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Carabinieri e Uranio Impoverito. Continua la guerra per le vittime dello Stato



Carabinieri e Uranio Impoverito. Continua la guerra per le vittime dello Stato
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Fonte: ilmessaggero.it

Fonte: ilmessaggero.it

45 anni. Carabiniere. Inviato nel 2000 in Bosnia Herzegovina pe runa missione di pace. Pochi anni dopo ecco che bussa alla porta. Anche alla sua. Ennesimo anello di una catena non possibile da quantificare, ma tremendamente lunga. Quella delle vittime dell’esposizione alle polveri di uranio impoverito.

 

L’appuntato scelto dei carabinieri aveva avviato la causa di lavoro, ma il tumore non gli ha lasciato il tempo di portarla a termine. Lo faranno i suoi familiari per lui. La vedova e suo figlio infatti, assistiti dall’avvocato Luca Bertagnolio, hanno lavorato per la riammissione alla causa, la quale era stata interrotta per sopraggiunta morte del richiedente.

 

 

 

Carabinieri e uranio impoverito. Una sentenza sta spianando la strada

 

 

 

La prima udienza si sarebbe dovuta svolgere in data 30 novembre, ma in aula non si presentato il rappresentante legale del ministero dell’interno, pertanto il provvedimento è stato rinviato al 30 marzo prossimo.

 

In attesa delle discussioni in aula, una buona notizia però arriva. È di pochi giorni fa infatti una sentenza delle sezioni unite della cassazione che dà di fatto il là ai risarcimenti dei confronti dei militari che hanno prestato servizio nelle zone a rischio. A questo punto non sarà quindi necessario provare il nesso causale tra malattia ed esposizione all’uranio, basterà invece provare l’esposizione alle polveri tossiche, impresa ben più semplice.

 

Nella sentenza, legata alla storia di un carabiniere scelto, affetto da carcinoma papillifero del lobo tiroideo, in servizio alla Legione Lombardia in Kosovo tra il 2002 e il 2003, si parla di “piena responsabilità dell’amministrazione intimata per la gravissima patologia, derivante da causa di servizio […] danni causati per avere impiegato il militare in una missione nel Kosovo durata più di quattro mesi, senza l’adozione di alcuna protezione specifica”.

 

Su questo caso il Tar di Milano ha riconosciuto le ragioni del militare, richiedendo l’esecuzione della sentenza che abbiamo appena citato, la quale prevede per la vittima la liquidazione di un risarcimento di 350 mila euro ai danni del ministero della difesa.

 

 

 

 

Fonte: nonsolomarescialli / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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