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Accorpamento Corpo Forestale: cosa succede da qui alla fine del 2016?



Accorpamento Corpo Forestale: cosa succede da qui alla fine del 2016?
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Si tratta di uno dei numerosi decreti attuativi che danno forma a quella che si configura come una vera e propria rivoluzione all’interno della Pubblica Amministrazione italiana, con un particolare stralcio di cambiamenti che riguarderà proprio il Pubblico Impiego: il decreto che toccherà il Corpo forestale dello Stato contribuirà a sancire in via definitiva il suo accorpamento all’interno dell’Arma dei Carabinieri, al fine (così almeno si comprende a tra gli obiettivi teleologici del Governo Renzi) di evitare del tutto sovrapposizioni di competenze e sprechi.

 

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Corpo Forestale: le conseguenze della Riforma PA

 

7mila forestali transiteranno così all’interno dell’Arma dei Carabinieri: in fase di attuazione è pertanto la successione dell’Arma dei Carabinieri in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi del Corpo Forestale dello Stato, compresi i contratti individuali di lavoro stipulati col personale assunto (ex legge 5 aprile 1985, n. 124). L’obiettivo è ovviamente quello di mantenere inalterate le funzioni attualmente svolte dai forestali nella transizione all’Arma dei Carabinieri: a quest’ultima saranno attribuite le funzioni in materia di sicurezza ambientale, forestale e agroalimentare. L’organizzazione forestale dell’Arma comprenderà al suo interno reparti dedicati, in via prioritaria o esclusiva, all’espletamento di compiti peculiari o che svolgono attività di elevata specializzazione in materia di tutela dell’ambiente, del territorio e del mare, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, a sostegno o con il supporto dell’organizzazione territoriale. Va ricordato in tal senso che il Corpo Forestale conta oltre 7mila dipendenti in tutta Italia (specializzati nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico).

 

Il caso dei 600 lavoratori forestali della Regione Umbria

 

Scendendo nel particolare della procedura di accorpamento ed analizzando alcune pieghe concrete delle singole storie che popolano (o che riguardano da vicino) questa articolazione del Pubblico Impiego italiano, non si può evitare di raccontare la vicenda degli oltre 600 lavoratori forestali riuniti negli scorsi giorni a Bastia Umbra per rivendicare l’importanza e la dignità del proprio lavoro e chiedere garanzie sul futuro di un comparto strategico per lo sviluppo locale, per l’ambiente, per la difesa del territorio.
Nel corso dell’assemblea regionale dei lavoratori forestali dell’Umbria (organizzata da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil dell’Umbria), con la partecipazione dell’assessore all’agricoltura Fernanda Cecchini, e del presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, ha posto in chiara evidenza la legittima necessità di risposte da parte dei lavoratori delle ex comunità montane, molto preoccupati” per l’incertezza sulla sostenibilità e sul funzionamento dell’Agenzia della Forestazione.

 

Umbria: punti critici e soluzioni

 

I sindacati, si legge nel comunicato emesso, hanno elencato le criticità che si sono venute a creare dopo la costituzione dell’Agenzia della Forestazione nel 2011: la maggior parte dei Comuni, a partire da quello del capoluogo di Regione Perugia, si sono sottratti o hanno ridimensionato il loro coinvolgimento. In ulteriore istanza sono stati elencati i punti critici: la partenza dell’Agenzia senza alcuna copertura finanziaria, ha determinato tensioni e squilibri, le competenze dell’Agenzia ridotte rispetto alle vecchie comunità montane, l’età media dei lavoratori è molto alta (53 anni), la mancanza di omogeneità contrattuale ed il fatto che dal 2010 non ci sia stata più contrattazione né di primo né di secondo livello.
La road-map indicata dal sindacato per uscire da qusato stallo è chiara: necessario allargare e verificare le funzioni dell’agenzia per la difesa del territorio a 360 gradi, superare la logica della provvisorietà della stessa, attraverso un intervento legislativo della Regione, riaprire il capitolo del turn-over occupazionale ed attivare immediatamente il fondo di rotazione per risolvere in maniera definitiva il problema della liquidità.

 

Fonte: umbria24.it, pensionioggi.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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