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Banca delle ore docenti scuola pubblica: di cosa si tratta in concreto?



Banca delle ore docenti scuola pubblica: di cosa si tratta in concreto?
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Continuano ad affastellarsi le anticipazioni più o meno ufficiali in merito alle linee direttive concernenti il complessivo procedimento di riforma della scuola pubblica. Una delle possibilità palesate dal Governo Renzi già da qualche mese a questa parte (per la precisione dal mese di ottobre) fa riferimento ad una banca delle ore degli insegnanti che andrà a toccare ogni singolo docente: tali ore saranno utilizzate anche per attività didattiche.
Banca delle ore docenti

 

Banca delle ore scuola: come funziona?

 

Ma come funziona in concreto la banca delle ore per i docenti della scuola pubblica? Per comprenderlo prendiamo in prestito un esempio: si supponga che il giorno del Patrono, in cui la scuola dislocata nel Comune considerato sia chiusa. Un docente che quel giorno avrebbe dovuto svolgere 5 ore di lezione, non svolgendole sarà di fatto tenuto restituire alla scuola. Ma in che modo? Sotto forma di ore di supplenza. La medesima situazione potrebbe palesarsi, ad esempio, per le giornate concesse, una volta al mese per le assemblee d’istituto. L’intenzione è pertanto quella di fare recuperare le ore di sospensione dell’attività didattica, utilizzandole per supplenze gratuite.
In tale direzione la banca delle ore (e l’organico funzionale) saranno utili al fine di  eliminare le supplenze fino a 30 giorni. La compagine governativa si attende un risparmio non lieve attraverso l’utilizzo della banca delle ore: si stimano risparmi nell’ordine dei 350 milioni di euro, derivanti dall’eliminazione delle supplenze brevi nelle scuole. Ma tutto ciò è concretamente azionabile sul piano della realtà?

 

Il piano del Governo

 

Quando si parla di supplenze brevi, il Ministero intende quelle fino a 30 giorni che costano circa 1 milione, con 800mila contratti distribuiti su circa 112mila diversi supplenti ogni anno, concentrati soprattutto nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie.
Con precipuo riferimento all’organico funzionale, a partire da settembre 2015, saranno assunti circa 80mila docenti che avranno il compito di fare supplenze e di occuparsi dell’ampliamento dell’offerta formativa.
In tale direzione appare però evidente come il numero di assunti nell’organico funzionale non sia idoneo a coprire il fabbisogno annuale di supplenze brevi (ovverosia quelle fino a 30 giorni). Proprio a supporto di ciò, le linee guida de “La Buona scuola” anticipano la volontà (appena menzionata) di istituire la cosiddetta banca delle ore, tramite la previsione del recupero dei giorni di vacanza dei docenti sotto forma di supplenze, come esplicitato nel precedente paragrafo.

 

Cosa cambierà per gli insegnanti?

 

Le ore che i docenti di ruolo dovranno restituire attraverso lo strumento della banca delle ore saranno decise dalle scuole a seconda delle necessità contingenti. Ma quali problematiche e quali timori emergono dall’applicazione dell’istituto come delineato? Si teme ad esempio che non si tratterà di ore da restituire secondo una scansione programmata, generando in tal modo una continua reperibilità dei docenti. Secondo tale meccanismo qualora un docente dovesse ammalarsi all’improvviso, sarebbe un collega della stessa materia a rendersi reperibile per effettuare la supplenza compensativa e sostituire il collega.
Si tratterebbe a tutti gli effetti di una reperibilità  di carattere permanente che potrebbe essere richiesta ad ogni docente sei giorni su sette, giorno libero compreso. Questo ciò che si palesa all’orizzonte: si attende di comprendere il parere dei sindacati in merito.

 

Fonte: orizzontescuola.it, tecnicadellascuola.it

 

Marco Brezza

 

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