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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mar, gen 20, 2015  Marco Brezza

Sono finalmente disponibili le nuove regole per l’invio a domicilio del medico fiscale, valide per l’anno 2017. L’Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) ha infatti emanato la disciplina valevole per l’anno che sta iniziando..

 

Visite fiscali

Visite fiscali

Assenze per malattia: le nuove regole

 

Visita fiscale: Introducendo la materia, occorre specificare che spetta proprio all’INPS effettuare le congrue verifiche relative alla condizione di salute di dipendenti pubblici e privati che si assentano dal lavoro per malattia. Tale controllo avviene tramite l’invio a domicilio del medico fiscale. Per far sì che l’attività abbia reale efficacia, ispettori e lavoratori sono tenuti a rispettare regole ed orari prefissati dall’ente: queste condizioni sono differenti a seconda della categoria dei dipendenti coinvolta.
Ma come di delineano le caratteristiche di tali discipline? E soprattutto, quali sono le principali differenze che intercorrono nella disciplina tra chi è impiegato presso il settore pubblico e chi invece lavora nell’ambito privato? Ecco una rapida rassegna che prova a chiarire le caratteristiche chiave e le differenze sensibili.

 

Visite fiscali: Le sanzioni

 

In primo luogo va segnalato che il medico fiscale è tenuto a verificare le condizioni fisiche del soggetto e di analizzare la patologia riportata all’interno del documento di malattia. Qualora ve ne sia la necessità, il medico avrà facoltà di prolungare la diagnosi di 48 ore (2 giorni). Successivamente all’accertamento della diagnosi, sarà possibile per il medico effettuare variazioni oppure sollecitare il dipendente a sottoporsi ad un controllo specialistico. Nella circostanza in cui, al momento della visita fiscale, il lavoratore non si dovesse trovare all’interno della residenza segnalata (senza congrua motivazione), esso perde il diritto al 100% di retribuzione per i primi 10 giorni di malattia, mentre per i giorni seguenti invece la retribuzione scenderà al 50%. Inoltre, all’interno di questa procedura specifica di infrazione, il dipendente possiede 15 giorni di tempo per comprovare la propria assenza ed evitare la sanzione ulteriore consistente nella detrazione dallo stipendio.

 

Assenze per malattia dipendenti pubblici: disciplina della visita fiscale

 

Andando ad analizzare le fasce di reperibilità dei dipendenti statali in ordine alla effettuazione della visita medica a domicilio si delineano alcune differenze tra dipendenti pubblici e dipendenti impiegati presso privati. I dipendenti pubblici devono essere reperibili 7 giorni su 7, compresi i giorni non lavorativi, festivi, prefestivi (ovviamente anche i weekend) nelle fasce 9-13 e 15-18: in tali orari i lavoratori statali sono tenuti a rimanere presso la residenza indicata nella documentazione medica di malattia. Per i dipendenti privati le fasce di orario invece cambiano: identico obbligo di reperibilità 7 giorni su 7. Cambiano, invece, le fasce orarie: 10-12 al mattino e 17-19 al pomeriggio. Questa è l’unica differenza che intercorre tra le due categorie, dal momento che, al contrario, il regime delle esenzioni è identico: l’esclusione dal vincolo di reperibilità infatti scatta per i dipendenti che sono costretti ad assentarsi per una serie di motivi che sono contenuti in un catalogo chiuso. Il catalogo contiene le seguenti fattispecie: malattie di una certa entità di cui necessitano cure salvavita, infortuni di lavoro, patologie documentate e identificate, quadri morbosi inerenti alla circostanza di menomazione attestata, gestazione a rischio. A queste eccezioni si aggiunge anche l’esenzione per i dipendenti nei confronti dei quali sia stata già effettuata la visita fiscale (per il periodo di prognosi indicato nel certificato).
Fonte: caffeinamagazine.it
Marco Brezza

 

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ven, gen 9, 2015  Marco Brezza

La curiosa “epidemia” di massa che ha colpito i vigili del Comune di Roma nella notte di Capodanno ha spalancato polemiche ed interrogativi: 83 % di dipendenti a casa per malattia, donazione sangue o legge 104 proprio durante la notte di San Silvestro.

