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Carabinieri. Ecco Cosa è Cambiato Dopo Genova



Carabinieri. Ecco Cosa è Cambiato Dopo Genova
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Fonte: ilgiorno.it

Fonte: ilgiorno.it

Sono volate parole grosse dopo Genova. Ancora di più dopo la sentenza europea che ha parlato di tortura. TORTURA di per sé è una parola orribile che racchiude drammi e sangue su due binari, anche se spesso ci si concentra su uno soltanto.

 

Venite con noi, partite alle 3 di notte e fatevi tutta la giornata a Milano. Sperando che non accada nulla. Ma, se accade, siate pronti a prendervi pietre e insulti. Mantenete la calma. E dopo tante e tante ore così, provate a tornare a casa sereni. Poi vediamo da che parte state”. Chi parla sembra aver avuto la sfera di cristallo e ha negli occhi gli scontri di Genova e in testa le preoccupazioni per Milano.

 

Preoccupazioni che purtroppo si sono rivelate giuste, anche se con ripercussioni meno forti, per fortuna, rispetto al passato. La polizia e i carabinieri, circa 2200 agenti in tutto, hanno usato gli idranti per disperdere il solito gruppo di manifestanti in tuta nera che lanciava petardi, quasi subito dopo la partenza del corteo No Expo nella capitale lombarda. L’unico vero cambio rispetto a Genova è nelle perquisizioni preventivo della Digos e nella mentalità degli agenti.

 

Carabinieri. L’addestramento è Mentale

 

 

Il clima non è cambiato da Genova. Anzi, è peggiorato.

 

Ma l’addestramento sì. Quello è cambiato più nella mentalità che nei fatti. “Ai nostri allievi mostriamo ancora le immagini più cruente del G8, e chiediamo loro se sarebbero fieri di mostrarle ai loro figli”. A dirlo è il responsabile del settore stampa del Dipartimento di pubblica sicurezza, Girolamo Lacquaniti, all’interno del centro di formazione per la tutela dell’ordine pubblico,  la scuola voluta dall’ex capo della polizia, Antonio Manganelli, e rilanciata fortemente dall’attuale, Alessandro Pansa.

 

Lo scopo di questa scuola, raggiunto attraverso simulazioni di scontri, è quello di portare gli agenti a livelli massimi di stress, nell’ottica di prevenire colpi di testa e sviluppare l’autocontrollo.

 

Ma la formazione riguarda anche il linguaggio. Il rapporto tra agenti e stampa non è mai stato facile e per questo si cerca in questa scuola di sviluppare un linguaggio che faccia cadere quella barriera di diffidenza che dipinge da troppo tempo gli agenti come cattivi e i manifestanti come i buoni.

E allora si parla di sfollagente e non più di manganello.

 

 

Carabinieri. Il Problema è Nella Mente Altrui

 

Parliamoci chiaro, i celerini, rimarranno sempre celerini nell’immaginario comune, quindi manganello in mano e scudo in alto. Parlare di sfollagente, per cambia la sostanza né l’idea di fondo della gene di piazza.

 

Ma questo perché la mentalità dell’italiano medio non vede più in là del suo naso.

L’arma dei carabinieri si sta impegnando a sensibilizzare i propri agenti a un uso più consapevole dei mezzi messi a disposizione, anche di fronte a situazioni di vera e propria guerriglia come quelle di Genova o Milano per rimanere nell’attualità.

 

Ma noi possiamo dire di fare la stessa cosa con noi stessi? Ognuno, in coscienza, si dia una risposta.

 

 

 

 

Fonte: repubblica / sindacatosupu

 

 

 

Valentina Stipa

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