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Archivi per la categoria 'Arma dei Carabinieri'

lun, gen 16, 2017  Valentina
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Fonte: pianetacobar.eu

Fonte: pianetacobar.eu

194 anni di storia cancellati da una legge di riforma, non condivisa appieno neanche da tutti coloro che l’hanno proposta. Questo la dice lunga su cosa dovremmo aspettarci per i prossimi mesi rispetto a questa quasi ridicola unione forzata tra Corpo Forestale e carabinieri. E il ridicolo purtroppo non si ferma qui.

 

La confusione totale di entrambi i corpi è talmente alta che il giorno del trasferimento ufficiale alcuni degli agenti del corpo forestale si sono dovuti presentare in abiti civili, in quanto le nuove divise non erano ancora pervenute. Centinaia di ricorsi sono già stati depositati in particolare per ciò che riguarda l’accorpamento forzato a un ordine militare invece che civile.

 

 

Carabinieri e Forestali. Caloroso benvenuto non toglie i dubbi

 

 

 

 

Benvenuti carabinieri forestali, vi accogliamo con animo fiero e genuino entusiasmo” recitava Antonio Ricciardi, il neo comandante dei carabinieri forestali a una platea di uomini in divisa  molto meno entusiasti di lui.

 

Dunque settemila ex agenti del Corpo andranno a confluire nell’Arma dei Carabinieri, all’interno del Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri.

 

I restanti verranno smistati tra le finanza, vigili del fuoco e polizia. Uno dei criteri di selezione è stato “la frequenza dello specifico corso di formazione di attività di ordine pubblico in assetto e della minore età anagrafica”.

 

 

 

 

Carabinieri e Forestali. I Primi passi insieme

 

 

 

 

E tra ricorsi e incertezza le attività concrete intanto i nuovi agenti del Comando Unità Tutela Forestale Ambientale ed Agroalimentare Carabinieri (CUTFAA) iniziano la loro attività professionale, concludendo con successo la prima operazione denominata “ave lupo”.

 

L’esito positivo ha portato al sequestro su tutto il territorio italiano di 229 esemplari di ibrido di cane e lupo selvatico nell’ambito di un’indagine sul traffico illegale di lupi selvatici “tutelati usati per incrociare la pregiata razza Cane da Lupo Cecoslovacco che era cominciata nel 2013 e che ha portato a misure di sequestro per 9 allevamenti. (…) La truffa ha colpito più di 200 proprietari, che avevano acquistato spendendo sino a 5.000 euro per esemplare gli animali con falsi pedigree e un aspetto più ‘lupino’, ed erano anche ignari della loro potenziale aggressività”. Si legge sull’Ansa.

 

È una nota positiva il buon esito di questa operazione, è un buon auspicio per il futuro, almeno in termini di operazioni concrete. Dal punto di vista umano invece, sul futuro degli agenti, c’è ancora molta strada da fare.

 

 

 

 

 

Fonte: ilmattino / ansa

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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mer, dic 21, 2016  Valentina
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Fonte: statoquotidiano.it

Fonte: statoquotidiano.it

La vittoria del No al referendum potrebbe avere ripercussioni anche sul tanto odiato assorbimento del corpo forestale dello stato all’interno dell’arma dei carabinieri.

 

Come? “La nettissima bocciatura degli italiani alla controriforma della carta costituzionale e le dimissioni del premier Matteo Renzi impongono uno immediato stop al decreto legislativo 177/2016 che da gennaio porterà alla cancellazione del Corpo forestale dello Stato. Occorre fermarsi, rimettere la palla al centro e discutere seriamente di riforma del sistema sicurezza”.

A dirlo è Marco Moroni, segretario generale del Sapaf, il maggior sindacato per numero di iscritti del Corpo forestale dello Stato.

 

 

 

Carabinieri e Forestali. I dubbi rimangono

 

 

Ormai il passaggio è deciso. Le polemiche non tacciono, come prevedibile.

Ciò nonostante gli spunti per far nascere nuove polemiche non si fermano. L’ultimo in ordine di tempo lo denuncia il Cocer, nella persona di Giuseppe la Fortuna e riguarda l’indennità per servizi in zone montane sopra i 1700 metri. Si parla di un importo pari a 2.5 € al giorno, che non è previsto per il corpo forestale dello stato per “mancanza di copertura economica”.

