Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 

Archivi per la categoria 'Congedo Parentale'

mar, ago 5, 2014  Marco Brezza
Congedo parentale insegnanti: retribuzione piena per i primi 30 giorni?
2.75 (55%) 8 Vota Questo Articolo

Congedo parentale insegnanti: come si delineano le caratteristiche di questo istituto molto importante all’interno dei vari settori della Pubblica Amministrazione italiana? Va innanzitutto premesso che il congedo parentale all’interno del pianeta del pubblico impiego assume le caratteristiche generali di una agevolazione riservata ai genitori di bambini (anche adottati) che non abbiano ancora compiuto 8 anni di età (o nel termine di 8 anni dall’ingresso del bambino adottato all’interno del nucleo familiare.

 

Congedo parentale insegnanti: retribuzione piena per i primi 30 giorni?

Congedo parentale insegnanti: caratteristiche principali

 

In questo articolo pare interessante soffermarsi sui primi 30 giorni di astensione dal lavoro per congedo parentale insegnanti non superiore a 6 mesi previsto dall’art. 32 del Decreto Legislativo n.151/2001 (Disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità). In particolare per quello che riguarda la scuola, questa norma va letta alla luce del Contratto Collettivo Nazionale del comparto Scuola, il quale all’art.12, comma 4 afferma: “Nell’ambito del periodo di astensione dal lavoro previsto dall’art. 32 del D.Lgs 151, per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i primi trenta giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche in modo frazionato, non riducono le ferie, sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio e sono retribuiti per intero”.

 

La deroga migliorativa del Contratto Collettivo Scuola

 

In questo senso pare interessante analizzare un rilevante fenomeno giuridico che ripercuote i suoi effetti sul concreto delinearsi nella realtà del congedo parentale insegnanti: infatti, mentre l’art.34 del D.Lgs. 151 stabilisce che per ciò che riguarda i periodi di congedo parentale alle lavoratrici e ai lavoratori è dovuta (fino al terzo anno di vita del bambino) un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione (per un periodo che non può superare la somma dei 6 mesi ripartita tra i due genitori), il Contratto Collettivo della Scuola va a derogare “in melius” (ovvero con vantaggio per i soggetti) questa norma stabilendo che i primi 30 giorni, fruiti fino agli 8 anni del bambino, siano retribuiti nella misura del 100% della retribuzione ordinaria.

 

La conferma della giurisprudenza: Congedo Parentale Insegnanti

 

A rafforzare questo importante concetto ha contribuito anche la giurisprudenza (sia di legittimità che di merito): infatti la Corte di Cassazione, attraverso l’ordinanza  n. 3606 e del 7 marzo 2012, ha proclamato che qualora i contratti collettivi stabiliscano un trattamento economico più favorevole per i primi mesi di congedo parentale, tale trattamento più favorevole (ovvero la situazione che si configura nel caso concreto analizzato in questo articolo) spetti anche se il bambino ha superato i tre anni di età. E nella medesima direzione si è collocato anche il Tribunale di Sassari il quale nel 2012 ha riconosciuto ad una insegnante il diritto alla retribuzione intera inerente al congedo parentale, se fruito per la prima volta dopo i 3 anni di vita del figlio.
Pertanto i primi 30 giorni di congedo devono essere di diritto riconosciuti e retribuiti al 100% qualora vengano utilizzati entro i primi 8 anni di vita del figlio, senza l’ostacolo dello sbarramento dei 3 anni di età. Si tratta di pronunce importanti che confermano la forza derogatoria “in melius” dei contratti collettivi, fondamentali strumenti giuridici in grado di elevare l’asticella delle tutele, come il congedo parentale insegnanti, garantite ai lavoratori (nella fattispecie i dipendenti pubblici impiegati nel comparto scuola).

