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Carabinieri. Placanica si difese legittimamente e Giuliani non è un eroe



Carabinieri. Placanica si difese legittimamente e Giuliani non è un eroe
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placanica-giulianiA dirlo, anche in sede civile è la corte Europea di Strasbugo. La notizia è passata in sordina. Certo, se l’esito fosse stato contrario se ne sarebbe discusso per mesi. Ma la corte Europea ha dato ragione a un carabiniere. Quindi la notizia non fa scalpore. Scagliarsi contro un morto non sarebbe eticamente corretto. Quindi meglio non parlarne affatto.

 

Dunque in questa Italia che va al contrario, dove si dedicano targhe e piazze senza logica, Carlo Giuliani, anche per la corte europea non è un eroe. Semmai qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi.

Per coloro che non si ricordassero la vicenda, stiamo parlando di quel ragazzo che durante i disordini al G8 di Genova del 2001, munito di passamontagna ed estintore, assalì, ben supportato, una camionetta dei carabinieri.

Da quella camionetta, un altro ragazzo in divisa Mario Placanica, sparò un colpo che uccise Giuliani.  Parlare di disordini per ciò che accadde quel giorno è davvero riduttivo: si trattò di una vera e propria guerra civile, dove giovani incappucciati si scontrarono con giovani in divisa, molti dei quali inesperti e impreparati a fronteggiare situazioni di tensione così alta.

 

 

Carabinieri. Il Ricorso dei Giuliani

 

 

Andiamo con ordine. A seguito dell’episodio avvenuto il 20 luglio del 2001, dove Carlo Giuliani perse la vita e Mario Placanica perse la pace, i genitori della vittima presentarono ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, accusando le autorità italiane di aver di fatto causato la morte del giovane, poiché secondo loro il carabiniere avrebbe usato in modo non proporzionale alla situazione, l’arma in suo possesso.

 

Fonte: max.gazzetta.itOra, su questo punto permettetemi una riflessione: accusare di eccesso di legittima difesa un carabiniere ventenne imprigionato dentro una camionetta con, tra gli altri, un collega  ferito, e di fronte a un gruppo di ragazzi incappucciati con intenzioni tutt’altro che amichevoli durante una vera e propria guerriglia urbana mi pare una situazione di pericolo chiara, nella quale parlare di eccesso di legittima difesa davvero non può reggere. Ma andiamo avanti. La famiglia di Carlo Giuliani accusava le autorità italiane anche di aver condotto in maniera non adeguata le indagini per definire le dinamiche esatte della morte del giovane, sollevando sospetti perfino sulla conduzione dell’autopsia.

 

 

Carabinieri. Cosa dice Strasburgo

 

 

La pronuncia della corte di Strasburgo è stata chiara e a maggioranza: l’Italia e Placanica sono stati pienamente assolti. Anche in sede civile. Nella sentenza infatti si legge: “non c’è dubbio, sulla base della ricostruzione dei fatti minuziosamente effettuata, che Placanica, comandato in servizio di ordine pubblico, fosse pienamente legittimato a fare uso delle armi quando ricorressero i presupposti della necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità. E non vi è parimenti dubbio che la situazione in cui Placanica si è trovato ad agire fosse di estrema violenza volta a destabilizzare l’ordine pubblico ed in atto nei confronti delle stesse forze dell’ordine, la cui incolumità era direttamente messa in pericolo dal soggetto”.

 

Eroi in questa vicenda non ce ne sono. Ci sono certamente vittime di un sistema malato.

Un giovane manifestante violento, specchio di una società che va a rotoli.

Un giovane carabiniere inesperto che ha fatto di tutto per riportare a casa la pelle. Sì, quella è l’unica cosa che si è riportato indietro. Perché se invece di concentrarci sulle targhe in parlamento o in pubblica piazza in memoria di un violento, ci si concentrasse sull’altra vittima, si scoprirebbe che anche Placanica ha lasciato su quel cemento un pezzo di sé. Della sua vita. Della sua carriera.

Convivere con la morte di un coetaneo. Per quanto accidentale e inevitabile in quella circostanza ti uccide comunque un po’. Se c’è un’altra vera vittima in questa pagina nera è Mario. Rappresentante di una divisa macchiata di sangue per colpe istituzionali. Non personali. Anche lui quel giorno è morto un po’. R.I.P.

 

 

 

 

Fonte: qelsi / corriere /catenaumana

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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