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Caso Marò. Finalmente a casa



Caso Marò. Finalmente a casa
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Fonte: adnkronos.com

Fonte: adnkronos.com

Definirla una vittoria, oltre a essere del tutto fuori luogo non sarebbe neanche la verità.

 

Certamente lo è per Girone, che finalmente ha rivisto il suo paese, dopo anni di prolungata assenza forzata. Certamente non lo è per lo stato italiano. Nonostante l’accoglienza in pompa magna, infatti, il suo ritorno è legato a una sentenza della corte suprema indiana che gli ha consentito di lasciare l’India accompagnato dall’ambasciatore Lorenzo Angeloni, rendendo immediatamente esecutivo l’ordine del tribunale arbitrale internazionale dell’Aja.

 

 

Caso Marò. Le istituzioni si dicono soddisfatte

 

 

Secondo quanto dichiarato in diverse note ufficiali della farnesina, Italia e India “hanno cooperato nelle ultime settimane per definire le condizioni e le modalità del rientro e della permanenza nel nostro Paese del marò, in pendenza della procedura arbitrale sul caso della Enrica Lexie”.

 

Rispetto alla decisione dell’immediato rientro di Girone, la Farnesina dichiara che si tratta di “un risultato importante che riconosce l’impegno intrapreso dal governo italiano con il ricorso all’arbitrato internazionale per far valere le ragioni dei nostri due fucilieri di Marina. Con lo stesso impegno l’Italia si presenterà ai prossimi passaggi previsti dal procedimento arbitrale”.

 

La soddisfazione però finisce quando si va a leggere le condizioni di questo rientro. La corte suprema infatti ha richiesto e ottenuto delle condizioni chiare per concedere il rientro al nostro fuciliere: ha richiesto di depositare una garanzia scritta in cui l’Italia si impegna a far rientrare in India il Marò entro un mese dall’eventuale decisione favorevole all’India sulla giurisdizione da parte del tribunale dell’Aja.

 

 

Caso Marò. Anche nella gioia, la nota stonata non manca mai

 

 

Poteva andare tutto per il verso giusto almeno nel rientro in patria? Ovviamente no, perché, come si dice, piove sempre sul bagnato.

 

E allora ecco che il ritorno in Italia per Girone ha avuto un sapore amaro perché ha dovuto lasciare in India il suo Cane, un Golden Retriever che da diversi mesi gli faceva compagnia.

 

Per il Sergente Argo infatti non erano ancora pronti i documenti di espatrio e quindi si è deciso di trattenerlo e farlo partire in un secondo momento. Poca cosa rispetto al grande passo che il fuciliere si è visto concedere, ma certamente una nota amara che si poteva anche evitare, tutto sommato.

 

 

 

 

Fonte: repubblica / ansa

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

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