 

Fonte : orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
gio, ott 24, 2013  Roberta Buscherini
Interdizione Anticipata Maternità Dipendenti Pubblici: La Guida
3.6 (72%) 5 Vota Questo Articolo

Interdizione Anticipata Maternità. L’ interdizione anticipata maternità per dipendenti pubblici è un diritto delle lavoratrici che prevede un’anticipazione dell’astensione obbligatoria per maternità regolata dalla legge (articoli 16 e 17 del D. Lgs. 151/2001 – Testo Unico maternità/paternità) quando:

-          Ci sono complicazioni della gravidanza

-          Nelle considerate gravidanze a rischio

-          Le condizioni di lavoro possono danneggiare la dipendente o il bambino

-          La dipendente pubblico, addetta al trasporto o al sollevamento peso non può essere trasferita ad altre mansioni

interdizione-anticipata-maternità

Durante il periodo d’interdizione maternità, la dipendente ha il diritto all’intera retribuzione senza nessun tipo di riduzioni. Inoltre, questo periodo viene conteggiato per l’anzianità di servizio e per la maturazione delle ferie.

 

Interdizione Anticipata Maternità: Chi ne ha il diritto?

 

Tutte le dipendenti pubbliche hanno il diritto all’ interdizione anticipata maternità se si dovessero trovare in alcuno dei casi citati precedentemente.

 

Come Presentare la domanda per Interdizione Maternità

 

Per accedere all’ interdizione anticipata maternità, nel caso delle dipendenti pubbliche, è necessario presentare l’apposita domanda, allegando la corrispondente certificazione medica. Ma a chi presentare le domande?

Da novembre dell’anno scorso ci sono alcune novità riguardo le competenze per interdizione anticipata maternità. Vediamo quali sono:

Se si tratta di una richiesta d’ interdizione anticipata maternità per gravi complicanze della gravidanza è necessario fare richiesta all’ASL con il certificato medico di gravidanza e il certificato attestante delle complicazioni. Mentre negli altri casi, è la Direzione Provinciale del Lavoro ad avere la competenza.

In ogni caso, il provvedimento per l’ interdizione maternità anticipata è emesso dal Servizio ispezione del lavoro della DPL entro il termine di 7 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello di accoglimento della documentazione completa.

Durante il periodo di interdizione maternità anticipata, la dipendente pubblica non è soggetta a visite fiscali.

Per ottenere ulteriori informazioni su come ottenere il certificato per gravidanza a rischio e su dove andare per richiedere l’interdizione maternità anticipata, è possibile telefonare il numero verde gratuito del Servizio sanitario regionale 800 033 033, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30, il sabato e i prefestivi dalle 8.30 alle 13.30.

 

Per scaricare il Modulo per richiedere l’Interdizione maternità anticipata segue questo link: Modulo Interdizione Anticipata

 

Fonti: Nostrofiglio.it / Saluter.it / Moduli.it

 

Roberta Buscherini

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, ott 7, 2013  Roberta Buscherini
Diritti Part Time Docenti: Congedi Parentali e Legge 104 / 92
4 (80%) 5 Vota Questo Articolo

Part time docenti: I diritti. Gli insegnanti con un contratto part time docenti hanno gli stessi doveri e diritti degli insegnanti con un contratto a tempo pieno. In questo articolo vogliamo analizzare la normativa riguardo i congedi parentali e la legge 104 / 92 nel caso di contratti part time docenti.

 

Part Time Docenti e Maternità

 

part time docentiPer parlare dei diritti di congedi parentali nel caso di contratti part time docenti è necessario distinguere tra part time orizzontale ( quando l’orario di lavoro prevede una prestazione ad orario ridotto su base giornaliera, ma svolto in maniera continua per tutte le giornate dell’anno Es: (4 ore x 5 giorni lavorativi = 20 ore sett. su 40) e part time verticale (quando l’orario di lavoro prevede una prestazione ad orario pieno (giornaliero, settimanale, mensile) svolta solamente per alcuni giorni della settimana, alcune settimane nel mese, o alcuni mesi dell’anno. Ad esempio: 8 ore su 3 giorni lavorativi = 24 ore sett. su 40 oppure 6 ore su 4 giorni lavorativi = 24 ore sett. su 40).

 

Nel primo caso, docenti che lavorano con un part time orizzontale, non esistono differenze tra questi docenti e il personale a tempo pieno: i diritti a congedi e permessi sono gli stessi.

 

Nel caso d’insegnanti con un part time verticale, è necessario fare riferimento agli Orientamenti Applicati dell’ARAN per altri Comparti. Nello specifico, le assenze e i permessi per congedo parentale vengono computate in base ai giorni di calendario ricadenti nell’intero periodo richiesto.

