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mar, giu 6, 2017  Valentina

Uranio impoverito

Non accadeva dal 1994. la Corte dei conti centrale d’appello ha accolto una causa sull’uranio impoverito, grazie alla tenacia dell’avvocato Angelo Fiore Tartaglia, che da anni si batte su questo fronte.
Questa decisione crea un precedente importante nel diritto, soprattutto per le motivazioni con le quali è stata giustificata dallo stesso organo giuridico: “dalle documentazioni agli atti di causa risultino indizi gravi, precisi e concordanti per una correlazione concausale del servizio svolto dal militare e l’insorgenza della patologia tumorale, l’esposizione all’uranio impoverito quale fattore cancerogeno e eziopatologicamente comportante malattie neoplastiche e sia per le vaccinazioni subìte causa dell’alterazione del sistema immunitario, tali da favorire lo sviluppo cronico di neoplasie a carico del sistema linfopoietico. La tesi probabilistica e della concausalità postula anche che minimamente può incidere sullo sviluppo delle patologie tumorali la durata dell’esposizione ai fattori inquinanti, perché possono bastare minimi contatti per consolidarsi nel corpo e permanervi nel tempo, di sostanze cancerogene”.

 

Uranio Impoverito. INAIL contrario all’iniziativa della commissione

 

 

 

La commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito sta discutendo in parlamento un disegno di legge, con lo scopo di creare un ente terzo autonomo dal ministero della Difesa che possa valutare i rischi cui sono sottoposti i militari e che possa legiferare in tema di tutela previdenziale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali delle forze armate.
L’Inail a questo punto diventa protagonista: se infatti il regime esclusivo degli infortuni sul lavoro venisse esteso anche alle forze armate, i militari verrebbero equiparati a tutti gli altri dipendenti pubblici e privati, “snaturando il concetto di privilegio su cui si basa l’intera costruzione del sistema indennitario riservato ai militari, in quanto più favorevole”.

 

 

Il parere negativo dell’Inail è riassunto nelle parole della la dottoressa Fausta di Grazia, che senza mezzi termini sottolinea come “alla proposta in esame non risulta essere stata allegata alcuna tabella che confronti la speciale elargizione o la percentuale dell’invalidità permanente prevista per le vittime del dovere con l’indennizzo del danno biologico che potrebbe concedere l’Inail, o la rendita vitalizia Inail con la pensione privilegiata”.

Uranio impoverito. La commissione tiene duro

 

 

 

Neanche a dirlo la posizione dell’osservatorio militare e del lavoro della IV Commissione d’inchiesta è di tutt’altro avviso, come si deduce dalle parole del responsabile del comparto difesa proprio dell’osservatorio Domenico Leggiero: “è inquietante quanto sta accadendo. Da una parte, finalmente c’è un disegno di legge che tende a risolvere il problema della valutazione domestica, e quindi quello di portare alla luce e verso la verità il problema. Dall’altra troviamo un organismo che sta generando costi altissimi in termini di procedimenti giudiziari accesi. In quanto c’è la negazione assoluta di dare ciò che spetta a questi militari ammalati. Parliamo di indennizzi più volte invece confermati in sede giudiziaria”.
Fonte: meteoweb / ofcs.report

 
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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mer, dic 7, 2016  Valentina

 

Fonte: ilmessaggero.it

Fonte: ilmessaggero.it

45 anni. Carabiniere. Inviato nel 2000 in Bosnia Herzegovina pe runa missione di pace. Pochi anni dopo ecco che bussa alla porta. Anche alla sua. Ennesimo anello di una catena non possibile da quantificare, ma tremendamente lunga. Quella delle vittime dell’esposizione alle polveri di uranio impoverito.

 

L’appuntato scelto dei carabinieri aveva avviato la causa di lavoro, ma il tumore non gli ha lasciato il tempo di portarla a termine. Lo faranno i suoi familiari per lui. La vedova e suo figlio infatti, assistiti dall’avvocato Luca Bertagnolio, hanno lavorato per la riammissione alla causa, la quale era stata interrotta per sopraggiunta morte del richiedente.

 

 

 

Carabinieri e uranio impoverito. Una sentenza sta spianando la strada

 

 

 

La prima udienza si sarebbe dovuta svolgere in data 30 novembre, ma in aula non si presentato il rappresentante legale del ministero dell’interno, pertanto il provvedimento è stato rinviato al 30 marzo prossimo.

