Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi per la categoria 'Arma dei Carabinieri'

gio, mar 20, 2014  Roberta Buscherini
Congedo Parentale Carabinieri: Come è strutturato? 3.67/5 (73.33%) 3 Vota Questo Articolo

Il congedo parentale Carabinieri si configura attraverso la struttura di una agevolazione riservata ai genitori (compresi quelli adottivi) fino al compimento degli otto anni di età da parte del bambino, o comunque, nel caso dei bambini adottivi, entro gli otto anni dall’ingresso del minore all’interno del nucleo familiare.

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Fonte: www.arfart.it

Fonte: www.arfart.it

Congedo parentale Carabinieri: la licenza straordinaria

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Per ciò che inerisce all’Arma dei Carabinieri, una delle quattro forze armate italiane (avente collocazione autonoma presso il Ministero della Difesa), pare interessante soffermarsi sulla licenza straordinaria per congedo parentale Carabinieri: questo istituto viene disciplinato all’interno del Decreto Legislativo n.151/2001 (la norma che circoscrive i limiti legislativi in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), in particolare all’art. 34, nel quale si afferma: “Al personale con figli minori di tre anni che intende avvalersi del congedo parentale previsto dall’articolo 32 del testo unico medesimo, è concessa la licenza straordinaria sino alla misura complessiva di quarantacinque giorni, anche frazionati, nell’arco del triennio e comunque entro il limite massimo annuale previsto per il medesimo istituto”. Ne consegue che al personale che beneficia di questa tipologia di licenza spetta l’intera retribuzione, con la ovvia esclusione delle indennità legate all’effettivo impiego e del compenso dello straordinario. Per quel che riguarda i successivi periodi di licenza, però, non sarà corrisposta alcuna retribuzione.

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Astensione e preavviso: le funzioni dell’istituto

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Il congedo parentale Carabinieri si conforma pertanto alla stregua di un importante istituto volto a garantire la corretta e giusta assistenza nei confronti del neonato da parte dei genitori (o del singolo genitore) che siano impiegati al servizio dell’Arma di Carabinieri. Il congedo parentale (definito anche “astensione facoltativa”) non è infatti altro che un periodo di astensione dal lavoro da parte di un genitore: è la legge che ne disciplina tempi e modalità di astensione. La sua funzione precipua (e che circoscrive esaustivamente quanto già affermato in precedenza) è quella di consentire una congrua presenza del genitore accanto al bambino nei primi anni della sua vita: l’obiettivo virtuoso dell’istituto è sicuramente quello di soddisfare i bisogni affettivi e relazionali del minore. In questo senso va sottolineato che, ai fini dell’esercizio del diritto di questo tipo di licenza straordinaria, il personale è tenuto (con l’esclusione dei casi di impossibilità oggettiva) ad avvisare l’ufficio di appartenenza con almeno quindici giorni di preavviso sulla data di apertura della licenza.

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Congedo parentale Carabinieri: specificazioni in base all’età del minore

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Tra le specificazioni di eminente rilevanza all’interno della disciplina del congedo parentale Carabinieri vanno evidenziati due differenti elementi: in caso di malattia del figlio di età non superiore a tre anni, i suddetti periodi di congedo non comportano una riduzione del trattamento economico (fino ad un massimo di 5 giorni lavorativi nel corso dell’anno oltre la soglia dei 45 giorni previsti). Nel caso di una malattia del figlio di età compresa tra i 3 e gli 8 anni, ciascun genitore ha diritto ad astenersi alternativamente dal lavoro all’interno però del limite di cinque giorni lavorativi annui per i quali non viene corrisposta retribuzione. Sono queste due importanti specificazioni che definiscono i tratti salienti del congedo parentale.

