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Caso Cucchi. Le Parole del Comandante



Caso Cucchi. Le Parole del Comandante
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Fonte: giornalettismo.net

Fonte: giornalettismo.net

È una vicenda estremamente grave. Grave il fatto che alcuni Carabinieri abbiano potuto perdere il controllo e picchiare una persona arrestata secondo legge per aver commesso un reato, che non l’abbiano poi riferito, che altri abbiano saputo e non abbiano sentito il dovere di segnalarlo subito, che questo non sia stato appurato da chi ha fatto a suo tempo le dovute verifiche, se tutto questo sarà accertato. Grave il fatto che queste cose possano emergere soltanto a partire da oltre sei anni dopo, nonostante un processo penale celebrato in tutti i suoi gradi”.

 

Parole pesanti come macigni quelle del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio De Sette. Se la nuova perizia medico-legale chiesta dalla Procura di Roma dovesse accertare che Stefano Cucchi quella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 è deceduto a causa di violenze, queste parole pronunciate dalla più alta carica dell’Arma, acquisiranno certamente un significato maggiore, creando uno spartiacque tra prima e dopo Cucchi.

 

Ci sarà infatti l’assoluta certezza che le mele marce saranno allontanate senza tentativi strutturati o maldestri di protezione, rompendo quel corporativismo che, perlomeno in questa vicenda ha procurato più guai che vantaggi.

 

Caso Cucchi. “Chi Ha Sbagliato Pagherà”

 

 

In questa nuova inchiesta che si è appena aperta per mano del procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto procuratore Giovanni Musarò, per fare luce sulla morte di Stefano Cucchi, sono indagati cinque militari della stazione Appia: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco (tutti per lesioni personali aggravate e abuso d’autorità), e Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini (per falsa testimonianza e, per il primo anche di false informazioni al pm).

 

Il Comandante Del Sette, nella sua dichiarazione a mezzo stampa invita anche a non generalizzare e a non puntare il dito contro una categoria intera per le colpe dei singoli: “non sfugge a nessuno, credo, che decine di migliaia di Carabinieri assolvono quotidianamente, in Italia e apprezzatissimi anche all’estero, la loro missione a tutela della legge e della gente, con professionalità, impegno, abnegazione, rischio continuo per la loro incolumità – come attestato dalle decine di infortunati, contusi e feriti di ogni giorno – e profonda umanità nelle migliaia di servizi, interventi, investigazioni di ogni giorno, nelle decine di migliaia di arresti di ogni anno, dei quali tutti i cittadini possono avere conoscenza grazie ai mezzi di informazione”.

 

In questa direzione anche la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, che a seguito delle dichiarazioni del comandante ha voluto commentare così: “nutro enorme rispetto per l’arma dei carabinieri e per i carabinieri tutti. Non siamo certo noi a volerla delegittimare. A voler macchiare la sua immagine. Il valore di tanti carabinieri che operano quotidianamente su tutto il territorio nazionale è indiscutibile”.

 

 

Fonte: repubblica / supu / ansa

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

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