 

In attesa delle discussioni in aula, una buona notizia però arriva. È di pochi giorni fa infatti una sentenza delle sezioni unite della cassazione che dà di fatto il là ai risarcimenti dei confronti dei militari che hanno prestato servizio nelle zone a rischio. A questo punto non sarà quindi necessario provare il nesso causale tra malattia ed esposizione all’uranio, basterà invece provare l’esposizione alle polveri tossiche, impresa ben più semplice.

 

Nella sentenza, legata alla storia di un carabiniere scelto, affetto da carcinoma papillifero del lobo tiroideo, in servizio alla Legione Lombardia in Kosovo tra il 2002 e il 2003, si parla di “piena responsabilità dell’amministrazione intimata per la gravissima patologia, derivante da causa di servizio […] danni causati per avere impiegato il militare in una missione nel Kosovo durata più di quattro mesi, senza l’adozione di alcuna protezione specifica”.

 

Su questo caso il Tar di Milano ha riconosciuto le ragioni del militare, richiedendo l’esecuzione della sentenza che abbiamo appena citato, la quale prevede per la vittima la liquidazione di un risarcimento di 350 mila euro ai danni del ministero della difesa.

 

 

 

 

Fonte: nonsolomarescialli / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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mer, nov 2, 2016  Valentina
Fonte: espresso-repubblica.it

Fonte: espresso-repubblica.it

Quando si parla di uranio impoverito a tremare sono diverse sedie. A partire da quelle di coloro che ci devono convivere- e la lista è drammaticamente lunga – passando per coloro che ne sono rimasti vittime, per concludere con chi viene ritenuto su più livelli responsabile del suo scellerato impiego.

 

Eppure la questione è, non solo aperta, ma è di grandissimo interesse, seppure per motivazioni differenti. Dal 1999 in avanti quella che passerà alla storia come Sindrome dei Balcani lascia giorno dopo giorno dietro di sé una scia infinita di malattie tumorali, tra cui il linfoma di Hodgkin.

Al di là delle dichiarazioni ufficiali o delle sentenze giudiziarie, che pure ci sono state, il nesso tra l’esposizione all’uranio impoverito e queste malattie diventa sempre più difficile da negare.

 

 

 

Uranio Impoverito. Al vaglio una proposta onteressante

 

 

 

Nel silenzio più assoluto dei media, a luglio, è stata proposta una legge che preveda un passaggio di competenza dall’attuale ministero della difesa all’Inail in merito a malattie e morti di militari per esposizione all’uranio impoverito. A proporlo è stata la quarta commissione parlamentari d’inchiesta sul tema, giustificando la scelta in maniera molto semplice: “la Commissione ha scelto di non dilungarsi in diatribe scientifiche, ma di concentrarsi nella ricerca di soluzioni concrete, perché mentre gli esperti dibattevano di nesso causale, la gente moriva. Si è parlato tanto di specificità delle Forze armate. Sinora ha voluto dire che la vita dei militari valeva meno di quella degli altri lavoratori. Per noi significa invece che maggiori sono i rischi, più rigorosa deve essere la prevenzione“.

 

È bene ricordare, perché spesso si fa confusione, cos’è l’uranio impoverito e perché è tanto pericoloso. Iniziamo con il dire che le munizioni all’uranio impoverito vengono chiamate API (Armor Piercing Incendiary), ovvero munizioni perforanti incendiarie, perché quando raggiungono l’obiettivo, lo incendiano, frantumando l’uranio in particelle infinitesimali che vengono facilmente ingerite o inalate, senza alcuna consapevolezza. l’altro modo nel quale questo veleno può provocare malattie è l’esposizione alla sua radioattività per lunghi periodi.

 

Ora se si pensa che circa 300 tonnellate di uranio impoverito sono state esplose durante la prima guerra del Golfo e un altro quantitativo seppur inferiore è stato utilizzato anche nell’operazione Enduring Freedom, in Bosnia e nella guerra del Kosovo si intuisce la gravità del problema.

 

 

 

Uranio Impoverito. Continua la guerra nei tribunali

 

 

 

Seppure, come abbiamo già scritto, il nesso causale tra esposizione a questo veleno e nascita di malattie tumorali venga ancora istituzionalmente negato, molti tribunali amministrativi stanno creando precedenti importanti in questa direzione.

