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Dipendenti pubblici, ecco i 4 comparti contrattuali: e gli stipendi?



Dipendenti pubblici, ecco i 4 comparti contrattuali: e gli stipendi?
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Dipendenti pubblici: cominciano a delinearsi in maniera concreta i comparti entro cui sarà ridisegnata la geografia contrattuale del pubblico impiego nel nostro Paese.

 

Dipendenti pubblici

Dipendenti pubblici: i 4 comparti contrattuali

 

Saranno 4 i comparti contrattuali relativi ai dipendenti pubblici e 4 quelli concernenti i dirigenti. Ecco come saranno strutturate nel concreto le divisioni.
- Scuola: con università, ricerca e alta formazione artistica e musicale;
- Sanità;
- Poteri locali: Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane;
- Poteri nazionali: in cu sarà accorpato tutta la restante branca della galassia del pubblico impiego.
In tutto ciò rimane, tuttavia, al momento sospeso il destino della presidenza del Consiglio, in bilico fra l’inglobamento nel super-comparto nazionale e il tentativo di mantenere la propria autonomia.
A tal riguardo va scoperto il nervo di Palazzo Chigi: i suoi oltre 2mila dipendenti oggi alloggiano in un comparto totalmente autonomo. Una situazione complessa e di non facilissima risoluzione. La disciplina sulla Pubblica Amministrazione definita da Brunetta negli scorsi anni parla di un “numero massimo” di quattro comparti, con l’eventuale isolamento di un quinto che potrebbe scatenare una reazione a catena di rivendicazioni ed eccezioni di ulteriori “specificità” in cerca di autonomia.

 

Il nodo della scuola

 

L’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) ha definito e tracciato negli scorsi giorni ai sindacati la già nota riduzione a 4 dei 12 comparti in cui è diviso oggi il pubblico impiego, condizione indispensabile per avviare le trattative sui contratti, come d’altronde rammentato nei giorni scorsi dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia.
Ma cosa accadrà ora? In questi giorni si paleserà la risposta sui criteri di calcolo della rappresentatività al fine di individuare i sindacati capaci di raggiungere il numero sufficiente di voti e di deleghe per sedersi alle trattative dei nuovi comparti. I nodi della questione risiedono senza dubbio alcuno su università e Afam (costrette ad unirsi al milione di dipendenti della scuola) e il “maxi-comparto” nazionale. Dall’altro lato molta più calma si respira per enti territoriali e sanità, settori per i quali il quadro rimarrebbe, nella realtà concreta, invariato.

 

Province e dipendenti comunali

 

Un altro tema bollente in materia di pubblico impiego è quello concernente la ricollocazione del personale impiegato presso le Province: qui si stanno per serrare gli ingressi all’interno del metaforico cancello della mobilità. A tal proposito la Funzione pubblica ha comunicato ufficialmente che la rilevazione della “offerta di mobilità”, ovverosia l’inserimento degli esuberi provinciali chiamati a spostarsi in un’altra amministrazione, sarà disattivata a tutti gli effetti il 12 febbraio (questo venerdì).
Per concludere la panoramica relativa alla odierna situazione di mutamento presente all’interno del pubblico impiego nel nostro paese va fatta menzione di dipendenti comunali: i dati emessi dalla Cgil lo scorso weekend hanno portato alla luce il calo delle buste paga dei dipendenti. 740 euro in meno all’anno tra il 2010 e il 2014. Il calo sarebbe prevalentemente causato dall’andamento del salario accessorio che, nei 5 anni presi in considerazione, è diminuito complessivamente del 15,7%. A ciò si va ad aggiungere il più ampio e strutturato blocco dei contratti del pubblico impiego, ormai cristallizzati da 6 lunghi anni di “grande freddo” recessivo. A tal proposito, ecco la chiusura del cerchio: la ripresa della contrattazione, idonea a mitigare questo grande freddo, sarà possibile solo nel momento in cui i comparti saranno ridotti a 4. Motivo in più per una rapida composizione costruttiva della situazione delineata in apertura di articolo.

 

Fonti: Sole24Ore, la Repubblica

 

Patrizia Caroli

 

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