 

In assenza di un Orientamento per la scuola e poiché nel CCNL 2007 non ci sono regole specifiche, al docente a part time verticale si dovrebbero calcolare solo i giorni in cui presta servizio e non tutti i giorni di calendario ricadenti nell’intero periodo richiesto.

 

Gli insegnanti possono fruire dell’intero periodo continuativo di 30 giorni per maternità, ma i giorni da retribuire secondo le previsioni contrattuali sono solo quelli in cui essi erano tenuti alla prestazione lavorativa

 

Part time Docenti e Legge 104 92

 

I docenti con un contratto part time hanno il diritto a 3 giorni di permesso al mese che contempla la legge 104 / 92?

Anche in questo caso è necessario distinguere tra docenti con un part time orizzontale e docenti con un part time verticale.

Non ci sono differenze tra i docenti con un contratto a tempo pieno e il personale con un part time orizzontale, i diritti sono identici e, pertanto non esistono limitazioni riguardo i tre giorni mensili di permesso per assistere familiari disabili.

 

Nel caso di personale con un part time verticale invece, esistono alcuni chiarimenti da fare. L’uso di questi giorni di permesso per la legge 104 / 92 è  limitata ad alcuni giorni della settimana. Nello specifico, la circolare INPS del 22 luglio 2000 dispone che:

-          Il numero di giorni di permesso è proporzionale ai giorni di lavoro

-          Il risultato numerico va arrotondato all’unità inferiore o a quella superiore a seconda che la frazione sia fino allo 0,50 o superiore.

 

In questo modo:

 part time docenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vediamo un esempio per chiarire il concetto:

Se si tratta di un docente con un contratto di lavoro part time verticale che prevede 8 giorni di lavoro al mese, su 27 giorni lavorativi. Il calcolo da fare è questo:

x : 8 = 3 : 27

x = 24 : 27;

x = 0,8 (gg. di permesso, da arrotondare a 1).

Nel mese in questione, il docente ha diritto ad un solo giorno di permesso per la legge 104 / 92.

 

 

Fonti: Inps / Orizzontescuola / FPCGil

 

Roberta Buscherini

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
gio, set 12, 2013  Roberta Buscherini
Assegnazione Temporanea Polizia di Stato: Guida ai Diritti
3.5 (70%) 6 Vota Questo Articolo

Assegnazione Temporanea Polizia di Stato: I congedi parentali, riposi e permessi connessi alla paternità/maternità, nel caso della Polizia di Stato, sono regolati dal D.Lgs. 26 marzo 2001, n.151. Questo Testo Unico ha l’obiettivo di fornire un concreto sostegno economico alle famiglie, nel pieno rispetto del dettato costituzionale (art. 31 Cost.). Tale documento è stato modificato successivamente modificato specialmente con l’articolo 42 bis, che prevede per gli appartenenti alla Polizia di Stato, e per i dipendenti pubblici in generale, la possibilità di accedere alla mobilità per avvicinarsi a casa,  favorendo in questo modo la loro presenza paterna o materna nella fase iniziale di vita del proprio figlio. Ovvero, l’assegnazione temporanea Polizia di Stato.

 

Assegnazione Temporanea Polizia di Stato – Mobilità

 

assegnazione temporaneaNello specifico, quest’articolo prevede la possibilità per gli appartenenti alla Polizia di Stato con figli minori di tre anni, di essere assegnato (per un periodo massimo di tre anni) ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia nella quale si trova la propria famiglia, ovvero l’altro genitore e il figlio. Sempre che, ovviamente, esista un posto vacante di simile posizione retributiva e previa approvazione delle amministrazioni coinvolte.

A questo punto bisogna sottolineare che, l’assegnazione temporanea Polizia di Stato, non è un vero e proprio diritto soggettivo “ma di un interesse legittimo che trova concreta attuazione solo in seguito al procedimento istruito dall’amministrazione per la verifica dei presupposti e che deve concludersi nell’arco di trenta giorni”, come dice la norma.