 

Primo tra tutto quello del Lazio che, ha espresso sentenza positiva verso un caporal maggiore a cui il ministero della difesa aveva negato gli indennizzi. I giudici del tribunale hanno infatti sentenziato che deve essere il ministero a dimostrare che i tumori non sono stati causati dall’esposizione all’uranio impoverito e non il contrario.

E per questo condanna nuovamente le istituzioni.

Fino ad oggi le sentenze di condanna a carico del ministero sono 47.

 

 

 

 

 

Fonte: meteoweb/nonsolomarescialli

 

 

 

 

Valentina Stipa

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ven, set 23, 2016  Valentina

Oggi vogliamo dare voce a un ex carabiniere che sta lottando per la propria vita e anche per i propri diritti contro le istituzioni, lo stato e anche i medici. Si tratta di Francesco De Angelis, soprannominato “il napoletano”, appartenente all’arma di Nocera Inferiore, umiliato dai medici che avrebbero dovuto riconoscere la sua invalidità.

 

Foto: Blizquotidiano

Foto: Blizquotidiano

 

 

De Angelis, dopo diverse missioni all’estero – Bosnia Erzegovina, Albania e Kosovo – e molti riconoscimenti legati a operazioni anti camorra è stato riformato per inabilità al lavoro. Causa dei suoi problemi di salute? Sempre lui. L’uranio Impoverito.

 

 

 

Carabinieri. Cominciamo dall’inizio

 

 

 

 

Era il 21 agosto del 2010 quando a seguito di una colluttazione durante un’operazione antidroga, il brigadiere venne sottoposto a una radiografia, la quale evidenziò una macchia di 20 millimetri. Inizia così il calvario del carabiniere.

Nel 2014 arriva la notizia del tumore al cervello. E come se non bastasse si è visto negare la domanda di risarcimento per causa di servizio, presentata cinque anni fa.

 

 

Edmondo Cirielli il segretario di Presidenza della Camera dei Deputati fa promesse da marinaio: “porterò all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito, di cui sono componente, il caso del brigadiere dei carabinieri, Francesco De Angelis, ora in pensione per malattia, che ha contratto un tumore dopo le missioni in Bosnia, Kosovo e Albania”. Lo dichiarò mesi fa. Ad oggi pare non sia proprio cambiato nulla. Anzi.

La situazione almeno per il brigadiere è addirittura peggiorata e si è visto decurtare all’80% della pensione di invalidità, perché tacciato di essere troppo in sovrappeso.

A dichiararlo è stato il medico dell’Inps che, insieme alla commissione esaminatrice, ha riconosciuto l’obesità di cui è affetto il brigadiere come non riconducibile ai farmaci, ma solo all’alimentazione.

 

Un’offesa personale, morale. Una prova di ignoranza assoluta che in un medico non è tollerabile. I medicinali che il brigadiere è costretto ad assumere provocano gonfiore. Quel gonfiore malato che non è certo dovuto al troppo cibo.

Inoltre la malattia non è certo scomparsa, è regredita per fortuna, ma è sempre lì. Questo è quello che accade se ti ammali a causa dell’uranio impoverito. Non guarisci mai, sopravvivi tra medicine e l’incubo di ammalarti di nuovo.

Ma questo il medico non lo sa…

 

 

 

Carabinieri. Non c’è fine al peggio

 

 

 

Con la decurtazione dell’assegno di invalidità è sparita anche la richiesta di accompagnamento. Per non parlare del riconoscimento della causa di servizio!

Mi sono venduto la macchina per affrontare sia le spese per il ricorso contro il medico dell’Inps (…) sia per l’acquisto di altri medicinali che mi servono per andare avanti, oltre che per le visite mediche che faccio dall’epatologo, radiologo endocrinologo”.

 

Parole che fanno male al cuore, dopo una vita dedicata con successo all’arma e alla patria. Nonostante tutto però non ha perso l’ironia il nostro brigadiere e a quel medico ha chiesto il foglio di rientro in servizio, dal momento che la malattia non era più presente ed era in perfetta forma. D’altronde a parte il tumore al cervello, gli manca solo un polmone al nostro brigadiere!

È un’ironia amara, nera. Come il velo che andrebbe steso su vicende come questa e come molte altre purtroppo. Ma quanti ancora dovranno morire nell’ombra?

