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Atenei senza merito 2014: poche risorse, distribuite male



Atenei senza merito 2014: poche risorse, distribuite male
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Finanziamenti competitivi, distribuzione di risorse viziata da ineffabili criteri programmatici ed una carenza di fondi che nell’ultimo anno si è fatta sentire con prepotenza: sono alcuni dei temi che si affollano al centro della vessata questione delle risorse da destinare alle università italiane, in quella che è stata definita come la questione degli atenei senza merito 2014. Ma osserviamo meglio ciò che è avvenuto e sta avvenendo in questo trapasso tra il 2013 ed il 2014.

 

atenei senza merito 2014

Atenei senza merito 2014: la riduzione delle risorse

 

Il primo dato che balza agli occhi è la riduzione (e la carenza) di risorse che ha afflitto le università del Belpaese nel 2013. I rettori sono sul piede di guerra poiché il taglio di risorse economiche agli atenei è un fatto: dai 6,9 miliardi di euro complessivi distribuiti nel corso del 2008 si è transitati ai 6,2 miliardi del 2013, esattamente il 10,2 per cento in meno. Una riduzione che manifesta i suoi effetti esiziali attraverso la combinazione con una distribuzione dei finanziamenti oltremodo curiosa.

 

Un meccanismo di ripartizione dei fondi capzioso ed inefficace

 

I fondi di ogni università rimangono in larga parte appesi ai parametri della spesa storica: attraverso un complicato meccanismo che mette insieme quote premiali, clausole di salvaguardia e capziosi ingranaggi che impediscono a chi riceveva troppo in passato di subire un congruo adeguamento verso il basso della quota di fondi devoluti, si è venuto a creare un sistema che somiglia ad un colabrodo da punto di vista di correttezza, linearità ed efficacia. Ed è proprio a causa di ciò può essere utilizzato l’icastico titolo atenei senza merito 2014.
L’arretramento generale è divenuto ufficiale lo scorso anno: ben 20 atenei hanno perso il 5 per cento dei finanziamenti, ad esempio alla Sapienza di Roma sono stati tolti 26 milioni. E dalle cifre si è notato che molti atenei senza merito ricevono più denaro delle università con i risultati di rendimento migliori: tra le palesi contraddizioni che affiorano non può non essere citata quella che riguarda la Bicocca di Milano, il migliore ateneo del paese secondo i parametri ministeriali, la quale ha ricevuto meno soldi di Messina, il peggiore ateneo (sempre osservando i suddetti parametri).  Oppure, l’Università della Tuscia di Viterbo, che non si è distinta quasi in nulla, ha avuto 6647 euro per ogni iscritto, mentre il Politecnico di Milano (spesso distintosi per qualità) si è vista destinare solo 2871 euro, due volte e mezzo in meno. Insomma la grande contraddizione degli atenei senza merito 2014 evidenzia la colossale discrasia presente nel nostro ordinamento con riferimento al settore della istruzione universitaria.

 

Atenei senza merito 2014, la realtà italiana

 

Tra i fattori che incidono negativamente su questa ripartizione dei fondi agli atenei va poi anche segnalato anche il fatto che per la distribuzione si deve tenere conto anche dei fondi in più che erano stati assegnati agli atenei con maggiori spazi per le assunzioni per il piano straordinario degli associati, ma che non sono stati spesi perché i tempi dell’abilitazione nazionale non lo hanno permesso.
Quello che emerge da tutto questo discorso è che la realtà italiana continua a stringere i cordoni della borsa per ciò che riguarda l’istruzione universitaria: un comportamento che si pone in netta controtendenza rispetto al “trend” che si impone in altri paesi mondiali (ci si riferisce qui in particolare al mondo anglosassone, ma anche alle “madri” europee Francia e Germania). Quella degli atenei senza merito 2014 rischia di diventare una questione problematica: urgono provvedimenti governativi che interrompano questo meccanismo che di premiale pare non possedere proprio nulla.

 

Fonti: repubblica.it, ilsole24ore.com

 

 

 

 

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