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Fonti: www.carabinieri.it, wikipedia.it

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Roberta Buscherini

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mar, feb 25, 2014  Patrizia Caroli
Ruoli Tecnici Carabinieri: Quali sono e come si accede 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

I ruoli tecnici Carabinieri, che riguardano gli ufficiali in servizio permanente, sono articolati in comparti. I comparti sono quello amministrativo, quello tecnico-scientifico e psicologico, e quello sanitario. Ogni comparto, a sua volta, è suddiviso in specialità così come indica la legge. Per quanto riguarda il comparto amministrativo sono previste le specialità Amministrazione e Commissariato. Le specialità Investigazioni Scientifiche, Telematica, Genio e Psicologia fanno invece riferimento al comparto tecnico- scientifico e psicologico. Il comparto sanitario, invece, si divide nella specialità Sanità (medicina/ farmacia) e nella specialità Veterinaria.

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Ai ruoli tecnici Carabinieri si accede tramite concorso. I vincitori dei concorsi sono nominati Tenenti in servizio permanente effettivo del Ruolo Tecnico-Logistico dell’Arma dei Carabinieri. Successivamente dovranno frequentare un corso formativo della durata di almeno sei mesi alla Scuola Ufficiali Carabinieri dopo il quale saranno nominati Capitani conseguiranno la nomina a Capitano. E’ previsto un obbligo di ferma di 7 anni.

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A seconda del ruolo, il concorso si svolge in diverse modalità, di norma c’è una prova di preselezione, consistente in un test a risposta multipla predeterminata di cultura generale e/o tecnico-professionale. Successivamente ci svolgono due prove scritte concernenti la specialità scelta, la valutazione dei titoli, prove di efficienza fisica, una prova orale e una prova facoltativa di lingua straniera. Tutti i bandi relativi ai ruoli tecnici Carabinieri vengono pubblicati sul sito relativo insieme ai moduli per poter fare la domanda di partecipazione. Il numero dei posti disponibili varia di anno in anno. Il piano assunzioni fino al 2016, che riguarda tutti i ruoli (non solo quelli tecnici), prevede per il 2014 un numero pari al 50% delle cessazioni dal servizio, per il 2015 un numero pari al 70% e per il 2016 un numero di assunzioni pari al 100%.

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Ruoli Tecnici: i requisiti richiesti per gli appartenenti all’Arma

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I requisiti di accesso per i ruoli tecnici Carabinieri variano a seconda della provenienza o meno dall’Arma. Gli Ufficiali in ferma prefissata dei Carabinieri possono usufruire della riserva dell’80% dei posti disponibili se hanno prestato almeno 18 mesi di servizio senza demerito e non hanno superato il 34 esimo anno di età alla data indicata nel bando di concorso.

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Per quanto riguarda i Marescialli dei Carabinieri i requisiti richiesti sono un’età non superiore ai 40 anni ed essere in possesso di diploma di laurea richiesto dal bando in relazione alla specialità per cui si concorre. Inoltre, devono avere una statura non inferiore a metri 1,70 se di sesso maschile, a metri 1,65 se di sesso femminile e aver riportato una qualifica non inferiore a “superiore alla media” nell’ultimo biennio.

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Ruoli Tecnici Carabinieri: i requisiti richiesti per gli altri aspiranti

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I bandi di concorso per i ruoli tecnici Carabinieri sono aperti anche a tutti gli altri aspiranti. Oltre ai normali requisiti richiesti per tutti i concorsi pubblici, quelli principali sono: non avere superato i 32 anni di età, essere in possesso di una della lauree magistrali previste dal bando, possedere uno specifico profilo attitudinale e non aver prestato servizio civile sostitutivo in qualità di obiettori di coscienza, salvo espressa rinuncia a tale status.

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Sono previste riserve di posti, sempre salvo il possesso dei requisiti richiesti, anche per i coniugi ed i figli superstiti ovvero i parenti in linea collaterale di secondo grado qualora unici superstiti del personale delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri e delle Forze di polizia, deceduto in servizio e per causa di servizio.