 

 

 

Come denunciato dall’associazione Vittime uranio nel 2010, in Italia si contano almeno 216 casi di morte, dovuti alla presunta contaminazione col metallo pesante radioattivo e non meno di 2500 malati. Un bollettino di guerra che fa paura. Più ai carnefici a quanto pare che alle vittime.

 

 

 

Fonte. net1.news

 

 

 

Valentina Stipa

 

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lun, mag 23, 2016  Valentina

Tutto sotto silenzio, nessuna pubblicità. Poca informazione. Nulla è cambiato con gli anni e con le sentenze. Di condanna, s’intende.

 

uranioIl tema è quello scomodo, brutto, indegno dell’uranio impoverito. Il protagonista è Salvatore Vacca, fante del 151° Reggimento della Brigata Sassari, morto a 23 anni per una leucemia dovuta agli effetti dell’uranio impoverito, con il quale era venuto a contatto durante la missione in Bosnia.

 

Ci sono voluti qualcosa come 16 anni affinché la Corte d’appello di Roma condannasse il ministero della difesa per omicidio colposo. Finalmente la sentenza è stata resa pubblica e quanto riporta non lascia spazio all’interpretazione: “la pericolosità delle sostanze prescinde dalla concentrazione (…) cvi è compatibilità tra il caso dei riferimenti proveniente dalla letteratura scientifica (…) esistenza di collegamento causale tra zona operativa e insorgenza di malattia”.

 

Frasi che non lasciano dubbi né margini di interpretazione. Lo stato è colpevole. Per Vacca e per tutti quelli che non ce l’hanno fatta. Per Lorenzo Motta e per tutti quelli che hanno sconfitto il male che hanno dovuto imparare a conviverci. Per tutti quelli che, vivi o morti, hanno subìto vessazioni e umiliazioni da chi oggi è stato condannato senza riserve.

 

 

Sentenza:Uranio Impoverito. Le reazioni

 

 

La mamma coraggio di Salvatore non poteva che commentare positivamente la sentenza, ma i soldi previsti come risarcimento non daranno indietro un figlio né faranno dimenticare i silenzi, le sofferenze e l’abbandono di tanti anni.

 

Per Domenico Leggiero, dell’Osservatorio Militare, si tratta “di una sentenza storica, perché conferma la consapevolezza del ministero del pericolo a cui andavano incontro i militari in missione in quelle zone”. Leggiero poi continua nel commento a questa sentenza: “è importante perché fissa dei principi fondamentali: primo la colpa del ministero della Difesa e secondo la distinzione che c’è tra indennizzo e risarcimento. La madre infatti aveva già avuto un indennizzo per danno patrimoniale, mentre ora i giudici attestano che da parte del ministero c’è stato un danno causato dall’inadempienza di misure di sicurezza previste per il militare. È una sentenza unica nel suo genere da questo punto di vista. Se si parla di omicidio colposo di un militare morto, se parliamo di 333 vittime cosa è, una strage? e perché ancora non si fa nulla? il ministro Pinotti ora non potrà ignorare quello che emerge dalla sentenza”.

E infatti per i prossimi giorni è prevista un’audizione alla commissione uranio, nella quale ci si aspetta che il ministro Pinotti prenda atto della sentenza e si esprima finalmente in modo chiaro sul tema.

 

 

Uranio Impoverito. I Numeri non possono più essere ignorati

 

 

Se lo stato di fatto fino ad oggi ha voluto ignorare il numero di soldati, vittime in vita o no, del suo scellerato comportamento negli anni passati, di certo non potrà ignorare ancora a lungo le sentenze di condanna a suo carico.

 

Siamo ormai infatti a quota 47. E questa ultima sentenza, come abbiamo già detto, ha un’importanza maggiore delle altre e potrebbe avere ripercussioni oltre che nella commissione parlamentare, anche in Europa. Potrebbe addirittura essere il primo passo verso la chiusura definitiva di questo increscioso capitolo di storia italiana.

 

Un capitolo buio, sporco. Dal quale le istituzioni escono con le ossa rotte e molta meno credibilità. Quella credibilità che potrebbero almeno in parte recuperare se solo ammettessero le loro responsabilità di fronte alle vittime. La gravità del loro operato non sarebbe considerata minore, ma si ripulirebbero un po’ dal fango che hanno addosso. Ogni sentenza, sempre un po’ di più.

 

 

 

 

Fonte:  rainews / repubblica

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

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