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Carabinieri. Arriva Il Secondo Ricorso Collettivo



Carabinieri. Arriva Il Secondo Ricorso Collettivo
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ricorso collettivo carabinieriConsiderato l’alto numero di adesioni al primo ricorso indetto dal sindacato Supu per il riconoscimento, con decorrenza primo gennaio 2015, dei contributi pensionistici per tutti gli appartenenti alle forze di sicurezza e di polizia coinvolti dall’applicazione del famigerato tetto salariale, è stata decisa la promozione di un secondo ricorso attraverso i legali de sindacato, tramite una nuova raccolta di adesioni a cui si potrà aderire entro il 31 marzo prossimo.

 

Questo ricorso, nel dettaglio, ha lo scopo di “richiedere la rideterminazione della base pensionabile ai fini del trattamento di quiescenza spettante al personale cessato dal servizio durante il periodo di blocco e il conseguente riconoscimento della riliquidazione del trattamento pensionistico con decorrenza 1° gennaio 2015”.

Entro il 31 marzo 2016 quindi tutto il personale militare e della polizia di stato collocato in quiescenza o in ausiliaria dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2014 potrà sottoscrivere il ricorso .

 

 

Carabinieri. Tra ricorsi e indifferenza

 

 

Se da un alto i sindacati di categoria come il Supu si muovono per tutelare la posizione professionale ed economica della categoria, non si può certo non riconoscere la mancata attenzione da parte delle istituzioni e anche della società civile verso gli uomini in divisa, non solo carabinieri.

 

Sarà per i fatti di cronaca, sarà per le mele marce che ogni tanto spuntano dall’intero, sarà perché così deve essere, ovunque, in ogni categoria professionale.

Ma di fatto questo comparto sta perdendo lustro agli occhi di chi lo ha creato e lo mantiene vivo. e non possiamo più fare finta di nulla.

 

 

 

Carabinieri. Le morti silenziose

 

 

 

È proprio così. Difficilmente quando muore un carabiniere se ne sente parlare. A meno che non sia accaduto in un ambito di cronaca nera che possa dare spunti di polemica politica su cui marciare.

 

Diversamente i carabinieri muoiono in silenzio, senza clamore, svolgendo un mestiere per il quale tutti dovremmo essere loro grati.

Solo negli ultimi giorni è stata una carneficina. Nel cosentino aveva 33 anni. Nel catanese ne aveva 41. In Slovenia ne aveva 34.  Nella zona del Brenta ne aveva 52. Potremmo andare avanti ancora. Ma non servirebbe.

 

Ognuno di loro lascia una famiglia che li piangerà e un’arma ogni giorno più ferita e povera. Ognuno morto nel compimento del loro dovere. E nel silenzio più assoluto di istituzioni e stato.

 

Dove voglio arrivare? Solo alla riflessione più bieca e scontata: inutile nascondersi. Se in passato chi indossava la divisa era onorato a dovere e rispettato dai cittadini e dallo stato, oggi sempre più è ignorato da entrambi, nella convinzione che si tratti di un lavoro come un altro.

Quando capiremo che non lo è affatto, forse sarà tardi per recuperare quello che di buono sarà rimasto. Se sarà rimasto qualcosa di buono.

 

 

 

 

Fonte: supu / veneziatoday / repubblica

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

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