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 Patrizia Caroli

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mar, feb 18, 2014  Roberta Buscherini
Riposo Compensativo Carabinieri: Come Funziona 1.20/5 (24.05%) 74 Vota Questo Articolo

L’istituto del riposo compensativo è stato reso necessario per fare in modo di poter avere un adeguato recupero psicofisico dei militari laddove siano stati impiegati, per esigenze urgenti ed indifferibili di servizio, oltre il normale orario settimanale. Solitamente, il riposo compensativo carabinieri è preferibile che sia usufruito nello stesso mese in modo da evitare che si superi il monte ore di straordinario assegnato ai reparti.  La richiesta per il riposo compensativo carabinieri va presentata in forma scritta, tramite apposito modulo, al superiore gerarchico che ha disposto il servizio del carabiniere, preferibilmente con cadenza bisettimanale e almeno 5 giorni prima della data di fruizione. La richiesta può essere negata in caso di improrogabili esigenze di servizio e il carabiniere interessato dovrà scegliere altri periodi di fruizione.  I Comandanti per fruire del riposo compensativo carabinieri devono presentare la richiesta scritta così come avviene per le altre tipologie di assenze legittime dal servizio.  Sempre compatibilmente alla esigenze di servizio, possono essere concessi più riposi compensativi in concomitanza, prima o dopo, alle assenze per licenza.  Gli eventuali recuperi compensativi carabinieri che non siano stati fruiti entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui sono maturati, e negati per esigenze di servizio, saranno comunque retribuiti al terzo anno nell’ambito delle risorse disponibili.  Spetta ai Comandanti una adeguata pianificazione, durante l’anno, del riposo compensativo per far in modo che essi non siano concentrati specialmente durante il periodo estivo o durante le festività natalizie.

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Riposo compensativo carabinieri: le differenze rispetto al passato

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Il D.P.R. 51/2009, all’art. 38 comma 7, ha previsto una novità sul riposo compensativo carabinieri e le relative ore di straordinario. Prima di allora, il militare veniva messo a riposo compensativo anche d’ufficio,  al fine di recuperare le ore di straordinario che non potevano essere segnate per ragioni di ristrettezze del monte ore di Reparto. Come abbiamo visto, dopo l’entrata in vigore del D.P.R, il Militare fino al grado di Tenente Colonnello può scegliere se recuperare le ore di straordinario oppure ottenerne  il pagamento dopo lo stanziamento economico che avviene ogni anno da parte del Ministero degli Interni.  Successivamente, sono state diramate più circolari sul riposo compensativo carabinieri per fare in modo che ci sia uniformità di applicazione di questo istituto nei vari Comandi.

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Riposo compensativo: il quadro normativo

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Il quadro normativo principale di riferimento, rispetto all’orario di lavoro e del riposo compensativo carabinieri è il D.P.R n.163 del 2002 che all’articolo 11 fissa in 36 ore l’orario di lavoro settimanale e afferma che: “i servizi armati e non, effettuati oltre il normale orario di lavoro, danno titolo alla concessione del recupero compensativo nella misura pari alla durata del servizio prestato, oltre al recupero della festività o della giornata non lavorativa qualora effettuati nelle predette giornate”. Le ore eccedenti l’orario di lavoro settimanale vanno retribuite con il compenso per lavoro straordinario entro i limiti massimi previsti dalle disposizioni vigenti. Le eventuali ore che non possono essere retribuite, nell’ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio, devono essere recuperate mediante riposo compensativo carabinieri entro il 31 dicembre dell’anno successivo.

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L’articolo in questione specifica anche che il personale inviato in servizio fuori sede che sia impiegato oltre la durata del turno giornaliero, comprensivo sia dei viaggi sia del tempo necessario all’effettuazione dell’incarico, è esonerato dall’espletamento del turno ordinario previsto o dal completamento dello stesso. Come si legge nel DPR in questione: “Il turno giornaliero si intende completato anche ai fini dell’espletamento dell’orario di lavoro settimanale. Per il personale inviato in missione, qualora il servizio si protragga oltre le ore 24:00 per almeno tre ore, il dipendente ha diritto ad un intervallo per il recupero psicofisico non inferiore a 12 ore”. Inoltre, per ragioni di servizio si può ricorrere all’istituto della reperibilità per esigenze di almeno dodici ore consecutive. Il personale può essere comandato di reperibilità per un massimo di sei giornate feriali e due festive nel mese. Al personale impiegato in turni continuativi, qualora il giorno di riposo settimanale o il giorno libero coincida con una festività infrasettimanale, è concesso un ulteriore giorno di riposo da fruire entro le quattro settimane successive.

