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Dipendenti province, mobilità passaggio in 6 mesi: attenzione, lo stipendio cala!



Dipendenti province, mobilità passaggio in 6 mesi: attenzione, lo stipendio cala!
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Sono passate oltre 80 settimane dall’entrata in vigore della Riforma delle Province (correva l’aprile 2014) ma ancora non si comprende in maniera nitida in quale modo andranno a disgregarsi e riconfigurarsi questi “famigerati” (almeno nel dibattito pubblico) enti.  Cerchiamo di comprendere quali sono le certezze maturate sinora.

 

Dipendenti province

 

Riforma province mobilità: cosa c’è di sicuro

 

La settimana scorsa è stato bollinato il decreto che delinea i criteri generali per la mobilità dei dipendenti pubblici: è poi finalmente giunta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sarà certamente questo un provvedimento fondamentale per l’effettiva definizione della riforma, soprattutto per quel che riguarda i dipendenti pubblici impiegati nelle ex province.
Cosa manca per il completamento di un percorso di riforma “rallentato da incertezze, polemiche e dai tempi lunghi dell’iter burocratico”, (come afferma Gianni Trovati sul Sole 24 Ore)? Mancano all’appello ben nove Regioni ordinarie che non hanno ancora approvato le leggi di redistribuzione delle funzioni provinciali, e che dovrebbero procedere entro fine ottobre se non vogliono incorrere nelle sanzioni (non esattamente semplici da attuare) previste nel Decreto Enti Locali.

 

I tempi per il passaggio del personale in mobilità

 

Si inaugura tuttavia ora il conto alla rovescia per attuare la mobilità dei dipendenti in cosiddetto “soprannumero” negli enti di area vasta. Il primo “step” è quello relativo al consenso del personale in comando o in distacco ad essere inquadrato nell’ente in cui già si trova. Entro la fine del mese di ottobre Province e Città saranno tenute ad inserire nel portale nazionale della mobilità gli elenchi degli esuberi, e nei 30 giorni successivi (pertanto entro l’inizio del mese di dicembre) Regioni, enti locali, sanità e pubbliche amministrazioni statali dovranno pubblicare i posti disponibili nei loro organici per l’assorbimento degli ex dipendenti provinciali. Il censimento dovrà essere pubblicato dalla Funzione pubblica nei 30 giorni successivi. A quel punto i diretti interessati avranno 30 giorni per esprimere la propria preferenza sulla tiplogia di ricollocazione. Presumibilmente entro la fine del mese di marzo (è quello che si auspica, ma dubitare è lecito) la Funzione pubblica assegnerà ai nuovi datori di lavoro i dipendenti pubblici interessati. Questi ultimi entreranno pertanto in servizio (secondo un rapido calcolo cronologico) entro il mese di maggio 2016.

 

Stipendio dipendenti destinato a calare: un grande problema

 

Il decreto relativo ai criteri generali per la mobilità dei dipendenti pubblici si occupa anche di un tema delicato come quello dell’adeguamento degli stipendi di coloro che sono in procinto di essere assorbiti: a tal riguardo è prevista la salvaguardia del trattamento fondamentale e di quello accessorio solo per le voci “con carattere di generalità e natura fissa e continuativa” (da finanziare con una sezione specifica dei fondi decentrati). Il rischio concreto è quello di ritrovare, la prossima primavera, buste paga più leggere (e non di poco), causa “allineamento stipendi e inquadramenti”. Un aspetto “bollente” che ha già messo sul “chi va là” i sindacati di categoria: si prevedono ricorsi in arrivo, con i dipendenti preoccupati di non mantenere lo stesso stipendio e gli uffici di destinazione costretti a farsi carico di tutti i costi relativi al lavoro. Un problema di non lieve importanza. Si attendono rassicurazioni concrete dagli organi di governo.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

Patrizia Caroli

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