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Ape: come anticipare la pensione e quanto si perde sull’assegno



Ape: come anticipare la pensione e quanto si perde sull’assegno
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Attenzione: orecchie aperte per tutti i dipendenti pubblici e privati. L’Ape (leggi Anticipo pensionistico) dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo anno (2017). L’Ape, lo rammentiamo, è un istituto che consentirà ai nati tra il 1951 e il 1954 di lasciare il lavoro ed andare in pensione tre anni prima di quanto previsto dalla Legge Fornero, con una penalizzazione variabile sull’assegno pensionistico.

 

Ape, anticipo pensionistico

 

Le tempistiche verso l’ufficialità dell’Anticipo pensionistico (Ape)

 

Il Governo avrà 60 giorni dopo l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2017 (in questo momento al Senato, l’approvazione definitiva è prevista per la settimana precedente a Natale, “terremoti referendari” permettendo), per definire all’interno di un decreto l’entità massima ma anche minima del prestito pensionistico che si può richiedere. Andare in pensione fino a 3 anni e 7 mesi prima del requisito di vecchiaia, a partire dai 63 anni, sarà dunque possibile, ma soltanto entro limiti ben tracciati.
Coloro i quali decideranno di sfruttare questo meccanismo per uscire dal lavoro in anticipo devono sapere che negli anni dell’anticipo riceveranno dodici mensilità e non tredici, come accade normalmente per la pensione. Non è pertanto prevista la tredicesima con l’Ape (come per la Naspi, il sussidio di disoccupazione). La sua restituzione avverrà poi nell’arco temporale di 20 anni, con tredici rate all’anno.

 

Calcolo della pensione con Ape in vigore

 

Ma facciamo un paio di calcoli concreti per capire a quanto ammonterà l’assegno pensionistico in presenza di Ape: ebbene il trattamento ammonterà al 95% della pensione futura, per un solo anno di anticipo, il 90%, per due anni, l’85%, per tre anni. In tale ultima fattispecie, affermano fonti governative, il pensionato rinuncerà al 4,7% della sua pensione futura per ogni anno anticipato e dunque a circa il 15% per tre anni. In soldoni, anziché avere circa 1.300 euro di pensione netta, ne riceverà circa 1.000. Tuttavia sarà uscito dal mondo del lavoro a 63 anni anziché 66.
Altri dati per comprendere le cifre: su una pensione netta di 1.286 euro (16.718 annui con 13 mensilità) si riceverà un anticipo di tre anni fino a 1.093 euro al mese (l’85% della rata mensile). Il prestito annuo sarà di 13.116 euro (il 78,45% della pensione annua certificata dall’INPS). Su tale prestito si pagherà il 4,7% sulla rata di pensione per ogni anno di anticipo.

 

Ape: possibili emendamenti alla Camera verso l’approvazione della Manovra

 

Il decreto – atteso al massimo per febbraio – conterrà anche un Ape minima da richiedere. “Certo non sarà del 10%”, affermano da Palazzo Chigi. Tuttavia tale soglia non è stata ancora definita. In questo momento c’è fermento alla Camera in merito al fiume di emendamenti presentati al testo della Manovra 2017 (Legge di Bilancio): da alcune indiscrezioni sembrava potessero intervenire modifiche sull’Ape “social” ma il sottosegretario Nannicini ha spento sul nascere le voci che davano per certo il correttivo. Difficile pertanto al momento azzardare ipotesi in merito al punto fino a cui potrebbero spingersi le modifiche all’istituto dell’Ape all’interno della Legge di Bilancio 2017. Ricordiamo che proprio Nannicini aveva dato per certa l’estensione dell’Ape ai dipendenti pubblici.

 

Fonte: Sole 24 Ore

 

Roberta Buscherini

 

 

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