 

Visita fiscale malattia

Assenze per malattia: lo scandalo di Capodanno

 

Sugli oltre mille agenti che inizialmente avevano dato la disponibilità a lavorare, soltanto 165 erano effettivamente reperibili. All’origine delle assenze si delineano questioni contrattuali, soprattutto la mancata equiparazione alle altre forze dell’ordine. Ma la riflessione coinvolge la Pubblica Amministrazione nel suo complesso: che sia giunto il momento di ripensare alla disciplina che sovrintende al tema delle assenze per malattia nel pubblico impiego? La domanda è legittima. Dal Ministro della PA Madia al premier Renzi, sono diverse le voci che spingono verso una cambiamento della disciplina nel lavoro pubblico.
A tal proposito pare interessante effettuare un rapido approfondimento tematico, affrontando una sintetica esplorazione della disciplina delle giustificazioni utilizzabili nel settore dell’impiego pubblico per le assenze durante le ore visite fiscali per malattia.

 

Visite fiscali: le giustificazioni per le assenze

 

I dipendenti pubblici devono garantire la disponibilità ai fini della visita fiscale per malattia 7 giorni su 7, compresi i giorni non lavorativi, festivi, prefestivi (anche i weekend) nelle fasce che vanno al mattino dalle 9 alle 13 e nel pomeriggio dalle 15 alle 18: in tali orari i lavoratori statali sono tenuti a rimanere presso la residenza indicata nella documentazione medica di malattia.
In linea generale l’assenza durante le fasce di reperibilità inerenti alle visite fiscali per malattia potrebbe essere considerata giustificata in presenza di situazioni, documentate in maniera congrua, che abbiano reso imprescindibile e indifferibile la presenza del lavoratore altrove, al fine di evitare gravi conseguenze per sé o per gli altri membri della famiglia. In tal senso un ampliamento del raggio di possibilità di giustificazione a vantaggio del dipendente ospedaliero è fornito dalla sentenza della Cassazione n. 5718 del 9 marzo 2010: nelle motivazioni della pronuncia dei giudici si afferma che il dipendente assente dal lavoro per malattia, qualora deduca un giustificato motivo per la non reperibilità alla visita fiscale domiciliare di controllo, ha l’onere di provare che la causa del suo allontanamento dall’abitazione durante le previste fasce orarie, pur senza necessariamente integrare una causa di forza maggiore, costituisce, al fine del contemperamento con altri interessi di pari grado, una necessità determinata da situazioni comportanti adempimenti non effettuabili in orari diversi da quelli di reperibilità.

 

Visite fiscali malattia, la legittima giustificazione secondo la Cassazione

 

Le sanzioni per la mancata presenza belle fasce di reperibilità oscillano tra la decurtazione dello stipendio e la sanzione disciplinare vera e propria che viene comminata in alcuni casi. In linea teorica la legge prevederebbe anche il licenziamento in caso di reiterazione continuativa della violazione di tali doveri, ma nell’applicazione reale ciò non accade praticamente mai.
Ma la questione della legittima giustificazione all’assenza alle visite fiscali per malattia si scinde in molteplici rivoli: la casistica normativa e giurisprudenziale inerente alla materia delle giustificazioni da parte del dipendente è quanto mai ampia. Per esempio è legittimo considerare giustificato motivo di assenza non solo lo stato di necessità o di forza maggiore, bensì anche una “seria e valida ragione socialmente apprezzabile”, afferma sempre la Cassazione (6 aprile 2006 n. 8012): l’onere della dimostrazione di questa ragione grava sempre sul lavoratore dipendente.

 

Marco Brezza

 

 

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lun, set 18, 2017  Valentina

Il polo unico Inps per il pubblico impiego, nato dal decreto Madia n. 75 del 27 maggio 2017, a partire dal 31 agosto 2017, detiene la competenza in via esclusiva nell’effettuazione delle visite mediche di controllo, sia del settore privato che anche del settore pubblico; dunque su richiesta delle amministrazioni pubbliche effettua controlli fiscali in caso di malattia del dipendente pubblico.