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Roberta Buscherini

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mer, gen 29, 2014  Roberta Buscherini
Ricorso Pensioni Carabinieri: Tutte Le Informazioni Necessarie 4.73/5 (94.67%) 15 Vota Questo Articolo

Due sentenze del Tar del Lazio hanno già da tempo stabilito l’obbligo da parte delle Amministrazioni che non avevano ancora provveduto a dare avvio alla previdenza complementare per il personale del Comparto Sicurezza e Difesa. Le sentenze si basano sul ricorso pensioni carabinieri presentato da numerosi appartenenti all’Arma che di fatto hanno stabilito l’ inadempimento della Pubblica Amministrazione. Recentemente, sempre il Tar del Lazio ha cambiato il proprio orientamento in materia (sentenza 8420/2013) adeguandosi ai principi espressi da più sezioni del Tar e dal Consiglio di Stato negando ai singoli dipendenti la possibilità di agire in giudizio per obbligare le Amministrazioni ad avviare forme pensionistiche complementari ma dandone la possibilità unicamente alle Organizzazioni sindacali e ai Comitati Centrali di rappresentanza degli stessi.

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Pensioni carabinieri: danni per il ritardo dell’avvio della previdenza complementare

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Il ricorso pensioni carabinieri è andato comunque avanti. Nel 2013, infatti, è stato nominato un Commissario ad acta – nella persona del Capo del III Reparto della Direzione Generale per il Personale Militare, Brig. Gen. Roberto Sernicola, per intervenire nel caso di inadempimento dell’Amministrazione. Lo stesso Commissario ad acta ha chiesto al Tar de Lazio alcune indicazioni utili a definire i limiti, l’ambito e le modalità della propria attività finalizzata a dare avvio alla previdenza complementare per il personale del Comparto Sicurezza e Difesa, una volta accertata l’inottemperanza da parte delle Amministrazioni intimate.

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I ritardi annosi per la costituzione della previdenza complementare sta portando ad un altro ricorso pensioni carabinieri per riconoscere il danno subito per questo ritardo. Più fonti autorevoli, infatti, hanno riconosciuto che  “Il ritardo danneggia i lavoratori del settore che stanno perdendo, tra l’altro, la possibilità di usufruire del contributo datoriale, con connesse conseguenze sullo sviluppo dell’accumulazione con finalità previdenziale; un tale ritardo, quindi, non è più giustificabile”.

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Come sottolineato da varie organizzazioni del settore durante il ricorso pensioni carabinieri: “Ritardare la partecipazione ad un programma di risparmio previdenziale costa caro: per ottenere l’integrazione del ridotto tasso di sostituzione (rapporto pensione/ultimo stipendio percepito) del 30 per cento al momento della pensione, è necessario investire nella previdenza integrativa il 5,4 per cento del proprio reddito annuo, ma se si inizia a farlo 10 anni più tardi (nel nostro caso stiamo arrivando ai 20 anni di ritardo) occorrerà versare quasi tre volte tanto: il 13,8 per cento”. “Costruirsi una pensione integrativa adeguata richiede un lungo periodo di partecipazione al Fondo Pensione: un ritardo di venti anni nell’aderire, determina una riduzione della relativa rendita pari al 46,42 per cento”.

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Ricorso Pensioni carabinieri: una storia lunga 20 anni

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La riforma del sistema previdenziale,  iniziata nel 1992 con il Decreto legge Amato n. 503 e proseguita nel 1995 con la legge Dini n. 335, aveva stabilito un sistema differenziato a seconda dell’anzianità maturata fino a quel momento. Al sistema retribuito, per il calcolo della pensione, potevano accedere solo  dipendenti che potevano contare su almeno 18 anni di contributi, compresi i contributi figurativi, da riscatto e ricongiunzione, alla data del 31 dicembre 1995, mentre per tutti gli altri era previsto il sistema contributivo (o misto). Questo sistema ha notevolmente penalizzato chi si trova nella condizione di un calcolo pensionistico con il sistema contributivo. Un carabiniere, infatti, si troverà con una riduzione del 30/40% rispetto al vecchio sistema. Per fare fronte a questo problema, il legislatore aveva previsto la previdenza complementare da attuarsi attraverso i fondi pensione. Previdenza che per i carabinieri e le altre forze di Polizia e Militari ancora non è stata attuata ed è nato il ricorso pensioni carabinieri.

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Una storia che sembra infinita, che dura ormai da 20 anni, che i carabinieri (e non solo) sperano di vedersi conclusa positivamente per il giusto diritto ad avere una pensione integrativa.

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Roberta Buscherini

 

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gio, dic 26, 2013  Valentina
Un Militare d’Eccezione. L’Artificiere 4.33/5 (86.67%) 3 Vota Questo Articolo

La professione dell’artificiere a differenza di quanto si pensa nell’immaginario comune è una mansione molto delicata e molteplice. L’artificiere infatti, che ricordiamo è un militare, svolge dal lontano 1976, compiti su molti fronti e non si limita a piazzare o far brillare cariche esplosive.

 

Artificiere: Mansioni

Le mansioni di un artificiere, oltre a quelle appena citate, possono essere riassunte come segue:

-      L’artificiere interviene a seguito di un’esplosione per rilevare tracce utili a risalire alle cause.

-      È compito dell’artificiere mettere in sicurezza i luoghi  nei quali vengono ritrovati esplosivi.

-      L’artificiere è anche parte attiva nelle attività di prevenzione per il mantenimento dell’ordine pubblico.

 

artificierePer far fronte a situazioni così delicate l’artificiere deve quindi possedere molta concentrazione e sangue freddo. L’artificiere deve anche saper lavorare in team, poiché alcune operazioni richiedono un imprescindibile lavoro di squadra.

L’artificiere della Polizia di Stato ad esempio è suddiviso per mansione antisabotaggio e I.E.D.D.(Improvised Explosive Device Disposal), oppure artificiere ordinario e artificiere E.O.D. di 1° livello (Explosive Ordinance Disposal) e in per queste categorie il lavoro in coppia è quotidiano.

 

Proprio per la delicatezza del ruolo che svolge un artificiere è sempre e costantemente aggiornato sulle più moderne tecniche d’intervento e rispetto all’uso di apparecchiature all’avanguardia.

Il ruolo dell’artificiere è vario al punto che al termine della carriera, può essere ricollocato anche nella gestione dei magazzini delle munizioni presso le caserme.

 

Ma Come Si Diventa Artificiere?

 

Solo un sottufficiale dell’Esercito può diventare artificiere, superando un concorso interno indetto dal Ministero della difesa. I requisiti per poter accedere al concorso interno per artificiere sono i 18 anni, un’altezza superiore a 1.65 e un diploma quinquennale.

Uno dei requisiti più importanti per poter accedere alla professione di artificiere è quello dell’attitudine psicofisica; per questo l’aspirante artificiere viene sottoposto alle medesime prove fisiche di tutti gli appartenenti alle forze armate. Queste prove si svolgono nelle stesse scuole militare previste per tutti gli altri corpi armati e hanno lo scopo di formare tutti gli operatori di pari professionalità appartenenti a Esercito,  AeronauticaMarina e Carabinieri.

Una volta superato il concorso l’artificiere viene indirizzato a un corso di formazione, alla fine del quale si procede all’assegnazione presso i reparti, sulla base delle necessità del territorio. Una volta acquisita una certa esperienza sul campo, si può partecipare a un corpo di addestramento specifico che ci apre le porte al ruolo di artificiere.

 

 

Fonte: poliziadistato / gazzettadellavoro / soldielavoro / vip

 

Valentina Stipa

 

 

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