l’aspetto inerente alla causa di servizio carabinieri. Infatti può accadere che in alcuni casi la pensione venga elargita per “causa di servizio”: ciò che avviene nel caso in cui il dipendente civile e militare impiegato presso la Pubblica Amministrazione abbia contratto una patologia proprio a causa del lavoro che svolge.

 

causa di servizio carabinieri

Fonte: www.videoandria.com

Causa di servizio carabinieri: Come nasce.

 

In primo luogo va spiegato l’origine dell’istituto della causa di servizio carabinieri: quest’ultimo infatti si configura originariamente come un atto di riconoscenza previsto dall’ordinamento, al fine di dimostrare una sorta di apprezzamento per l’opera compiuta dal soggetto, attribuendo allo stesso ricompense economiche. Nasce in questo modo un istituto apposito per consentire il sostegno economico per i dipendenti menomati, in tutto o in parte, ed impossibilitati a compiere la prestazione lavorativa originaria.
Da un punto di vista normativo la causa di servizio carabinieri è disciplinata dall’art. 64 del Decreto del Presidente della Repubblica  n. 1092 del 1973: “Il dipendente statale che, per infermità dipendenti da fatti di servizio, abbia subito menomazioni dell’integrità personale ascrivibili ad una delle categorie della tabella A (…) ha diritto alla pensione privilegiata qualora dette menomazioni lo abbiano reso inabile al servizio”, così recita il dettato normativo.

 

Un meccanismo spesso confuso

 

All’attuale stato delle cose permane una certa farraginosità dentro gli ingranaggi del procedimento amministrativo inerente alle richieste di causa di servizio carabinieri: solitamente infatti i verbali delle visite delle Commissioni Mediche risultano incompleti o di difficile leggibilità, i consulenti medici hanno una preparazione lontana dalla sufficienza ed al contempo gli esami del Comitato di Verifica delle cause possono risultare superficiali. A questo quadro descrittivo si aggiunge il fatto (molto italiano) che i tempi procedurali non vengono necessariamente rispettati. A  causa di queste disfunzioni procedurali il carabiniere è spesso costretto ad attendere addirittura anni per la definizione di un procedimento che invece dovrebbe essere informato, per sua stessa natura, dal principio di efficienza e rapidità. Il mancato rispetto della tempistica danneggia gravemente il  dipendente pubblico (in questo caso il carabiniere) dal momento che il riconoscimento della causa di servizio costituisce la premessa per la corresponsione dell’equo indennizzo e la pensione privilegiata ordinaria (oltre alla fruizione dei benefici sanitari).

 

Causa di servizio carabinieri: quali miglioramenti si possono apportare?

 

Nella direzione di un possibile miglioramento è intervenuto il testo di un altro DPR ( il 461/2001)  che ha introdotto elementi di smaltimento delle imperfezioni e delle criticità insite nella disciplina della causa di servizio carabinieri: ma permane la necessità di semplificare ulteriormente gli ingranaggi dell’istituto, tramite anche la fusione delle procedure per malattie e infortuni sul lavoro, oltre alla necessità di un rinnovamento che contempli anche un giudice collegiale d’appello a decidere sulla materia, sulla causa di servizio carabinieri, con le sezioni centrali della Corte dei Conti pronte a garantire l’esatta osservanza della legge in parallelo con la Corte di Cassazione.

 

Fonti: carabinieriditalia.it, unms.it

 

Patrizia Caroli

 

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gio, lug 17, 2014  Roberta Buscherini

Tempo di spending review e di tagli alla spesa pubblica, tempo di modifiche dei trattamenti pensionistici. Tra flessibilità, superprelievi e penalizzazioni per uscite anticipate, la materia sembrerebbe essere divenuta molto complessa. Ma all’interno di questi argomenti terremotati dall’attuale situazione storica, come si conforma la situazione inerente alle pensioni Polizia di Stato? Il trattamento pensionistico garantito al personale dipendente della forza di polizia che possiede la competenza sulla gestione dell’ordine pubblico nel nostro paese si configura attraverso uno schema non diverso da quello che sovrintende la struttura delle pensioni dei dipendenti pubblici in genere.

