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Carabinieri. Benvenuta Giulia!



Carabinieri. Benvenuta Giulia!
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Fonte: ilgiornale.it

Fonte: ilgiornale.it

Si tratta di un vero e proprio ritorno di fiamma, quello dell’Alfa Giulia all’interno dell’arma dei carabinieri. Un rientro più potente ed equipaggiato con il V6 biturbo da 2.9 libri e 510 cavalli tutti da provare, nella versione Quadrifoglio.

 

Nonostante la sua decantata potenza, ad oggi verrà utilizzata solo per motivi di rappresentanza e per scopi promozionali, esattamente come le cugine Lamborghini Huracan che hanno in dotazione i colleghi della polizia di stato.

 

Va ricordato però che prima del ritorno dell’Alfa Giulia nella sua versione più potente, le forze dell’ordine erano state dotate di 1500 Giulietta per compiti di ruotine quotidiana.

 

 

Carabinieri. Dai ritorni di fiamma al rogo

 

 

Già, perché basta poco a volte per far finire al rogo, sulla gogna mediatica, un’intera categoria per colpa di casi singoli e mele marce. E se gli episodi di cronaca che dipingono carnefici gli uomini delle forze dell’ordine hanno una cassa di risonanza molto ampia, quando accade il contrario e le vittime sono i carabinieri, l’eco è molto meno forte, rimane attutita, qualche volta proprio non si sente.

 

E per tutte le volte che i mezzi di comunicazione televisiva hanno giocato contro la categoria dei carabinieri, dando spesso voce – non sempre appropriata – a vittime o presunte tali di abusi di potere e violenze, almeno una volta è accaduto l’esatto opposto.

 

Il programma televisivo “Le Iene” infatti ha raccontato la storia del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Sillitti e di altri tre colleghi, che hanno trascorso 24 giorni in carcere a Maria Capua Vetere con l’infamante accusa di favoreggiamento di estorsioni consumate da un clan malavitoso locale.

 

Il racconto del giornalista Gaetano Pecorare inizia con l’incendio di un ristorante, il cui titolare, è un conoscente del maresciallo. Poi si procede con un attento esame delle carte processuali fino alla conclusione che ha visto annullare l’arresto dal tribunale del riesame e anche dalla cassazione per inconsistenza delle accuse.

La Iena va chiedere spiegazioni proprio al sostituto procurato Alessio Manganelli che ha montato l’accusa, ma non ottiene grandi risposte.

Il pm infatti non commenta le affermazioni incalzanti del giornalista e preferisce andarsene in assoluto silenzio.

 

Un silenzio che stride con i 24 giorni di carcere, ingiusti subiti dai carabinieri.

 

 

 

Fonte: ilgiornale

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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