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Scuola: abilitati o no, i corsi sono già iniziati



Scuola: abilitati o no, i corsi sono già iniziati
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Per gli insegnanti senza abilitazione le rassicurazioni arrivano direttamente dall’esecutivo, attraverso le parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, lo scorso maggio durante il Question Time alla Camera in risposta ad una interrogazione, rivolta al ministro dell’Istruzione in merito alle iniziative che garantirebbero l’accesso senza sbarramento ai corsi di tirocinio formativo abilitante a quei docenti che non hanno l’abilitazione all’insegnamento ma che hanno maturato almeno 360 giorni di servizio.  Il ministro infatti ha parlato di diverse ipotesi al vaglio degli uffici competenti che assicurerebbero appunto l’abilitazione tenendo conto della professionalità maturata.

 

Secondo una delle ipotesi al vaglio del Ministero, i requisiti richiesti per l’accesso a questi corsi sarebbero 3 anni anche non consecutivi di insegnamento in una classe per la quale non si è abilitati.

 

Già solo da questa prima ipotesi, i sindacati di categoria hanno evidenziato grandi lacune che possiamo riassumere come segue: prima di tutto il vincolo dei 3 anni di insegnamento rischia di escludere migliaia di docenti che hanno alle spalle molti più anni di servizio ma svolto in situazioni differenti, non maturando 180 giorni continuativi, risultando di fatto esclusi dall’ipotesi governativa.

 

Anche il requisito riguardante la specificità della classe di abilitazione è del tutto limitante secondo i sindacati di categoria, in quanto, così come per il requisito temporale anche questo non tiene conti di tutti coloro che lavorano su progetti o sul sostegno e che quindi hanno maturato esperienze distinte in classi differenti.

 

Alla luce di questa analisi superficiale risulta già chiaro che il confronto tra le parti sociali e politiche coinvolte in questo settore è tutt’altro che al termine. Molti ancora sono i punti da affrontare e i dubbi da togliere affinché davvero tutti gli insegnanti non abilitati abbiano una corsia preferenziale.

 

A riprova del fatto che quello dei docenti non abilitati ma in servizio sia un problema non certo nuovo alle istituzioni, dal 2009 esiste anche l’associazione docenti invisibili da abilitare, l’ ADIDA, unica ad oggi legalmente costituita e che si occupa esclusivamente della tutela dei docenti precari di III fascia, ovvero si impegna a dare visibilità ai docenti che insegnano da anni, con lo stesso fardello di obblighi e responsabilità dei colleghi di ruolo e abilitati, pur non possedendo di fatto l’abilitazione.

 

Mentre si discute però su come tutelare i docenti non abilitati,  i corsi sono in partenza alle condizioni definite dal governo e specificate anche dal MIUR:  per coloro che hanno maturato 36 mesi di servizio ci sarà un percorso formativo con un esame finale. Non si può negare che queste condizioni siano migliori di quelle previste dal D.M. n.249, ma siamo ancora lontani dalla tutela per i precari della scuola che per l’ex ministro Gelmini non erano neanche precari…

 

Nell’ambito dell’istruzione, la tutela dei docenti non formalmente abilitati ma che svolgono la loro attività professionale con impegno e dedizione da anni e anni è paradossalmente inesistente. E sorge spontaneo il paragone con l’Europa: come funziona nel resto dell’Unione?

 

La risposta è bene e meglio. Ma inutile fare paragoni inappropriati. Non serve se non a farci sentire ancora più soli e più in basso, anche in ambito di formazione, da secoli fiore all’occhiello del nostro paese.

 

 

 


 

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