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Dipendenti Pubblici. Dalla Casta Al Populino



Dipendenti Pubblici. Dalla Casta Al Populino
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Che il problema principale del nostro paese sia la disoccupazione è sotto gli occhi di tutti. Oltre il 12% degli italiani  non ha un lavoro e il dato più allarmante è che quasi il 40% dei disoccupati non ha ancora compiuto 25 anni di età. Alla disoccupazione ormai cronica si collega direttamente l’economia: meno soldi, meno spese, meno consumi, imprese in crisi e meno posti di lavoro a disposizione. Proprio questa deduzione del tutto semplicistica ma logica, sta alla base della convinzione, rafforzata negli ultimi anni di crisi, che il posto di lavoro del dipendente pubblico sia un paradiso intoccabile e dai contorni definiti, senza ombre e ricco di tutele.

 

dipendenti pubbliciPer sfatare in parte questa credenza, basta pensare che nel 2011, dopo 31 anni di costante crescita, le retribuzioni dei lavoratori pubblici hanno segnato un calo dell’1.6%. Non solo ma negli ultimi 10 anni la pubblica amministrazione ha registrato una perdita di ben 368 mila dei suoi dipendenti, nell’ottica del risparmio sulla spesa pubblica prima e della spending review poi.

 

La Soluzione Alla Crisi Potrebbe Arrivare Dal Passato

 

E allora come si esce da questa situazione di stallo della pubblica amministrazione e non solo? Qual è la formula per far ripartire l’economia, sbloccare gli stipendi e creare posti di lavoro stabili? Spesso le risposte sul nostro futuro vanno ricercate nel passato.

 

Questo è quello che pensano provocatoriamente coloro che auspicano una soluzione alla Reagan maniera, un licenziamento di massa di un settore dei dipendenti pubblici che aprì letteralmente la strada all’esponenziale crescita degli anni ottanta. il 5 agosto di 32 anni fa il presidente americano decise di non cedere alle minacce degli 11 mila controllori di volo, dipendenti dell’amministrazione federale, i quali, consapevoli della peculiarità e della delicatezza del proprio ruolo, richiedevano un aumento di retribuzione di 10 mila dollari. L’amministrazione non era in grado di accettare questa richiesta e si passò a un duro braccio di ferro, alla fine del quale Reagan decise per il licenziamento di massa, a meno che i piloti non avessero entro due giorni messo fine allo sciopero e rinunciato alle loro esose richieste, aggiungendo che coloro che avessero continuato con il pugno duro, oltre al licenziamento avrebbero subito l’allontanamento perpetuo da qualunque ufficio federale Questo braccio di ferro di Reagan non andò a discapito delle aziende, dei passeggeri e dei turisti che normalmente usufruivano dei voli, in quanto furono intensificati i corsi per diventare controllori di volo e vennero ingaggiati i piloti dell’aeronautica per coprire i buchi rimasti e garantire comunque il medesimo servizio.

 

Oltre a far traballare le convinzioni di potere delle élite lavorative di stato, il gesto di Reagan rese inefficace il sindacato e dimostrò come esista una flessibilità e una mancata certezza anche per i dipendenti pubblici.

 

Quando accaduto negli Stati Uniti è senza dubbio un episodio su cui riflettere tenendo però conto delle condizioni economiche di partenza ben diverse e delle peculiarità di quel paese e di quella cultura. Quello che i nostri politici dovrebbero dedurre dall’azione vincente quanto discussa di Reagan è la necessità, in taluni casi, di decisioni precise e determinate che vadano a scardinare tutti quei meccanismi ben radicati di clientelismo che da anni mangiano giorno dopo giorno sempre un po’ di più della nostra spesa pubblica.

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano / lastampa / nanopress / ilsole24ore

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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