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Carabinieri Made In China



Carabinieri Made In China
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Fonte: italia-notizie.it

Fonte: italia-notizie.it

Sembra uno spot o uno sfottò. Invece è quanto più si avvicina alla realtà dopo lo scandalo che ha coinvolto i fornitori delle divisi degli appartenenti all’arma dei carabinieri.

 

L’inchiesta è partita da Palermo fino a diventare di carattere nazionale ed è iniziato perché le divise non rispondevano alle specifiche tecniche concordate in sede di aggiudicazione dell’appalto, come ha spiegato il Pm romano Corrado Fasanelli.

Nonostante i contratti firmati con il ministero della difesa, che obbligavano alla produzione dei capi di abbigliamento dei carabinieri in Italia, alcuni fornitori avevano messo in piedi una vera e propria frode ai danni dello stato.

 

Le divise venivano fabbricate a Pechino e al loro arrivo all’aeroporto di Fiumicino, all’interno dei locali della Esseci Logistica srl, l’etichetta “made in china” veniva tagliata per lasciare solo quella con la scritta “made in italy”.

Il numero delle divise che venivano prodotto dà l’idea dei guadagni illeciti di questi fornitori: si tratta di 129.150 divise da combattimento, 60mila berrettini e 5.170 uniformi non solo dell’arma, ma anche di militari, finanzieri, poliziotti e forestali.

L’accusa formulata dalla magistratura è quella di aver dissimulato “la produzione del tessuto e il confezionamento delle divise presso (…) ditte ubicate nella Repubblica Popolare Cinese” e nell’aver fornito “un prodotto finale non rispondente alle specifiche tecniche concordate in sede di aggiudicazione (dei contratti ndr)”.

 

 

 

 

Una Truffa Che Va Avanti Dal 2009

 

 

 

 

È stato durante un collaudo  nel 2009 che si è scoperta la truffa: strappando l’etichetta UE, apparve quella made in China e scattò immediato il sequestro dei prodotti.

 

Le indagini, affidate ai pm siciliani, accertarono subito il giro illecito delle divise prodotte a Shangai, che dopo uno scalo a Rotterdam, per eliminare l’etichetta incriminata, approdavano in Italia.

 

Perché poi siano stati necessari sei anni di indagini per arrivare al rinvio a giudizio  di Carmelo, Giovanni e Pietro Bucalo, i titolari della «Mediconf» e altre 10 persone rimane un mistero.

Di fatto l’indagine è passata da Palermo a Roma perché lo stoccaggio delle divise contraffatte avveniva in un magazzino della capitale.

 

 

 

 

Fonte: il fattoquotidiano / corriere / adnkronos  / ilgiornale

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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Un Commento a “Carabinieri Made In China”

  1. eleonora Says:

    solo le divise , e delle scarpe cosa dite ? tutti fanno pena . siamo arrivati al colmo , per la polizia municipale , niente scarpe , niente pantaloni . si rompono ? chi se ne frega , andate dal sarto e rammendate , andate dal calzolaio e fate mettere le pezze . poi però il magistrato ha la toga di seta , o la pelliccia di ermellino .

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