 

 

visite-fiscaliTale competenza prima spettava alle Asl. La motivazione di questo passaggio di consegne tra Asl e polo unico Inps è da ricercare anche nella volontà di stringere il cerchio intorno ai cosiddetti “furbetti”; il datore di lavoro infatti può richiedere due visite fiscali 2017 nell’arco della stessa giornata e soprattutto a ridosso di festività e weekend.

 

 

Non si può certo negare che se assentarsi per tutelare la propria salute sia un diritto, a tale diritto corrisponde il dovere di reperibilità nelle fasce orarie previste per legge. È stato proprio il presidente Inps, Tito Boeri, pochi giorni fa a ricordare tutte le novità proprio in tema di visite fiscali, entrate in vigore dal primo settembre scorso, come stabilito dal Decreto Madia.

L’intento del governo all’epoca era quello di uniformare quanto più possibile il settore privato e quello pubblico. Vediamo allora insieme cosa cambia nella pratica in caso di effettuazione visite fiscali 2017 da parte del polo unico Inps e se questo intento iniziale è stato raggiunto.

 

 

 

Visite Fiscali 2017. Le nuove regole

 

 

 

Iniziamo con il precisare che in caso di visita fiscale su richiesta del datore di lavoro, questo potrà scegliere se, in caso di assenza del dipendente alla visita domiciliare, se lo stesso dovrà effettuare una visita ambulatoriale al fine di accertare la reale presenza della patologia. Qualora si effettui la visita ambulatoriale, il datore di lavoro potrà essere messo a conoscenza di quanto il medico riscontra, attraverso l’accesso in via telematica ai verbali della visita, attraverso uno specifico software chiamato “Savio”.

 

 

Come può un dipendente in regime di malattia che deve assentarsi dal proprio domicilio non incorrere in sanzioni? Semplice: dovrà avvisare la propria amministrazione che, a sua volta, avrà il compito di informare l’Inps.

 

Esistono poi delle categorie di lavoratori che non sono assoggettati alle fasce di reperibilità in caso di viste fiscali. Ma anche qui bisogna distinguere il settore privato da quello pubblico.

Nel primo caso infatti, l’esonero è previsto per coloro che sono affetti da patologie gravi o che sono colpiti da malattie con conseguente attestazione di invalidità in misura pari o superiore al 67%.

Per i dipendenti pubblici invece l’esonero rispetto alle visite fiscali è previsto, oltre che per i casi appena citati del settore privati, anche per tutti quei casi in cui vengano richieste delle terapie salvavita oppure se siamo in presenza di una riconosciuta causa di servizio o di un infortunio avvenuto sul lavoro.

 

 

Rimane un diritto del datore di lavoro quello di richiedere le visite fiscali fin dal primo giorno di malattia, se questo coincide con giornate precedenti successive a quelle lavorative.

La differenza maggiore tra i due settori, pubblico e privato, in caso di visite fiscali 2017 rimane in termini d fasce orarie. Per i dipendenti privati le ore di reperibilità sono quattro (10-12 e 17-19), mentre per i dipendenti della pubblica amministrazione sono sette (9-13 e 15-18).

 

L’intento del decreto Madia è quello, come detto in apertura, di uniformare i due settori, pubblico e privato, è anche su questo fronte. Per questo sono già stati annunciati anche dallo stesso presidente Boeri per i prossimi mesi provvedimenti e decreti in questa direzione, atti ad allineare le fasce di reperibilità dei dipendenti privati a quelli del settore pubblico.

 

L’inps si è posta come obiettivo annuale il raggiungimento del 500 controlli, intesi come visite fiscali 2017. Boeri però ha precisato come “per quest’anno possiamo contare su uno stanziamento di 17 milioni, ma a regime il finanziamento sarà di 50 milioni nel 2018. Abbiamo una carenza di medici in alcune regioni, come la Lombardia, ma faremo presto un bando”.      

