Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community
 

Carabinieri: anche noi all’Isola del Giglio



Carabinieri: anche noi all’Isola del Giglio
Vota Questo Articolo

Sono le 22,15 del 13 Gennaio 2012 quando il centralino dei Carabinieri di Grosseto viene assalito da telefonate, come: “Aiuto aiuto, c’è stato un grosso rumore” e ancora “Siamo al largo dell’Isola del Giglio, abbiamo sentito un botto…”. Sono le richieste di aiuto dei passeggeri della nave da crociera Concordia in arrivo all’Isola del Giglio.

Il mayday ufficiale è stato lanciato alle 22,43 grazie alla guardia Costiera che contattò l’imbarcazione, “altrimenti non sarebbe mai partito” racconta il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio.
A bordo, infatti, il comandante Francesco Schettino continuava a tranquillizzare i passeggeri: ” Un semplice calo di corrente”.
Dalle ricostruzioni sembra che l’impatto si sia verificato bensì un’ora prima del lancio dell’allarme, ma solo dall’esame della scatola nera si potrà sapere la verità. Scatola, talmente preziosa per risalire ai fatti, che il comandante si era offerto di andarla a recuperare dalla nave…Ci viene il dubbio: forse per manometterla?
La situazione infatti non risulta chiara: a mezzanotte il comandante era già sugli scogli del Giglio, contrariamente a quello che l’ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno di turno quella notte gli aveva ordinato: “Comandante, lei deve risalire a bordo, è un ordine, non può abbandonare la nave”.  Sull’imbarcazione, intanto, regnava il panico e si contavano già le prime vittime.
Inoltre, non risulta ancora evidente il motivo per cui l’imbarcazione si trovasse così vicino alla costa dell’isola, notoriamente circondata dalle così dette “formiche”, cioè le rocce a pelo d’acqua.
Secondo i pm, Stefano Pizza, Alessandro Leopizzi e Maria Navarro, che hanno ricostruito la rotta della Costa Concordia, a circa 6-8 miglia dalla costa il comandante Schettino avrebbe ordinato al timoniere di bordo di puntare la prua verso l’Isola del Giglio per fare il saluto della sirena agli abitanti.
“Lo scafo però era a 150 metri dalla riva, il naufragio è stato inevitabile” afferma il procuratore Verusio.
Per questi motivi, Verusio ha firmato il provvedimento di fermo per il pericolo d’inquinamento delle prove oltreché per il rischio di fuga. Il comandante, infatti, avrebbe abbandonato la nave quando a bordo ancora si trovavano circa 300 persone da salvare.
Ieri mattina, invece, la notizia del rilascio del comandante, che ha ottenuto gli arresti domiciliari.

Argomenti correlati:

  • pensioni militari
  • scioglimento carabinieri
Pinterest

Un Commento a “Carabinieri: anche noi all’Isola del Giglio”

  1. M.C Says:

    Certo che bisogna trovare il responsabile ma non penso che sia solo colpa del comandante quello che è successo, lui sicuramente è incompetente ma dietro c’è molta più gente che non ha fatto il suo lavoro. Io sono sicuro.

Leave a Reply