Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Scuola: più ore, stesso stipendio. E la carota dov’è?



Scuola: più ore, stesso stipendio. E la carota dov’è?
4 (80%) 1 Vota Questo Articolo

Che in Italia serva più bastone che carota siamo tutti d’accordo. Quello che cambia però è il contesto di applicazione di questa affermazione del Ministro Profumo che ha suscitato una scia di polemiche e proteste nell’ambito della scuola già duramente colpita dal decreto di stabilità e dai tagli della spending review.

 

Un’affermazione di questo calibro rivolta agli insegnanti e seguita dalla promessa di aumento delle ore di insegnamento, dalle attuali 18 a 24, ovviamente a parità di retribuzione, ferma dal 2009 non poteva che avere conseguenze piuttosto forti in ambito sindacale. Il tutto nell’ottica di adeguarsi all’Europa. Ma i conti non tornano però: nel vecchio continenti infatti i professori delle scuole superiori lavorano un numero di ore inferiore alle attuali 18 italiane con retribuzioni più alte.

 

“’Non esiste alcuna ragione plausibile per obbligare a 24 ore di lezione, eliminando il contratto di lavoro, lasciando le retribuzioni invariate, se non l’intento di recuperare risorse, riducendo gli organici e risparmiando su supplenti e precari. Se in nessun paese europeo, né in Germania, né in Austria, né in Finlandia, paesi che hanno ottimi standard di apprendimento, c’è un orario a 24 ore ci sarà pure una ragione ”; questo il commento senza mezze misure di Massimo Di Menna, segretario Generale UIL scuola.

 

Orario docenti: Decreto

Nel dettaglio il decreto afferma che “a decorrere dal 1° settembre 2013 l’orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali (…) Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità e per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione ”.

 

Di fronte alle proteste che si sono mosse non solo in ambito sindacale, ma anche in ambito politico con particolare fermezza dimostrata dal segretario PD Bersani, il Ministro si è affrettato a precisare che su questi temi se è da sempre reso disponibile al dialogo. La protesta dei sindacati rispetto al decreto verte principalmente sulle conseguenze che lo stesso avrà in termini di supplenze poiché “innalzare a 24, le ore di lezione determinerebbe l’immediata cancellazione di 28-30 mila supplenze ”.

 

Alla mobilitazione di piazza e sul web, si affianca anche quella dell’Anief che ha promesso battaglia anche in campo di incostituzionalità, sostenendo che non è possibile aumentare l’orario di lavoro con il contratto bloccato; anche questa presa di posizione ha avuto un seguito inaspettato a partire da internet, come conferma lo stesso presidente Anief Marcello Pacifico, intervistato da Il Messaggero: “sul web sono state raccolte 20.000 firme in poche ore contro una norma che allontanerebbe l’Italia dagli altri Paesi dell’Ocde e avrebbe violato due precisi articoli della Costituzione ”.

 

Fonti: orizzontescuola, Repubblica.it, Tecnica della Scuola

 

Pinterest

Leave a Reply