 

L’indennità di cui parliamo è solo un esempio. La verità è che per le forze di polizia a ordinamento militare vengono previsti una serie di compensi forfettari. Ricordiamo però che gli appartenenti a quello che fu il corpo forestale non sono militari, ma civili.

 

 

 

  Carabinieri e Forestali. Non solo polemiche sterili

 

 

Il passaggio dallo status civile a quello militare incide in maniera molto forte su chi vivrà questo passaggio. “Le funzioni di rappresentanza del personale, precedentemente svolte dalle organizzazioni sindacali, saranno ricondotte alla rappresentanza militare, facendo venire meno quelle attività di natura prettamente sindacale, come la stipula dell’accordo nazionale quadro o la contrattazione decentrata”. A dirlo è sempre il Cocer. La proposta avanzata su questo tema è quella di dar vita a un periodo di transizione sia per ciò che concerne le indennità, sia per ciò che concerne le attività sindacali appena citate.

 

 

 

 

Fonte:  sapaf

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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mer, dic 7, 2016  Valentina
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Fonte: ilmessaggero.it

Fonte: ilmessaggero.it

45 anni. Carabiniere. Inviato nel 2000 in Bosnia Herzegovina pe runa missione di pace. Pochi anni dopo ecco che bussa alla porta. Anche alla sua. Ennesimo anello di una catena non possibile da quantificare, ma tremendamente lunga. Quella delle vittime dell’esposizione alle polveri di uranio impoverito.

 

L’appuntato scelto dei carabinieri aveva avviato la causa di lavoro, ma il tumore non gli ha lasciato il tempo di portarla a termine. Lo faranno i suoi familiari per lui. La vedova e suo figlio infatti, assistiti dall’avvocato Luca Bertagnolio, hanno lavorato per la riammissione alla causa, la quale era stata interrotta per sopraggiunta morte del richiedente.

 

 

 

Carabinieri e uranio impoverito. Una sentenza sta spianando la strada

 

 

 

La prima udienza si sarebbe dovuta svolgere in data 30 novembre, ma in aula non si presentato il rappresentante legale del ministero dell’interno, pertanto il provvedimento è stato rinviato al 30 marzo prossimo.

 

In attesa delle discussioni in aula, una buona notizia però arriva. È di pochi giorni fa infatti una sentenza delle sezioni unite della cassazione che dà di fatto il là ai risarcimenti dei confronti dei militari che hanno prestato servizio nelle zone a rischio. A questo punto non sarà quindi necessario provare il nesso causale tra malattia ed esposizione all’uranio, basterà invece provare l’esposizione alle polveri tossiche, impresa ben più semplice.

 

Nella sentenza, legata alla storia di un carabiniere scelto, affetto da carcinoma papillifero del lobo tiroideo, in servizio alla Legione Lombardia in Kosovo tra il 2002 e il 2003, si parla di “piena responsabilità dell’amministrazione intimata per la gravissima patologia, derivante da causa di servizio […] danni causati per avere impiegato il militare in una missione nel Kosovo durata più di quattro mesi, senza l’adozione di alcuna protezione specifica”.

 

Su questo caso il Tar di Milano ha riconosciuto le ragioni del militare, richiedendo l’esecuzione della sentenza che abbiamo appena citato, la quale prevede per la vittima la liquidazione di un risarcimento di 350 mila euro ai danni del ministero della difesa.

 

 

 

 

Fonte: nonsolomarescialli / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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lun, nov 28, 2016  Valentina
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Fonte: fratelli-italia.it

Fonte: fratelli-italia.it

Tutti a pubblicare scarpe rosse e frasi fatte, sgomitando tra un social e l’altro per arrivare primi e dichiarare al mondo un grande NO alla violenza contro le donne. Tutti fermamente contro, a muso duro.

 

In teoria. Perché poi la pratica è proprio tutta un’altra cosa.

Lo sa bene un vice brigadiere dell’arma dei carabinieri che nella sua vita privata, riposta la sua divisa nell’armadio, dedicata il suo tempo e la sua esperienza professionale nell’ambito proprio della violenza contro le donne. Se per lui, queste azioni erano e sono motivo di orgoglio, altrettanto non si può evidentemente dire per il suo corpo di appartenenza, l’arma dei carabinieri, che ha invece deciso di punirlo.

 

 

 

Carabinieri. Quando l’impegno sociale diventa un problema

 

 

 

 

La sua colpa? Quella di svolgere attività di “direttore delle attività sociali di associazione antiviolenza”, nello stesso contesto sociale del suo servizio professionale, senza però che l’arma abbia in qualche modo avallato questa attività.