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pensioni polizia di stato

Fonte: www.ternioggi.it

Pensioni Polizia di Stato di vecchiaia: i requisiti

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Va innanzitutto citata, tra le pensioni Polizia di Stato, la pensione di vecchiaia: hanno diritto ad usufruire di questa tipologia di trattamento i dipendenti che hanno raggiunto l’età massima per la permanenza in servizio così come fissata dai singoli ordinamenti: i limiti di età sono delineati nel compimento dei 65 anni di età per i dirigenti generali, 63 per i dirigenti superiori e 60 per ciò che concerne le qualifiche inferiori. Ovviamente il requisito minimo per il diritto alla pensione di vecchiaia è costituito dal raggiungimento dei 20 anni di anzianità contributiva.

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La pensione di anzianità

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Per ciò che riguarda invece la cosiddetta pensione di anzianità ovviamente il discorso cambia: possono accedere a questa tipologia di trattamento pensionistico i dipendenti della Polizia di Stato che possiedono i seguenti requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica: 57 anni e 3 mesi di età uniti a 35 anni di anzianità contributiva, oppure 40 anni e 3 mesi di anzianità contributiva utile. In ulteriore istanza si può accedere alla pensione di anzianità, tenendo ovviamente in considerazione la specificità del rapporto di impiego e le obiettive peculiarità ed esigenze dei rispettivi settori di attività, al raggiungimento della massima anzianità contributiva fissata dagli ordinamenti di appartenenza, ovvero raggiungendo i 53 anni e 3 mesi di età e possedendo la massima anzianità contributiva prevista dall’ordinamento di appartenenza. In questo senso la legge stabilisce che la quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a decorrere dal primo gennaio 2012 venga calcolata attraverso il sistema contributivo.

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Per quel che riguarda le pensioni Polizia di Stato di anzianità resta fermo il regime delle decorrenze previsto dalla Legge n. 122 del 2010: va qui rammentato che nel caso di accesso alla pensione con il requisito dei 40 anni di contribuzione indipendentemente dal dato dell’età anagrafica (con congruo adeguamento agli incrementi della speranza di vita a partire dal 1 gennaio 2013), occorre tenere presente che l’accesso al trattamento pensionistico subisce, rispetto ai 12 mesi di finestra mobile, un ulteriore posticipo di un mese per quanto riguarda i requisiti maturati nell’anno 2012, di due mesi per i requisiti maturati nell’anno 2013 e di tre mesi per i requisiti maturati a decorrere dal corrente anno.

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Pensioni Polizia di Stato: uno sguardo generale

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Osservando, da un angolo visuale più ampio, la materia delle pensioni Polizia di Stato, si può constatare che la gestione dei trattamenti pensionistici dei dipendenti delle Amministrazioni statali è stata affidata al Servizio Trattamento di Pensione e di Previdenza della Direzione Centrale per le Risorse Umane: quest’ultimo, oltre a svolgere attività di programmazione, indirizzo, raccordo in materia di trattamento di quiescenza e di previdenza del personale della Polizia di Stato, si occupa anche di predisporre gli atti istruttori propedeutici alla concessione del trattamento privilegiato diretto ed indiretto da parte dell’Inpdap al personale della Polizia di Stato cessato dal servizio a decorrere dal 2005. Inoltre il suddetto Servizio si occupa del contenzioso pensionistico, in particolare prendendosi cura della rappresentanza nei giudizi pensionistici di fronte al giudice unico e alle sezioni d’Appello della Corte dei Conti.

