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Carabinieri e uranio impoverito. Quando la professione diventa un incubo



Carabinieri e uranio impoverito. Quando la professione diventa un incubo
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Oggi vogliamo dare voce a un ex carabiniere che sta lottando per la propria vita e anche per i propri diritti contro le istituzioni, lo stato e anche i medici. Si tratta di Francesco De Angelis, soprannominato “il napoletano”, appartenente all’arma di Nocera Inferiore, umiliato dai medici che avrebbero dovuto riconoscere la sua invalidità.

 

Foto: Blizquotidiano

Foto: Blizquotidiano

 

 

De Angelis, dopo diverse missioni all’estero – Bosnia Erzegovina, Albania e Kosovo – e molti riconoscimenti legati a operazioni anti camorra è stato riformato per inabilità al lavoro. Causa dei suoi problemi di salute? Sempre lui. L’uranio Impoverito.

 

 

 

Carabinieri. Cominciamo dall’inizio

 

 

 

 

Era il 21 agosto del 2010 quando a seguito di una colluttazione durante un’operazione antidroga, il brigadiere venne sottoposto a una radiografia, la quale evidenziò una macchia di 20 millimetri. Inizia così il calvario del carabiniere.

Nel 2014 arriva la notizia del tumore al cervello. E come se non bastasse si è visto negare la domanda di risarcimento per causa di servizio, presentata cinque anni fa.

 

 

Edmondo Cirielli il segretario di Presidenza della Camera dei Deputati fa promesse da marinaio: “porterò all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito, di cui sono componente, il caso del brigadiere dei carabinieri, Francesco De Angelis, ora in pensione per malattia, che ha contratto un tumore dopo le missioni in Bosnia, Kosovo e Albania”. Lo dichiarò mesi fa. Ad oggi pare non sia proprio cambiato nulla. Anzi.

La situazione almeno per il brigadiere è addirittura peggiorata e si è visto decurtare all’80% della pensione di invalidità, perché tacciato di essere troppo in sovrappeso.

A dichiararlo è stato il medico dell’Inps che, insieme alla commissione esaminatrice, ha riconosciuto l’obesità di cui è affetto il brigadiere come non riconducibile ai farmaci, ma solo all’alimentazione.

 

Un’offesa personale, morale. Una prova di ignoranza assoluta che in un medico non è tollerabile. I medicinali che il brigadiere è costretto ad assumere provocano gonfiore. Quel gonfiore malato che non è certo dovuto al troppo cibo.

Inoltre la malattia non è certo scomparsa, è regredita per fortuna, ma è sempre lì. Questo è quello che accade se ti ammali a causa dell’uranio impoverito. Non guarisci mai, sopravvivi tra medicine e l’incubo di ammalarti di nuovo.

Ma questo il medico non lo sa…

 

 

 

Carabinieri. Non c’è fine al peggio

 

 

 

Con la decurtazione dell’assegno di invalidità è sparita anche la richiesta di accompagnamento. Per non parlare del riconoscimento della causa di servizio!

Mi sono venduto la macchina per affrontare sia le spese per il ricorso contro il medico dell’Inps (…) sia per l’acquisto di altri medicinali che mi servono per andare avanti, oltre che per le visite mediche che faccio dall’epatologo, radiologo endocrinologo”.

 

Parole che fanno male al cuore, dopo una vita dedicata con successo all’arma e alla patria. Nonostante tutto però non ha perso l’ironia il nostro brigadiere e a quel medico ha chiesto il foglio di rientro in servizio, dal momento che la malattia non era più presente ed era in perfetta forma. D’altronde a parte il tumore al cervello, gli manca solo un polmone al nostro brigadiere!

È un’ironia amara, nera. Come il velo che andrebbe steso su vicende come questa e come molte altre purtroppo. Ma quanti ancora dovranno morire nell’ombra?

 

 

 

Come denunciato dall’associazione Vittime uranio nel 2010, in Italia si contano almeno 216 casi di morte, dovuti alla presunta contaminazione col metallo pesante radioattivo e non meno di 2500 malati. Un bollettino di guerra che fa paura. Più ai carnefici a quanto pare che alle vittime.

 

 

 

Fonte. net1.news

 

 

 

Valentina Stipa

 

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