 

 

 

 

Gli Esonerati dai cambiamenti per le visite fiscali

 

 

 

 

 

Se è vero che le intenzioni dei legislatori sono quelle di uniformare il settore privato e quello pubblico in tema di visite fiscali in casi di malattia, all’interno di questa decreto, esistono paradossalmente alcune categorie di lavoratori, sulle quali il polo unico Inps non ha alcun tipo di competenza: sono i dipendenti delle forze dell’ordine.

 

Per loro infatti rimangono valide le vecchie regole e anche le fasce di reperibilità dalle 9.00 alle 13.00 la mattina e dalle 15.00 alle 18.00 il pomeriggio. Perfino le sanzioni in caso di assenza rimangono invariate. Quindi, come stabilito del DM 206/2009, nel caso in cui si verifichi un’assenza ingiustificata in regime di malattia di un appartenente alle forze dell’ordine, il comandante dovrà decurtare il 100 % della retribuzione corrispondente al periodo di malattia, fino a un massimo di 10 giorni lavorativi. Allo scattare dell’undicesimo giorno la decurtazione cala al 50%. Il comandante ha anche la possibilità di infliggere una sanzione disciplinare, nel caso in cui ritenga che esistano presupposti precisi che rendano ancora più grave la non reperibilità.

 

 

 

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano / investireoggi / corriere / informazionefiscale

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, giu 26, 2017  Valentina

Non si può stare mai tranquilli. E anche quando, in caso di malattia, invece di usufruire di tutti i giorni del certificato medico, si decide di rientrare prima sul proprio luogo di lavoro, bisogna fare le cose per bene per non incorrere in sanzioni.

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Avete capito bene: il dipendente pubblico o privato che non rispetta le regole, potrà essere sanzionato. A dirlo è l’Inps in una apposita circolare, la 79/2017, nella quale si ribadiscono le regole e si inaspriscono le sanzioni per i trasgressori.

 

 

 

 

Rientro anticipato dalla malattia; cosa succede se rientro prima dalla malattia?

 

 

 

 

Se si vuole rientrare nel proprio posto di lavoro prima della data riportata sul certificato del medico che ha attestato la malattia, sarà indispensabile far rettificare il certificato di malattia dal proprio medico e trasmetterlo in via telematica al datore di lavoro e all’Inps. Nulla di nuovo in realtà questo obbligo esisteva già, ma di fatto veniva spesso ignorato, ecco perché si è deciso di tornare sull’argomento, inasprendo le pene per i trasgressori.

 

 

E proprio l’Inps spiega in modo chiaro le motivazioni di questa circolare: “la rettifica della data di fine prognosi, a fronte di una guarigione anticipata, rappresenta un adempimento obbligatorio da parte del lavoratore, sia nei confronti del datore di lavoro, ai fini della ripresa anticipata dell’attività lavorativa, sia nei confronti dell’Inps, considerato che, mediante la presentazione del certificato di malattia, viene avviata l’istruttoria per il riconoscimento della prestazione previdenziale senza necessità di presentare alcuna specifica domanda”.

 

 

Il motivo di questa decisione è intuitivo; all’Inps la mancata rettifica costa. Costa in termini di spese vive per un potenziale controllo domiciliare che avrebbe esito negativo. E costa perché si corre anche il rischio di riconoscere al dipendente prestazioni non dovute, proprio perché già rientrato nel suo posto di lavoro.

Per ovviare a qualunque problema, se si ha intenzione di rientrare prima della scadenza del proprio certificato medico, basta andare dal proprio medico e chiedere la rettifica del documento alla data di effettivo rientro e trasmetterlo poi al proprio datore di lavoro e all’Inps.

 

 

 

Le sanzioni previste in caso di inadempimento

 

 

 

 

093485790324859Le sanzioni che verranno applicate nel caso di irregolarità in tema di rientro anticipato dalla malattia sono le medesime previste in caso di assenza ingiustificata in occasione di una visita di controllo domiciliare: il 100% dell’indennità di malattia per i primi 10 giorni; se l’assenza si ripete il 50% dell’indennità di malattia per i giorni di malattia rimanenti; se si raggiunge il 3 caso di assenza si perde il 100% dell’indennità.

