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CIP: “quale modello di formazione degli alunni e dei docenti si può fondare se un docente su sei è precario?”



CIP: “quale modello di formazione degli alunni e dei docenti si può fondare se un docente su sei è precario?”
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Il precariato in Italia ad oggi è una realtà della quale non possiamo sfuggire. La cosa preoccupante è il fatto che sembra non aver soluzione né risposta da parte dei rappresentanti pubblici. Contratti di sei mesi, stipendi basi o incertezze sul lavoro sono sicuramente prospettive che, sicuramente, non aiutano a progettare il proprio futuro. Abbiamo parlato su questo argomento con Elena La Gioia, presidente del Comitato Insegnanti Precari (CIP)

 

 

  1. Quanti insegnanti precari esistono attualmente in Italia?

Oggi il precariato nella scuola può essere considerato un fenomeno di massa, infatti è persino difficile reperire cifre esatte, certo sono più di 200mila i docenti che ogni anno ricoprono incarichi a lungo termine ( su cattedre vacanti cioè senza titolare) e a breve termine ( in sostituzione di personale assente).

 

 

    2. Cosa ne pensa il comitato di questa cifra?

E’ troppo, tanto da essere diventato ormai un fenomeno strutturale. Un tale fenomeno non può che incidere sulla scuola, e su chi lo subisce come condizione lavorativa, in modo negativo. Inoltre le recenti politiche governative non hanno risolto il problema anzi lo hanno acuito con accomodamenti provvisori e spesso aggravando la situazione. Posto di lavoro incerto, sede instabile, mancanza di continuità didattica, gravi tagli di organico: quale modello di partecipazione, di didattica, di formazione degli alunni e dei docenti si può fondare su queste basi, se un docente su sei è precario?

 

 

  3. Quali sono le caratteristiche di un insegnante precario? Per ché motivo viene catalogato come tale?

I precari sono persone pluriabilitate all’esercizio della professione docente. Abbiamo superato concorsi pubblici banditi dallo Stato e questo, invece di valorizzare le competenze da esso stesso riscontrate, ci ha precarizzato per anni, ci chiamano storici la maggior parte di noi non conta più gli anni di servizio all’interno delle scuole ma i decenni.

Praticamente siamo quelli che servono lo Stato quando allo Stato serve, lì dove occorre, per le cattedre, il tempo e gli insegnamenti disponibili. aspettiamo ogni anno scolastico di essere attinti dalle graduatorie a esaurimento che in realtà non si esauriranno mai perché invece di assumere docenti per sostituire quelli che vanno in pensione, i governi che si succedono tagliano cattedre e posti, ci assumono il primo settembre e ci licenziano il 30 giugno, i nostri stipendi non registrano scatti di anzianità né mensilità estive.

 

 

  4. Secondo il comitato, come ha fatto il settore educativo italiano a raggiungere questi livelli di precariato?

Questi alti livelli di precariato sono il risultato di continui caroselli normativi, di provvedimenti approssimati e di soluzioni che in realtà sono sanatorie. Siamo le vittime dell’inettitudine e della miopia di una  classe politica responsabile di continue revisioni normative e di ripetute e diversificate prove concorsuali nelle quali sono stati riconosciuti i nostri meriti ma non i nostri diritti. Normative incongruenti prima e tagli poi hanno accresciuto il fenomeno del precariato, e i più recenti provvedimenti governativi sembrano andare nella stessa direzione.

 

 

  5. Come si potrebbe migliorare questa situazione?

E’ necessario orientarsi in una gestione ordinata e coerente per sanare questa situazione che si protrae da anni con una ricaduta negativa non solo per la nostra carriera ma soprattutto per l’intero sistema scolastico. Le graduatorie a esaurimento devono essere eliminate solo per esaurimento. Ciò è possibile in tempi brevi a condizione che non siano incrementate con l’istituzione di nuovo precariato, con un efficace piano pluriennale di assunzioni risolutivo su tutti i posti disponibili, riducendo i passaggi verticali di chi di ruolo lo è già, non aggiungendo nuovi abilitati. il dovere politico e la necessità funzionale della scuola impongono al governo l’assunzione su tutti i posti disponibili dei precari in graduatoria permanente fino al suo esaurimento, solo dopo sarà possibile l’adozione di nuovi sistemi di reclutamento. L’organico funzionale che da tempo si aspetta per rafforzare e ampliare l’autonomia scolastica è l’unica soluzione perché appunto rafforza e contestualizza le potenzialità insite in ogni risorsa umana a beneficio dell’intero sistema.

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3 Commenti a “CIP: “quale modello di formazione degli alunni e dei docenti si può fondare se un docente su sei è precario?””

  1. Dipendenti statali -il Blog- » Blog Archive » Scuola: nuovi tagli e nuovi caos all’orizzonte Says:

    [...] su Olimpiadi di Londra anche in divisamaurizio potenza su Olimpiadi di Londra anche in divisaDipendenti statali -il Blog- » Blog Archive » CIP: “quale modello di formazione de… su Suola e [...]

  2. Dipendenti statali -il Blog- » Blog Archive » Polizia davanti alle scuole? No, grazie Says:

    [...] – Insegnanti precari: chi sono? [...]

  3. seo optimization Says:

    Ci sono alcuni punti interessanti nel tempo in questo articolo, ma non so se vedo tutti loro centro a cuore. Vi è una certa validità, ma mi prenderò opinione attesa fino a quando guardo ulteriormente. Buon articolo, grazie e vogliamo di più!

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