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Dipendente pubblico e libera professione: quando sono compatibili le due posizioni?



Dipendente pubblico e libera professione: quando sono compatibili le due posizioni?
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Una questione che emerge periodicamente in seno a coloro che lavorano nella Pubblica Amministrazione italiana concerne l’eterno rovello afferente la tematica che mette in relazione dipendente pubblico e libera professione: quali sono le attività concernenti la libera professione che si configurano come compatibili con un impiego presso la Pubblica Amministrazione? Infatti, oggi vorrei parlarvi dell’argomento dipendente pubblico e libera professione.

 

Dipendente pubblico e libera professione: il principio di generale incompatibilità

 

Dipendente pubblico e libera professioneLa questione galleggia giuridicamente sul Decreto Legislativo n.165 del 2001 (il Testo Unico sul Pubblico Impiego): il punto fondante che si appresta a dirimere e dissipare i dubbi relativi alla questione dipendente pubblico e libera professione giace nel principio generale dell’esclusività del rapporto di lavoro pubblico. Nel testo di legge sono collocati e disciplinati il conferimento e le autorizzazioni degli incarichi retribuiti ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato. Ovviamente l’aspettativa per motivi di famiglia o di studio non fa venire meno il dovere di esclusività che caratterizza il lavoro alle dipendenza della pubblica amministrazione. Sono esclusi da questi stringenti vincoli i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale (part-time) con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno. Per questi ultimi esiste la possibilità di svolgere altre eventuali attività lavorative.

 

I requisiti per poter praticare un ulteriore lavoro

 

In pratica al dipendente pubblico è fatto divieto di prestare il proprio lavoro per altri datori di lavoro in quello che si configura come un obbligo di esclusiva nei confronti dell’Amministrazione da cui dipende. Ma esistono eccezioni a questo perentorio principio? Pare di sì. Come già affermato in precedenza coloro i quali sono impiegati presso la Amministrazione Pubblica a tempo parziale con prestazione lavorativa che non oltrepassa la quota del 50% di quella a tempo pieno possono svolgere anche un’altra differente professione. Questi ultimi possono quindi effettuare una attività lavorativa di tipo subordinato oppure, e qui risiede la parte più interessante del discorso, di tipo autonomo, qualora ovviamente non vi sia conflitto di interessi con le funzioni esercitate per conto della Pubblica Amministrazione.
Sempre con riferimento alla annosa questione della connessione tra dipendente pubblico e libera professione va sottolineato l’importante aspetto della temporaneità e dell’occasionalità dell’incarico: in questo senso sono autorizzabili le attività esercitate sporadicamente ed occasionalmente, anche se eseguite periodicamente e retribuite, solo nella misura in cui, per aspetti quantitativi e previa mancanza di abitualità, non diano luogo a possibili interferenze con l’impiego presso la PA.

 

Dipendente pubblico e libera professione: l’esempio dell’avvocato

 

Citando un esempio evidente di libera professione (ovvero la professione di avvocato) osserviamo cosa ha statuito la Corte di Cassazione in merito alla vicenda di un dipendente del Ministero dei Trasporti a tempo parziale che era iscritto dal 1997 nell’albo degli avvocati. Dopo l’entrata in vigore della Legge n. 339 del 25 novembre 2003 (che modificava il provvedimento, la Legge 662/1996, che consentiva in precedenza al pubblico dipendente di praticare anche la libera professione) il ricorrente manifestava la sua intenzione di continuare a mantenere il rapporto di pubblico impiego, esercitando nel contempo anche la professione di avvocato. La Suprema Corte, con sentenza del dicembre del 2013 (la numero 27266), ha sancito la legittimità della normativa nazionale che prevede l’impossibilità per i dipendenti pubblici che prestano il loro lavoro a tempo parziale di svolgere contemporaneamente la professione forense. La decisione è stata motivata attraverso uno dei principi che sovrintendono a questa tematica: l’esigenza specifica di interesse pubblico connessa al ruolo che si riveste. L’obiettivo della disciplina è evitare il contrasto che si verrebbe a concretizzare tra interesse privato del dipendente ed interesse della Amministrazione, oltre a garantire l’indipendenza del difensore rispetto ad interessi che contrastino in qualsiasi modo con quelli del cliente.  Insomma, dipendente pubblico e libera professione sono compatibili sono a  precise e determinate condizioni.

 

 

 

Roberta Buscherini

 

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