 

 

 

 

Requisiti per l’assegnazione temporanea

 

Le condizioni legittimanti che prevede la norma per il riconoscimento all’assegnazione temporanea Polizia di Stato sono:

-          Essere un dipendente pubblico

-          Essere in possesso della professionalità corrispondente al posto da ricoprire

-          Avere un figlio minore di tre anni

 

Durata dell’assegnazione temporanea Polizia di Stato: Pareri

 

La norma recita esattamente che “Il genitore con figli minori fino a tre anni…può essere assegnato…per un periodo complessivamente non superiore a tre anni…”. Bisogna chiarire che questi tre anni di beneficio sono indipendenti dell’età del bambino. Ad esempio, il genitore appartenente alla Polizia di Stato può richiedere il beneficio dell’assegnazione temporanea quando il proprio figlio ha due anni e comunque, può ottenerlo per un periodo complessivo di tre anni, finché in questo caso il figlio né avrà 5.

 

Roberta Buscherini

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
ven, giu 28, 2013  Ranalli
Interdizione Anticipata per Maternità Dipendenti Pubblici.
5 (100%) 5 Vota Questo Articolo

Interdizione anticipata per maternità dipendenti pubblici: quando si può chiedere e come fare per ottenerla.

Fino a qualche anno l’interdizione anticipata per maternità era regolata da una precisa norma : la legge 1204/71. Una legge che per la sua importanza era un pilastro della nostra legislazione.

Nello scorrere degli anni ed a seguito dell’evolversi delle esigenze delle donne lavoratrici in stato di gravidanza, la normativa necessariamente si è dovuta adeguare agli eventi . Oggi la vecchia legge 1204/71 è stata abrogata e sostituita dalla legge sui congedi parentali in vigore dal 2000 legge n°53.

 

Interdizione anticipata per maternità: Nuova legge

interdizione anticipata per maternità dipendenti pubbliciInizialmente la tutela delle lavoratrici madri avveniva sostanzialmente con l’obbligo per le stesse di lasciare il servizio due mesi prima del parto ( pre-partum ) e tre mesi dopo il parto  ( post-partum ).

A questi mesi si potevano aggiungere sei mesi di astensione facoltativa post – partum e due ore di allattamento fino al compimento del primo anno di vita del bambino. Ulteriore agevolazione era la possibilità di assentarsi per trenta giorni dal servizio per malattia del bambino fino ad un anno di vita.

 

Interdizione ancipata per maternità: diritti

La retribuzione era erogata per intero per i cinque mesi obbligatori ( ad eccezione di particolare categorie per i quali era prevista la retribuzione all’80% ) mentre per quanto concerne l’astensione facoltativa il primo mese veniva erogato per intero i successivi mesi al 30%. L’allattamento era retribuito per intero, così come anche la malattia del bambino.

 

Parlavo prima dell’evoluzione della normativa legata sicuramente alle necessità lavorative della nostra società. Ad oggi a seguito della legge 53/00 le donne in stato di gravidanza hanno la possibilità di lasciare il lavoro anche in prossimità del parto senza necessariamente essere obbligati al rispetto dei due mesi prima del parto mentre sono obbligate al rispetto invece del periodo post-partum.  La legge 53/00 ha altresì esteso la possibilità di assentarsi dal servizio per motivi legati alla malattia del bambino fino al compimento del terzo anno di vita ed in situazioni particolari fino all’ottavo anno di vita.

 

Recenti sentenze dei giudici hanno esteso l’obbligo alla retribuzione al 100% per tutte le lavoratrici madri indipendentemente dal loro status giuridico. Molte lavoratrici che hanno subito in passato decurtazioni improprie delle retribuzioni possono se vogliono adire alle vie legali per vedere soddisfatte questo loro diritto.

 

Tra le novità proposte dal Governo Tecnico c’è ne è una molto negativa che riguarda appunto le donne che chiedono l’astensione facoltativa post-partum. Infatti tra le righe del decreto salvaitalia è stato stabilito che a partire dal 1 gennaio 2013 le astensioni facoltative post partum verranno retribuite al 30% già dal primo mese. C’è da giurarci che le migliaia di dipendenti pubblici madri adiranno ed anche giustamente ogni via legale per modificare ed annullare questa disposizione che appare un vero e proprio sopruso. Infatti non è così che si aiuta la natalità se prima non si aiutano le donne a svolgere  al meglio questa loro dote naturale.

 

Auspico per il futuro un’ulteriore miglioramento della legge 53/00 nel senso che ogni vincolo che possa creare problemi alle dipendenti pubblici e statali madri venga definitivamente risolto perché solo così si aiuta la natalità e quel tanto auspicato aumento demografico.

 

 Giancarlo Ranalli

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest