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Archivi per la categoria 'Arma dei Carabinieri'

mer, feb 22, 2017  Valentina
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Fonte: lookoutnews.it

Fonte: lookoutnews.it

E’ manifesta la stretta dipendenza tra il reato commesso e la morte e le lesioni riportate dalle vittime“. Con queste parole viene condannato in sede civile l’ex Generale Bruno Stano, comandante in carica all’epoca dei fatti di Nassiriya, in quel 12 novembre 2003, quando un camion bomba si fece esplodere all’ingresso della base dei carabinieri “Maestrale” lungo le rive del fiume Eufrate, uccidendo 28 persone, 19 italiani e 9 iracheni.

 

Dopo la condanna in primo grado a due anni di reclusione con la condizionale inflitta nel 2008 dal tribunale militare, arriva ora la sentenza della corte di cassazione di Roma.

 

 

 

 

Carabinieri Nassiriya. Una condanna che farà discutere

 

 

 

 

La colpa del generale, secondo i giudici della cassazione è stata quella di aver ignorato gli allarmi del Sismi – oggi Aise – i quali annunciavano un imminente attacco contro le nostre forze presenti nel presidio iracheno.

 

In particolare, si legge: “il 23 ottobre i servizi segnalarono un attacco in preparazione al massimo entro due settimane, il 25 ottobre misero in guardia da un camion di fabbricazione russa con cabina più scura del resto ed il 5 novembre avvertirono che un gruppo di terroristi di nazionalità siriana e yemenita si sarebbe trasferito a Nassiriya“. Chiari allarmi che, secondo quanto scritto nella sentenza furono ignorati ed ebbero come estrema conseguenza quelle 28 tragiche morti.

 

Su questa responsabilità in capo al comandate non ci sono dubbi. Ma va sottolineato però che Stano era al comando di quella base da un mese, dunque di fatto si è trovato a ereditare una linea già intrapresa dal suo predecessore.

Non solo.

 

L’altro aspetto che certamente fa discutere è che il comandante di fatto è stato condannato solo in sede civile a risarcire le famiglie delle vittime. Una decisione bizzarra, considerando tra le altre cose anche il fatto che gli indennizzi sono già stati erogati dallo stato.

 

 

 

Carabinieri Nassiriya. Un precedente da non sottovalutare

 

 

 

Questa condanna ha anche un altro effetto meno eclatante ma che certamente avrà effetti ben più pesanti e più a lungo termine sui diretti interessati.

 

Alla luce di quanto sta accadendo quale generale si sentirà libero e sereno nel prendere decisioni sul campo in situazioni critiche, dal omento che rischia, nel caso di valutazioni errate, di dover pagare di tasca propria?

 

Il mondo dell’arma, e più in generale quello militare, ha una giustizia parallela e uno stato che risponde anche in termini economici in caso di vittime in servizio.

Aver creato un precedente, per il quale a pagare è concretamente chi dirige le operazioni in un contesto di delicatissima missione internazionale, sarà un grande freno psicologico per tutti comandanti a venire.

 

 

 

Fonte: tgcom / analisidifesa / ilprimatonazionale

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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lun, feb 13, 2017  Valentina
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Fonte: militariassodipro.org

Fonte: militariassodipro.org

Dopo la tanto dibattuta fusione tra arma dei carabinieri e corpo forestale, che ha suscitato proteste e una valanga di ricorsi, i cui effetti veri si vedranno nei mesi più avanti, diventa naturale iniziare a pensare a una tutela sindacale anche per quelle categorie, alle quali fino a ora tale prerogativa era negata.

 

 

 

 

Sindacato Carabinieri. Un passato da superare

 

 

 

Il didattico sulla sindacalizzazione delle forze armate in generale e dei carabinieri in particolare arieggia da molti anni in realtà. Lo sa bene la Ficiesse, un’associazione dedicata che da molto si batte per una riforma della rappresentanza militare, con particolare attenzione alla Guardia di Finanza.

Al fianco della Ficiesse c’è anche il sindacato Cgil, il quale, è storia di pochi giorni fa, ha addirittura presentato un reclamo al Comitato Europeo dei Diritti Sociali.
Va ricordato che in Italia la libertà sindacale vige dal lontano 1981 non senza una dura lotta di classe e di potere. E all’epoca anche le rappresentanze delle forze armate si batterono lungamente per poter vedere riconosciuto il loro diritto. Ma prevalse il compromesso e ci si accontentò di una sindacalizzazione limitata che di fatto è praticamente inesistente.
Basta leggere gli articoli 82 e 83 della legge 121 per capirlo: “gli appartenenti alla Polizia di Stato hanno diritto di associarsi in sindacati che non siano diversi da quelli del personale in divisa” e che “gli stessi debbano essere formati, diretti e rappresentati solo da appartenenti alla stessa Polizia di Stato”.

Parziale modifica a questa legge è del 2013, con il quale è stato invece prevista la possibilità per i soggetti in quiescenza, quindi non più assoggettabili ad obblighi di servizio, di esercitare il diritto alla rappresentanza sindacale.

Carabinieri. È tempo di adeguarsi

Le premesse per le quali le forze di polizia e militari come i carabinieri non hanno diritto alla rappresentanza sindacale nelle medesime condizioni degli altri lavoratori sono tutte decadute ormai.

E lo dimostrano anche le esperienze dei nostri vicini tedeschi, per i quali il sindacato non è un taboo da molti anni ormai.

 

 

E’ tempo dunque di adeguarsi, di cambiare. per il buon nome dell’Italia e di chi, nei secoli fedele, la rappresenta.

 

 

 

 

 

Fonte: nonsolomarescialli / huffingtonpost

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, gen 30, 2017  Valentina
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Fonte: infodifesa.it

Fonte: infodifesa.it

Quanta ilarità per una panda con le catene! Sì, è vero, appartiene all’arma dei carabinieri, ma tutto questo scalpore proprio non è giustificato. È dovuta intervenire addirittura la professionalità di autoblog.it per garantire che quanto mostrato in quella foto così scandalosa è del tutto normale.  “Non c’è nulla di sbagliato a montare catene da neve sull’asse posteriore di un’auto a trazione integrale. Questo poiché in alcuni casi le 4×4 possono necessitare di avere maggiore trazione sull’asse posteriore”.

 

Sul sito poi si legge una lunga dissertazione tecnica che spiega come anche l’analisi della foto mostri una situazione del tutto normale, considerate le condizioni del terreno e il contesto. Tale precisazione ha avuto lo scopo di far tacere almeno in parte l’onda immensa di commenti e sfottò diretti ai carabinieri, facili bersagli di situazioni comiche.

 

Questa pero non lo era. E non voleva esserlo. Né in quanto tale. Né considerato il contesto e la situazione nel quale è stata scattata la fotografia.

 

Il bello del web è che tutti hanno la possibilità di dire la loro in quasi totale anonimato. Questo però è che il punto debole. Dare parola a chi farebbe meglio a tacere po’ creare situazioni spiacevoli come questa ai danni di una categoria che di problemi di equipaggiamento e risorse ne ha da vendere. Ma sul serio. Non per ilarità.

 

 

 

Carabinieri. Dalle risate al dramma

 

 

 

Ci si concentra su una panda 4×4 con le catene e non si pensa invece al rischio di crollo della caserma dei carabinieri di Dueville, nel vicentino. Una vicenda iniziata molto tempo fa, ben prima della chiusura dei lavori di ristrutturazione e che oggi evidenzia vizi e difetti costruttivi che hanno reso indispensabile l’evacuazione immediata degli alloggi per garantire l’incolumità degli occupanti.

 

Quella caserma, c’è da dire, che non ha avuto vita facile fin dagli albori della sua nascita. Basta pensare alle difficoltà per la ricerca dei fondi, poi i ritardi dei costruttori e le indagini dei Ros di Padova, che hanno condotto all’assegnazione a una nuova impresa edile. E ancora la trepidante attesa per raggiungere il numero di carabinieri operativi e infine le polemiche per i canoni d’afflitto e per la gestione della manutenzione dei locali.

 

Fino a oggi. Fino alla richiesta di evacuazione per rischio di crollo dell’edificio. Ecco queste notizie stridono fortemente dopo gli sfottò per le catene sulla panda, non trovate? Si tratta di due facce della stessa medaglia. Quella dei figli dello stato che, nonostante gli sforzi quotidiani, vengono denigrati e derisi. A volte dai loro stessi padri.

 

 

 

 

 

Fonte: ilgiornaledivincenza  /nonsolomarescialli

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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lun, gen 23, 2017  Valentina
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Fonte: poliziapenitenziaria.it

Fonte: poliziapenitenziaria.it

La parola fine su questo processo, pagina tra le più buie per le forze armate italiane, è ben lontana dall’essere messa. Per buona pace della famiglia Cucchi e di tutti gli altri attori coinvolti. Siamo lontani dal chiudere definitivamente il capitolo e tra polemiche, post sui social e dichiarazioni fuori posto, anche i vertici dell’arma hanno deciso di dire la loro.

 

Lo fanno attraverso la più alta carica che li rappresenta, il generale del Sette. Lo stesso generale aveva già espresso la sua posizione, e quella di tutta l’Arma nel 2015, all’indomani dell’apertura dell’inchiesta sui carabinieri coinvolti nell’episodio della morte di Stefano Cucchi, in quei maledetti giorni del ottobre del 2009. “Siamo, io, l’Arma dei Carabinieri e tutti i carabinieri accanto alla magistratura con forza e convinzione, come sempre, per arrivare fino in fondo alla verità, per poi poter adottare con tempestività, con giustizia trasparente, equanime e rigorosa, i dovuti provvedimenti, giacché è gravissimo, inaccettabile per un carabiniere, rendersi responsabile di comportamenti illegittimi e violenti”.

 

 

   Carabinieri. La procura indaga per omicidio preterintenzionale

 

 

 

Il dovere di cronaca impone di ricordare che la procura di Roma ha accusato di omicidio preterintenzionale tre carabinieri che arrestarono Stefano Cucchi. La procura ha concluso l’inchiesta – che è la seconda – dicendo che Cucchi fu picchiato dai tre carabinieri che lo arrestarono e che morì in seguito a quelle lesioni.

 

L’inchiesta era stata avviata nel dicembre del 2015 ed era separata dai processi già stati a carico di agenti di polizia e medici: a questo punto si prospetta la possibilità concreta di un nuovo processo.

Ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco in servizio all’epoca dei fatti presso il Comando Stazione di Roma Appia oltre all’omicidio preterintenzionale viene contestato anche l’abuso di autorità, per aver sottoposto Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge con l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento”.    

 

 

 

Carabinieri. Del Sette difende i suoi uomini

 

 

 

 

Nelle ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa dopo la chiusura del processo però il generale ci tiene a difendere comunque gli uomini dell’arma. “Nessuna delegittimazione può derivare da notizie e iniziative mediatiche, legittime e comprensibili (…) non sfugge a nessuno, credo, che decine di migliaia di carabinieri assolvono quotidianamente, in Italia e apprezzatissimi anche all’estero, la loro missione a tutela della legge e della gente, con professionalità, impegno, abnegazione, rischio continuo per la loro incolumità, come attestato dalle decine di infortunati, contusi e feriti di ogni giorno, e profonda umanità nelle migliaia di servizi, interventi, investigazioni di ogni giorno, nelle decine di migliaia di arresti ogni anno, dei quali tutti i cittadini possono avere conoscenza grazie ai mezzi di informazione“.

 

A difensa dei carabinieri è stato anche creato un movimento on line che aspira a divenire una onlus e ne ha tutti i requisiti, dal momento che in meno di un giorno di vita ha raccolto qualcosa come 1400 like. L’intento dei promotori è più che chiaro: “smontare ogni qualsivoglia processo mediatico nei confronti dei militari prima indagati, ora imputati, ma ancora formalmente innocenti fino a prova contraria” poiché la stessa carta costituzionale sancisce che “tutti sono innocenti fino a prova contraria. A maggior ragione per il caso Cucchi dove già le sentenze ottenute sono state di assoluzione. Per esempio per gli agenti penitenziari, oltre a ciò non è peregrino qui ricordare il dovuto rispetto alle forze dell’ordine”.

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica / ilfattoquotidiano / ilpost / brindisireport

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, gen 16, 2017  Valentina
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Fonte: pianetacobar.eu

Fonte: pianetacobar.eu

194 anni di storia cancellati da una legge di riforma, non condivisa appieno neanche da tutti coloro che l’hanno proposta. Questo la dice lunga su cosa dovremmo aspettarci per i prossimi mesi rispetto a questa quasi ridicola unione forzata tra Corpo Forestale e carabinieri. E il ridicolo purtroppo non si ferma qui.

 

La confusione totale di entrambi i corpi è talmente alta che il giorno del trasferimento ufficiale alcuni degli agenti del corpo forestale si sono dovuti presentare in abiti civili, in quanto le nuove divise non erano ancora pervenute. Centinaia di ricorsi sono già stati depositati in particolare per ciò che riguarda l’accorpamento forzato a un ordine militare invece che civile.

 

 

Carabinieri e Forestali. Caloroso benvenuto non toglie i dubbi

 

 

 

 

Benvenuti carabinieri forestali, vi accogliamo con animo fiero e genuino entusiasmo” recitava Antonio Ricciardi, il neo comandante dei carabinieri forestali a una platea di uomini in divisa  molto meno entusiasti di lui.

 

Dunque settemila ex agenti del Corpo andranno a confluire nell’Arma dei Carabinieri, all’interno del Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri.

 

I restanti verranno smistati tra le finanza, vigili del fuoco e polizia. Uno dei criteri di selezione è stato “la frequenza dello specifico corso di formazione di attività di ordine pubblico in assetto e della minore età anagrafica”.

 

 

 

 

Carabinieri e Forestali. I Primi passi insieme

 

 

 

 

E tra ricorsi e incertezza le attività concrete intanto i nuovi agenti del Comando Unità Tutela Forestale Ambientale ed Agroalimentare Carabinieri (CUTFAA) iniziano la loro attività professionale, concludendo con successo la prima operazione denominata “ave lupo”.

 

L’esito positivo ha portato al sequestro su tutto il territorio italiano di 229 esemplari di ibrido di cane e lupo selvatico nell’ambito di un’indagine sul traffico illegale di lupi selvatici “tutelati usati per incrociare la pregiata razza Cane da Lupo Cecoslovacco che era cominciata nel 2013 e che ha portato a misure di sequestro per 9 allevamenti. (…) La truffa ha colpito più di 200 proprietari, che avevano acquistato spendendo sino a 5.000 euro per esemplare gli animali con falsi pedigree e un aspetto più ‘lupino’, ed erano anche ignari della loro potenziale aggressività”. Si legge sull’Ansa.

 

È una nota positiva il buon esito di questa operazione, è un buon auspicio per il futuro, almeno in termini di operazioni concrete. Dal punto di vista umano invece, sul futuro degli agenti, c’è ancora molta strada da fare.

 

 

 

 

 

Fonte: ilmattino / ansa

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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