E l’autorizzazione non potrà certo arrivare adesso che ha definito tale condotta del brigadiere “pregiudizievole per le prioritarie esigenze di servizio e condizionante l’adempimento dei doveri connessi con lo status di militare”.

 

 

Ora al di là dell’assurdità di queste motivazioni anche a livello sociale, bisogna contestualizzare il tema con dei numeri che diano l’effettivo grado di allarme. Sono oltre 6 milioni e mezzo le donne che nel corso della propria vita subiscono qualche forma di violenza, fisica o verbale. Nel 2016 in Italia abbiamo assistito a 116 femminicidi.

Fino ad oggi, si intende. Perché il numero è drammaticamente destinato a salire da qui alla fine dell’anno.

 

 

Ora, come si possa pensare che un militare professionista che presta servizio per arginare una piaga sociale di queste dimensioni possa essere considerato un problema, francamente non mi è chiaro.

 

 

 

Carabinieri. Punizione fuori luogo e fuori tempo  

 

 

 

Lo stesso capitano Francesca Lauria, comandante della sezione Atti Persecutori del raggruppamento carabinieri, formato da 15 militari soltanto, ha ricordato come il clima culturale sia in parte cambiato e la consapevolezza del problema sia cresciuta; resta però una “forte resistenza delle donne a denunciare”.

 

E allora anche in questa ottica, avere all’interno di un territorio definito una figura conosciuta, quindi psicologicamente più affidabile, e supportata da competenze professionali sul campo, non si capisce come possa essere definitivo pregiudizievole.

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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mar, nov 15, 2016  Valentina
Carabinieri e Forestali. Si uniscono anche i colori
4 (80%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: ilgiornale.it

Fonte: ilgiornale.it

Con la fusione del corpo forestale dello stato all’interno dell’arma dei carabinieri, che ne sarà di tutte le auto e i mezzi in dotazione, che riportano colori e scritte del comparto che scomparirà?

Sembra una domanda sciocca, ma in un’Italia nella quale sprechi e austerity la fanno da padrona non si può non ottimizzare qualunque cosa.

 

 

Dopo delle estenuanti prove grafiche per ridipingere le auto verdi, del tono previsto per quelle dell’arma, si è deciso di scegliere la via più facile: semplicemente si toglie la scritta CORPO FORESTALE e si applica quella CARABINIERI.

 

 

 

 

 

Carabinieri e Forestali. Le polemiche non si fanno attendere

 

 

 

Dopo lo scontatissimo parallelismo con la lega nord, l’ironia non si è fatta attendere neanche dai ranghi direttamente coinvolti. “La ministra Marianna Madia ipotizza un risparmio di 100 milioni di euro con l’accorpamento, cifra impossibile perché solo per modificare la livrea degli elicotteri, per uniformarla a quella dei carabinieri servirebbero 4,5 milioni. Anche il servizio bilancio del Senato ha espresso dubbi. Adesso però cominciamo a capire da dove arriva il risparmio. Dal maquillage. Prendono le nostre macchine e cambiano la scritta sulle portiere. Ci sembra poco dignitoso, sia per l’Arma e la sua storia bicentenaria, sia per i forestali”.

Lo dice Marco Moroni segretario del Sapaf, il sindacato autonomo dei Forestali.

 

 

Oltre alle polemiche sugli aspetti meno gravi della previsione di accorpamento, esistono poi le azioni giuridiche a cui molti forestali sono ricorsi perché non accettano di venire militarizzati.

Insieme al tar è stato coinvolta anche la corte europea dei diritti dell’uomo. In parallelo è di pochi giorni fa la pubblicazione dei primi decreti attuati, i quali prevedono settemila forestali inglobati nell’arma, circa 70 nella finanza, 400 nei vigili del fuoco e circa 60 all’interno del ministero dell’agricoltura.

 

 

 

 

 

Carabinieri e Forestali. C’è ancora la speranza che vada tutto in fumo

 

 

 

Manca ancora il decreto della presidenza del consiglio per capire che strada intraprenderanno coloro che non vorranno vestire divide militari. Proprio questa attesa alimenta ancora qualche speranza dei diretti interessati.

La speranza che quella che viene definita senza mezzi termini “una baggianata” venga fermata prima della sua completa attuazione della stessa mente che l’ha partorita. Il presidente Renzi.

 

 

 

 

 

Fonte: ansa / direttanews / repubblica

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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