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Fonti: www.poliziadistato.it, www.forzearmate.org

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 Roberta Buscherini

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mer, feb 19, 2014  Marco Brezza

Novità in arrivo per i dipendenti pubblici che si apprestano a giungere alla (sospirata?) soglia della pensione: una nota proveniente dal Ministero della Pubblica Amministrazione infatti afferma che coloro che hanno meno di 65 anni e già entro il 31 dicembre 2011 si trovavano in possesso dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico, posso permanere in servizio nella Pubblica Amministrazione. A questo assunto consegue che diviene obbligatorio per tutti i dipendenti che si trovano in possesso dei requisiti precedenti al concretizzarsi della Riforma Fornero (maturati sempre entro la data del 31 dicembre 2011) andare in pensione.

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Fonte: www.soldiblog.it

Fonte: www.soldiblog.it

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Dipendenti pubblici: quando andare in pensione?

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La nota si inscrive nella complessa situazione che si è venuta a creare negli ultimi mesi a proposito della regolamentazione della disciplina dei trattamenti pensionistici, con interventi incrociati di Tribunali Amministrativi che avevano annullato alcuni atti governativi. La sintesi che fuoriesce dal diradarsi delle nebbie regolamentari è la seguente: al fine di conservare il posto di lavoro pubblico risulta necessario avere meno di 65 anni. Il riferimenti normativo è qui incarnato dall’art. 2 comma 4 del Decreto Legge 101/2013 (convertito dalla legge 125/2013), il quale recita: “Al lavoratore pubblico dipendente, che ha maturato il diritto al trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2011, si applica il regime di accesso alla pensione e la decorrenza della stessa in base alla riforma pensionistica precedente rispetto all’entrata in vigore della legge Fornero (ovvero dell’art. 24 del decreto legge 201 del 2011)”.

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Pensioni: nel 2018 parità di trattamento tra uomini e donne

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E a proposito di pensioni pare interessante fare un breve cenno alla questione dei requisiti per il pensionamento delle donne: infatti a partire proprio da quest’anno diviene, per le lavoratrici dipendenti pubbliche di sesso femminile,  più lontano il momento del pensionamento Inps per vecchiaia. Sta infatti proseguendo a brevi falcate il percorso delle donne per raggiungere la più elevata età maschile: la marcia proseguirà fino a 31 dicembre 2017, momento in cui ci sarà il totale pareggio anagrafico tra i due sessi, e tutti, uomini e donne, a partire dalla data del primo gennaio 2018 andranno in pensione con i medesimi requisiti.

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Pensionati ex Inpdap: decurtazioni dolorose

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Per ciò che riguarda invece i pensionati della previdenza pubblica (ex Inpdap) giungono cattive notizie: infatti l’Inps ha, nelle scorse settimane, affermato che ci saranno immediati tagli e trattenute sulle pensioni degli ex lavoratori pubblici che si sono spostati sotto la tutela dell’Istituto di previdenza sociale a seguito della chiusura dell’Inpdap. Entrando nei meandri della questione si scopre che i prelievi in questione sono relativi alle somme versate dalla gestione pubblica nell’arco dei mesi tra gennaio e agosto 2013: il debito accumulato viene diviso in due rate distinte e spalmato sugli assegni di gennaio e febbraio 2014. In soldoni, pertanto, il sistema opera in questo modo: gli ex dipendenti pubblici che ricevono mediamente una pensione di 626,73 euro si vedranno corrispondere una somma di 501,38 euro, pari, cioè, al minimo Inps per il 2014; coloro i quali, diversamente, percepiscono una pensione che non oltrepassa la soglia dei 626,73 euro, subirà una trattenuta pari a un quinto dell’importo complessivo. L’ennesima beffa per gli ex dipendenti italiani vessati da un sistema fiscale troppo gravoso ed un apparato previdenziale in grave difficoltà.

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Fonti: The Blasting News, www.leggo.it, www.businessonline.it

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Marco Brezza     

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lun, ago 12, 2013  Roberta Buscherini

Calcolo Contributi: guida al conteggio online dei contributi.

