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Buona Scuola. Nessun vaccino per la “Supplentite”



Buona Scuola. Nessun vaccino per la “Supplentite”
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suplenzeSe è vero che uno degli intenti della Buona Scuola era quello di arginare l’annoso problema dei supplenti, l’obiettivo è stato palesemente fallito. E non di poco.
Il primo settembre è stato il primo giorno di scuola per gli insegnanti, ma dal momento che solo il 7% delle commissioni ha pubblicato le graduatorie definitive dei vincitori.
All’appello dunque mancano ancora molti docenti: coloro che devono coprire il turn over, gli oltre 30 mila che devono essere immessi in ruolo, e i 100 mila supplenti annuali, dei quali oltre un terzo dovranno chiaramente ansare a coprire i posti vacanti sul sostegno. A questo lungo elenco si devono aggiungere anche coloro che non hanno ancora la certezza della scuola nella quale dovranno svolgere la loro professione.

Buona Scuola. Nonostante tutto, il sacrificio non manca

 

 

Questa legge 107/2015, come sottolinea anche l’Anief, ha di fatto peggiorato la situazione delle supplenze, poiché ad oggi manca all’appello un insegnante su 6. Questo significa aggravare anche la precarietà tra il personale di ruolo, altro nodo da sciogliere negli intenti della riforma.
Un caso su tutti è l’esempio della catastrofe di questa Buona Scuola. Nell’istituto falcone di Palermo, a fronte di 56 alunni certificati e bisognosi di sostegno, vengono previsti solo 12 insegnanti di ruolo, dunque siamo ben oltre 1 docente di sostegno ogni due studenti disabili.

 

L’esempio siciliano però è contemporaneamente anche un esempio di efficienza. La passione e l’impegno degli insegnanti dell’istituto infatti hanno portato all’apertura di 5 nuove sezioni in soli 3 anni, in un territorio che è tra i più difficili del panorama italiano.
Un esempio che fa ben sperare. Ma che come al solito verte sull’impegno e la professionalità dei docenti, non dello stato.

 

Buona Scuola. Arriva un altro ricorso

 

 

 

In questo vortice di assenze e bocciati, c’è anche un altro dato negativo per la Buona Scuola: il ricorso avanzato dai sindacati di categoria per la sospensione in via cautelativa della cosiddetta chiamata diretta” del personale docente. Al tribunale amministrativo infatti di fa notare le “le illegittimità nella gestione amministrativa e nei rapporti contrattuali del personale” e gli effetti negativi dell’attuazione delle procedure del provvedimenti sia in termini professionali che emotivi e personali.
Il Tar dovrà quindi decidere sulla legittimità o meno del provvedimento di “chiamata diretta”, che secondo i sindacati lede “profondamente i principi cardine del nostro ordinamento, tra cui l’imparzialità della pubblica amministrazione, la libertà di insegnamento, il diritto all’apprendimento degli alunni nell’ambito del sistema nazionale di istruzione”.
Altro bel guaio in vista per il MIUR. Ne uscirà illeso anche questa volta?
Fonte: blastingnews / contattonews

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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