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Carabinieri. Addio cassa di previdenza



Carabinieri. Addio cassa di previdenza
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Fonte: supu.com

Fonte: supu.com

La notizia è del 13 ottobre scorso e come molte notizie scomode è passata in sordina alla società civile. La cassa di previdenza delle forze armate nel 2022 inizierà la sua lenta discesa verso un irrecuperabile declino. Ad annunciarlo è stato lo stato maggiore della difesa durante una riunione con i membri del Cocer.

 

Serve un intervento normativo mirato, senza il quale la previdenza complementare per il personale militare – esercito, polizia, carabinieri – andrà a terminare lentamente a partire dal 2022. È stata una notizia shock sia per i carabinieri che per tutto il resto del personale appartenente alle forze armate

 

 

 

 

Carabinieri. Eppure era nata per ottimizzare

 

 

 

 

L’importanza della cassa di previdenza delle forze armate, nata nel 2010, fu creata accorpando le preesistenti casse militari risalenti agli anni 30. È direttamente controllata dal ministero della difesa che può esercitare tale controllo attraverso il capo di stato maggiore o attraverso dirigenti delle singole amministrazioni competenti in settori tecnico amministrativi.

 

L’idea di creare una cassa unica fu del Governo Prodi, ma venne realizzata sotto l’esecutivo di Berlusconi, che rivedendo l’intento iniziale di ottimizzazione, optò per unificare le preesistenti 6 casse i un unico ente organizzativo, riducendo di fatto organi collegiali e di gestione.

Il ministro Larussa, all’epoca capo del ministero della difesa, giustificò tale operazione con la volontà di “razionalizzare l’organizzazione e il funzionamento del settore previdenziale complementare del personale delle Forze armate, inclusa l’Arma dei carabinieri, operando al fine di ridurre gli oneri di funzionamento ed incrementare l’efficienza gestionale degli organismi in argomento”.

 

Anche la corte dei conti è intervenuta di recente per spiegare le ragioni di questa insostenibilità improvvisa, attribuendo in parte la responsabilità al fatto che l’ultima retribuzione, base del calcolo dell’indennità, ha conosciuto incrementi troppo superiori al tasso di rendimento, “portando quindi a un divario sempre maggiore tra gli oneri per le prestazioni e le entrate contributive”.

 

 

 

Carabinieri. I possibili scenari senza Cassa

 

 

 

Quello che è emerso durante la riunione tra lo stato maggiore e i membri del sindacato Cocer è di fatto l’insostenibilità di questo sistema previdenziale, che si basa sul contributo degli iscritti, i quali versano il 2% della retribuzione tabellare, in cambio di liquidazioni e indennità calcolate sull’ultima retribuzione per ogni anno di servizio effettivo di iscrizione alle casse. Agli ufficiali poi viene riconosciuto anche un assegno vitalizio che variano però a descrizione del ministero della difesa.

 

La preoccupazione del personale militare a seguito di questa notizia è chiaramente alto. E lo è ancora di più per i 270 mila militari attualmente iscritti ai fondi di previdenza integrativa.

Il dubbio maggiore riguarda chiaramente le indennità supplementari e l’assegno speciale, entrambi messi seriamente in pericolo, rendendo ancora più debole una posizione economica già deficitaria.

 

 

 

 

Fonte: supu / formiche

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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