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Carabinieri. Quando chi sbaglia indossa la divisa



Carabinieri. Quando chi sbaglia indossa la divisa
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Font: seguonews.it

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Eh sì, perché prima di essere carabinieri, sono uomini. Con pregi e difetti di qualunque essere umano. E qualche volta anche con l’indole a delinquere. Sembra un paradosso ma se ci si pensa un attimo più attentamente non c’è nulla di così tanto strano.

 

Eppure la notizia di carabinieri che arrestano carabinieri suscita sempre un certo scalpore, quel misto di sdegno e riconoscenza perché non si sa se gioire per chi ha fatto giustizia nonostante la divisa in comune o indignarsi per chi quella stessa divisa l’ha sporcata.

 

La storia di per sé è pura cronaca, nulla di sconcertante, se non che 4 dei protagonisti cattivi sono carabinieri, i quali in cambio di informazioni chiudevano un occhio e consentivano agli spacciatori di continuare indisturbati il loro commercio. Ma non facevano solo questo.

L’accusa più pesante riguarda il fatto che i 4 carabinieri rivendevano la droga sequestrata, perché di fatto i sequestri da loro compiuti non venivano formalizzati.

 

Nessun occhio di riguardo per loro da parte dei colleghi. Delinquenti comuni, per i quali non si usa alcun tipo di attenuante. Antonio De Cristofare, Massimiliano Marrone, Bruno Sepe e Claudio Saltarelli, tutti sottufficiali del nucleo investigativo di via Selci a Roma.

 

 

Carabinieri. Arriva però anche il momento di chiedere scusa

 

 

Se è vero che i carabinieri non sono immuni dall’avere al loro interno delle mele marce, non lo sono neanche rispetto agli errori di giustizia contro di loro.

 

È il caso più clamoroso è quello del maresciallo Carmine Forcella. Dedicò oltre 30 anni all’arma, all’interno del nucleo radiomobile e polizia giudiziaria presso la Procura di Como compiendo oltre 750 arresti nell’ambito dei pentiti di ‘ndrangheta.

Nel 1994 però fu accusa di associazione mafiosa e tutti i suoi meriti conquistati sul campo, non valsero più il rispetto di colleghi e superiori che, nel migliore dei casi, sparirono dal suo fianco, lasciandolo solo ad affrontare un processo e una gogna del tutto ingiustificata.

 

Nel 2000, quando Forcella venne prosciolto da ogni accusa, anche l’arma a testa bassa decise che era giunta l’ora di riconoscere gli sbagli di chi lo aveva lasciato solo. “Oggi avrebbero potuto infischiarsene, perché non coinvolti in quei fatti e invece non l’hanno fatto e, onestamente, non posso chiedere di più. Mi sento leggero, liberato del peso che mi ero portato dentro per tutto questo tempo. Ho avuto il mio giudice a Berlino. Per me la storia finisce qui, bisogna capire quando è il momento di fermarsi e continuare non porterebbe ad alcunché d’altro”. Un lieto fine che fa sempre bene.

 

 

 

 

Fonte: infodifesa

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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