I contributi sono somme di denaro versate da un dipendente o lavoratore (contribuente) ad un beneficiario, normalmente un ente pubblico. Questi contributi rientrano nell’ambito di prestazioni patrimoniali imposte e vengono regolati dall’articolo 23 della Costituzione.

Esistono diverse tipologie di contributi ma quelli più comuni, per il calcolo contributi,  sono i contributi previdenziali, ovvero somme di denaro versate obbligatoriamente all’Inps o all’Inpdap (ora inps) per ottenere una prestazione pensionistica.

 

Calcolo Contributi Inpdap: di cosa stiamo parlando?

 

Il conteggio o calcolo contributi Inpdap è la storia contributiva di ogni dipendente pubblico, iscritto all’Inpdap (ora inps) che serve a conoscere l’ammontare della pensione e TFS (trattamento fine servizio). Per incrementare la base contributiva e, di conseguenza, i benefici dopo il pensionamento, i dipendenti pubblici e statali hanno la possibilità di utilizzare vari strumenti.

Ad esempio, i contributi volontari Inpdap (ora controllati dall’Inps) versati su domanda del proprio dipendente interessato. Si tratta di versamenti realizzati da dipendenti che hanno cessato o interrotto il rapporto di lavoro per motivi disciplinari, aspettative per motivi di studio o malattia, lavori part-time o stagionali, ecc….. Tramite i contributi volontari è possibile raggiungere i requisiti di contribuzione necessaria per poter accedere ad una prestazione previdenziale, oppure migliorare i requisiti raggiunti per aumentare il trattamento pensionistico a cui si avrebbe diritto.

 

Come calcolare i contributi?

 

Il calcolo dei contributi serve a verificare qual è la quantità di contributi versati nel corso della vita lavorativa all’Inps per conoscere, indicativamente, i diritti economici in quanto alla pensione.

Ora il calcolo dei contributi è possibile, anche online, grazie ad un servizio messo a disposizione da parte dell’Inps che permette, tanto ai dipendenti come ai lavoratori autonomi iscritti, di verificare l’effettivo versamento ed accredito dei contributi previdenziali in tutta la vita lavorativa.

Inoltre, tramite questo servizio online dell’Inps per il calcolo contributi è possibile realizzare altre operazioni come riscatti o ricongiunzioni.

 

Guida al Calcolo Contributi Inps

 

L’uso del servizio online per il calcolo contributi è legato ad una registrazione previa. Una volta registrato, come dipendente ex Inpdap o lavoratore iscritto alle casse dell’Inps, è necessario inserire i dati richiesti nei cambi per il conteggio dei contributi e cliccare sulla freccia Avanti.

In questo modo è possibile ottenere il calcolo contributi in un periodo determinato o nel corso di tutta la vita lavorativa. (Clicca sull’immagine)

 

calcolo contributi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se non sei ancora registrato all’Inps, puoi visitare la nostra Guida su come Richiedere il Pin per l’accesso ai servizio online dell’ente previdenziale: Inps Richiesta PIN.

 

Roberta Buscherini

 

 

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lun, ott 16, 2017  Valentina

assegno di funzioneIl trattamento economico degli appartenenti al comparto sicurezza è composto da due tipologie di erogazione.

La prima, la principale, coinvolge tutte le retribuzioni a carattere fisso e continuativo, come ad esempio lo stipendio, l’indennità mensile pensionabile, l’indennità integrativa speciale, etc.

La seconda fonte di erogazione che completa il trattamento economico dei dipendenti del comparto sicurezza comprende invece tutte le indennità che hanno lo scopo di compensare mansioni che comportino particolari disagi o responsabilità per il loro svolgimento.

 

 

L’Assegno funzionale carabinieri rientra di diritto della seconda tipologia di trattamento economico riservato ai dipendenti delle forze dell’ordine. L’assegno funzionale carabinieri è regolamentato dall’articolo 6 del decreto legge 387/1987 ed è stato aggiornato successivamente, con l’articolo 8 D.P.R 51/09.