Alla luce di quanto esposto prima, consigliamo tutti i lavoratori dipendenti che intendessero di fare un rientro anticipato dalla malattia di rispettare scrupolosamente la normativa onde evitare le sanzioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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mar, gen 19, 2016  Roberta Buscherini

Sono i giorni caldi del pugno di ferro brandito dal premier Matteo Renzi sui dipendenti pubblici con specifico riferimento alla vessata questione dei licenziamenti dei cosiddetti “fannulloni”. Solo lo scorso venerdì nella sua consueta newsletter, il premier è stato chiaro: “Tra i principi che giudico più interessanti (all’interno dei decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione che saranno emananti in questi giorni, ndr), il licenziamento immediato di chi viene scoperto a timbrare il cartellino e poi se ne va (e se il dirigente non procede, licenziamo anche il dirigente!). Ci sono centinaia di migliaia di persone perbene che vengono infangate dai truffatori: è l’ora di farla finita”. Il riferimento evidente è da attribuirsi alla riunione del Consiglio dei Ministri di questo mercoledì. ”Chi va, finge, timbra e scappa deve essere sanzionato -­ spiega Renzi -­ perché i dipendenti pubblici che fanno così distruggono la credibilità della Pubblica amministrazione”.

 

Licenziamenti dipendenti pubblici

Licenziamenti dipendenti PA: la riforma

 

Le principali novità per i dipendenti pubblici contenute nel testo di riforma complessiva della Pubblica Amministrazione riguardano la possibilità di essere licenziati come esito di un’azione disciplinare e il ruolo unico per i dirigenti, i cui incarichi saranno a tempo e che potranno essere licenziati o retrocessi se ricevono valutazione negativa sull’ultimo incarico ricoperto. ”Non li chiamerei fannulloni ma truffatori ­- prosegue il premier -­ quelli che vanno timbrano e poi scappano. Abbiamo visto cose pazzesche, come a Sanremo dove c’era chi timbrava in mutande e anche in queste ore si vedono queste immagini. Stanno distruggendo la credibilità della stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici che lavorano bene”.

 

Licenziamenti in 48 ore: ma saranno tutelati i dipendenti che fanno il loro dovere

 

Proprio per questo motivo risulta, a parere del Governo, a questo punto necessario ed indifferibile un vero proprio “pugno di ferro e mercoledì in Cdm porteremo la nostra proposta. Chi si comporta così deve essere licenziato entro 48 e se il dirigente non procede al licenziamento rischia lui stesso. Buoni sì, ma basta con questo atteggiamento che è insopportabile per i cittadini per bene”. Una dichiarazione che mette un punto fermo ben preciso al delicatissimo tema: i dipendenti pubblici che lavorano correttamente (e sono la netta maggioranza) trarranno evidente vantaggio da questa “stretta” disciplinare”. E nell’Italia che in queste settimane accorre al cinema a vedere il successo di Checco Zalone, che in una satira sottile ed efficace mette al centro il personaggio (nella finzione un po’ caricaturale) dello statale, il tema non può che inserirsi in vetta alle notizie più lette e seguite.

 

L’obiettivo del Governo

 

L’obiettivo che il governo si prefigge tramite questa misura, è quello di passare da una media di 102 giorni per il licenziamento (quelli oggi necessari per effettuare tale procedura, osservando le ultime statistiche della Funzione pubblica) ad appena 2. Al momento non sempre l’azione disciplinare viene portata a termine: su circa 7mila procedimenti aperti ogni anno quelli che portano all’interruzione del rapporto di lavoro sono poco più di 200, di cui circa 100 per assenteismo. All’attenzione della compagine governativa è ora posta la falsa attestazione della presenza in servizio, con l’ipotesi di mettere subito fuori dall’ufficio chi viene colpito in flagrante. Nel mirino delle nuove norme fanno inoltre capolino finti malati, furbetti del cartellino e “professionisti” dello sciopero bianco. Alla lunga lista di provvedimenti targati Madia in rampa di lancio, oltre dieci, si aggiungeranno anche le misure per rafforzare lo strumento della visita fiscale.

 

Fonte: repubblica.it

 

Roberta Buscherini

 

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