 

Si tratta di un vero e proprio assegno definito “pensionabile” che i carabinieri possono ricevere una volta raggiunti i 17, 27 e 32 anni di servizio, senza demerito alcuno all’interno dell’Arma dei Carabinieri o delle altre forze di polizia. Il raggiungimento della soglia di anzianità, oltre a non calcolare i periodi prestati con note di demerito, non tiene conto di tutti quei periodo che incidono sull’anzianità di servizio ma che di fatto la interrompono.

 

 

 

 

 

Assegno Funzionale Carabinieri. Requisiti

 

 

 

 

 

Ma come vengono valutati gli anni di servizio ai fini dell’assegnazione dell’assegno funzionale? Come già accennato nel precedente paragrafo, va sottolineato che l’ottenimento dell’assegno è vincolato alla condotta del triennio precedente alla data di maturazione dell’anzianità richiesta; è necessario però escludere dal calcolo gli anni nei quali il richiedente ha subito una sanzione disciplinare che hanno un peso più grave della deplorazione o abbia incassato un giudizio complessivo inferiore a buono.

 

In altre parole se il dipendente ha collezionato un giudizio di condotta negativo o la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio, non potrà beneficiare dall’assegno funzionale previsto dall’Arma. Nel calcolo globale poi degli anni di servizio necessario per la richiesta, quelli sporcati con azioni disciplinari, vengono decurtati, allungando di fatto il periodo effettivo di servizio per il raggiungimento dell’assegno.

 

 

Cosa accade se la sanzione della sospensione viene inflitta proprio nel biennio di maturazione dei requisiti necessario all’ottenimento dell’assegno? Sarà necessario attendere la fine del procedimento disciplinare per poter percepire l’assegno. Quindi se si viene riammessi in servizio con riserva di riesame, tale riserva blocca di fatto l’iter verso l’ottenimento dell’assegno.

 

 

 

Assegno Funzionale 17 Anni Netto

 

 

 

 

Il decreto istituisce la cosiddetta coda contrattuale, ovvero, a partire dal 1 gennaio 2033 la soglia per la percezione dell’assegno funzionale è stata abbassata al raggiungimento dei 17 anni di servizio. Non solo.

Ma questo decreto è andato a modificare concretamente anche l’importo erogato, il quale ha infatti conosciuto un incremento del 27% per questa prima soglia di 17 anni di servizio. Questa percentuale sale addirittura al 53% in relazione al raggiungimento della seconda soglia dei 27 anni.

 

 

 

 

Importo Assegno Funzionale 32 Anni Carabinieri

 

 

 

 

Per riassumere al meglio e con massima precisione quali sono gli importi previsti dal decreto del 2006 in tema di assegno funzionale, vi riportiamo una tabella ufficiale tratta dal sito di un sindacato di categoria.

 

Tabella assegno funzionale Carabinieri:

 

 

 

Per chi ricopre il ruolo di commissari della Polizia di Stato e qualifiche equiparate delle altre Forze di polizia ad ordinamento civile e militare i parametri previsti per l’erogazione dell’assegno funzionale ve le riassumiamo qui di seguito:

 

 

 

In generale il calcolo nella busta paga non può chiaramente prescindere dall’Irpef, quindi dopo aver decurtato dall’importo lordo tutte el trattenute previdenziali, i termini di tasse si applica sui primi 1.250,00 (23.000,00/12) il 23%; da 1250,00 a 2.333,33 (28.000,00/12) e su 1.083,33 (2.333,33-1,250,00) il 27%; da 2.333,33 all’imponibile fiscale massimo si applica l’aliquota del 38%.

Una volta calcolata l’Irpef lorda sulla base del proprio stipendio iniziale, vanno applicate tutte le detrazioni prevista per il lavoratore dipendente e per i familiari a carco, qualora ce ne siano. Ciò che rimane è l’importo dell’assegno funzionale carabinieri.

 

 

 

 

 

 

Fonte: siulp / militari

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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